L'editoriale di (h)ortus


fave.jpg
Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
Continua...

PDF

architetture_cipollaQuattro opere di Alberto Campo Baeza

Michele Costanzo

campobaezaI progetti opere di Alberto Campo Baeza qui presentati - Entre Catedrales, Cadige; Oficinas para la Delegatión Provincial de Salud, Almería; Caja Granda, Granada; Plaza de la Catedral, Almería - sono in sé significativi per la loro qualità architettonica, ma anche rappresentativi di un cammino - per usare le parole dell’autore - “in cerca della Bellezza”.
Questo ideale estetico, a cui Campo Baeza si richiama, per essere compreso nella sua essenza deve essere messo in relazione almeno con due aspetti dell’opera che egli considera fondamentali: il primo, è la capacità  di essere comunicativa (“la fondamentale qualità che essa deve avere”, egli afferma, “è quella di poter essere compresa da tutti”); il secondo, è quello di essere essenziale, e per raggiungere tale livello espressivo egli applica un rigoroso processo riduzionistico di tipo formale. Si tratta di un’azione di sottrazione del di più o di ciò che egli considera “l’eccesso”. Non a caso, “Mas con menos” è un suo motto che riprende il miesiano “Less is more”: con questo mettendo, altresì, in evidenza uno dei referenti culturali a cui si sente maggiormente legato.


L’essenzialità è per Campo Baeza, dunque, quello che meglio definisce la struttura del suo fare progettuale. Essa favorisce la costruzione di quella condizione mentale, necessaria per percorrere la strada che porta all’oggetto comunicativo. Tale sostantivo deve essere inteso nel doppio significato di tensione: verso ciò che è sostanziale (semplice, austero, disadorno, severo, sobrio) e in direzione di quelle specifiche componenti considerate dall’architetto indispensabili - all’interno del processo ideativo - per consentire alla forma di emergere.
In questo modo, gli elementi considerati essenziali per rivelare le qualità spaziali della costruzione o gli elementi da cui essa trae fondamento e ricchezza di senso, sono l’effetto descrittivo e valorizzatore della luce, la percezione della consistenza e del peso della materia, nonché la cognizione della significatività, in ambito espressivo, delle proporzioni. Essi sono, all’interno dell’opera dell’architetto spagnolo, i materiali primari della progettazione, gli ingredienti indispensabili per la definizione stessa della figura architettonica.
Nelle opere di Campo Baeza, nota Pierre-Alain Croset, è possibile individuare «[...] un rigore al limite del puritanesimo» (1) nei confronti del proprio mestiere e una tensione verso «[...] un ideale estetico fatto di austerità e di semplicità» (2).  Ma aldilà di ciò, egli aggiunge, bisogna osservare che è assai rilevante anche il suo interesse nei confronti del rapporto con il contesto, con l’intento di far emergere le qualità specifiche del luogo (dell’insediamento), fornendo, così, un’importante apertura alla sua ricerca progettuale, evitando di circoscriverla in un ambito essenzialmente estetico-formale. Questi aspetti che contraddistinguono alcuni dei tratti fisiognomici della sua ricerca ne rappresentano, nel contempo, gli elementi di continuità.
Il suo libro L’idea construida (3) lascia emergere con chiarezza, pur nella molteplicità di temi trattati, quel nucleo concettuale a cui si è sopra accennato, riconducendo ad una visione unitaria i diversi percorsi del pensiero che trovano un punto di coagulo nell’idea.
Per giungere all’architettura è necessario, afferma Campo Baeza, l’apporto dell’idea, la cui funzione è quella di portare al centro le esigenze dell’uomo e la specificità del suo essere in rapporto alla sua cultura. Solo in questo modo l’architettura è in grado di rispondere alle esigenze funzionali, contemporaneamente, suscitando profonde emozioni.

