L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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architetture_cipollaAntonio Jiménez Torrecillas

Cinque progetti in Andalusia

Michele Costanzo

torrecillas_1_01Un aspetto che contraddistingue la ricerca progettuale di Antonio Jiménez Torrecillas è la sua scelta di individuare un privilegiato rapporto tra preesistente e nuovo. L’interesse per tale specifico tema, infatti, tende a caratterizzare buona parte della sua opera. Da esso, peraltro, l’architetto riesce a trarre numerose soluzioni variamente articolate, frutto della sua capacità analitica, come pure delle caratteristiche sempre differenti dell’oggetto del suo intervento. Per cui, si va dall’attenzione alla relazione visiva o storico-rappresentativa dell’edificio con il contesto urbano - o, in senso più in generale, con il paesaggio naturale/artificiale - alla ricomposizione formale del medesimo e al suo recupero in senso materiale e funzionale.


Tale ricerca, basata sul rapporto con le presenze del passato (più o meno remoto) è, dunque, portata avanti dall’architetto spagnolo rivolgendosi a due dati del reale che riguardano la costruzione, sia come presenza integrata nel contesto urbano, sia come rovina che viene risignificata attraverso un intervento progettuale di tipo critico/ideativo. Questa impostazione ha come duplice fine la rilettura della sua essenza storica e la sua riproposizione nel presente come realtà dagli insondabili significati.
Si tratta di un’azione ideativa/realizzativa condotta da Jiménez Torrecillas senza enfasi, senza eccessi che punta, da un lato, a riannodare il filo spezzato del tempo, dall’altro a riportare all’uso quotidiano (e, per certi versi, al suo godimento estetico) elementi significativi (e simbolici) del paesaggio architettonico.
I progetti che vengono qui presentati sono il Centro José Guerrero a Granada, la Muraglia Nazarí a Granada, la Torre del Homenaje ed il Pósito ad Huéscar, il Cortijo de las Hermanillas ad Almaciles. Quello che, in qualche modo, intimamente lega tali opere, aldilà di quello che costituisce la loro identità, è la loro realtà di strutture in abbandono, nella gamma che va dalla costruzione fatiscente al rudere.
L’interesse di Jiménez Torrecillas nello stabilire (o ricercare) un rapporto, in ambito progettuale, con il passato, come ha avuto occasione di dichiarare in alcune interviste, nasce dalla sua volontà di stabilire una sua continuità con il presente. È una concezione che non ha in sé risvolti storicistici, ma è da intendersi, piuttosto, come una presa d’atto della dinamica insita nel processo storico che inarrestabilmente si muove, in senso ideale, come la ruota di un mulino portando, pur con le necessarie modificazioni, il passato nel presente per andare oltre.
La vicenda architettonica, dunque, procede nel suo sviluppo senza cesure, interruzioni, intervalli, pause, rotture, soluzioni di continuità. Tutto ciò conduce ad una trasmissione di esperienze, di saperi, di sensibilità, ad un travaso di cultura e di tradizioni del fare. Questo rende vive le presenze del passato e in grado di comunicare nuovi valori, interagendo con il presente.
C’e un brano di una conferenza di Jean Nouvel, tenuta alla Triennale di Milano, che si può affiancare, come atteggiamento di pensiero, a tale visione lineare degli eventi storici, pur nelle reciproche, differenti impostazioni teorico-progettuali: «[...] non mi verrebbe mai l’idea di scrivere un libro esclusivamente con le parole che sono state inventate negli ultimi venti anni. Mi sembra più interessante mettere in relazione espressioni nuove del vocabolario con parole più antiche, più arcaiche e dare loro in questo modo tutto il senso, la sinergia, la dinamica possibili» (1).

