L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Mark Rothko al Palazzo delle Esposizioni

Federico De Matteis

Il ritrovato Palazzo delle Esposizioni romano ospita, dal 6 ottobre al 6 gennaio 2008, un'importante mostra retrospettiva su Mark Rothko che copre tutta la produzione dell'artista americano. Le tele di Rothko, specialmente le sue celebri composizioni cromatiche degli anni '50 e '60, sono state ormai acquisite allo status di icona del '900, quale una delle più compiute espressioni delle tendenze concettuali dell'arte astratta.
La ricerca analitica di Rothko intorno alla reattività dei colori evidenzia la riflessioni della pratica artistica sui propri strumenti operativi. Nonostante la notorietà di molta sua produzione, la mostra si rivela sorprendente, capace di mettere in luce taluni aspetti che chiariscono la poetica del pittore.
Innanzi tutto occorre osservare come, nella progressione cronologica dell'allestimento, la pittura di Rothko segue un evidente percorso di rarefazione. Le prime sperimentazioni pittoriche, risalenti agli anni '30, mostrano chiari legami con le esperienze europee immediatamente precedenti. Non è difficile individuare, in questa fase, influenze derivanti da Klee, da Kandinsky, da Picasso, dall'Impressionismo tedesco ma anche dalla Metafisica italiana. In alcuni casi (Four Figures in a Plaza, 1937), i fondali architettonici sono quanto mai simili alle piazze di De Chirico, sebbene rappresentati con tecniche del tutto diverse. In questo periodo Rothko sembra essere alla ricerca di una verità con strumenti non suoi, forse già obsoleti. Il grande equilibrio di queste opere, basate su contrasti cromatici molto attenuati, consente di presagire le fasi successive della ricerca.
Progressivamente, gli elementi iconici si dissolvono, quasi che gli oggetti mitici cari al pittore - Tiresia, il serpente, l'aquila, i frammenti architettonici - si fossero ridotti ad un'eterea consistenza puramente cromatica.
Intorno alla metà degli anni ’40 le figure si dissolvono in movimento, assumendo una consistenza cinematica, scandita da campi sfumati, dotati tuttavia di una carica evocativa quasi turneriana. È proprio in questo momento che sembra avvenire la trasformazione più consistente nella pittura di Rothko: i colori inducono un movimento nell’osservatore, il quale si ritrova, quasi inconsapevolmente, a seguire l’andamento dei gesti pittorici con la testa ed il collo. I grandi formati delle tele di questo periodo divengono avvolgenti, tanto che osservandoli da vicino ci si trova completamento circondati dagli intensi cromatismi.
In uno scritto del 1941, in corso di pubblicazione in Italia, Rothko sosteneva: “In pittura, la plasticità scaturisce da una sensazione duplice di movimento, sia dentro la tela che nello spazio antistante a essa. Di fatto l’artista invita l’osservatore a intraprendere un viaggio dentro l’universo del quadro. L’osservatore deve muoversi insieme alle forme realizzate dall’artista, dentro e fuori, in alto e in basso, in diagonale e in orizzontale; deve curvare seguendo gli elementi sferici, attraversare il tunnel, scivolare giù per i declivi, saltare da un punto a un altro, come attratto da una calamita che lo spinge a percorrere lo spazio, a penetrare in recessi misteriosi e, se il dipinto è riuscito, farà tutto questo a vari intervalli correlati. Questo viaggio è l’ossatura, l’anima dell’idea” (1).
L’implicazione di queste riflessioni rispetto alla costituzione dello spazio architettonico è quanto mai evidente. Rothko sottolinea con forza l’emergere di un’esperienza fenomenologica, che attira l’osservatore in un processo che produce continue oscillazioni tra la sfera cognitiva e l’azione meccanica del corpo. Viene da pensare all’esito dei quadri di Rothko per il ristorante Four Seasons progettato da Philip Johnson all’interno del Seagram Building: in alcune note su quest’incarico, Rothko traccia un’analogia con il vestibolo della Biblioteca Laurenziana, spazio totalmente “contenuto”, avvolgente e quasi soffocante.
Il secondo fattore di sorpresa è rappresentato dalla progressiva rarefazione dei colori verso la fine della carriera di Mark Rothko. Emblematicamente, i colori vivi delle tele degli anni ’50, già assunti all’interno di un ordine geometrico più preciso, rigorosamente definiti dalle sequenze di bande orizzontali, cedono il passo al grigio, al nero, agli intervalli di contrasto molto attenuati. Difficile non ravvisare in questa tavolozza il destino di un artista straordinario, che ha percorso “a occhi aperti” l’intera esperienza di dissoluzione iconica del Novecento; le tele di grande formato sembrano affermare: “Black is the ultimate: Black eclipses everything”.


Mark Rothko, Palazzo delle Esposizioni
6 ottobre 2007 – 6 gennaio 2008
Catalogo a cura di Oliver Wick edito da Skira


(1) Mark Rothko, The Artist’s Reality, citato in O. Wick (a cura di), Mark Rothko, Milano, Skira 2007.

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
DE MATTEIS Federico 2007-10-16 n. 1 Ottobre 2007
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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