L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Ordine / variazione

Le composizioni quaroniane hanno tutte una forte tensione fra rigore formale ed eccezioni plastiche, gli stessi metodi compositivi quindi si basano su contraddizioni, contrapposizioni dialettiche, su contrasti di figure e leggi differenti. La contrapposizione più evidente è senza dubbio quella costituita da “ordine” e “variazione”.  L’ordine costituisce l’intelaiatura dell’unità, ma contiene all’interno variazioni e sorprese. Il metodo progettuale di Quaroni ricorda alcune definizioni di Robert Venturi :

”un ordine valido può contenere le contraddizioni proprie di una realtà complessa, in tal modo si ammette controllo e spontaneità, correttezza e disinvoltura,improvvisazione nell’unità. Un ordine valido tollera condizionamenti e compromessi” (23).

Queste leggi derivano direttamente dallo studio dell’antichità, esprimono cioè il rapporto fra “tessuto” ed “emergenze”. L’ordine viene dunque raggiunto nelle composizioni quaroniane dalla presenza di un sistema geometrico di base, una griglia che sottende ogni segno; la variazione è invece spesso espressa la presenza in questa matrice geometrica di forme dalla forte carica espressiva inserite come corpi estranei all’interno della struttura, “neoplasie” che modificano la struttura circostante; a volte la variazione assume invece il carattere di una deformazione plastica della geometria di base. Sia il progetto urbano per l’Acqua Acetosa, che quello per Trigoria (fig.18) esemplificano questa logica compositiva. Entrambe le proposte organizzano il territorio attraverso una geometria basata sull’esagono, contraddicendo però la rigidezza formale attraverso alcuni accorgimenti: all’Acqua Acetosa la rigidezza geometrica viene negata da un disegno sinuoso di viabilità; a Trigoria invece la progettazione diventa processuale, all’interno della rigida geometria Quaroni elabora libere costruzioni formali.

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 Fig. 18 Progetto per Trigoria.

 
Utopia / realtà

Negli ultimi capitoli viene indicata una possibile soluzione ai problemi tracciati nei capitoli precedenti, mostrando una forte tensione proprio verso modelli progettuali utopici, nella speranza credo di tracciare una via utile per il futuro. Quaroni crede fermamente nel “valore creativo dell’utopia”, una realtà immaginaria lontana dai fatti concreti, “figlia dell’immaginazione e dell’esperienza, dell’arte e della scienza razionale”, che può però contenere germi capaci di rivitalizzare il processo di progettazione della città, generare idee nuove per il futuro della forma urbana.
Nelle sue elaborazioni il suo punto di partenza è sempre la città antica. Come ho scritto precedentemente, fra le varie unità di Piano l’unità più importante, all’interno della città antica, è quella del centro città. Il suo valore di luogo collettivo e di rappresentanza resta immutato anche nella metropoli moderna, che assume però su di sé diversi “core”, noccioli caratterizzati dalla presenza di una unità terziaria di differenti dimensioni. L’architettura di questi “core” non è quella del singolo fabbricato, progettato più per le sue facciate che per la complessità del suo spazio interno, ma Quaroni li immagina come strutture continue, organismi, composti da diversi corpi di fabbrica (semplici, doppi, tripli...), poggiati sul terreno considerato come estraneo, in parte interrati, come fossero strutture aliene atterrate dallo spazio, percorribili in tutti i sensi (orizzontale, verticale, obliquo) figli dell’immaginazione dei Metabolisti giapponesi, delle megastrutture, dei grandi centri commerciali americani, delle grandi moschee e degli antichi tempi egiziani. Queste strutture Quaroni le pensa composte da un reticolo spaziale che ne garantisce un ordine all’interno del quale è possibile costruire variazioni. Il reticolo potrebbe anche esistere solo in quanto traccia, come una modularità nascosta, base per una costruzione plastica muraria.
Il tessuto della città storica assume nella metropoli la forma di un reticolo strutturale, entrambi infatti rappresentano il continuo di base su cui la città si costruisce, ed entrambi hanno la caratteristica di essere sequenze di spazi interni: nella città storica si tratta di spazi interni a cielo aperto, nella metropoli contemporanea di spazi interni areati meccanicamente.
Le eccezioni al tessuto continuo sono date come abbiamo visto dalle emergenze, che nel reticolo spaziale potranno essere di tre tipi: i vuoti, cioè le lacerazioni del tessuto; i monumenti eretti all’interno di questi vuoti; e i neoplasmi, cioè corpi estranei interni al reticolo capaci di generare deformazioni nel reticolo stesso.
Quaroni mostra quindi la sua decisa proiezione verso l’utopia e la sua vicinanza proprio a quelle elaborazioni che Tafuri definisce “altre” rispetto all’architettura, che cioè si proiettano direttamente nel campo dell’immaginazione, evitando il contatto con il campo della realtà. La concezione di utopia per Quaroni è però sempre propositiva, fonte di idee necessarie per immaginare un futuro da realizzare nel presente.
Questa tensione verso il futuro è sempre, come abbiamo visto, fondata sulla necessità della forma. Nell’ultima parte del testo, all’interno del capitolo contenente alcune analisi di immagini di riferimento, Quaroni mette in relazione la proposta per Philadelphia di Luis Kahn e le proposte di città utopiche degli Archigram, scrive:

