L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

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architetture_cipollaIl Museo del Agua a Lanjarón, Granada

Un'opera di Juan Domingo Santos

Michele Costanzo

santos_10Lanjarón è un centro dell’Andalusia noto per la produzione del miele, l’artigianato e soprattutto per le acque termali già utilizzate al tempo dei Mori a scopo terapeutico. In tutta la regione, del resto, sotto l’influenza della cultura araba, l’acqua non sarà solo impiegata nell’irrigazione dei campi o per il benessere del corpo, ma anche utilizzata con una particolare sensibilità per la sua componente dinamica che rinvia, in senso simbolico, all’idea della vita ed, in senso materiale, ai suoi effetti tattili/visivi, alla sua capacità di rompere la staticità dell’architettura e consentire di vivere, percepire i suoi spazi nella forma più completa attraverso la fisicità del corpo.

 


Tale attrazione per l’acqua, per la sua fluidità e la sua attitudine a riflettere la luce, darà origine ad importanti manifestazioni creative nel campo dell’architettura, una della quali - proprio nella regione dell’Andalusia - è l’Alhambra di Granada con le sue fontane, gli specchi e i percorsi d’acqua che renderanno gli spazi del Palazzo, nel susseguirsi dei secoli e attraverso l’esperienza di coloro che visiteranno tale meraviglia o tramite il loro racconto, un luogo dell’anima.
In tempi più recenti, bisogna aggiungere, per Lanjarón l’acqua minerale imbottigliata e distribuita in tutta la Spagna diventerà un’attività economica e industriale che darà ulteriore notorietà al paese.
In vario modo e per varie ragioni, dunque, l’acqua è un elemento naturale protagonista di questo piccolo centro montano e il Museo del Agua progettato da Juan Domingo Santos (2008-2009) nell’apparente semplicità e immediatezza del linguaggio che lo configura, da un lato riesce ad esprime l’essenza di tale complesso elemento e, dall’altro, a mantenere viva la memoria della cultura del passato attraverso una sua sapiente traduzione nella sensibilità del presente; e questo, mediante la definizione di una figura architettonica dal tocco leggero, in grado di coinvolgere e produrre emozioni.

