L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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architetture_cipollaIl Campus della Ewha University a Seoul

Dominique Perrault Architecture

Manuela Pattarini

perrault_schizzo“Bocciolo di pero” – questo il significato del termine sino-coreano ewha. Fu l’imperatore Gwangmu in persona, nel 1887, ad assegnare questo nome all’Istituto universitario femminile, fondato l’anno precedente dalla missionaria metodista americana Mary F. Scranton nel centro della città di Chong-dong (nell’attuale Corea del Nord). Proprio il netto contrasto fra l’aspetto prettamente urbano dell’intorno e il carattere naturale del campus originario, dotato di una inconsueta abbondanza di specie vegetali particolarmente delicate, fece guadagnare alla Scuola tale appellativo.


Ma una speciale attenzione al rapporto con la natura è rimasta il tratto distintivo di questa Università anche dopo il suo trasferimento nell’attuale ubicazione, nel distretto di Sinchon (1). Quando, nel 2004, si presentò la necessità di ampliare le strutture ed i servizi comuni del campus – a causa dell’incremento della popolazione studentesca (tanto coreana quanto internazionale), che era arrivata a superare le 20.000 unità (2) – venne bandito un concorso ad inviti, con precise linee guida di carattere logistico-strutturali in tal senso. La Rettrice dell’epoca, Shin In-ryung, insieme ad una équipe di esperti, stabilirono infatti che, oltre a contenere due livelli di parcheggi e un’area commerciale al piano terreno, ridefinendo la modalità di accesso al campus, la nuova struttura avrebbe dovuto essere opportunamente inserita nel paesaggio. Fra i tre finalisti Zaha Hadid, Foreign Office Architect (FOA) e Dominique Perrault, prevalse il progetto di quest’ultimo proprio per la sensibilità dimostrata nei confronti della natura, pur trattandosi di un intervento ad una scala ragguardevole, che ridefiniva totalmente l’orografia originaria del sito, prevedendo la realizzazione di due edifici ipogei coperti da un bosco e uniti fra loro da passaggi pedonali aerei (poi eliminati in fase di realizzazione) (3).

 

Le immagini del progetto del concorso, © DPA / Adagp

Oggi la Ewha University si presenta come un luogo fuori dal tempo, dove severi edifici in stile neogotico si alternano ad architetture relativamente recenti, fra boschetti di aceri giapponesi, platani e ginko biloba. Arrivando dal movimentato distretto di Sinchon, l’edificio progettato da Perrault, terminato nel 2008, si presenta come un’erta, trattata a parco, che si inerpica verso l’interno del campus. Le uniche strutture palesemente artificiali visibili nel percorrere l’ampio viale d’accesso sono quelle sportive, disegnate dallo stesso architetto francese, che fungono da filtro fra la città caotica del commercio e quella meditativa della cultura. Man mano che si procede nel cammino iniziatico, la natura artificiosa del complesso si rivela con crescente chiarezza, così come il suo essere suddiviso in due strutture quasi simmetriche. Ci si trova infatti a seguire una leggera salita attraverso gli impianti sportivi, in un percorso quasi obbligato, riconoscibile nella sua unitarietà perché pavimentato utilizzando la medesima pietra, per poi essere guidati, tramite una rampa di pendenza opposta, verso una valle artificiale pianeggiante, che torna nuovamente a salire, trasformandosi questa volta in scalinata monumentale di collegamento con gli altri edifici del campus. Questo enorme vuoto, cuore pulsante dell’intervento, è un luogo ibrido, come afferma lo stesso Perrault nella relazione di concorso (4). Nell’intenzione del progettista, questo spazio è infatti un viale, che con le sue variazioni altimetriche controlla i flussi delle persone e aiuta a raggiungere il resto del campus (in tal senso Perrault lo paragona agli Champs Elysèes e al Campidoglio); ma è al contempo una corte d’accesso, su cui si affacciano gli ingressi ai vari dipartimenti, un nodo su una traiettoria che tende verso un’altra destinazione, un foro dove le studentesse possano incontrarsi e scambiare opinioni negli intervalli fra le lezioni, una piazza dove prendersi una pausa e rilassarsi gustando un caffè, un teatro all’aperto o un giardino scolpito dove possano riversarsi gli eventi delle gallerie interne agli edifici. Secondo Perrault proprio la flessibilità e il carattere molteplice di questo spazio consentono all’intero complesso di modificare la propria essenza nei diversi punti del percorso e di integrarsi in maniera ottimale con la natura circostante, diventando ora edificio, ora paesaggio, ora scultura.