“Kahn è pronto ad ogni avventura figurativa che tuttavia sia possibile inserire nel grande filone metodologico della composizione quale è stata intesa dalle origini ai nostri giorni, mentre gli Archigram, e i vari gruppi a loro vicini, considerano chiuso e antico quel metodo, al quale oppongono un non-metodo di puro assemblaggio, senza selezione formale, solo diretto a mantenere ed accumulare nell’insieme l’energia esistenziale delle singole parti a produrre una composizione grafica piuttosto che un progetto” (24).

Nella proposta per il Centro Governativo a Tunisi (fig.19), con M.Amodei, R.Berardi, A.De Carlo, B.Hagler, Quaroni rappresenta proprio l’utopia della grande dimensione, ma lo fa con un progetto dalla grande intensità formale. Dopo una lettura della città antica, il tentativo di scongiurare il previsto isolamento dei monumenti maggiori e la necessità di una soluzione unitaria e monumentale, Quaroni elabora una acropoli costruita che, sull’esempio dell’antichità, costituisce il punto di riferimento fisico e simbolico della città e a dimensione della quale si configura e si rapporta prima ancora che a quella di un complesso edilizio polifunzionale. Nelle richieste delle autorità governative i diversi edifici pubblici dovevano essere organizzati secondo una razionale composizione di elementi monumentali. Contestando la domanda, viene suggerita una immagine di monumenti piuttosto che una sommatoria di monumenti: il modello dell’”acropoli” prende forma in una collina artificiale adagiata sulla collina naturale della città araba. Ne nasce un monumento totale il cui compito è quello di stabilire una continuità spaziale fra il centro antico e il nucleo principale destinato alle nuove funzioni direzionali. Alla base della proposta esiste un’unica e riconoscibile matrice geometrica del processo di genesi formale: la piramide a base rettangolare e le sue diagonali. La parte centrale di questa viene svuotata a formare una piazza, mentre il restante volume piramidale si articola in sagome architettoniche cui viene attribuito maggiore o minore valore formale – variando altezza e inclinazione – in relazione alla funzione. Scale e rampe animano il complesso e permettono di salire sulla “collina” per poi ridiscendere nella piazza, generando quello che potremmo definire un paesaggio artificiale.

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Fig. 19 Proposta per il Centro Governativo a Tunisi.


La proposta più avanzata riguardo la nuova scala dimensionale è però quella dell’Asse Attrezzato per Roma (fig.20). Presente nei suoi disegni fin dal 1948, nel 1967, con Vincenzo Delleani, Mario Fiorentino, Riccardo Morandi, Vincenzo, Fausto, Lucio Passatelli, e con Bruno Zevi elabora la concezione di Asse di servizi e terziario, localizzato a Roma est, spina dorsale di un sistema sul territorio regionale e nazionale, con una serie di polarità, collegato con le infrastrutture e con il cuore della città. L’Asse è quindi il perno per il futuro sviluppo della città e di tutto il territorio. La sua non è solo una previsione funzionale e di programmazione, ma si configura come un autentico modello formale. Lo scopo è quello di trasmettere regole formali flessibili, non rigide. Si tratta di un “sistema aperto di elementi chiusi, (programmati), che nell’insieme fornisca la struttura seppur diluita, frantumata sul territorio, di una metropoli” (25).