Il progetto Entre Catedrales (2000-2009), realizzato da Campo Baeza a Cadige in un arco  temporale piuttosto ampio, ha come tema la ‘valorizzazione’ di un’area storica assai circoscritta, denominata Campo del Sur (Campo del Sud), rimasta a lungo in abbandono e che gode di un’incantevole posizione di fronte all’Oceano Atlantico (separato da esso solo dalla tangenziale che costeggia il mare). Tale sito è delimitato, da un lato, dall’antica cattedrale (la Catedral Nueva, che risale al XIII secolo) e, dal lato opposto, dalla nuova (la Catedral de la Santa Cruz sobre el Mar, realizzata tra il XVIII e i primi del XIX secolo). Le due chiese distano tra loro circa 40 metri. L’altro edificio, che va a formare il terzo lato, è la Casa del Obispo (la Casa del Vescovo).
Essendo nota l’importanza delle permanenze archeologiche presenti nel terreno, in tempi recenti sarà indetta una campagna di scavo. Essa metterà in evidenza una serie di presenze stratificate che riflettono l’antica storia della città di Cadige fondata dai Fenici intorno al XXV secolo a. C., e sono: un muro del I sec. a. C., un monumento funerario fenicio del VI sec. a. C., diverse cisterne, una fontana ornamentale, un peristilio con pitture murali del periodo repubblicano dell’Impero Romano del I-III sec. d. C., un criptoportico di epoca romana del III sec. a. C., un frammento di muro medioevale.
Il termine ‘valorizzazione’ dell’area storica, che costituisce l’obiettivo del progetto, ha qui una duplice finalità: quella di preservare i resti archeologici rinvenuti e quella di realizzare uno spazio pubblico dove incontrarsi, sostare per contemplare il mare o assistere ad uno spettacolo di flamenco.
Il segno risolutore, in termini progettuali, di tale complessa questione è, per l’architetto, un piano orizzontale sollevato da terra di 2,50 metri e dalla sagoma trapezoidale per assecondare la posizione della facciata della Catedral de la Santa Cruz sobre el Mar. La sua struttura è in pilastri e travi d’acciaio, disposti secondo una maglia di 3 x 3 metri e protetta dalla corrosione della salsedine marina da una vernice di colore bianco, «[...] come per una costruzione navale» (4),  nota Campo Baeza. L’opera si può facilmente montare e smontare. Si sale sulla pedana attraverso una rampa posta lateralmente.
Le pareti esterne, sotto la pedana, sono di vetro strutturale e questo consente di osservare i reperti archeologici anche dall’esterno. Nella parte superiore è situato un padiglione che conferisce uno speciale carattere alla costruzione. Esso è composto da otto pilastri (che sono la prosecuzione di quelli sottostanti il piano di calpestio) disposti alla distanza di 6 metri e da una copertura orizzontale posta all’altezza di 6 metri. In occasione di uno spettacolo (ma, anche per offrire un semplice riparo dal sole) la struttura può essere arricchita da tende che a Campo Baeza piace immaginare come delle vele: dando una sua chiave di lettura del suo progetto come un luogo nato per alimentare pensieri e sogni che il vento poi sospinge lontano.
Il pavimento della piattaforma è realizzato con piastrelle di marmo bianco Macael con i bordi smussati per formare delle scanalature che aiutano il deflusso dell’acqua piovana, evitando ai visitatori la possibilità di scivolare. Alla fine di tale piano, in direzione del mare, una porzione del pavimento, larga 3 metri e lunga 18 (in linea con il padiglione) è abbassata di 50 centimetri per consentire ai visitatori di sedersi e contemplare l’oceano più comodamente.
Una delle facciate della Casa del Obispo, essendo a ridosso della pedana, è anch’essa oggetto d’intervento, per cui è consolidata e rivestita di una pietra (piedra lumaquela) simile per colore a quella che copre le due cattedrali (piedra ostionera).


