L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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architetture_cipollaIl Museum Brandhorst e il Türkentor a Monaco

Sauerbruch / Hutton

Michele Costanzo

brandhorst_tIl Museum Brandhorst (2002-2008) e il Türkentor (2009-2010) realizzati a Monaco da Sauerbruch / Hutton sono due progetti temporalmente e fisicamente distinti, ma strettamente legati tra loro per una serie di ragioni. La prima, è che entrambi sono spazi espositivi ed ospitano al loro interno opere della cospicua collezione di Udo e Anette Brandhorst. La seconda, è che sono posizionati all’interno dell’area della Türkenkaserne, una caserma costruita nel 1824 e distrutta durante i bombardamenti dell’ultimo conflitto, insieme a tutto il quartiere ottocentesco Maxvorstadt di cui faceva parte, in seguito ricostruito.


La terza, è che entrambe le costruzioni fanno parte della Kunstareal - il distretto dei musei - insieme a l’Alte Pinakothek, la Neue Pinakothek, la Pinakothek der Moderne, il Palais Pinakothek, la Glyptothek, la Lenbachhaus, la Staatliche Antikensammlungen. La quarta, è che, seppure in diverso modo, i due progetti dialogano con l’edificio scomparso, riproponendone i dati metrici o un suo frammento materiale rielaborato e trasformato in un’unità spaziale minima.
Il Museum Bradhorst a Monaco è un nuovo e importante organismo espositivo che raccoglie oltre 700 opere d’arte contemporanea di autori che vanno da Gerhard Richter ad Andy Warhol, da Bruce Naumann a Jean-Michel Basquiat, da Georg Baselitz a Jannis Kounellis.
L’edificio si compone di due volumi posti ad angolo tra Türkenstraße e Theresienstraße.
Il primo di questi è un prisma a base trapezoidale alto 23 metri, per mantenere una corrispondenza con il livello del frontistante complesso abitativo progettato, negli anni Cinquanta, da Sep Ruf. Internamente, è suddiviso in due livelli: a piano terra si trovano il foyer, la biglietteria, la caffetteria, il bookshop; al piano superiore si trova, invece, un’unica grande sala dedicata ad un ciclo di opere di Cy Twombly denominato “Lepanto”.
L’ingresso del museo è posto ad angolo, tra le due sopra indicate strade. Il lato più corto, rivolto verso Türkenstraße, è inclinato in modo da determinare un arretramento di 8 metri, rispetto al fronte strada, anche del secondo volume congiunto ad esso, per far posto ad un filare di alberi. Quest’ultimo è un prisma a base rettangolare, lungo 98 metri e alto 17 metri, ossia quanto la vecchia caserma e la Pinakothek der Moderne (progettata da Stephan Braunfels) che si trova nello stesso lotto. Esso presenta due livelli fuori terra, più uno interrato. Il primo tratto della volumetria, in prosecuzione con il volume d’ingresso, ospita gli spazi espositivi; il secondo tratto gli uffici amministrativi. Nel sotterraneo si trovano gli ambienti per il personale della sicurezza, per il deposito-magazzino e per il laboratorio di restauro.
I due distinti corpi di fabbrica ritrovano una loro unità visiva nel forte segno lineare della finestra a nastro posta ad un’altezza mediana e nel rivestimento composto da cannelli di ceramica smaltata multicolori e montati verticalmente.
Delle finestre aggiuntive, isolate, forniscono dei punti di vista mirati verso l’esterno dell’edificio. Una di queste - che corrisponde ad una sala di riposo per i visitatori - nell’aprirsi in direzione della Pinakothek der Moderne e dell’Alte Pinakothek, manifesta l’esplicita volontà d’intessere una trama di relazioni visive che corrisponde, anche, ad un rapporto più profondo di scelte, d’intendimenti culturali e di politica gestionale.
La singolarità del museo è quella di apparire, ad un tempo, una figura architettonica semplice, un blocco squadrato dalle pareti lisce, e un oggetto metamorfico dal colore cangiante per via del suo originale involucro. A seguito dell’effetto prodotto, ora dal contrasto e ora dalla fusione dei colori, infatti, l’opera, in senso percettivo, sembra dematerializzarsi. “Riflettendo sulla natura rappresentativa dell’edificio”, osserva Louisa Hutton, “in quanto museo siamo giunti alla conclusione che doveva avere affinità con certi esperimenti ottici effettuati da alcuni artisti negli anni Sessanta e Settanta. Se, infatti, si mettono uno dietro l’altro dei cannelli di ceramica verde e rosa, guardando da un certa distanza, si percepisce un colore grigio. Via via che ci si avvicina, però, ci si accorge che la facciata, oltre ad una profondità ottica, creata dal gioco dei due colori, ha anche una sua profondità reale”.
I due piani dello spazio dedicato all’esposizione delle opere sono collegati da un’imponente scala rivestita di quercia, la cui presenza plastico-dinamica punta ad attenuare l’asciutta semplicità e rigidità spaziale delle sale. E in questa, sottilmente ricercata, contraddizione contribuisce anche l’asimmetrico posizionamento dei passaggi da un ambiente all’altro che rendono il percorso di visita ricco d’interessanti e sollecitanti scorci prospettici e di sorprese visive.
Il marchio distintivo di Sauerbruch / Hutton nasce da un’originale miscela d’eleganza, arditezza, precisione del segno, da un meticoloso studio della luce naturale e da un intenso dialogo con gli elementi naturali, mai disgiunto, come si è accennato all’inizio, da un serrato rapporto con il tessuto urbano e da un interesse per la sostenibilità dell’ambiente; e questo progetto dà la misura di tale impegno, nonché dell’attualità della loro ricerca e dell’attenzione nel recepire le molteplici problematiche dell’architettura contemporanea.