Il museo, aperto al pubblico nei primi mesi del 2010, si trova in un’area a nord-est di Lanjarón, all’ingresso del Parco Nazionale della Sierra Nevada vicino al fiume che porta lo stesso nome della cittadina andalusa. «L’intenzione di individuare in questo spazio il museo», osserva Santos, «è stata quella di preservare l’ambiente naturale dalla speculazione immobiliare mediante la creazione di un percorso che mette in relazione la nuova attività con le infrastrutture dell’acqua e alcune architetture come i mulini nei pressi del fiume e un antico lavatoio pubblico» (1).
L’organismo, volto ad illustrare le qualità fisiche dell’acqua attraverso una spazialità che si traduce in luogo e simbolo per la comunità, si basa prevalentemente sul recupero di un ex edificio industriale. L’edificio museale riutilizza ed adatta alla nuova funzione due capannoni di pietra chiara di un ex mattatoio più una costruzione aggiuntiva. Gli interventi di trasformazione più evidenti volti a rafforzare la dignità e la semplicità dell’architettura originaria sono, all’esterno, un ampio cortile d’accesso, un padiglione di legno, i nuovi tetti in lamiera ondulata e le pareti imbiancate.
Nel corso della ristrutturazione, inoltre, verrà scoperto che in origine gli edifici erano dei mulini; e questo aggiungerà all’insieme del progetto una sua dimensione archeologica.
Il cortile d’ingresso è composto di lastre di cemento prefabbricate sulle cui superfici sono state realizzate delle aperture quadrate, disposte secondo un preciso disegno geometrico, per consentire la piantumazione di 17 piante d’arancio. Fa parte del disegno della pianta un tappeto ligneo di forma rettangolare costituito da tronchi d’eucalipto sezionati orizzontalmente (2), temporalmente percorso nell’arco della giornata, nei loro interstizi, dall’acqua proveniente da un canale d’irrigazione; per cui, come osserva Santos, non risulta mai uguale a se stesso.
L’ingresso del museo è rimarcato dalla presenza di un padiglione ligneo a base rettangolare. É una presenza rappresentativa dedicata all’acqua, “está concebido como un espacio para los sentidos”. Essa evoca, altresì, una costruzione in legno del XVIII secolo che racchiudeva al suo interno la più antica sorgente, “el primer nacimiento de agua en Lanjarón”. Leggermente distaccato da terra, il volume è alto e stretto ed è composto di doghe di abete finlandese. L’architetto lo definisce “uno spazio per i sensi”. Esso è provvisto di due aperture tese ad invitare il visitatore a lasciarsi prendere dall’effetto cangiante della luce e dell’ombra. Una pellicola superficiale d’acqua distribuita sul parterre - anch’esso composto di sezioni di tronchi d’eucalipto - rafforza l’insieme di suggestioni e ricordi che l’ambiente sollecita. Come nota Santos, “dà una sensazione simile al bagno islamico”.
Il museo è diviso in tre sale. La prima di queste si occupa del percorso dell’acqua dalle alte vette della Sierra Nevada, fino a quando sfocia nel Mar Mediterraneo, passando per fiumi, canali e per le sotterranee falde acquifere di Lanjarón; per questa narrazione sotto forma di proiezione visiva viene impiegato un pannello di vetro ancorato in una piscina che crea anche speciali effetti di riflessione di luce che investono le antiche mura di pietra. La seconda si occupa dei diversi impieghi dell’acqua - da quello agricolo al domestico, fino a quello industriale - illustrati da schermi televisivi sospesi al soffitto che mostrano la stretta relazione della vita del paese con l’acqua. La terza propone la storia locale mediante l’impiego di immagini d’epoca che permettono ai visitatori di rivivere alcuni significativi momenti di un trascorso più o meno remoto.
Le strutture che compongono gli spazi interni dell’ex mattatoio, che hanno subìto minime trasformazioni, presentano nella forma più chiara, dunque, la loro realtà. L’intento dell’intervento è stato quello di cercare di recuperare la struttura muraria originale, lasciando in vista gli strati successivi degli interventi e delle tecniche costruttive dovute alle diverse necessità d’uso.


Note
(1) Juan Domingo Santos, dalla relazione di progetto.
(2) I tronchi sono stati prelevati da alberi caduti nel parco a seguito di una tromba d’aria, successivamente tagliati, riciclati e uniti nelle diverse dimensioni per formare un piano di circa 45 centimetri di spessore che consente il passaggio, tra loro, dell’acqua.

Museo del Agua, Lanjarón (Granada)
Progettista Juan Domingo Santos
Collaboratori Julien Fajardo (progetto e direzione di cantiere), Isabel Díaz Rodríguez, Carmen Moreno Álvarez, Margarita Martínez Barbero
Architetto tecnico Juan Diego Guarderas García
Impianti Patricio Bautista Carrascosa
Committente Ayuntamiento de Lanjarón
Impresa Garasa Esñeco S.A. y Conschago S.L.
Padiglione in legno Serafim Pereira Simoes Lda.
Pavimenti tessili La Alpujarreña
Progetto Luglio 2008
Realizzazione Gennaio 2009
Progetto audiovisivi Transversal Arte y Estrategia S.L.
Contenuti documentari Javier Piñar
Identità visiva Carmen F. Sigler
Fotografie Fernando Alda (n. 10, 11, 12, 13, 14, 15,16, 18, 19), Studio JDS (n. 9)

Si ringrazia l’Arquitecto Juan Domingo Santos per aver concesso il materiale grafico per illustrare l’articolo.
Si ringrazia Fernando Alda e estudio JDS per aver concesso la pubblicazione delle foto.

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
COSTANZO Michele 2010-09-01 n. 37 Ottobre 2010
 
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hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

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