Gli uffici della Delegación Provincial de Salud ad Almería (1999-2002), progettati da Campo Baeza in collaborazione con Modesto Sanchez Morales, José Maria Garcia e Francisco Salvador, sono racchiusi all’interno di un volume: un parallelepipedo a base rettangolare che, per le sue caratteristiche formali di figura pura, spoglia di qualunque “ornamento”, tende ad apparire come un’entità astratta. In effetti, si tratta di una costruzione singolare proprio per la sua semplicità e rigore, in quanto essa è ‘totalmente’ rivestita di lastre (di 0, 90 x1, 80 metri) di pietra chiara (piedra lumaquela), comprese le finestre ed il piano di copertura che è arricchito da una presenza volumetrica, un padiglione realizzato con i pilastri in acciaio e le pareti in vetro strutturale: un mirador, che offre una visione generale della città. Ad esso si accede tramite una scala a chiocciola che parte dal piano sottostante.
Solo la facciata rivolta verso sud è predisposta per l’operazione della ‘scomparsa’ delle finestre. Tale fronte ha una maggiore profondità rispetto alle altre. Le finestre sono doppie: all’interno gli infissi sono in vetro e fuori le ante sono in pietra. Esse hanno la facoltà di aprirsi e chiudersi per regolare la quantità di luce, di volta in volta, necessaria nei diversi ambienti. Quando i battenti sono chiusi, la scatola si presenta come un parallelepipedo, un solido di pietra. Questo loro movimento parziale o totale - è importante soffermarsi su questo aspetto - opera una continua trasformazione della figura architettonica. Gli schizzi di Campo Baeza mettono in evidenza questa particolarità, ed anche il substrato ironico con cui è stato concepito tale meccanismo di apertura e chiusura. «Ho pensato al sistema di lastre litiche mobili che come delle palpebre, si spalancano, si socchiudono o si possono serrare completamente in innumerevoli gradazioni, per regolare l’ingresso della luce e per guidare lo ‘sguardo’ di chi vive gli spazi interni» (5), afferma Campo Baeza in un’intervista. «Ho sùbito pensato di dover creare questa quinta che in un qualche modo vuole innalzare con la sua presenza il ‘tono’ generale dell’intorno urbano, con una pietra della tradizione costruttiva locale. [...] a cui ho affidato la veicolazione di una serie di valori per me molto importanti legati al genius loci, alla costruzione e alla durata dell’architettura. Avevo bisogno di un materiale vero, solido, opaco, con un’intonazione cromatica e grana materica di particolare morbidezza. La materia litica era l’unica a poter garantire tutte queste qualità e allora ho scommesso sulla pietra anche per realizzare le parti mobili dell’involucro architettonico. Così l’edificio è sobrio, a tratti radicale, è tutto di pietra e le sue caratteristiche non sono altro che quelle della pietra, non ho aggiunto nulla di più. Vetro e metallo non sarebbero stati materiali così sinceri e così generosi» (6).
La nuova costruzione è l’ampliamento di un edificio esistente, in uso da parte della Delegación Provincial de la Salud. Il sito è nell’area retrostante la sua fronte d’ingresso ed è un rettangolo allungato di 39,55 x 8,65 metri. La normativa del Plan General de Ordenación Urbana de Almería permette di raggiungere un’altezza massima di 7 piani (pari a 25 metri) e di mantenere un distacco minimo dall’edificio preesistente pari a 3 metri. Questi limiti, se da un lato stabiliscono la sua dimensione e ed il suo posizionamento nel contesto, nel contempo ne definiscono il ruolo nella scena urbana, per cui: il nuovo fa da sfondo al vecchio. Da tale condizione Campo Baeza, come si è potuto constatare, ricava gli elementi per definirne il carattere.
Così, il volume di collegamento che consente la libera percorrenza all’interno dei due corpi è costituito da un piccolo solido trasparente, di vetro e acciaio, posto tra loro. Il piano terra ha un atrio comune a doppia altezza. Le altre funzioni incluse nella nuova costruzione sono una sala per conferenze, gli ambienti di lavoro e i relativi servizi ai diversi piani, il parcheggio nel sotterraneo e il belvedere, di cui s’è detto, sul piano di copertura.


