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Giovanni Duranti, Enrico Puccini
Testaccio
Il quartiere operaio di Roma Capitale 1870-1930
Palombi Editori, Roma 2009, pp 94
ISBN: 978-88-6060-224-4, € 15,00
Alfonso Giancotti
Il volume Testaccio. Il quartiere operaio di Roma Capitale. 1870-1930 rappresenta l’esito di un interessantissimo lavoro condotto da due giovani studiosi: Giovanni Duranti ed Enrico Puccini.
Il libro si compone essenzialmente di tre parti. La prima accoglie i contributi critici degli autori; la seconda, aperta da una serie di tavole sinottiche che rappresentano le principali fasi evolutive del quartiere, propone una schedatura delle opere più rappresentative che lo compongono. La terza e ultima parte, dedicata agli architetti, i protagonisti della nascita di questo storico quartiere operaio romano, si conclude con un’ampia ed esaustiva bibliografia.
Il contributo critico degli autori, cui è affidata l’apertura del volume, si presenta nei contenuti profondamente complementare.
Enrico Puccini si sofferma sulla lettura della struttura urbana del quartiere, analizzandone lo sviluppo sotto il profilo storico e sociale, e, soprattutto, individuando le ragioni del disegno e della composizione dello spazio. Attraverso lo studio delle differenti declinazioni del rapporto che insiste, in questo caso di studio, tra lo spazio pubblico, quello semi-pubblico e quello privato delle residenze, l’autore ne sottolinea l’attualità delle variazioni morfologiche, nonché delle soluzioni tipologiche particolarmente rappresentative.
Il secondo saggio, a cura di Giovanni Duranti, si sofferma sull’analisi della struttura linguistica degli edifici che compongono il quartiere, evidenziandone le scelte lessicali maggiormente significative. Il quadro che emerge permette di porre in luce una logica progettuale in cui le istanze funzionali, le scelte costruttive e, ancora, gli apparati decorativi concorrono con sorprendente armonia a determinare la consistenza e la facies degli edifici.
Potrebbe apparire superfluo (ma non lo è) sottolineare come Testaccio sia antecedente a molte delle esperienze condotte nei primi anni del novecento in Europa e che oggi costituiscono le basi per lo studio della città contemporanea.
Nella scelta di rafforzare questo principio risiede il primo pregio di questo volume. Pregio da sottolineare in un contesto culturale, come quello romano, che tende spesso a dimenticare il valore del proprio recente passato, andando a cercare altrove gli esempi su cui fondare la progettazione dei nuovi quartieri della città.
In questa stessa ottica si inserisce la scelta di rivalutare figure professionali, come quelle degli architetti protagonisti di questa straordinaria vicenda urbana, determinanti, con la loro opera, per la costruzione del linguaggio che diventerà proprio del movimento razionalista.
Ma la qualità più preziosa di questo testo, che lo rende di estrema attualità, risiede nella volontà degli autori di riportare l’attenzione sul significato e sull’importanza, per una città, dell’esistenza di un principio generale di qualità diffusa.
Una testimonianza di un modus operandi che a distanza di un secolo rappresenta, per l’impegno della committenza, degli architetti e delle maestranze coinvolte, un riferimento di eccellenza per la progettazione, oggi, dei quartieri di edilizia popolare e non solo, con particolare riferimento al tema, di grande modernità, dell’isolato urbano.
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