Renzo Piano. “Il vulcano buono”

Michele Costanzo

Il “Vulcano buono” progettato da Renzo Piano (1995-2007), è un centro commerciale a grande scala che sorge a Nola in provincia di Napoli e raccoglie in sé una molteplicità di funzioni e servizi.
Per le sue caratteristiche dimensionali/organizzative si può definire un “superluogo” del terziario  che si rivolge alla società tecnologica/consumistica. Altri “superluoghi”, sono quelli dell’interscambio, degli aeroporti o delle stazioni ferroviarie. Tali strutture commerciali e di servizio, contraddistinte dal gigantismo dell’offerta e dall’insieme delle funzioni che aggregano, non si relazionano al contesto, ma rappresentano sé stesse, nonché la visione economica, politica, culturale che le promuove e le sostiene.
Il prefisso “super”, osservano Matteo Agnoletto, Alessandro Delpiano, Marco Guerzoni in Superluoghi e città, può essere riferito a persone, ad oggetti, a situazioni, ma anche a luoghi di cui s’intende esaltare, piuttosto che la componente fisica/topografica, il valore simbolico. «I superluoghi trovano il loro spazio ideale nei “territori della globalizzazione”, dove si spostano le folle solitarie raccontate da David Riesman. Territori, i cui confini si rivelano sempre più incerti, perdendo progressivamente senso», ad esempio, «un aeroporto non è più solo una piattaforma intermodale per collegare città distanti migliaia di chilometri, ma diventa porta di scambio quotidiano, dov’è consentito intrattenersi in spazi condizionati e cablati, accedere all’acquisto di prodotti costosi e alla moda, “tipici” o particolari» (1).

La costruzione a forma di vulcano, che fa esplicito riferimento al Vesuvio (di cui è la riproduzione a scala 1 a 50), sembra essere il risultato di un sollevamento della crosta terrestre. Il progetto “copia la natura che ha di fronte”, afferma Piano, “perché l’arte è sempre rapina della natura, rapina a viso aperto per prendere, per ridare”; e poi aggiunge, “tuttavia, più che di mera imitazione parlerei di allusione. Si riconosce qualcosa come spesso capita in musica; si è consapevoli di aver riconosciuto, ma non si sa cosa. E’ in questo modo che si sviluppa il rapporto tra struttura, spazio ed emozione”.

L’allusione alla presenza naturale che domina il territorio napoletano è, quindi, da leggersi non tanto nella forma in sé, quanto nella concezione dello spazio. “Certo lo spazio è fatto di volumi, volumi alti e volumi bassi, compressioni ed espansioni, calma e tensione, piani orizzontali e piani inclinati, sono tutti elementi chiamati a creare emozioni”.
Alla costruzione dello spazio partecipano, ulteriori, impalpabili elementi immateriali, sensibili strumenti che legano la funzione alle scelte architettoniche e ad altri fattori che condizionano l’ambiente, quali: la luce, le trasparenze, le vibrazioni dei colori. Essi costituiscono gli elementi emozionali dello spazio che condizionano la sua percezione.
La complessa geometria della sua figura troncoconica è ottenuta intersecando i tre solidi di rotazione con una serie di tagli radiali che costituiscono gli ingressi, la cui dimensione varia in base alle loro differenti funzioni: di accesso pedonale, automobilistico, di carico-scarico merci.

La struttura è di calcestruzzo armato, rivestito esternamente da un traliccio su cui crescono le piante per creare un effetto mimetizzante. L’idea del tetto giardino è qui portata al suo estremo, fino a fondere la copertura con la natura circostante: una natura artificiale che si sovrappone a quella naturale in un gioco tra “falso e vero”.
Tale sorta di “pelle” vegetale crea, altresì, un doppio effetto di camouflage: la forma del vulcano che maschera la presenza dell’ipermercato nel territorio e il verde che nasconde la struttura completando l’inganno visivo.
Come osserva Pierluigi Nicolin, «[...] da una parte assegnando al complesso del Centro l’aspetto di una collina [...], dall’altra aggiungendo un camouflage cosmetico, un rivestimento vegetale (sistema adottato peraltro anche nei casi di discariche o di altri impianti da occultare)», e più avanti, ironicamente, aggiunge: «[...] fa una certa impressione vedere tale (comprensibile) ammirazione popolare per la collina del Vulcano buono e nel contempo registrare la repulsione ad accettare altri crateri -dirty- atti a nascondere i processi di smaltimento» (2).

