L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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raccolto_pomodoriRovine e città

Riconfigurazione del vuoto urbano compreso tra Via Crispi e Via Zucchelli, Roma

Tesi di laurea di Stefania Napolitano
Relatore Benedetto Todaro
Correlatori Carlo Maggini, Manuela Pattarini

napolitano_tL’intervento si colloca nel cuore dell’isolato stretto tra via Francesco Crispi e vicolo Zucchelli, due traverse di via del Tritone. Il vuoto in questione, concepito originariamente come orto del convento delle Carmelitane Scalze, risulta attualmente adibito a deposito dell’A.M.A.. Il convento, convertito successivamente in Galleria Comunale d’Arte Moderna e contemporanea è attualmente in corso di ristrutturazione impiantistica. L’altra proprietà che delimita volumetricamente questo vuoto, con l’incombere di una poderosa parete cieca, corrisponde alla neo-inaugurata Gagosian Gallery.


Le planimetrie mostrano l’incidenza del vuoto nell’economia di un isolato profondamente denso e stratificato. Dalla prospettiva stradale invece la percezione del vuoto è alterata; sul versante di Via Crispi il muraglione di contenimento del dislivello cela lo spazio retrostante, mentre da Vicolo Zucchelli si intuisce la natura caotica dello spazio interno, caratterizzato da numerosi speroni, frutto di demolizioni, che puntellano le preesistenze. Si tratta dunque di misurarsi non solo con il tema del vuoto ma anche con il rudere, il tempo e la sottrazione.

Le rovine, quelle che Terranova definisce semplicente la "morfologia dell’amorfo, la possibilità di intendere l’amorfo come stato di rinascita di nuove figure e misure", o che si potrebbe definire autonomia semantica della parte, ormai privata dell’onere allusivo al tutto. Le Robert definisce le rovine come " frammento di un antico edificio, deteriorato o crollato” e in senso figurato “quanto resta (di ciò che è stato distrutto o si è deteriorato)". Marc Augé invece si concentra sul rapporto tra i valori estetico-cosmologici e le coordinate storico-temporali delle rovine, poiché “i valori espressi da un’opera antica non sono più contemporanei. L’opera racconta il suo tempo ma non lo racconta più in modo esauriente. Coloro che la contemplano oggi non hanno più lo sguardo di chi la vide per la prima volta. É questa mancanza, questo vuoto, questo scarto fra la percezione scomparsa e la percezione attuale che l’opera originale esprime oggi.”

Dunque il tempo trova la sua sostanza corporea in questo scarto percettivo. Il rinnovato senso delle rovine alberga nello sguardo di chi le osserva “ma fra i loro molteplici passati e la loro perduta funzionalità quel che di esse si lascia percepire è una sorta di tempo al di fuori della storia”.  Inoltre Augé indaga l’intimo rapporto tra rudere e paesaggio circostante, nel senso che le rovine conferiscono alla natura “qualcosa che non appartiene più alla storia ma che resta temporale (quasi impedendo “al paesaggio di sprofondare nell’indeterminatezza di una natura senza uomini)”, così come la natura destoricizza le rovine rendendole atemporali. Questo duplice status di funzionalità perduta e attualità massiccia, questo gioco sottile di temporalità e atemporalità conduce lo spettatore in una sorta di “tempo puro”.

Intervenire su un vuoto urbano nel cuore del centro storico della capitale significa misurarsi con un tessuto profondamente stratificato, con anni di contaminazioni linguistiche, distorsioni e sovrapposizioni. Augé dipinge Roma come il risultato di un “gioco di distruzione-costruzione - restituzione alla luce”, finalizzato alla creazione di un “insieme inedito”, di un paesaggio inteso come “riunione di temporalità diverse”.
Il concretarsi di un progetto architettonico nella prassi storica dà vita ad un processo di appropriazione e di contaminazione per cui dopo un certo lasso di tempo il manufatto stesso assume connotati di stratificazione linguistica. Ma decifrare la stratificazione del centro storico non è operazione facile; d’altronde la logica proliferativa della città contemporanea sembra sempre più simile ad un sistema complesso. Non solo nelle aree in trasformazione, ma anche nei settori più densi e consolidati si verificano continue mutazioni genetiche, per effetto di sovrapposizioni (per impilaggio orizzontale) e di innesti (per aggiunta o completamento di volumetrie antecedenti). La città dunque non può più essere considerata come composta da un sistema unitario ma come interazione dinamica di sistemi caotici, con conseguenti inevitabili fenomeni di frammentazione. La Roma attuale non è altro che un insieme di frammenti di diversi meccanismi il cui senso generale è in parte perduto; “tracce evocative” di differenti vicende architettoniche, secondo uno sviluppo diacronico (nel senso del tempo), e delle differenti velocità evolutive, secondo uno sviluppo sincronico (nello stesso frangente temporale) (C. Anselmi). Quello che con termini diversi Caniggia definì compresenza e derivazione, intendendo con il primo la correlazione spaziale (sincronica) tra edifici contemporanei e con il secondo la correlazione temporale (diacronica) nel susseguirsi di episodi diversi. “Il problema di far coesistere ambienti antichi e moderni, testimonianze del passato e funzioni della vita attuale, è antico quanto la civiltà stessa, ma si è posto come problema culturale riflesso solo dal Rinascimento in poi, quando la civiltà occidentale comincia a considerare una parte del passato (e precisamente l’antichità greco-romana) come proprio patrimonio idealmente presente. Tuttavia manca, nel Rinascimento, la coscienza della distanza storica, quel senso cioè del tempo e del distacco spirituale che rende per noi così assillante l’analogo problema” (L. Benevolo).
Credo invece che nel progetto debba risiedere - in primo luogo e nel senso dell’Alberti - la sua capacità di definire una teoria in continuità con le architetture che lo hanno preceduto e con le questioni - sempre le stesse e quindi, inevitabilmente, senza tempo - cui dare risposta. É solo nella capacità di affermare una continuità con l’architettura del passato che è possibile cogliere un pensiero autenticamente moderno.
Viceversa il carattere più autenticamente innovativo dell’architettura - e quindi la qualità del progetto - sta proprio nella capacità di rappresentare questa continuità, senza sentimentalismi o operazioni stilisticamente mimetiche, ma anche senza superficiali atteggiamenti modernisti che nascondono, dietro stupefacenti invenzioni tecnologiche, la propria malcelata vacuità. "Noi non inventiamo una nuova architettura ogni lunedi mattina" affermava Mies. 

Carlo Maggini

 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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