Il Türkentor, come si è detto, nasce da un frammento della facciata della Türkenkaserne che si affaccia sulla Türkenstraße. Un lacerto del vecchio edificio, recuperato da Sauerbruch / Hutton per realizzare un circoscritto spazio espositivo dove ospitare un’opera del settantacinquenne Walter De Maria (1): una grande sfera di granito rosso lucido denominato “Large Red Sphere” (2010).
Questo obiettivo è stato raggiunto a seguito del fattivo impegno della Fondazione di Udo e Anette Brandhorst che, peraltro, già possiede un certo numero di opere dell’artista statunitense. La sala è stata aperta al pubblico il 23 ottobre 2010.
Il Türkentor costituisce, dunque, un’importante cerniera tra il Museum Brandhorst e la Pinakothek der Moderne, per cui gode di una posizione unica all’interno di questa specifica area culturale situata nel cento urbano di Monaco.
Si deve a Reinhold Baumstark, l’ex direttore generale delle Bayerische Staatsgemäldesammlungen, la decisione di adattare il frammento dell’ex Prinz-Arnulf Kaserne del XIX secolo - lasciata in abbandono per decenni e conosciuta localmente come Türkenkaserne - come spazio per ospitare l’opera di De Maria.
Attraverso la stretta collaborazione tra l’artista e gli architetti, partendo dalla realtà del tessuto storico della città bavarese, l’edificio è stato ristrutturato in modo che la scultura e l’architettura entrassero in relazione tra loro.
Inserendo la “Grande Sfera Rossa” in uno spazio completamente cuboidale che reca ancora molte tracce del passato, è stato creato un luogo che offre, contemporaneamente,  un’esperienza estetica e un elemento della memoria storica della città.


Note
(1) Walter De Maria è un’artista statunitense nato ad Albany nel 1935. Nel corso della sua attività di scultore ha sviluppato diverse esperienze dalla Minimal Art alla Land Art di cui è stato uno dei massimi esponenti.

 

Museum Brandhorst, Monaco
Progettisti Sauerbruch Hutton, Berlin
Project team David Wegener (project leader), Peter Apel, Rasmus Jörgensen, Mareike Lamm, Jürgen Bartenschlag, Philip Engelbrecht, Andrea Frensch, Michaela Kunze
Assistenti Jörg Albeke, Britta Aumüller, Philipp Eckhoff, Angelika Fehn Krestas, Ramiro Forné, Felix Habich, Isabelle Hartmann, Tanja Kausch-Löchelt, Andrew Kiel, Seamus Kowarzik, Marie Langen, Ilja Leda, Constantin von der Mülbe, Daniela McCarthy, Sandra Peters, Markus Pfeifer, Maria Saffer, Birgit Schönbrodt, Marc Schwabedissen, Kerstin Treiber, Anja Vogel, Caroline Wolf
Commitente Freistaat Bayern Bayerisches Staatsministerium für Wissenschaft, Forschung und Kunst, Staatliches Bauamt Munich 1 (project leader)
Strutture Ingenieurbüro Fink, Berlin
Paesaggio Adelheid Gräfin Schönborn, Munich
Illuminotecnica Arup Lighting, London
Concorso 2002
Realizzazione 2005-2008

Si ringrazia lo studio Sauerbruch/Hutton per aver concesso la pubblicazione dei disegni e delle foto dei due progetti; la fotografa Annette Kisling, il Museo Brandhorst per le foto di Haydar Koyupinar. In fine, si ringrazia il Pinakothek Museum Brandhorst per le foto del Türkentor.

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
COSTANZO Michele 2011-02-12 n. 41 Febbraio 2011
 
Hortus

Lo spessore della città

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Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

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