L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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architetture_cipollaEnza Evangelista

Riqualificazione di Corso Centocelle a Civitavecchia

Alfonso Giancotti

evangelista_post_05Altre volte ci siamo dedicati, in questa rivista, a segnalare il lavoro di architetti italiani che operano all’interno di realtà territoriali esterne rispetto alle grandi aree metropolitane. In quelle stesse circostanze, nel valutare il dato anagrafico rispetto a quanto accade fuori dei confini del nostro paese, ci siamo interrogati su quanto fosse opportuno aggiungere l’aggettivo “giovane” al sostantivo “architetto”.
Ma l’Italia, ormai è dato comune, in sempre più circostanze è da considerarsi un caso a parte. Nell’esaminare quelle determinate realtà professionali, inoltre, abbiamo potuto rilevare come esistano studi che, lavorando nel e per il territorio della provincia, riescono a condurre una ricerca architettonica di sicuro interesse ed elevata qualità, anche e soprattutto per la possibilità di controllare costantemente l’intero processo edilizio, dalla definizione delle scelte progettuali fino al momento della realizzazione.

 


Altre volte ci siamo dedicati, in questa rivista, a segnalare il lavoro di architetti italiani che operano all’interno di realtà territoriali esterne rispetto alle grandi aree metropolitane. In quelle stesse circostanze, nel valutare il dato anagrafico rispetto a quanto accade fuori dei confini del nostro paese, ci siamo interrogati su quanto fosse opportuno aggiungere l’aggettivo “giovane” al sostantivo “architetto”.
Ma l’Italia, ormai è dato comune, in sempre più circostanze è da considerarsi un caso a parte. Nell’esaminare quelle determinate realtà professionali, inoltre, abbiamo potuto rilevare come esistano studi che, lavorando nel e per il territorio della provincia, riescono a condurre una ricerca architettonica di sicuro interesse ed elevata qualità, anche e soprattutto per la possibilità di controllare costantemente l’intero processo edilizio, dalla definizione delle scelte progettuali fino al momento della realizzazione.
A questa fortunata cerchia appartiene Enza Evangelista, progettista dell’opera di ridisegno di Corso Centocelle a Civitavecchia che qui pubblichiamo.
A scanso d’equivoci, appare altrettanto opportuno precisare come questa relativa agevolazione di carattere operativo sia compensata dalla difficoltà che si incontra nel proporre, all’interno di determinati circuiti, scelte architettoniche misurate sulle istanze della contemporaneità: sostenerle significa, assai di frequente, spendere lavoro ed energie assolutamente sproporzionate rispetto alla norma e, in molti casi, significa essere costretti ad assolvere, alla bisogna, funzioni e ruoli non di diretta spettanza dell’architetto. Pur di vedere il proprio pensiero trasformarsi in materia.
Questa fatica, che impone di frequente all’architetto di colmare alcune volte le lacune del committente, altre quello dell’amministratore, si presenta ancora più arduo quando si opera sul tema dello spazio pubblico, sullo spazio destinato alla collettività, su quegli invasi urbani dimenticati, compressi, degradati che bisogna cercare di restituire alla città, trasformandoli da spazi in luoghi.
Luoghi ai quali gli abitanti delle città possano finalmente dare un nome e, di conseguenza, riconoscerli come tali. Questo è lo sforzo che sottende il lavoro che presentiamo.

 

Corso Centocelle prima della riqualificazione

Le immagini del Corso Centocelle di Civitavecchia prima dei lavori mostrano, chiaramente, la totale assenza di un carattere di questo spazio pubblico che, di fatto, si configura come uno dei principali assi commerciali della città, nonché significativo ambito di relazione del centro storico.
Il metodo che l’architetto intraprende nell’ambito specifico del progetto di riqualificazione è quello di conferire un carattere di identità a questo spazio attraverso un disegno che sottende la costruzione di un sistema di relazioni fisiche e fruitive.
Emerge un disegno che si propone di accogliere le istanze del contesto in termini di rapporto con gli edifici esistenti, intesi quali filtri tra la dimensione pubblica dello spazio esterno e quella privata dell’interno degli edifici che sul corso di rivolgono, che dal ridisegno dello spazio vuoto antistante la loro superficie traggono nuova linfa.
Per rispondere a queste istanze, integrandole con quelle della fruibilità carrabile e pedonale, il disegno della pavimentazione e degli elementi che fisicamente occupano la scena pubblica si comprime e si dilata, accogliendo al suo interno gli elementi di arredo urbano.
Materie, segni e colori si integrano silenziosamente e armonicamente in questo brano di città con l’unico obiettivo di piegarsi alle istanze e alle necessità delle persone che ne fruiscono.
Elemento che conferisce unitarietà all’insieme è il percorso pedonale centrale e i ricorsi ad esso ortogonali che misurano lo spazio alludendo, attraverso la loro serialità, per stessa ammissione della progettista, alle antiche callae, metafora delle insenature che marcavano la morfologia di questa costa e dalle quali, probabilmente, trae origine il nome dell’antica via.
Ogni volta che si apprezza in Italia lo sforzo di coniugare, come in questo caso, tradizione e innovazione, si ripensa amaramente a tutti quegli architetti che, giustamente, hanno sostenuto nella storia la validità di un processo di crescita che, attraverso la realizzazione, permette di imparare dai propri errori. Di errori, come è naturale che sia, noi architetti ne commettiamo di certo. Esiste tuttavia un numero significativo di architetti che, più di altri, pone attenzione affinché questo non accada.
Non fosse altro per aver acquisito la consapevolezza che raggiungere, o quantomeno perseguire, la ricerca della qualità, non costituisce condizione necessaria e sufficiente per favorire un’altra reale opportunità di lavoro, per dare ancora materia al proprio pensiero e dimostrare la propria professionalità.
E allora in quelle poche occasioni in cui capita di imbattersi in progetti e opere che di quello sforzo sono figlie, per grandi o piccole che siano, di carattere minimale o espressivo, tanto vale tenerle da conto.



