L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

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architetture_cipollaDue progetti di Guillermo Vázquez Consuegra

Il Museo dell'illustrazione a Valencia e il Museo di archeologia subacquea a Cartagena

Michele Costanzo

consuegraIl territorio dell’Andalusia da molti decenni manifesta un fermento culturale che ha assunto molteplici indirizzi ed espressioni. In campo architettonico questa spinta verso una nuova visione della realtà e un nuovo modo di interpretarla si è tradotta in numerose realizzazioni a varia scala e di differente impegno costruttivo. Il filo che lega questa pur diversificata attività ideativa/creativa da parte dei progettisti risiede nella ricchezza inventiva priva di eccessi delle loro opere e l’attenzione e la cura impiegata nel loro percorso realizzativo. L’interesse e la loro importanza risiedono nella sensibilità che esprimono soprattutto nei confronti delle delicate problematiche dell’equilibrio territoriale, del recupero e della salvaguardia delle permanenze architettoniche (includendo in questo anche le testimonianze vernacolari) del passato prossimo o remoto, nonché del riassetto spaziale e della crescita delle città andaluse e del sud della penisola iberica. E questa tensione culturale, com’è stato osservato, ha consentito ai molteplici insediamenti di tale ambito geografico di rompere lo storico bipolarismo costituito da Madrid e Barcellona.


Il sivigliano Guillermo Vázquez Consuegra è uno di questi progettisti, del quale vengono qui presentati due interessanti lavori: il MuVIM, Museo Valenciano de la Ilustración Moderna a Valencia (1997-2001) e l’ARQUA, Museo Nacional de Arqueología Subacuática a Cartagena (1998-2008).
La caratteristica che accomuna queste due costruzioni, relativamente lontane nel tempo e formalmente diverse tra loro, da un lato è l’evidenziazione del peso della materia e, dall’altro, il modo di manipolare la luce all’interno e all’esterno del volume architettonico. Né, del resto, è secondario il criterio del tutto singolare di valorizzare quei caratteri minimali, di tipo formale/percettivo o materiale, che contribuiscono a definire il senso profondo del progetto.
Visivamente tutto questo è espresso attraverso l’uso del cemento armato, materiale con cui sono costruite entrambe le opere: lasciato a vista nel MuVIM e colorato con una pigmentazione rossiccia nell’ARQUA.
In entrambi i progetti, sembra che il senso della gravità voglia sopravanzare le ragioni delle successive scelte formali facenti parte del percorso progettuale, ponendosi come una nozione problematica circa l’essenza iconica dell’oggetto, quasi allo scopo d’indurre l’osservatore ad una riflessione - in sé subordinata rispetto al fine dell’opera - sulle implicazioni espressive legate alla consistenza della materia costruttiva e che si traducono in quella sensibilità plastica che è la base dell’espressione architettonica. “Il progetto di architettura” afferma a tale proposito Vázquez Consuegra, “è legato indissolubilmente all’atto costruttivo, non riesco a pensare al progetto se non penso a come sarà costruito e ai suoi materiali”.
Un ultimo aspetto che unisce tra loro, in qualche modo, i due edifici è l’impianto teorico/concettuale, fondato sul rapporto dialettico di due figure che si contrappongono. Nel primo caso, fondendosi in un’unità percorsa da interne tensioni, e nel secondo, ponendosi come due entità separate, ma sottilmente legate: come, in certi quadri metafisici dechirichiani è il rapporto tra l’oggetto e la sua ombra.
L’idea architettonica è quella di perseguire un’organizzazione spaziale basata su uno schema multipolare, ma privo di discontinuità o di situazioni isolate autonome. La forma è, dunque, in sé unitaria, anche se questo è raggiunto, come si è sopra accennato, attraverso la somma di due figure dalla diversa configurazione: la prima è compatta, dotata di una sua centralità destinata ad accogliere, ai diversi livelli, le attrezzature museali (ingresso, caffetteria, auditorium, spazi per la ricerca); la seconda è di forma allungata e leggermente piegata ed ospita al suo interno esposizioni a carattere temporaneo e permanente; i diversi piani di cui si compone sono collegati da una comoda rampa.

Il Museo dell’Illustrazione di Valencia è situato nel quartiere Velluters, in un’area un tempo degradata al margine del centro storico. Il sito, di forma grossolanamente triangolare, è ricavato dalla parziale demolizione dell’Ospedale dei Poveri Innocenti. La richiesta del bando di concorso, vinto nel 1997 da Vázquez Consuegra (con Pedro Diaz e Iñigo Casero), prevedeva che la sagoma dell’edificio dovesse rispecchiare il perimetro del lotto.
Al fine di ottenere una continuità spaziale l’insieme volumetrico tende ad assumere - in senso metaforico - la forma di racconto architettonico, espresso attraverso il tema dell’itinerario: lunghi percorsi che nel loro fluire articolano degli episodi spaziali.
Tale effetto di continuità è scenograficamente interrotto dalla presenza di un vuoto centrale che, partendo dallo spazio d’ingresso, attraversa il volume in senso verticale, consentendo l’affaccio su di esso dei diversi piani, nonché l’ingresso della luce proveniente dal soffitto e dalla parete d’ingresso che è totalmente vetrata. Dalla parte opposta ad essa, si trova un secondo accesso che direttamente si riconnette con uno spazio urbano, in parte di pertinenza del museo e, in parte di un circoscritto parco archeologico, in via di sistemazione.
In questo modo, la chiusa volumetria dell’edificio ha la possibilità di istituire un collegamento visivo e fisico con l’esterno: con gli spazi circostanti che raccolgono, anche se in forma sommessa, il fermento della quotidianità della vita urbana.
A rimarcare il ruolo di tale secondo ingresso è l’installazione, avvenuta in un tempo successivo, di una pensilina in acciaio provvista di una sua pregevole qualità formale che conferisce allo spazio esterno circostante un significativo punto di riferimento.