Il Centro José Guerrero a Granada (1999-2003) è una struttura espositiva finalizzata alla conservazione, alla promozione e allo studio dell’opera pittorica di José Guerrero (1914-1992), che negli anni Cinquanta e Sessanta sarà un importante esponente della New York School.
È un intervento di recupero e rifunzionalizzazione di un edificio progettato nel 1892 da Modesto Cendoya, esponente dell’eclettismo, situato nell’area dell’antica Alcaicería, il centro commerciale dell’antica medina araba.
La costruzione si trova all’angolo tra calle Tinte e calle de los Oficios, accanto alla Cappella Reale tardo-gotica e alla Cattedrale rinascimentale-barocca, entrambe edificate sulle rovine della moschea.
Nel suo percorso storico, la struttura accoglierà diverse attività, l’ultima delle quali, prima di rimanere per alcuni decenni in abbandono, sarà la sede del giornale «Patria».
L’intervento di Jiménez Torrecillas, per quanto riguarda l’esterno e l’interno, per ragioni dettate dal programma si sviluppa su due distinti binari.
Così il caratteristico disegno delle due facciate, con le aperture poste in serrata sequenza e concluse ad arco, verrà rispettato e realizzato solamente un alto zoccolo di pietra grigia che riveste l’intero piano terra. L’ambiente interno, per realizzare la galleria, subirà una radicale trasformazione. Questo perché in origine l’organismo, suddiviso su tre livelli, aveva un patio centrale con i ballatoi sostenuti da pilastri in ghisa e con un ampio lucernario in copertura.
Il vuoto centrale è, dunque, eliminato realizzando dei pavimenti continui e inserendo delle pareti perimetrali con finalità statica e di ridisegno spaziale, al fine di ricavare centralmente degli ambienti (ai diversi livelli) destinati all’esposizione. Tali ambienti, bisogna aggiungere, intendono anche ricordare quelli dello studio di Guerrero a Chelsea, New York. Lo spazio ad esse circostante è, invece, destinato alla circolazione e ai servizi.
Infine, il vecchio lucernario è sostituito da un padiglione espositivo che è anche un belvedere. Ha una parete vetrata rivolta verso la Cappella Reale per cui, sollevando un pannello-tenda, in maniera molto scenografica, una porzione del prospetto del monumento antistante entra a far parte dello spazio espositivo, arricchendolo di un’imprevista ed enigmatica presenza che porta con sé nuovi e differenti stimoli nella visione di chi osserva le opere del maestro andaluso.
C’è da aggiungere che il primo atelier di Guerrero sarà proprio nel campanile della cattedrale, in precedenza occupato da Alonso Cano, scultore-pittore-architetto vissuto nel XVII secolo. “Per cui il padiglione nel suo aprirsi verso la cima della cattedrale”, osserva Jiménez Torrecillas, “si rivolge anche verso il vecchio studio di Guerrero”. In questo modo, il contesto, oltre a risultare ricco di significati storici e artistici, si trova a custodire anche importanti ricordi personali dell’artista.