Enza Evangelista

Riqualificazione di Corso Centocelle a Civitavecchia

Alfonso Giancotti

 

Altre volte ci siamo dedicati, in questa rivista, a segnalare il lavoro di architetti italiani che operano all’interno di realtà territoriali esterne rispetto alle grandi aree metropolitane. In quelle stesse circostanze, nel valutare il dato anagrafico rispetto a quanto accade fuori dei confini del nostro paese, ci siamo interrogati su quanto fosse opportuno aggiungere l’aggettivo “giovane” al sostantivo “architetto”.

Ma l’Italia, ormai è dato comune, in sempre più circostanze è da considerarsi un caso a parte. Nell’esaminare quelle determinate realtà professionali, inoltre, abbiamo potuto rilevare come esistano studi che, lavorando nel e per il territorio della provincia, riescono a condurre una ricerca architettonica di sicuro interesse ed elevata qualità, anche e soprattutto per la possibilità di controllare costantemente l’intero processo edilizio, dalla definizione delle scelte progettuali fino al momento della realizzazione.

A questa fortunata cerchia appartiene Enza Evangelista, progettista dell’opera di ridisegno di Corso Centocelle a Civitavecchia che qui pubblichiamo.

A scanso d’equivoci, appare altrettanto opportuno precisare come questa relativa agevolazione di carattere operativo sia compensata dalla difficoltà che si incontra nel proporre, all’interno di determinati circuiti, scelte architettoniche misurate sulle istanze della contemporaneità: sostenerle significa, assai di frequente, spendere lavoro ed energie assolutamente sproporzionate rispetto alla norma e, in molti casi, significa essere costretti ad assolvere, alla bisogna, funzioni e ruoli non di diretta spettanza dell’architetto. Pur di vedere il proprio pensiero trasformarsi in materia.

Questa fatica, che impone di frequente all’architetto di colmare alcune volte le lacune del committente, altre quello dell’amministratore, si presenta ancora più arduo quando si opera sul tema dello spazio pubblico, sullo spazio destinato alla collettività, su quegli invasi urbani dimenticati, compressi, degradati che bisogna cercare di restituire alla città, trasformandoli da spazi in luoghi.

Luoghi ai quali gli abitanti delle città possano finalmente dare un nome e, di conseguenza, riconoscerli come tali. Questo è lo sforzo che sottende il lavoro che presentiamo.

Le immagini del Corso Centocelle di Civitavecchia prima dei lavori mostrano, chiaramente, la totale assenza di un carattere di questo spazio pubblico che, di fatto, si configura come uno dei principali assi commerciali della città, nonché significativo ambito di relazione del centro storico.

Il metodo che l’architetto intraprende nell’ambito specifico del progetto di riqualificazione è quello di conferire un carattere di identità a questo spazio attraverso un disegno che sottende la costruzione di un sistema di relazioni fisiche e fruitive.

Emerge un disegno che si propone di accogliere le istanze del contesto in termini di rapporto con gli edifici esistenti, intesi quali filtri tra la dimensione pubblica dello spazio esterno e quella privata dell’interno degli edifici che sul corso di rivolgono, che dal ridisegno dello spazio vuoto antistante la loro superficie traggono nuova linfa.

Per rispondere a queste istanze, integrandole con quelle della fruibilità carrabile e pedonale, il disegno della pavimentazione e degli elementi che fisicamente occupano la scena pubblica si comprime e si dilata, accogliendo al suo interno gli elementi di arredo urbano.

Materie, segni e colori si integrano silenziosamente e armonicamente in questo brano di città con l’unico obiettivo di piegarsi alle istanze e alle necessità delle persone che ne fruiscono.

Elemento che conferisce unitarietà all’insieme è il percorso pedonale centrale e i ricorsi ad esso ortogonali che misurano lo spazio alludendo, attraverso la loro serialità, per stessa ammissione della progettista, alle antiche callae, metafora delle insenature che marcavano la morfologia di questa costa e dalle quali, probabilmente, trae origine il nome dell’antica via.

Ogni volta che si apprezza in Italia lo sforzo di coniugare, come in questo caso, tradizione e innovazione, si ripensa amaramente a tutti quegli architetti che, giustamente, hanno sostenuto nella storia la validità di un processo di crescita che, attraverso la realizzazione, permette di imparare dai propri errori. Di errori, come è naturale che sia, noi architetti ne commettiamo di certo. Esiste tuttavia un numero significativo di architetti che, più di altri, pone attenzione affinché questo non accada.

Non fosse altro per aver acquisito la consapevolezza che raggiungere, o quantomeno perseguire, la ricerca della qualità, non costituisce condizione necessaria e sufficiente per favorire un’altra reale opportunità di lavoro, per dare ancora materia al proprio pensiero e dimostrare la propria professionalità.

E allora in quelle poche occasioni in cui capita di imbattersi in progetti e opere che di quello sforzo sono figlie, per grandi o piccole che siano, di carattere minimale o espressivo, tanto vale tenerle da conto.

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
GIANCOTTI Alfonso 2011-02-26 n. 41 Febbraio 2011
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

vg_flickr_11

Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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