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Fig.20 Studio per l'Asse Attrezzato di Roma.


Risulta evidente quindi l’importanza che Quaroni affida al progetto architettonico all’interno del discorso urbano, tema di fondo di tutto il testo. Quaroni, in conclusione dell’ultimo capitolo, scrive:

“Progetto architettonico per l’edificio e per la città: il primo progetto di forme, di rapporti fra le forme e gli spazi, di struttura di forme per una struttura di vita; il secondo soltanto struttura di rapporti, progetto di rapporti, di dosature, di pesi, intavolatura di consonanze e dissonanze, di dissolvenze e di riconoscibilità, semantiche e non, in una armonia di contrasti, d’emozioni, di calma distesa, di esaltazioni, di follie, di catarsi” (26).

 

Note

(1)  L. Quaroni, “La Torre di Babele”, Marsilio Editori, Padova, 1967.
(2)  L. Quaroni, “La Torre di Babele”, Marsilio Editori, Padova, 1967.
(3)  A. Greco, G. Remiddi, “Ludovico Quaroni, guida alle opere romane”, Palombi Editori, 2000.
(4)  M. Tafuri, “Ludovico Quaroni e lo sviluppo dell’architettura moderna in Italia”, Edizioni di Comunità, Milano,1964.
(5)  M. Tafuri, “Ludovico Quaroni e lo sviluppo dell’architettura moderna in Italia”, Edizioni di Comunità, Milano,1964.
(6)  L. Quaroni, “La Torre di Babele”, Marsilio Editori, Padova, 1967.
(7)  L. Quaroni, “La Torre di Babele”, Marsilio Editori, Padova, 1967.
(8)  A. Terranova, “Ludovico Quaroni, architetture per cinquant’anni”, Gangemi Editori, Roma, 1985.
(9)  Franco Purini, “Una delle rêverie più forti che io conosca…”A. Greco, G. Remiddi, “Ludovico Quaroni, guida alle opere romane”, Palombi Editori, 2000.
(10)  L. Quaroni, “La Torre di Babele”, Marsilio Editori, Padova, 1967.
(11)  L. Quaroni, “La Torre di Babele”, Marsilio Editori, Padova, 1967.
(12)  A. Rossi, “L’architettura della città”, Padova, Marsilio, 1966.
(13)  M. Tafuri, “Ludovico Quaroni e lo sviluppo dell’architettura moderna in Italia”, Edizioni di Comunità, Milano,1964.
(14)  L. Quaroni, “La Torre di Babele”, Marsilio Editori, Padova, 1967.
(15)  L. Hjelmslev, “I fondamenti della teoria del linguaggio”, Torino, Einaudi, 1966.
(16)  L. Quaroni, “Il Progetto Per La Città”, Edizioni Kappa, Roma, 1996.
(17)  G. Samonà, “L’urbanistica e l’avvenire della città”, Editori Laterza, Bari, 1959.
(18)  L. Quaroni, “L’avvenire della città”, Casabella n. 236, 1960.
(19)  M. Tafuri, “L’Architettura Moderna in Giappone”, universale cappelli serie speciale, 1964.
(20)  M. Tafuri, “L’Architettura Moderna in Giappone”, universale cappelli serie speciale, 1964.
(21)  A. Terranova, “Ludovico Quaroni, architetture per cinquant’anni”, Gangemi Editori, Roma, 1985.
(22)  M. Tafuri, “Ludovico Quaroni e lo sviluppo dell’architettura moderna in Italia”, Edizioni di Comunità, Milano,1964.
(23)  R. Venturi, “Complessità e contraddizioni nell’architettura”, Edizioni Dedalo, Bari, 1980, prima edizione The Museum of Modern Art, New York, 1966.
(24)  L. Quaroni, “La Torre di Babele”, Marsilio Editori, Padova, 1967.
(25)  A. Greco, G. Remiddi, “Ludovico Quaroni, guida alle opere romane”, Palombi Editori, 2000.
(26)  L. Quaroni, “La Torre di Babele”, Marsilio Editori, Padova, 1967.

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
CANCELLIERI Alessio 2007-11-03 n. 2 Novembre 2007


 
Hortus

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hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

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