I progetti realizzati ad Huéscar - un insediamento nel nord della provincia di Granada - riguardano il recupero di due distinte preesistenze storiche tra loro fisicamente congiunte: la Torre del Homenaje e il Pósito.
La Torre del Homenaje (2002-2008) è una costruzione risalente al basso-medievo ed è situata vicino alla Puerta del Sol, un antico ingresso della città murata. È una postazione d’avvistamento militare e la torre più importante dell’antica Alcazaba, costruita dagli arabi e parzialmente demolita dopo la conquista cristiana della città. I suoi resti saranno, in seguito, convertiti in una costruzione civile.
L’oggetto dell’intervento di Jiménez Torrecillas è il recupero della dimensione monumentale e del ruolo urbano della torre attraverso il suo riutilizzo come un belvedere. Questa nuova funzione attribuita alla costruzione è da considerarsi in parte coincidente con le caratteristiche originarie della costruzione. Ma, aldilà delle ragioni e dei modi in cui sarà portato avanti il suo percorso ricostruttivo, la salvaguardia del manufatto storico è anche un importante tentativo di ripristino di quei vincoli visuali, di quel tessuto percettivo di relazioni tra monumento e paesaggio, tra ambiente costruito e ambiente naturale che la civiltà contemporanea tende, viceversa, a dissolvere in quanto estranei all’autoreferenzialità della cultura urbana.
Il progetto si occupa, da un lato, del consolidamento dell’impianto strutturale della torre, composto da una muratura perimetrale in pietra calcarea mista ad altri materiali lapidei, tratti in parte anche da una necropoli romana, e da un pilastro centrale che contribuisce a sostenere un solaio e, dall’altro, del restauro della sua antica immagine, posizionando sopra tale piano una struttura in legno. Il disegno del nuovo volume aggiunto, che si rifà alle palizzate delle fortificazioni medioevali, consiste in una serrata sequenza d’aste lignee che sostengono un camminamento perimetrale e una doppia rampa per raggiungerlo e, nel contempo, creano un suggestivo effetto di ombre vibranti.
L’intento del progettista è quello di rimodellare l’antica sagoma della torre in termini formalmente allusivi: un’operazione di risarcimento che deve essere considerata come evocazione di una realtà perduta, piuttosto che la restituzione di una morfologia non totalmente definita. La ridefinizione della figura architettonica, pur attraverso un’aggiunta con una sua forte valenza iconica, manifesta tuttavia il massimo rispetto per la costruzione originale in quanto è il risultato di un percorso progettuale accompagnato da un’attenta ricerca storiografica e da una lettura critica della realtà fattuale della preesistenza.


Il Pósito de Huéscar (2003-2008) nel corso dei lavori di riabilitazione della torre sarà identificato come organismo e come funzione, vale a dire come deposito di granaglie e, più in generale, di prodotti agricoli. Si tratta di un edificio a due piani, di modeste dimensioni, provvisto di tre accessi indipendenti.
La pianta quadrangolare sarà definita nel corso dei lavori rimuovendo le numerose aggiunte accumulatesi nel corso del tempo. L’irregolarità planimetrica è il riflesso dell’andamento della muratura a cui è addossato.
Per le sue cattive condizioni di conservazione sarà necessario un intervento di consolidamento della struttura, consistente nella realizzazione di una parete in cemento armato lungo l’intero perimetro, che interessa entrambi i livelli. I due accessi al piano terra sono posti sui lati occidentale e meridionale.
All’interno del primo livello si trovano quattro colonne di pietra poste nella zona centrale, a sorreggere un solaio in legno. Al livello superiore le colonne sono sostituite da quattro pilastri di legno. La parete verso occidente (ossia dal lato opposto rispetto a quella in cemento armato) è ricomposta mediante l’impiego di una sequenza di sottili fasce di legno (già utilizzate nella Torre del Homenaje) a cui, dalla parte interna, è addossata una vetrata.
Anche questo progetto mantiene i caratteri specifici dell’edificio originario. La nuova destinazione d’uso - espositivo a piano terra e biblioteca al piano superiore - risulta coerente con le caratteristiche spaziali e strutturali dei due ambienti restaurati.