© DPA / Adagp

Quel che sorprende chi giunge nella valle artificiale, racchiusa fra pareti di acciaio e vetro che, con andamento ascendente, raggiungono altezze ragguardevoli (l’edificio ha quattro livelli abitabili), è l’estremo equilibrio delle proporzioni d’insieme. Questo intervento di landscape architecture, dalle dimensioni considerevoli (evidenti se si osserva in planimetria o nelle vedute a volo d’uccello), risulta essere un organismo senza alcun dubbio a scala umana. Ogni elemento è ben calibrato e le proporzioni sono chiaramente misurabili tramite l’utilizzo palese di un unico modulo, tanto nel ritmo delle facciate, dove la ripetizione ossessivamente serrata delle strutture verticali viene smorzata dalla variazione dei ricorsi orizzontali, quanto nelle dimensioni delle lastre della pavimentazione. Qui il sistema di deflusso delle acque meteoriche è elegantemente dissimulato nel disegno delle partizioni: ogni dieci ricorsi, una fila di lastre lapidee è montata a secco su supporti a croce, in modo che l’acqua possa incunearsi tra le fughe vuote e raggiungere il canale di scolo sottostante. Ciò si ripete anche nella valle centrale, dove, per contrastare la maggiore evidenza del carattere artificiale dell’intervento, ormai totalmente disvelato, tale sistema crea dei campi geometrici che inquadrano pietre dalle forme organiche, simili a piatti ciottoli sovradimensionati. Le stesse pietre sono utilizzate in tutti i tratti lastricati appartenenti al sistema del verde: al culmine della scala monumentale (dove inizia il giardino) e nei percorsi che si dipartono nel parco che occupa il tetto verde. La sensibilità nei confronti del paesaggio è evidente se ci si muove fra questi sentieri. Camminando sul tetto (attentamente disegnato e quasi totalmente privo delle piantumazioni arboree previste nel progetto vincitore del concorso), sia inoltrandosi verso l’interno del campus sia in direzione opposta, si ha la percezione di passeggiare in un ambiente totalmente naturale e “sempre esistito”: il vuoto centrale e la facciata dell’edificio opposto che vi prospetta sono percepibili molto raramente dal manto di copertura, dal quale si vedono esclusivamente gli edifici preesistenti immersi nel verde. Anche a livello sonoro, la quota del parco è ampiamente sufficiente a rendere appena percepibili il movimento e la vita presenti nella valle sottostante.



Un altro aspetto degno di nota è l’adeguato bilanciamento dell’illuminazione naturale, tanto all’esterno quanto all’interno della struttura. Negli spazi esterni le ombre portate, che per la natura ipogea dell’edificio avrebbero potuto essere molto invasive e creare un luogo poco accogliente, sono mitigate dalla finitura lucida con cui sono state trattate le strutture d’acciaio delle facciate: le ombre vengono “illuminate” dai riflessi degli stessi elementi che le proiettano, che si comportano da enormi specchi. All’interno, la luce naturale riesce a permeare ogni piano dell’edificio grazie al giusto dimensionamento del vuoto esterno, che consente alle due parti in cui è suddiviso il complesso di non adombrarsi mai l’una con l’altra e che permette ai raggi solari di raggiungere senza ostacoli la profondità necessaria, anche con l’aiuto degli stessi riflessi delle strutture in acciaio dei prospetti. Il sistema di distribuzione orizzontale, sotto forma di ballatoi, è arretrato rispetto alle facciate, creando uno spazio a tutta altezza che favorisce ulteriormente l’illuminazione naturale degli ambienti interni. Le aule, che affacciano su tali ballatoi, sono delimitate da pareti interamente vetrate (dotate di tende semi-trasparenti per consentirne l’eventuale oscuramento) e riescono quindi ad essere pervase dalla luce diurna, anche se non ad essere ventilate naturalmente.
Gli interni, così come gli esterni, del progetto sono caratterizzati da una sobrietà equilibrata. I colori neutri della quasi totalità degli elementi (intonaci bianchi, vetrate, infissi in alluminio, ringhiere grigie di metallo) sono animati esclusivamente dal parquet delle pavimentazioni e dai tubi rossi del sistema antincendio che, lasciati a vista, aiutano l’osservatore a misurare gli spazi, con un ritmo calibrato in coerenza con quello delle strutture di facciata. Pur trattandosi di ambienti molto scarni e privi di qualsivoglia decorazione, l’attenzione ai dettagli, la correttezza dei materiali utilizzati e la spazialità avvolgente creata dalla forte inclinazione del solaio di copertura, percepibile da ogni piano, fanno sì che l’aspetto degli interni, nel loro insieme, sia a suo modo imponente, ma non inibente per chi ne fruisce.
Nella parte di edificio sottostante la scala monumentale esterna (sostenuta a sbalzo su un’unica fila di pilastri centrali), si trova una vasta sala espositiva che, se non utilizzata a tale scopo, funge da piazza coperta – su cui affacciano la quasi totalità dei servizi commerciali della struttura – molto utilizzata in tale accezione dalle studentesse durante i rigidi inverni coreani.