L’imponente ampiezza del diametro della bocca del vulcano di 170 metri, che raggiunge l’altezza di 41 metri, costituisce il nucleo aperto dell’impianto: la grande piazza-mercato, circolare concepita come luogo d’incontro. “Ci sono in questo progetto”, osserva Piano, “due elementi chiave: l’appartenenza al luogo del volume costruito, quando lo si vede da lontano, e l’appartenenza della piazza interna alla gioiosa partecipazione, all’urbanità come esperienza conviviale e collettiva, che è tipica delle abitudini italiane e soprattutto partenopee”.

Le funzioni del Centro sono disposte su piani orizzontali interni alla struttura; più precisamente su due gallerie a pianta circolare che costituiscono il sistema di percorsi pedonali e di sosta, organizzato in piazzette, dove sono posti gli ascensori le scale e le scale mobili. Sono illuminate con luce naturale dall’alto, dai tagli ricavati nella copertura e da grandi vetrate a tutta altezza che delimitano la piazza centrale. A piano terra, sono ospitate le attività commerciali e un ipermercato; ai piani superiori si trovano le attività commerciali al dettaglio e, poi, ristoranti, sale congressi, alberghi, cinema multisala, sale espositive e uffici direzionali delle attività interportuali.
Il vasto atrio è popolato di “alberi” colorati che sono le strutture che sorreggono, sia l’involucro cementizio, che dà forma al Vulcano, che gli ampi ballatoi.
Nel vasto spazio commerciale, gli “alberi” cambiano colore (dal giallo, all’arancio, dal rosso, al blu, al violetto, etc.) per aiutare i visitatori ad orientarsi a distinguere i diversi settori commerciali.
Il Centro sorge in una posizione strategica del territorio nolano. Nel raggio di pochi chilometri si concentrano, infatti, l’Interporto Campano, il più grande polo per lo stoccaggio e il movimento merci del centro-sud (che ospita oltre 1000 aziende), il CIS (Centro Ingrosso Sud), la più grande cittadella dell’ingrosso d’Europa. Esso è, altresì, collegato alla rete ferroviaria e tramite una bretella all’autostrada.
”A me interessa modellare insieme la forma e il prodotto”, afferma Piano, “scolpire fortemente il terreno lasciare un segno che graffi la natura o l’urbanistica precedente, ma anche rendere l’architettura complice, partecipe, intrisa delle caratteristiche del territorio”.
Il lotto ha una forma irregolare ed è situato in prossimità dell’ingresso alla cittadella CIS, progettata negli anni Sessanta da Franz di Salvo (discusso autore delle Vele  a Scampìa), un intervento a grande scala dal notevole impegno tecnologico e dalla raffinata ricerca linguistica.
L’area del parcheggio per 7000 posti macchina, del “Vulcano buono” è geometricamente scandita dalla presenza di una fitta alberatura e ingentilita da specchi d’acqua.


Note
(1) Matteo Agnoletto, Alessandro Delpiano, Marco Guerzoni, Superluoghi e città, in: Id. (a cura di), La civiltà dei superluoghi, Damiani, Bologna 2007, p. 6.
(2) Pierluigi Nicolin, Il Vulcano Buono, «Lotus» n. 135, Green Metaphor.

Renzo Piano Building Workshop. Il Vulcano buono
Progetto
RPBW, Renzo Piano Building Workshop
Localizzazione
Nola
Collaboratori
Giorgio Grandi, Domenico Magnano, Michael Palmore
Progetto impianti
Fiat Engineering
Progetto strutture Favero & Milan Ingegneria
Impresa di costruzione
Vesuvio S.c.a.r.l., Napoli
Superficie costruita 150.000 mq
   


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