L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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architetture_cipollaAmpliación del Parque de las Ciencias de Granada

OAB Carlos Ferrater + Jiménez/Brasa

Michele Costanzo

ferraterIl Parque de la Ciencias de Granada è un museo scientifico interattivo. Sorge accanto al fiume Genil, in una zona urbana in fase di sviluppo, non lontana dal centro storico della città andalusa. Il museo si presenta come un vasto giardino di oltre 70. 000 metri quadrati, al cui interno si trovano dei nuclei espositivi tra loro indipendenti, quali l’Edificio Péndulo de Foucault (1), il Mariposario Tropical (2), il Macroscopio, a cui vanno ad aggiungersi, distribuiti nel verde, dell’esterno la Torre de Observación, che offre un suggestivo punto d’osservazione della città, ed altri nuclei d’interesse scientifico e spazi di riposo.


Lo sviluppo realizzativo del museo, che avverrà in quattro fasi, parte dal 1995, l’anno di inaugurazione della prima tranche del programma costruttivo; l’ultima corrisponde alla realizzazione del Macroscopio, da parte di OAB Carlos Ferrater Arquitectos Asociados e Jiménez / Brasa Arquitectos (2004-2008).
Tale progetto è il risultato della collaborazione tra i due studi, vincitori di un concorso ad inviti bandito dal Consorcio Parque de las Ciencias (3).  
La nuova costruzione accoglie al suo interno cinque distinti settori, che sono il Pabellón Viaje al Cuerpo Humano, che consente di esplorare l’origine della vita microcellulare e i misteri dell’anatomia umana; il Pabellón Al-Andalus y la Ciencia che raccoglie l’eredità scientifica e tecnologica dell’Andalusia nel corso dei secoli; il Pabellón Cultura de la Prevención, interamente dedicato alle soluzioni innovative per prevenire gli incidenti sul lavoro e gli incidenti domestici; il Pabellón Tecno-Foro, che è uno spazio dedicato alle creazioni artistiche realizzate con le nuove tecnologie; la Sala Explora el Desván del Museo, che propone esposizioni temporanee finalizzate ad avvicinare i più piccoli al mondo della scienza; ed, inoltre, un auditorium e spazi per mostre temporanee e permanenti.
Il progetto di Ferrater + Jiménez / Brasa si contraddistingue per la copertura che è un’ampia struttura unitaria: una superficie piegata e ripiegata in più punti, allo scopo di ricavare degli ampi lucernari che consentono alla luce naturale di penetrare all’interno in maniera diffusa. Tale gioco di diverse inclinazioni del piano di copertura, come è stato osservato, genera una sorta di “nuova topografia”. Un sistema configurativo, osserva Ferrater, che può ricordare lo skyline delle montagne della Sierra Nevada che fanno da sfondo al profilo urbano di Granada.


