L'editoriale di (h)ortus


fave.jpg
Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
Continua...

PDF

costanzo_emergency.jpgMichele Costanzo

Architetture di pace ospedali di guerra

Le strutture sanitarie di Emergency

Mancosu Editore, Roma 2007 

Alfonso Giancotti 

Immagino un architetto nella fase preliminare della progettazione.
Provo a pensare agli obiettivi che esso spera di raggiungere nel momento in cui il prodotto del suo lavoro culminerà nella realizzazione
L’architetto auspicherà che la sua opera possa instaurare un rapporto significativo con il luogo per il quale è stata concepita, che sia funzionale e al tempo stesso interessante sotto il profilo formale, che i costi di costruzione risultino congrui e non vi siano stati quindi sprechi, che la costruzione sia completata entro limiti di tempo ragionevoli.
Desidererà, infine, che l’uomo che vivrà quello spazio possa riconoscersi in esso e che in forza di questo la sua architettura potrà esercitare un ruolo sociale.
Vado ancora oltre. Immagino che l’architetto ovvero un team di architetti, siano chiamati a progettare più opere, della stessa tipologia in luoghi del mondo profondamente diversi tra loro per condizioni geografiche,  climatiche, sociali, economiche e culturali.
La ragione che accomuna questi luoghi è che sono nelle immediate vicinanze di un conflitto bellico, in luoghi di assoluta emergenza a servizio delle vittime del conflitto.
E’ di queste architetture che racconta il libro di Michele Costanzo e più specificatamente delle strutture sanitarie di Emergency, ospedali di guerra, appunto.
La struttura lineare del testo ne evidenzia i contenuti.
Il libro si apre con una serie di articoli che analizza le ragioni che animano l’associazione Emergency, determinanti per la comprensione delle scelte progettuali e, di seguito, procede nell’approfondimento delle soluzioni tipologiche e tecniche proprie di una struttura sanitaria di questo tipo.
La seconda parte del volume muove nella direzione di analizzare alcuni progetti significativi, accompagnata da una serie di corsivi in appendice, testimonianza di alcune tra le figure interessate in qualche modo dal progetto.
Il contenuto del testo si muove costantemente sull’interessante binario del rapporto tra necessità e forma, tra funzione e immagine.
Dall’analisi di questo complesso rapporto prendono luce le ragioni che conducono alla scelta del sito dove sorgerà l’ospedale, il più vicino possibile al fronte nella misura in cui lo consentono la viabilità e gli accessi. Alla stessa logica rispondono le scelte tipologiche e di impianto, prevalentemente su un unico livello, al fine di garantire la funzionalità e la praticità nella fruizione degli spazi sia nel caso si tratti di una nuova costruzione ovvero della ristrutturazione di un edificio esistente.
Ancora la scelte dei materiali, delle tecniche costruttive che variano in rapporto alle caratteristiche climatiche e geografiche del luogo, alla disponibilità di materie prime destinate alla costruzione, alla capacità delle maestranze locali, nell’obiettivo generale di una struttura sanitaria di elevata qualità.
A tale proposito è un corsivo di Gino Strada a sgombrare il campo dal dubbio che gli ospedali di Emergency siano strutture precarie. Al contrario, un ospedale di guerra è un ospedale di assoluta eccellenza così come di assoluta eccellenza è il personale che vi lavora, che istruisce il personale del luogo al quale la struttura verrà lasciata quando ci sarà la consapevolezza della loro piena autosufficienza. Un luogo dove, per usare le parole del fondatore, ci porteresti senza problemi tua  moglie o i tuoi figli.
Sono opere in cui la figura dell’architetto non è predominante, perché la progettazione e la costruzione degli ospedali è il frutto di uno sforzo sinergico di personalità differenti. Eppure la qualità dello spazio sovrasta, nell’immagine, l’assoluto asetticismo degli ospedali che siamo abituati a frequentare.
Il valore di queste architetture, infatti, si ritrova nel rapporto tra opera e utente, attraverso l’attento disegno degli spazi a misura di individuo, nella qualità del disegno e nell’attenzione agli spazi verdi e, in alcuni casi, in raffinate soluzioni architettoniche.

L’elencazione dei semplici dati numerici delle attività dell’associazione e dei pazienti che vengono curati, da considerarsi quali materiali di questa architettura, segnano il lettore e lo conducono alla riscoperta di un valore etico dell’architettura, di un’architettura che serve veramente a qualcosa, dove il risparmio di somme anche minime durante la costruzione potrà consentire l’acquisto di una importante attrezzatura medica.
Ma quella stessa architettura, frutto di quel compromesso e di quello sforzo è la prima immagine che si propone agli occhi di individui che hanno subito la devastazione del proprio fisico, del proprio territorio e, di conseguenza, la cancellazione della loro memoria. E per quegli occhi, come è scritto nelle pagine del libro, “un muro di cinta grigio sarebbe stato ben più che una metafora: la sensazione fisica, immediata e cupa, di un mondo senza orizzonte”.

ginolibro1.jpg

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
GIANCOTTI Alfonso 2007-10-12 n. 1 Ottobre 2007
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

vg_flickr_11

Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

Joomla Templates by Joomlashack