L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Gibellina. Testimonianza di una viaggiatrice

Tiziana Proietti

Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio del 1968 un terremoto colpisce la valle del Belice radendo al suolo Gibellina, un paesino disegnato tra le mirabili colline della valle; un paesaggio idilliaco creato dalla stessa natura, artefice ignara di un disastro dalle numerose vittime.
La signora Maria, prima interlocutrice del nostro viaggio, racconta di quel giorno vissuto nella sua giovinezza: ore di panico coinvolgono animi sorpresi e increduli per una catastrofe inattesa e inarrestabile, la terra sembra voler scuotere dalle fondamenta ogni cosa.
Ha inizio, così, una scalata che porterà il paese verso una nuova identità; quattordici anni di attesa nelle baracche, giorni fatti di interrogativi sul futuro assetto di una città in totale distacco e discontinuità con il passato, alle porte una nuova vita.
Una colata di cemento, firmata da Alberto Burri, ricopre la vecchia Gibellina lasciando percorribili i piccoli vecchi sentieri in salita, una testimonianza della tragedia nel ricordo delle vittime e delle sofferenze sopportate, una grandissima opera di land art si fa portavoce di un dolore tanto grande e diviene un vero e proprio sudario di un paese perso per sempre.dscn2949.jpg
A circa 18 km, dall’ormai inesistente abitato, si decide di costruire una nuova Gibellina, con il tempo identificatasi in un progetto all’insegna dell’arte e della cultura, che avrebbe dovuto in primo luogo ridonare una casa e una sicurezza di locazione a tutte quelle persone rimaste nel dolore senza nulla, affiancandovi un polo artistico forse a distanza di tempo giustamente definito come sovradimensionato per quelle poche anime e non vissuto a dovere.
Il viaggio per Gibellina inizia con un trenino ad un solo vagone in partenza da Alcamo e in arrivo a Salemi, una stazione immersa nel vuoto dove sarà meglio avere qualcuno che attenda il vostro arrivo, poi pochi chilometri e finalmente la “Stella del Belice”, una porta alta 24 metri a forma dei petali di fiore nata come simbolo della rinascita, realizzata in acciaio inox da Pietro Consagra.
Sarà facile da subito rendersi conto di quante poche persone vivano il luogo, si guarderà l’orologio più volte per giustificarne l’assenza, ma sono le sei del pomeriggio e le enormi strade a più corsie sono vuote, non è necessario indossare una cintura di sicurezza, anzi gli stessi abitanti vi inviteranno a slacciarla, nessun pericolo, a guidare in quel momento sarete in pochi.  
dscn2957.jpgMolti abitanti della nuova città hanno deciso di continuare a svolgere le loro attività abituali e non è poi tanto difficile incontrare un pastore con il suo gregge, magari proprio tra la chiesa di Ludovico Quaroni e il Palazzo di Lorenzo di Francesco Venezia, un’atmosfera decisamente inusuale avvolge il luogo; si ha la netta impressione di avventurarsi nei meandri di una città fantasma, museo di se stessa.
Perdere le proprie abitudini è quasi impossibile e allora le case rimangono aperte con le chiavi tenute sotto ad un vaso davanti alla porta e magari si decide di aprire un piccolo bed and breakfast a gestione familiare, come quello della signora Maria, che si trasforma ben presto in una casa dove a ospitarti è l’intera famiglia che si fa carico di te come fossi un figlio e ti porta a prendere un caffè dal parente più stretto.
dscf000_54.jpgE poi di nuovo in giro, per ogni piazza una scultura adeguatamente firmata e datata, per ogni via un ricordo, un significato; i nomi di siciliani illustri, scolpiti su cippi di travertino, formano un grande libro di storia e ben presto si potrà avvertire il peso della transizione, della costante celebrazione della morte ma soprattutto della rinascita di un’intera popolazione.
Si prosegue per le vie e si scopre un enorme museo en plein air, ci si chiede storditi se proprio li sotto ad occhi increduli non si stia verificando quella stessa esperienza nota a tutti coloro che per interesse personale sono soliti recarsi in musei e mostre culturali, ma un intero paese è li intento ad accogliervi per rendervi grata quella strana ed inusuale visita.
Un camminare, un esplorare senza confini tra edifici costruiti per fini utilitari servirti a nulla, un continuo ed inarrestabile scenario artistico, solido, deciso e presente ma allo stesso tempo effimero, spesso incompleto, trascurato o forse meglio abbandonato a quel progressivo autocompimento in grado di lasciarsi dietro enormi musei e ruderi simbolo di memoria di un passato che a stenti tenta di farsi futuro.