L’edificio della sede della Caja General de Ahorros a Granada (1998-2001), fa seguito alla vittoria da parte di Campo Baeza del concorso bandito nel 1992 dalla locale cassa di risparmio. La banca sorge in una vasta area in espansione non lontana dal centro storico. Il sito è in declivio, per cui il volume - che è, grosso modo, un cubo di 30x30 metri, alto 8 piani, a cui si deve aggiungere la struttura di copertura - è posto al di sopra di un ‘podio’, utilizzato al suo interno come parcheggio e magazzino. Ai lati opposti del podio (a nord-est e sud-ovest), si trovano due spazi verdi, denominati: il “Patio dei tigli” e il “Patio degli aranci”.  
La struttura della Caja General è in cemento armato e la sua maglia spaziale, rigorosamente geometrica, è impostata sulla misura di 3 metri. L’ordine, tuttavia, non esclude la differenziazione delle parti, per cui le fronti esposte a sud-est e a sud-ovest sono caratterizzate da griglie di cemento che formano delle unità spaziali cubiche con funzione di brise-soleil. Mentre, il traliccio strutturale in cemento armato di quelle a nord-est e nord-ovest non presenta un rilievo apprezzabile, determinando solo un disegno di superficie, tamponato da lastre in travertino iberico e da serramenti tripartiti.
Il volume all’interno presenta la particolarità di un vuoto centrale a tutta altezza il cui ‘peso’ è rafforzato, in senso psicologico/percettivo, dalla presenza di quattro colonne che dominano la scena rendendo tale spazio un luogo dell’architettura assolutamente “singolare” (7).  
Bisogna, altresì, aggiungere che per rafforzare la valenza iconica dei quattro pilastri, unita alla spazialità che li avvolge, l’autore fa appello alla ‘memoria’ (degli abitanti della città andalusa), operando un chiaro riferimento alle maestose colonne all’interno della Catedral de Granada, rielaborandone l’immagine con sensibilità e fantasia creativa, ma mantenendo l’intensità del loro messaggio, drammatico emisterioso.
campobaeza_3_25
Interno della Cattedrale di Granada

Attorno a tale vuoto, si sviluppa la fascia degli uffici lungo tutti e quattro i lati; la loro profondità è di 9 metri ed hanno l’affaccio verso l’esterno. A tale fascia - solo sui due lati interni orientati a sud-est e sud-ovest - si somma una seconda fascia che prende luce dall’alto. La profondità di questo doppio corpo raggiunge, così, 15 metri. Le pareti frontistanti questa “L” (ossia rivolte verso la corte centrale) sono rivestite di alabastro. La loro presenza anima il vuoto in quanto esse ‘traducono’ il movimento dei corpi di coloro che lavorano nella fascia degli uffici, in una sorta di “spettacolo teatrale delle ombre”.
L’elemento significante di quest’architettura - forse più che in altri progetti di Campo Baeza - è la luce, che qui piove dall’alto come avviene con il Pantheon (come osserva l’architetto).
La copertura, dunque, filtra e orienta “l’impluvio di luce” attraverso i lucernari disegnati da quattro travi scatolari incrociate che ne costituiscono, anche, l’ossatura portante e l’elemento formale determinante per la definizione del carattere dello spazio.


