L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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copertina_arredi.jpgCostruire il progetto tra ragione e invenzione

Marina Pia Arredi

“Oh, poter diventare sapienti!” esclamò Knecht. “Trovare una dottrina, una cosa nella quale si possa credere! Tutto si contraddice, tutte le cose si sfiorano senza incontrarsi, non vi è nessuna certezza. Tutto si può interpretare così e si può anche interpretare viceversa. Si può spiegare la storia universale come evoluzione e progresso e d’altro canto si può  scorgervi nient’altro che decadenza e assurdità. Ma non esiste dunque una verità? Non c’è una dottrina vera e valida?”Il Maestro non aveva mai udito parlare con tanto impeto. Proseguì per un tratto, poi disse: “La verità esiste, mio caro, ma non esiste la dottrina che tu desideri, la dottrina assoluta, perfetta, che da sola dà la saggezza. E tu, amico, non devi neanche desiderare una dottrina perfetta, bensì il perfezionamento di te stesso. La divinità è in te, non nei concetti e nei libri. La verità si vive, non si insegna”.
Hermann Hesse, Il giuoco delle perle di vetro  


Fra i molti temi che, rimbalzando tra le pagine delle riviste, riempiono la scena dell’attuale dibattito architettonico il tema del difficile equilibrio tra ragione e invenzione nella costruzione del progetto di architettura sembra avere perduto spazio.  La costruzione dell’architettura, che è in primo luogo costruzione mentale e solo in un secondo tempo costruzione fisica, richiede, come tutti sanno, ragionamenti logici e pensieri inventivi. Il prevalere degli uni o degli altri identifica i diversi momenti culturali e le diverse scuole di pensiero.
Oggi, incrinatasi la fiducia nella possibilità di costruire logicamente il procedimento analitico-progettuale, divampano le libertà di espressione e i gesti individuali, mentre si affievoliscono i tentativi di formulare qualche sistematica speculazione sul ruolo giocato dalla ragione e dall’invenzione in quel lungo cammino che va dalla formulazione del tema alla realizzazione dell’opera.
Ragione e invenzione sono categorie proprie sia della conoscenza che del progetto di architettura. La ragione fonda sul patrimonio culturale collettivo attraverso il permanere delle forme e la costanza dei processi compositivi, mentre l’invenzione esprime l’individualità di un’azione, con evidenti caratteri di occasionalità. Quello che oggi potrebbe servire per superare la contrapposizione tra progetto moderno o progetto della ragione, che ha perduto le sue motivazioni, e progetto postmoderno o progetto dell’invenzione, che sta mostrando i suoi limiti, sarebbe una strumentazione capace di riunificare i percorsi della logica con quelli dell’espressione. La sintesi tra ragione e invenzione - l’architettura come ragione inventiva o invenzione ragionata – potrebbe essere raggiunta compiendo un percorso creativo nel quale ogni pensiero progettuale, pur nascendo all’interno di un sistema organizzato dotato di permanenza e di riconoscibilità, fosse in grado di muoversi liberamente elaborando in modo inventivo i materiali che il sistema mette a disposizione. E’ sulla fattibilità di tale percorso che si vuole ragionare.
La prima considerazione riguarda il fievole interesse che la cultura attuale rivolge all’argomento, al quale corrisponde un’evidente mancanza di strumenti disciplinari adatti ad indagare il problema, mancanza che può essere colmata solo attraversando il confine tra diverse discipline ed entrando in territori altri. In un momento culturale nel quale i linguaggi si confondono e si sovrappongono e, come sostiene Lyotard, “le delimitazioni classiche dei diversi campi scientifici sono sottoposte ad un processo di revisione” e inoltre “certe discipline spariscono, si producono sconfinamenti alle frontiere, da cui hanno origine nuovi territori” e “la gerarchia speculativa delle conoscenze lascia il campo ad una rete immanente e per così dire ‘piatta’ di investigazioni le cui rispettive frontiere sono in continuo movimento”, in un tempo come quello contemporaneo sembra assolutamente lecito andare a cercare gli strumenti adatti a implementare la conoscenza del proprio sapere disciplinare là dove questi si trovano e sembra anche ammissibile tentare di adattare altri linguaggi al linguaggio dell’architettura.
Dalla linguistica l’architettura può cogliere le modalità di relazione che legano l’istituto linguistico, con i suoi statuti, all’elaborazione personale del linguaggio, caratterizzata dalle infinite possibilità di espressione. Se si parte dal presupposto che lingua e parola sono due aspetti di uno stesso problema - ogni parola esiste (è comprensibile) solo all’interno di una lingua così come ogni lingua esiste (si esprime) solo attraverso un insieme di parole – in conformità al modello linguistico possono essere considerati razionali quei procedimenti relativi alla gestione della struttura formale dell’architettura, nel suo aspetto sintattico e semantico, che fanno riferimento all’istituto disciplinare – la lingua dell’architettura – mentre può essere definito inventivo l’uso del linguaggio, affidato alla libertà di espressione dei singoli autori, che di volta in volta manipola in forma estetica l’istituto linguistico.
Il modello narratologico offre all’architettura l’esempio di un’interessante struttura di relazione tra un sistema e le sue parti componenti che consente una molteplicità di combinazioni tra elementi costanti all’interno di uno schema riconoscibile. La struttura in questione è quella che lega, con rapporti di reciproca dipendenza, i concetti di fabula e di intreccio in quanto aspetti coesistenti in ogni opera letteraria. Il concetto di ragione - insieme di procedure verificabili dotate di permanenza - può essere avvicinato al concetto di fabula in quanto struttura di elementi ordinati secondo una naturale logica di evidenza. Il concetto di invenzione - associazione libera di elementi - può essere riferito al concetto di intreccio, se si intende l’invenzione come la possibilità di disporre in modo sempre diverso una serie di elementi riconoscibili nei loro valori morfologici e strutturali. In questo scenario ragione e invenzione si presentano come due aspetti di unico sistema – il sistema della composizione - presenti in ogni opera.