La ricucitura della Muraglia Nazarí a Granada (2002-2006) è un intervento su un tratto della cinta muraria, fatta costruire nel secolo XIV da Yusuf I della dinastia Nazarí per ragioni amministrative a monte dell’Albaicín, situato di fronte alla collina dell’Alhambra e separato da essa da un profondo vallone ove scorre il fiume Darro.
Le mura, per l’orografia del luogo, procedono a gradoni, intervallate da barbacani e contrafforti. Il terremoto del 1885 aprirà una breccia di circa 40 metri lungo il tratto frontistante l’Eremo di San Miguel. A seguito di ciò, l’area attorno alla struttura muraria rovinata a terra rimarrà in stato d’abbandono diventando ricettacolo di rifiuti.
L’intervento, dunque, oltre al riassetto formale/funzionale del lascito storico, costituisce un importante atto di riappropriazione dell’area mediante la sua restituzione alla pubblica fruizione. Questo porterà al ripristino dei percorsi pedonali su terra battuta, alla realizzazione di alcune pavimentazioni e di una gradonata in pietra, nonché alla piantumazione di agavi e fichi d’india.
Il progetto non può essere definito propriamente un restauro, ma piuttosto la restituzione della volumetria, nonché della continuità della muraglia, senza mai arrivare a coinvolgere direttamente i resti del manufatto storico.
Non essendo idonea una ricostruzione per anastilosi per via della tecnica costruttiva del muro a tapial calicastrado - che consiste in una miscela di sabbia, malta, calce ed inerti di grandi dimensioni, battuta in casseforme e, in questo caso, alternata a porzioni di laterizio con lo scopo di rafforzare la struttura - il nuovo tratto murario sarà posizionato parallelamente ai resti delle fondazioni originarie.
Il muro realizzato da Jiménez Torrecillas è composto da due pareti e da un vuoto intermedio che diventa un percorso pedonale coperto, una promenade attraverso il tempo, la storia.
I due lati della muraglia sono realizzati con lastre di granito rosa porriño che ha le stesse dominanti cromatiche della muratura originale: grigio, rosa, ocra. Le loro dimensioni, in centimetri, sono: spessore 3, larghezza 25 e lunghezza variabile tra 18, 30, 60, 90. Le lastre sono congiunte l’una con l’altra da una resina epossidica ad alta resistenza, dello spessore di 1 centimetro. La loro messa in opera è studiata in modo da lasciare tra loro dei vuoti per far penetrare la luce nel passaggio e consentire a chi sta al suo interno di guardare fuori stabilendo, in questo modo, un collegamento visivo con la città e con il paesaggio circostante ricco di prospettive e di tagli sempre diversi. La Muraglia Nazzarí, da struttura di confine, barriera, protezione si trasforma in uno spazio pubblico, in luogo di meditazione, di sosta, di riflessione e d’incontro.


Cortijo de las Hermanillas ad Almaciles, Puebla de Don Fadrique, Granada (2006-) è un singolare progetto di “abitazione con rovina”, ancora in fase di realizzazione, che presenta due aspetti che destano interesse e, per certi versi, sorpresa. Il primo è l’idea di costruire un edificio abitativo attorno al rudere di una casa rurale, ponendo quest’ultimo al centro della residenza, come realtà materiale e come tema dominante della visione quotidiana. Il secondo è la concezione spaziale continua dell’alloggio rivolto ad una comunità di 14 utenti.
La pianta è un rettangolo irregolare di 18,75/20,64 x 25,31/26,09 metri ed è concepita come una spessa “cornice” (profonda circa 3 metri) attorno ad un vuoto che è, come sopra accennato, un cortile con rudere. La nuova struttura abitativa si sviluppa su due livelli. A piano terra, si trova una serie di “ambiti spaziali” privati che sono le camere da letto con accanto la sala da bagno; ad esse vanno ad aggiungersi una cucina e una sala da pranzo in comune. Al piano superiore, raggiungibile tramite una scala a doppia rampa, ancora una circoscritta serie di spazi privati e una piscina stretta e lunga.
La costruzione si sviluppa su un terreno inclinato, per cui le piante presentano dei dislivelli che movimentano lo spazio interno. All’esterno, invece, il volume si propone come un oggetto introverso, avvolto da pareti prive di aperture che lo rendono impenetrabile agli sguardi, misterioso.
Si potrebbe affermare che l’organismo, nella sua concezione, rappresenta uno spazio ideale, teso a comunicare a coloro che vivono in esso una duplice e contraddittoria sensazione: quella di essere in un interno avendo, contemporaneamente, la percezione di stare all’aria aperta: un interno come esterno e viceversa. Ma il tema principale che sviluppa il progetto è l’aver accolto in un nuovo edificio, come un elemento intrinseco del suo spazio, la rovina che introduce, nel presente della costruzione, una dimensione temporale passata in sé indeterminata.
Le rovine che il tempo ha abbandonato, osserva Augé, aiutano a percepire un tempo differente, fuori della storia, «[...] a cui l’individuo che le contempla è sensibile come se lo aiutasse a comprendere la durata che scorre in lui» (2).  
L’opera è stata definita come: “Un nuovo muro abitato da una somma di future forme di vivere che contempla vecchie mura che un tempo ospitavano altre vite...”
La rovina di un edificio o di una città rappresenta, in un certo senso, l’immagine d’un percorso che ha trovato un punto d’arresto, un impedimento ad andare oltre interrompendo in questo modo il fondamentale rapporto tra sé e la costruzione, i suoi spazi di percorrenza e di relazione, il flusso della vita. E chi osserva la maceria avverte che in essa è custodita l’essenza di un tempo lontano che è il tempo della Storia.
Ma i ruderi possono, anche, dar modo di percepire la presenza di «[...] un tempo puro, non databile», come afferma Marc Augé, «assente da questo nostro mondo di immagini, di simulacri e di ricostruzioni, da questo nostro mondo violento le cui macerie non hanno più il tempo di diventare rovine» (3). Un tempo fermo, senza storia, che solo l’arte è in grado di ritrovare, un tempo sospeso del quale l’individuo può prendere coscienza e cogliere da tale visione “una fugace intuizione”.