Il progetto della Plaza de la Catedral ad Almería (1978-2000), realizzato da Campo Baeza e Modesto Sánchez Morales si sviluppa in un arco temporale piuttosto ampio. «Il tempo molto dilatato», afferma l’architetto, con un certo distacco ‘filosofico’, «più di 22 anni da quando il progetto è risultato vincitore del concorso, è servito per confermare la validità dell’idea e per maturare la decisione degli elementi con i quali è stato costruito» (8).
La piazza si trova su un lato della cattedrale in corrispondenza dell’ingresso denominato ‘principale’, pur non corrispondendo a quello situato lungo il suo asse prospettico interno. La sua presenza ha spostato fin dalla metà del XVI secolo, l’accesso monumentale della chiesa sul lato nord e, per rafforzarne l’immagine, è stato richiesto l’ausilio di Juan de Orea (lo stesso progettista del cortile di Carlo V all’Alhambra).
Nel corso dei secoli, dunque, la piazza sarà un luogo centrale della città e lo scenario di attività che vanno dalle cerimonie religiose a quelle dell’Inquisizione, dal mercato alle feste, da spettacoli a spazio quotidiano d’incontro.
L’intervento di ristrutturazione, operato da Campo Baeza, è l’ultimo di una lunga serie di operazioni di ‘rimodellazione’ che si sono succedute nel lento fluire del tempo. Esso ha portato, per prima cosa, all’eliminazione delle cancellate di ferro dinanzi alla cattedrale, della fontana al centro della piazza e di altri arredi urbani.
Il progetto, in sé semplice - definito (come qualità complementare) “senza architettura” - consiste in una pavimentazione in marmo Macael che riveste l’intera area pubblica, lasciando vuoti solo 24 spazi, posizionati secondo una trama regolare, dove sono alloggiate delle alte palme che rendono l’esterno come l’interno di una chiesa o, piuttosto, di una moschea come la Mezquita di Cordova, oggi Cattedrale di Santa Maria. «Abbiamo costruito una piazza con gli alberi di palma come se fossero colonne e il cielo come copertura, creando una navata d’aria» (9).


Note
(1) Pierre-Alain Croset, Alberto Campo Baeza. Tre scuole a Madrid, «Casabella» n. 1987, marzo 1987.
(2) Ivi.
(3) Alberto Campo Baeza, La idea construida, Biblioteca Nueva, Madrid 2006.
(4) La cit. è tratta dal suo libro, Alberto Campo Baeza 2, Munilla-Lería, Madrid 2009, p. 168.
(5) Davide Turrini, "Intervista a Alberto Campo Baeza", www.architetturadipietra.it, 8 dic. 2005.
(6) Ivi.
(7) Il termine “singolare” (singuler) è qui impiegato nel significato che Jean Baudrillad dà, a tale parola, nella conversazione con Jean Nouvel, in: Les objets singuliers. Architecture et philosophie, Calmann-Lévy, Paris 2000.
(8) La cit. è tratta dal suo libro, Alberto Campo Baeza 2, Munilla-Lería, Madrid 2009, p. 176.
(9) Ivi.

Entre Catedrales
Progettista Alberto Campo Baeza
Collaboratori Emilio Delgado, Ignacio Aguirre, David Delgado
Tirocinanti Miguel Ciria, Juan Yruela
Architetto tecnico Manuel Cebada
Ingegneria Andrés Rubio, Jorge Conde
Progetto 2000-2005
Realizzazione 2007-2009
Oficinas de la Junta de Andalucía en Almería
Progettisti Alberto Campo Baeza Modesto Sánchez Morales Francisco Salvador José María García
Progetto e realizzazione 1999-2000
Caja de Ahorros de Granada
Progettista Alberto Campo Baeza
Architetto coordinatore dell'opera Felipe Samarán Saló
Collaboratori Ignacio Aguirre López Gonzalo Torcal Fernández-Corugedo
Emilio Delgado Martos Raúl del Valle María Concepción Pérez Gutiérrez Tomás García Píriz
Antón García Abril Héctor Ruiz Velázquez Francisco Arévalo Toro Daniel Fraile Pedro Pablo Arroyo Patricia Esteve
Strutture Andrés Rubio Morán Víctor Martínez Segovia
Impianti Rafael Úrculo Aramburu
Ubicazione Carretera de Armilla S/n  Granada,  España
Committente Caja General de Ahorros de Granada
Impresa di costruzioni OHL (A. Padilla), LKS (F. Varela)
Cronologia 1992-2001
Plaza de la Catedral, Cordoba
Progettisti Alberto Campo Baeza, Modesto Sánchez Morales.
Progetto 1978-1998
Realizzazione 1999-2000
Si ringrazia lo studio Campo Baeza per aver concesso la pubblicazione dei disegni e delle foto dei progetto.

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
GIANCOTTI Alfonso 2011-01-28 n. 40 Gennaio 2011
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

vg_flickr_11

Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

Joomla Templates by Joomlashack