L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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scritti_broccoliQuel che resta è lo stile

Pensieri sparsi su Paolo Angeletti

Fabrizio Toppetti

angelettiSfoglio di nuovo ora I colori del bianco e non posso fare a meno di sottrarre a Paolo il frammento di una citazione da Osvaldo Soriano per restituirlo - ancora come titolo - a Paolo stesso, al suo lavoro e alla sua persona. Lo stile resta.
Da qualche mese, insieme a Alessandra Capuano e Antonella Greco, ci incontriamo, con Gaia Remiddi, nello studio di via della Minerva, dove riuniti attorno a un tavolo disegnato da Paolo apriamo cartelle 100X70, di quelle con i lacci di stoffa, e distendiamo rotoli, rigorosamente composti con la faccia verso l’esterno, pieni di carte di diverso formato e qualità. Gaia ci guida, con amore e trasporto, ma anche con sorprendente lucidità, in questo viaggio a ritroso, dentro una biografia che nel caso di specie è prima di tutto autobiografia. Un viaggio della memoria, emozionante, stimolante, pieno di scoperte. Almeno per chi ricompone a fatica i frammenti di una personalità complessa e non così vicina. L’obiettivo dei nostri incontri è quello di selezionare disegni per una esposizione. Una esposizione che vorremmo raccolta, misurata, essenziale. Non un disegno in più.

Perché una mostra di disegni di Paolo Angeletti? L’occasione nasce dalla volontà espressa dal DiAR, il nostro dipartimento, di organizzare una iniziativa per ricordare la sua figura. La ragione culturale e scientifica attiene alla volontà di fissare l’attenzione su una personalità di rilievo nel panorama romano e nello specifico sul disegno come strumento di lavoro per l’architetto. Alessandra e io proponiamo di occuparcene, subito coinvolgiamo Antonella. Gaia c’è ma non c’è. Il progetto ha bisogno del proprio tempo, ne parliamo saltuariamente in brevi e occasionali incontri di corridoio coltivandone a lungo la volatilità. Poi prende corpo, condividiamo un documento e fissiamo la data del primo incontro di lavoro.
Piove, il Lungotevere è bloccato, arrivo scomposto e in ritardo all’appuntamento, premono pensieri vari e quotidiani. Da tempo non entravo nello studio Angeletti&Remiddi, che non ho mai frequentato con continuità. L’atmosfera è familiare, raccolta, animata da quel disordine ordine dei luoghi praticati, abitati da cose che appartengono alla storia delle persone, del loro mestiere di architetti, docenti, studiosi. È esattamente quella che ricordavo. Paolo c’è, in tutto ciò che abbiamo intorno. Volteggia nell’aria con leggerezza, come un elfo (così Antonella in una occasione che non ricordo). È lui l’artefice del nostro incontro.
Apriamo la prima cartella. L’odore forte della carta apre un varco nell’architettura dei sensi, e chiama in causa la memoria. Nel breve volgere di un attimo la mente è sgombra, siamo altrove. L’occhio si avvantaggia del supporto dell’olfatto e del tatto. Materiali leggeri, fino a ieri in evoluzione si presentano a noi con altro peso specifico. Pretendono rispetto e discrezione. L’imbarazzo iniziale lascia spazio all’emozione. Si alternano momenti di discussione e condivisione a spazi di decompressione durante i quali rompiamo le righe e seguiamo percorsi guidati da stimoli e curiosità personali. Il pomeriggio scorre, c’è ancora molto da fare. Ce ne andiamo con le mani ombrate, nutriti dalla qualità e dalla ricchezza del lavoro di Paolo, dalla sua passione dalla sua dedizione, dalla sua pazienza. Seguono altri appuntamenti, altri ne seguiranno, non so dire dove ci condurranno. La mostra si farà (?).
Scorrono di fronte a noi in un unico piano sequenza, i disegni del periodo universitario, che spaziano dalle nitide prospettive interne di una camera da letto datate 1959, agli ex-tempore, fino ai lucidi delle sezioni di straordinaria complessità di un non meglio identificato centro polifunzionale. Gli alzati della casa di Muccia e la prospettiva dello spazio interno con i vuoti ritagliati per ottenere l’effetto bianco nella cianografia. Poi la parentesi Metamorph. Seguono progetti vari, dalle case unifamiliari alle tettoie per auto, agli esecutivi da manuale per la ristrutturazione della “Residenssi Finlandese” di Roma, alla mole imponente di lavori per il Palazzo da Varano di Camerino. Poi le tavole di concorso, sempre perfettamente calibrate, di tanti progetti, dal il Padiglione di Guernica al teatro di Rimini fino alla Fontana di Labaro. E ancora gli studi e i progetti per Roma e gli originali in A3 dei grafici che illustrano il testo di Fondamenti dell’Architettura.
Molti dei disegni selezionati riguardano progetti dello studio Angelletti&Remiddi, spesso nei casi dei concorsi, di gruppi allargati. E i progetti sono di tutti coloro che vi hanno lavorato, progettisti e collaboratori. In questi casi soprattutto quando si tratta di geometrici, si è posto il problema della attribuzione, ovvero dell’autografia. Una questione legittimamente sollevata Antonella. Eppure, ampliando il campo semantico, al progetto di disegno, l’autorialità può estendersi oltre l’autografia se la presentazione delle cose guadagna una autonomia dalla cose stesse, va oltre la rappresentazione. La questione è aperta, non saremo noi a dirimerla.
Ho conosciuto Paolo nel 1993, dopo la laurea, durante il primo corso di perfezionamento in progettazione architettonica del DAAC. È stato mio correlatore per la tesi di dottorato di ricerca, che ho svolto a Pescara tra il 1995 e il 1998 in un ambiente per lui oramai lontano. Ci siamo incontrati di rado, sempre al suo studio, l’ultima volta mi restituì una copia del fascicolo ancora in bozza con poche annotazioni semplici e chiare, a margine del testo, tutte a matita. Aggiunse in omaggio il catalogo di una mostra di Alvar Aalto. Di quegli stessi anni ricordo una vicenda singolare. Paolo, insieme a Gaia, attraverso gruppi della sinistra se non ricordo male legati a Il Manifesto, erano in contatto con associazioni e comitati di quartiere che si riunivano a Santa Maria della Pietà per capire che cosa stava succedendo dell’ex ospedale psichiatrico. Fu lui a proporre a Tonino Terranova, Alessandra Criconia e a me di partecipare a questi incontri ricchi di umanità di generi diversi. Le riunioni si svolgevano in una atmosfera surreale dentro un padiglione dismesso, che portava sui muri nudi i segni forti della propria storia. Il nostro sforzo titanico doveva essere quello di catalizzare le energie disperse di questo gruppo scomposto e eterogeneo cercando la convergenza su una proposta. Naturalmente le cose andarono in maniera diversa. Ho in mente un disegno a mano libera di Paolo, in formato A4 preparato in occasione di una di quelle riunioni, c’era scritto sopra “entrare fuori, uscire dentro”. La planimetria generale, con in evidenza l’anello centrale della distribuzione, esattamente un chilometro, e poi quattro quadrati con giaciture diverse, incastonati nel bordo come nuove porte, forse disposti secono i punti cardinali. Questo disegno non siamo ancora riusciti a trovarlo. Con mia sorpresa il mese scorso Gaia mi ha mostrato un fax di allora con un mio schizzo per Santa Maria della Pietà che Paolo aveva conservato in un cassetto.

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
TOPPETTI Fabrizio 2011-02-11 n. 41 Febbraio 2011
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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