Il Museo Nazionale di Archeologia Subacquea è un singolare edificio situato sul lungomare di Cartagena. Il progetto è impostato sul tema del “limite”, che è quell’ideale margine tra terra e mare su cui Vázquez Consuegra ha già avuto occasione di riflettere ed elaborare progetti, quali ad esempio la Capitania Maritima y Locales Comerciales en Ayamonte (2001), l’Ordinatiòn del Borde Maritimo de Vigo (2005), nonché il Museo del Mare e della Navigazione a Genova (2004).
In ognuno di questi lavori l’architetto tende a far emergere la geometria latente dei luoghi in cui sono situati, liberamente reinterpretata e creativamente arricchita nelle singole proposte progettuali.
Nel caso del Museo ARQUA lo spunto formale da cui Vázquez Consuegra parte è quello della “fessura”, che è una spaccatura del terreno, ma in termini più generali è quella porzione di spazio, più o meno limitata, che s’interpone tra il costruito urbano e il mare. In questo modo, egli pone in dialettico confronto due corpi edilizi dalla diversa conformazione: il primo è un lungo prisma lineare adiacente alla strada che corre davanti alle mura della città e si sviluppa parallelamente al bordo della banchina. Esso ospita al suo interno il Centro di ricerca marina. Il secondo è un volume dinamico, scattante, dalla forma zigzagante, rivolto verso il mare; di tale elemento naturale cerca di riflettere, a livello iconico, il senso di energia e vitalità. Tale corpo, configurato attraverso una sequenza di piani inclinati variamente direzionati, in parte trasparenti, costituisce il lucernario del Museo di Archeologia Subacquea che è alloggiato sotto il livello stradale.
Lo spazio tra i due volumi ha un suo valore urbano; il nome del museo, scritto a caratteri enormi lungo il muro di calcestruzzo colorato della facciata del Centro di ricerca marina, è un elemento che conferisce ad esso vivacità e interesse.
Quasi radente a tale parete si trova una larga rampa che scende, portando il visitatore verso l’interno del museo. La hall è direttamente connessa con lo spazio espositivo, aperto e aereo grazie alla presenza della “lanterna del museo” da cui è possibile percepire, attraverso alcuni tratti delle pareti vetrate, degli oggetti esposti all’interno.
L’edificio espositivo conserva nei suoi spazi materiali archeologici legati al traffico marittimo nel Mediterraneo dal mondo fenicio, punico, ellenistico e romano. Le sue sale presentano serie di anfore utilizzate per il trasporto di prodotti liquidi di diversa natura. Sono in mostra, altresì, materiali di lusso come avorio, vetro, etc. In particolare evidenza sono posti i resti di due navi fenicie del VII secolo a.C. trovate a Mazarrón, insieme a gran parte del loro carico. Tutti i materiali esposti sono accompagnati da precise informazioni scientifiche. Il centro di ricerca è indirizzato a catalogare il materiale archeologico subacqueo. Esistono inoltre un laboratorio di restauro, un archivio di disegni, una biblioteca specializzata e un magazzino.


Museo de la Ilustración Moderna a Valencia
Progetto Guillermo Vázquez Consuegra, Pedro Diaz, Iñigo Casero
Collaboratori P. Caro, S. Costa, L. Reyes, J. Vázquez Consuegra, M. Vázquez Consuegra
Strutture NB-35, S. L.
Impianti Insur - JG
Impresa Dragados y Construcciones S. A.
Direzione lavori G. Vázquez Consuegra
Committente Diputació de Valencia
Localizzazione Valencia, Spagna
Dati dimensionali mq. 8.000 superficie totale
Cronologia 1997 progetto; 1998-2001 realizzazione

 

Il Museo Nazionale di Archeologia Subacquea a Cartagena, Spagna
Progetto P. Díaz, H. Schönegger, P. Caro, F. Burgos, J. Amaya
Collaboratori al progetto M. Chaves, F. Calvo, E. Melero, J. Geisinger
Collaboratori al cantiere M. Chaves, F. Calvo, E. Melero, J. Geisinger
Strutture NB-35, S.L. / J. Jménez Cañas, Ingeniero C.C. y P.
Impianti Insur-JG, S.L.
Modelli Talleres Vázquez, Juan de Dios Hernández, Jesús Rey
Impresa FCC. S.A.
Committente Ministerio e Educación y Cultura
Dati dimensionali mq. 6.012 superficie costruita
Cronologia 1995-1996 progetto preliminare e studio viabilità; 1998 progetto di concorso (primo premio); 1999 esecutivo; 2001-2008 realizzazione

Si ringrazia Guillermo Vázquez Consuegra per aver fornito il materiale grafico per la pubblicazione dei progetti.

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
COSTANZO Michele 2010-12-06 n. 39 Dicembre 2010
 
Hortus

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hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

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