Note
(1) La conferenza è dell’8 aprile 1995, in seguito sarà pubblicata in: Jean Nouvel, Una lezione in Italia, Skira, Milano 1996, pp. 12-13.
(2) Marc Augé, Rovine e macerie. Il senso del tempo, Bollati Boringhieri, Torino 2004, p. 41.
(3) Marc Augé, Rovine e macerie. Il senso del tempo, op. cit., p. 8.
 
Centro José Guerrero, Granada
Committente Diputación De Granada
Architetto Antonio Jiménez Torrecillas
Architetto tecnico Miguel Ángel Ramos Puertollano
Collaboratori Nicolás Torices Abarca (storico dell'arte), Juan José Sendra Salas (architetto), Manuel Guzmán Castaños (ingegnere), María Jesús Conde Sánchez (architetto tecnico), Yolanda Romero Gómez (coordinamento del progetto museografico), Gustavo Torner (artista)
Impresa di costruzioni Exisa S.A.
Direzione lavori Francisco Morillas
Fotografie Vicente Del Amo, Javier Algarra, Valentín García, Miguel Ángel Ramos Puertollano
Riconoscimenti Premio per la migliore opera di Restauro e Riabilitazione, III Nominaciones de arquitectura, 2002, Granada.
Torre del Homenaje. Huéscar, Granada
Localizzazione Huéscar, Granada
Architetto Antonio Jiménez Torrecillas
Architetti tecnici María Jesús Conde Sánchez, Miguel Ángel Ramos Puertollano
Collaboratori Nicolás Torices Abarca (storico dell'arte), Manuel Guzmán Castaños (ingegnere), José Valero - Jovagema, (strutture in legno), Carmén Tienza Durán (restauri),
Miguel Dumont Mingorance, (architetto), Michele Panella (architetto), Stephane Pigeon (architetto), Sebastian Betz (architetto), Alberto García Moreno (architetto), David Arredondo Garrido (architetto), María del Carmen Ramos Puertollano (architetto), Francisco Fernandez Ballesteros (architetto), Marie Giraud (architetto).
Consulenti Juan José Sendra Salas, José Manuel López Osorio (architetto)
Modelli Miguel Dumont Mingorance
Fotografie Vicente Del Amo, Jesús Granada, Michele Panella, Jesús Torres García
Committente Consejería de Cultura, Junta de Andalucía
Data del progetto 2002
Costruzione 2003-2005 e 2007-2008
Impresa di costruzione Estructuras y vias del Sur, S.L.
Riconoscimenti Premio X Bienal Española de Arquitectura y Urbanismo 2009 (finalista), IV Premio ENOR 2009 (finalista), V European Prize for Urban Public Space 2008 (menzione d'onore), Premio FAD 2008 (finalista categoría Ciudad y Paisaje), Premio Vivir con Madera, Barcelona 2007 (finalista)
Pósito de Huéscar, Huéscar, Granada
Localizzazione Huéscar, Granada
Architetto Antonio Jiménez Torrecillas
Architetti tecnici María Jesús Conde Sánchez, Miguel Ángel Ramos Puertollano