La distribuzione degli avvenimenti lungo l’asse narrativo della vicenda richiede che il tema generale dell’opera sia scomposto in unità narrative minori. Le unità narrative, che presentano valori di costanza e di stabilità, sono comuni a una pluralità di testi e possono passare da un’opera all’altra rimanendo riconoscibili, indipendentemente dalla molteplicità delle narrazioni e dalla diversità degli intrecci.  Questo significa definire un testo come una struttura di relazioni variabili tra una serie di unità costanti, che possono essere studiate in sé stesse sia sotto l’aspetto morfologico che genetico, e rende possibile la comparazione tra diversi testi narrativi sulla base di una struttura di riferimento comune (fabula), considerando i singoli testi narrativi come manifestazioni e varianti della struttura comune (intreccio).  Le unità narrative elementari possono essere definite figure.
Il concetto di figura apre una prospettiva verso una strumentazione antica - la retorica, definita da Barilli come “prezioso, insostituibile strumento tecnico per dare una fondazione scientifica alle discipline umanistiche” - ancora utile per costruire procedure di riunificazione del sapere e del sentire. La retorica, “con i suoi contenuti di coscienza comune e di tradizione”, rende possibile esprimere un giudizio condiviso sul valore delle opere richiamando un sentire collettivo.
Per trasferire il concetto di figura dall’ambito del discorso a quello dell’architettura è necessario anzitutto presupporre che le forme dell’architettura abbiano, oltre a un valore simbolico, un valore argomentativo, che ricevano cioè la loro legittimazione da parte di un determinato gruppo culturale in base ad un accordo preliminare, socialmente condiviso, riguardante i principi cui riferire il giudizio estetico. Il discorso architettonico deve fare assegnamento sull’adesione degli utenti alle condizioni preliminari, che costituiscono materia di accordo tra l’architetto e la collettività. In architettura le figure possono essere introdotte come strumenti di formalizzazione dotati di struttura e di significazione, riconoscibili in base ad un sapere condiviso eppure sempre disponibili ad una manipolazione inventiva. Ciò che qualifica le diverse figure e ne consente l’interpretazione sono, oltre al valore argomentativo, le modalità di organizzazione dei materiali linguistici. Le figure, che interpretano in modo magistrale il concetto di architettura come ragione inventiva o invenzione ragionata, rappresentano dei modelli linguistici o concettuali complessi – dei programmi di scelta e disposizione dei materiali linguistici organizzati secondo regole costanti - che è possibile descrivere nella loro regolarità e trasferire da progetto a progetto, plasmandone la formulazione linguistica o i contenuti formali in modo tale che, nelle varie occasioni, ogni figura potrà essere realizzata con diverse modalità. Ogni variante apparirà come un’invenzione – una manipolazione inventiva – pur lasciando trasparire in filigrana il comune modello di riferimento.  
Se è dunque possibile in architettura individuare ed elencare le strutture di relazione che legano i materiali compositivi secondo schemi stabili e passibili di descrizione – di conseguenza analizzabili e trasmissibili – e se è probabile che esista una valida corrispondenza tra strutture compositive e valore argomentativo, allora si potrà applicare il concetto di figura alla disciplina architettonica utilizzandolo come uno strumento di progettazione che raccoglie in sé i valori di ragione e di invenzione.
Si prefigura così la possibilità di predisporre un’analitica dell’immaginazione, in grado di esplorare la materia della composizione utilizzando strumenti logici - non di una logica more geometrico ancora legata alla dissociazione delle culture, ma di una logica che si appella all’idea di evidenza come carattere specifico della ragione – e di individuare un repertorio di tecniche utili all’immaginazione, che forse potremmo anche definire tecniche di invenzione, che funzionano come una griglia entro la quale possono essere giocati molti giochi diversi. La griglia, pur svolgendo una funzione di controllo sulle scelte formali – garantisce il dialogo con i repertori e le costruzioni logiche dell’architettura – consente la messa in atto di tutte le operazioni inventive, quali trasformazioni, contaminazioni, libere associazioni, che caratterizzano la narrazione contemporanea dell’architettura.
Se si assume la retorica come un codice, il cui compito è quello non solo di inventariare le strutture compositive formalizzate e ricorrenti, dotate di riconoscibilità e permanenza, ma di attribuire loro uno specifico valore di connotazione, è possibile utilizzare questo codice anche per ri-conoscere la materia della composizione architettonica. Perché, come scriveva Genette “Ogni volta che lo scrittore (ma anche l’architetto) usa una figura riconosciuta dal codice, chiama il suo linguaggio non solo a esprimere il suo pensiero, ma anche a notificare una qualità epica, lirica, districa, oratoria ecc., a designare se stesso come linguaggio letterario (architettonico) e a significare la letteratura (architettura). Perciò la retorica si cura poco dell’originalità o della novità delle figure, che sono qualità di parola singola e a questo titolo non la concernono (…) Al limite, il suo ideale sarebbe di organizzare il linguaggio letterario come una seconda lingua all’interno della prima, in cui l’evidenza dei segni si imponesse con la medesima incisività che ha nel sistema dislettale della poesia greca, in cui l’uso del dorico significa in assoluto lirismo, quello dell’attico dramma, e quello dello ionico-eolico epopea”.

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
Redazionale 2007-11-08 n. 2 Novembre 2007
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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