dscf0015.jpgLe architetture acquistano un enorme fascino in un rapporto intimo ed emozionale con i luoghi, i piccioni con il loro battito di ali rendono poetico lo spazio pensato da Francesco Venezia per il palazzo di Lorenzo, i Giardini segreti dello stesso architetto divengono mirabili per il loro fascino di rudere, ma dopo lo stupore non si può non domandarsi cosa queste architetture abbiano in effetti portato ai gibellinesi; e una risposta può essere data solo da coloro che giorno dopo giorno hanno sentito il crescere continuo di una nuova identità.
A rispondere dovrebbero proprio essere quelle stesse anime che quotidianamente percorrono la strada antistante la Casa Pirello e la Casa del Farmacista di Franco Purini per comprare del latte o del pane, che ogni sera passeggiano per le enormi piazze pensate dallo stesso architetto o che siedono al di sotto di una qualsiasi opera magari proprio dello stesso Consagra o di un qualsiasi altro artista contemporaneo che con un suo gesto è stato in grado di segnare uno spazio per sempre.
dscf0048.jpgAlcuni di loro hanno progressivamente modellato la loro vita all’insegna di un’identità spesso motivo di orgoglio e hanno sentito crescere l’affetto per delle personalità dedicatesi  proprio a quelle semplici anime contadine di un piccolo paese medioevale.
La signoria Maria è lì, con il suo accento siciliano e con il suo bel sorriso, mentre prepara qualche buona vecchia ricetta,e  racconta della volta in cui quelle studentesse da Oxford hanno deciso di passare qualche giorno proprio a Gibellina a casa sua, per poter vedere con i propri occhi quel mirabile posto che oggi è lì vicino a Salemi e porta il nome di un paesino un tempo ignorato e dimenticato da tutti, difficoltoso nel trovare una locazione anche nelle carte geografiche.
L’incredibile accoglienza si fa ben presto portavoce di un orgoglio per qualcosa di non compreso fino in fondo ma ugualmente sentito come grande, e allora si prosegue a casa della zia della signora Maria che orgogliosa è lì a mostrare un piccolo quadro intessuto con la seta raffigurante la stella a cinque punte di Pietro Consagra, e se un tempo i temi da raffigurare erano ben altri ora un unico comune senso di appartenenza si fa portavoce di un chiaro desiderio di unione in questo continuo ricordo troppo grande per essere eliminato; nasce nella città un artigianato d’arte ceramica e di merletti realizzati sui disegni di Carla Accardi, Arnaldo Pomodoro e Pietro Consagra.
dscf000_136.jpgGli antichi punti di riferimento un tempo rappresentati dalla fontana, la chiesa, il pozzo e l’edicole religiose ora sono completamente sovvertiti per lasciare posto a delle opere d’arte e d’architettura contemporanea che con il loro peso hanno fatto loro il luogo e plasmato il senso comune di appartenenza.
Ma il viaggio a Gibellina non può terminare senza fermarsi per un’ultima tappa: il nuovo cimitero, luogo al quale gli abitanti risultano essere molto affezionati, la stessa signora Maria non può accettare una partenza mancante di questa ultima visita, l’accesso al luogo sacro è scandito dalle porte disegnate da Consagra e a pochi passi dall’entrata la tomba dell’artista sulla quale molti abitanti, come la nostra ormai amica Maria, sono soliti lasciare fiori; ancora tutto intorno delle tumulazioni all’aperto e dei loculi familiari pronti ad accogliere molte anime trasportate dal vecchio cimitero al nuovo per poter essere vicine ai superstiti in questo viaggio verso una comune rinascita senza fine.
Decisamente una ambigua atmosfera avvolge l’intera città e non si può non constatare l’evidente sovradimensionamento per un progetto che di fatto non si è mai compiuto fino in fondo, un tentativo di fare del luogo una piccola metropoli artistica e culturale che di certo ha creato una percentuale statistica di opere per abitante senza precedenti, ma forse quel comune senso di disorientamento iniziale è andato con il tempo affievolendosi e anche quelle persone che non hanno voluto rinunciare alle loro abitudini di vita lo hanno fatto proprio recandosi come era solito nei propri campi per dedicarsi a quella vita agreste alla quale le immediate vicinanze della città non costringono a rinunciare.
dscn2728.jpgCertamente l’intera situazione rimane insolita per un comune senso urbano in questo caso totalmente sovvertito e molto spesso definito utopico, di sicuro un insuccesso di fondo ha colpito un progetto già di per se difficoltoso e ambizioso, si potrebbe senza dubbio parlare di risorse sprecate per edifici senza fine che non riescono ad adempiere al loro compito di architetture, che non riescono a rivestire quel insito dovere di utilità ma che si trovano esse stesse a vivere come opere d’arte in un  enorme museo all’aperto per questo tanto criticato e chiacchierato.

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
PROIETTI Tiziana 2007-10-27 n. 1 Ottobre 2007
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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