Collaboratori Michele Panella (architetto), Flor de Luque Martínez (archeologa), Carmen Tienza Durán (restauri), José Valero – Jovagema (strutturi in legno), Miguel Dumont Mingorance, (architetto), Francisco Fernández Ballesteros (architetto), Elisa Ruzzier (architetto), Franziska Blanke (architetto), María del Carmen Ramos Puertollano (architetto), Juan de Dios Jiménez Ruiz (architetto), Alberto García Moreno (architetto), David Arredondo Garrido (architetto), José Francisco García Sánchez (architetto)
Fotografie Vicente Del Amo, Jesús Granada
Committente Ayuntamiento de Huéscar
Progetto 2003
Costruzione 2003-2006 e 2008-2009
Impresa di costruzioni Scuola di Formazione Professionale di Huéscar
Direttrice Misericordia Navarrete López
Riconoscimenti Premio FAD 2009 (finalista)
Muraglia Nazarí nell'alto Albaicín
Committente Fundación Albaicín, Granada
Architetto Antonio Jiménez Torrecillas
Architetti tecnici Maria Jesús Conde Sánchez, Miguel Ángel Ramos Puertollano
Collaboratori Michele Panella, (architetto), Alberto García Moreno (architetto), David Arredondo Garrido (architetto), Michele Loiacono (architetto), Manuel Guzmán Castaños (ingegnere), Miguel Dumont Mingorance (architetto), Miguel Rodriguez López (architetto), Gustavo Romera Clavero (architetto), Erwan Blanchard (architetto), Maylis Vignau (architetto).
Consulenti Emilia García Martínez (geografa), Nicolás Torices Abarca (storica dell'arte), Carlos Misó Esclapés (scultore)
Archeologi Daniel Campos López, Eusebio Alegre Paricio
Impresa di costruzioni Entorno y Vegetación
Fotografie Vicente Del Amo, Alberto García Moreno, David Arredondo Garrido, Jesús Torres García, Antonio Luis Martinez Cano
Cortijo de las Hermanillas, Almaciles, Puebla de Don Fadrique, Granada
Localizzazione Almaciles, Puebla de Don Fadrique, Granada
Architetto Antonio Jiménez Torrecillas
Architetti tecnici María Jesús Conde Sánchez, Miguel Ángel Ramos Puertollano
Collaboratori David Arredondo Garrido (architetto), Alberto García Moreno (architetto), Michele Panella (architetto), Ignacio de Teresa (architetto), Luis Miguel Ruiz Avilés (architetto), Florence d’Estève de Pradel (architetto), Zita Turóczi (architetto), Carlos Vilchez Megías (architetto), David Maestro Huesa (architetto), Ana Lozano Ibañez (architetto), Javier Terrón Segovia (architetto), Vlatka Vrbanic (architetto)
Consulenti Gerardo Martín Robles, Alfredo Fernández Valdivieso
Modello Albert Seymour
Fotografie Sylvia Gerardin, David Arredondo Garrido, Alberto García Moreno
Committente Jesús Pedro Gil
Progetto 2006-
Si ringrazia l’architetto Antonio Jiménez Torrecillas Arqutectos per aver concesso i disegni e le foto dei progetti qui pubblicati.

 

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
COSTANZO Michele 2011-01-25 n. 40 Gennaio 2011
 
Hortus

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