La considerazione dell’architetto barcellonese offre lo spunto per rilevare che uno degli aspetti ricorrenti nella sua opera è proprio il rapporto armonico, sinergico tra gli elementi naturali e artificiali. L’idea base è quella di “entrare nel percorso progettuale” cercando di “sentire” il luogo o, altrimenti, considerando il luogo come fonte d’ispirazione progettuale.
Questo rapporto prende forma appoggiandosi alla logica geometrica, ossia impostando il processo compositivo attraverso il linguaggio della geometria che, tramite dei processi matematici si deforma, assumendo dei tratti ‘naturali’. Il fine, come afferma Ferrater in un’intervista, è quello di “costruire un oggetto sensibile ai connotati della memoria e all’eredità del luogo”. Tenendo presente che per l’architetto catalano la geometria rappresenta un controllato meccanismo di deformazione che assume una sua definizione a contatto con la realtà. E, attraverso tale processo, si sviluppano le linee del dialogo fra artificiale e naturale.
Partendo da questa stretta relazione con il contesto il progetto non punta a perseguire l’immagine dell’edificio / totem / indirizzo spesso adottato nell’architettura contemporanea e che ha sensibilmente trasformato lo skyline di molte città storiche - manifestando, invece, una notevole attenzione per le situazioni di margine, per i punti di contatto con l’esistente. Questo particolare tipo di cura per “i diversi aspetti in cui si presentano i bordi” consentirà la convivenza tra realtà differenti sotto un unico tetto, rendendo l’edificio del Macroscopio un’importante presenza in grado d’integrarsi nella realtà urbana circostante.
Il grande tetto configura, dunque, uno spazio continuo dove i diversi ambiti espositivi trovano luogo, lasciando immediatamente in vista gli ambienti destinati alla comunicazione e alle relazioni.
Il piano di calpestio è inclinato e questo accentua il gioco delle altezze dei vari ambienti permettendo di ricavare dei doppi livelli.
La sua autonomia strutturale - che la sua stessa immagine sottolinea, in quanto sembra volersi liberare (in senso percettivo) dalle pareti in cemento armato su cui si poggia - genera un effetto di continuità nell’interno, ovvero in un fluido rapporto sequenziale di spazi interconnessi. L’idea è quella di consentire alla struttura espositiva una totale flessibilità attraverso un serrato intreccio di percorsi tematici, di situazioni espositive/performative, di utilizzazioni ambientali.
Com’è stato osservato, la conformazione della copertura è accostabile all’immagine di una mano aperta, dove le dita ospitano le diverse componenti del programma, mantenendo in sé un’unità spaziale. L’utente del museo, infatti, può scegliere il proprio percorso tra una ricca gamma di tracciati precostituiti che attraversano lo spazio interno, permettendogli di assumere un ruolo attivo nella sua esperienza di visitatore.
L’armatura orizzontale è composta da una struttura tridimensionale metallica a doppio strato, dotata di un isolamento ad alta densità, all’interno della quale sono sistemati gli impianti. La superficie esterna ha una zona riservata alle celle fotovoltaiche che contribuiscono alla sostenibilità del progetto.
I diversi ambienti espositivi sono provvisti di aria condizionata, nonché di un sofisticato meccanismo di controllo dell’umidità e della temperatura.



Note
(1) L’Edificio Péndulo de Foucault è una struttura dedicata alle scienze: fisica, chimica, geologia. Si compone di quattro sale, denominate: Sala Biosfera, che si occupa della vita sul pianeta e della biodiversità; Sala Eureka, in cui il visitatore può “toccare con mano” le proprietà fisiche della materia e guardare da vicino le leggi fisiche che reggono il mondo; Sala Percepción, che permette di giocare con la luce e il suono e scoprire come a volte la nostra percezione sia ingannevole; Explora, area rivolta ai bambini, dove possono esplorare le sensazioni della scoperta del mondo che li circonda. L’edificio ospita, inoltre, un grande planetario digitale e un padiglione per esposizioni temporanee.
(2) Il Mariposario Tropical riproduce le condizioni climatiche e vegetali dei tropici, si può conoscere il ciclo vitale delle farfalle.
(3) La costruzione è stata finanziata: dal Consorcio Parque de las Ciencias y Fondos Feder, dal Créditos Financieros con Caja Granada y Caja Rural e da Aportaciones de la Consejería de Cultura (Fundación Legado Andalusí) y Consejería de Empleo de la Junta de Andalucía.

Ampliación del Parque de las Ciencias, Granada
Localizzazione Avenida del Mediterraneo S/N
Cronologia Concorso, gennaio 2003; progetto 2004; completamento 2008
Progettisti Carlos Ferrater, Eduardo Jimenez, Yolanda Brasa
Strutture Juan Calvo. Pondio
Realizzazione Dragados

Si ringrazia lo studio OAB Carlos Ferrater Arquitectos Asociados per aver gentilmente concesso la pubblicazione dei disegni del progetto.
Si ringrazia il fotografo Alejo Bague.

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
COSTANZO Michele 2011-02-26 n. 41 Febbraio 2011
 
Hortus

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Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

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hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

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