Pur se criticato da alcuni (soprattutto in Corea) per il suo carattere troppo impositivo, tanto nel deciso segno planimetrico del percorso-valle quanto nella monotonia ossessiva dei materiali utilizzati, si ritiene che questo progetto di Perrault – che nella sua prima stesura seguiva un linguaggio un po’ più vicino a quello accattivante delle architetture alla moda – trova invece il suo punto di forza, oltre che nella già ricordata attenzione agli aspetti naturali (che si riscontra anche nella gestione energetica a basso consumo del complesso, tramite l’impiego di sistemi passivi), nella capacità di aver trovato la giusta misura proprio nelle proporzioni dello spazio pubblico generato da quel segno impositivo, rendendolo un luogo vitale ed accogliente pur nelle sue dimensioni monumentali.

Ewha Women's University, Seoul
Programma funzionale Servizi comuni per 20.000 studenti: spazi per lo studio, una biblioteca, aule per la didattica, uffici amministrativi, un centro per il commercio e la ristorazione, un cinema, attrezzature sportive e parcheggi (due piani interrati)
Programma di sostenibilità energetica Tetto verde, utilizzo di sistemi passivi
Concorso Febbraio 2004
Inizio costruzione 2004
Completamento Maggio 2008
Superficie costruita 70.000 mq
Volume costruito 350.000 mc
Area a parco 31.000 mq
Committente Ewha Campus Center Project T/F, Ewha Womans Univesity, Seoul
Progettisti Dominique Perrault Architecture, Paris, France
Consulenti Baum Architects, Seoul, Perrault Projets, Paris (progettazione architettonica), VP&Green Ingenerie, Paris (strutture), HL-PP Consult, Munich (impianti), Rache-Willms, Aachen (facciate)
Strutture (consulenza) Jeon and Lee Partners, Seoul
Ingegneria meccanica HIMEC, Seoul
Ingegneria civile CG E&C, Seoul
Paesaggio CnK Associates, Seoul

Si ringrazia lo studio Dominique Perrault per la gentile concessione dei disegni architettonici
Il disegno autografo di Dominique Perrault è © Dominique Perrault / Adagp
Dove non altrimenti specificato, le foto sono di Federico De Matteis e Luca Reale

Note

(1) Zona di Seoul molto giovanile, ricercata e alla moda, caratterizzata dalla sovrabbondanza di negozi, disposti su “vertiginosi” sali-scendi, e dal conseguente affastellamento di migliaia di insegne al neon con scritte in Hangeul.
(2) Portando la Ewha a diventare una delle più grandi università private femminili.
(3) L’opera sarà esposta (come uno dei progetti vincitori del Grand Prix AFEX 2010) nella mostra Ailleurs - Architectures françaises dans le monde - Présentation des 10 projets de la sélection du Grand Prix AFEX 2010, che si terrà alla Cité de l’architecture & du patrimoine di Parigi dal 29 novembre 2010 al 7 gennaio 2011.
(4) Perrault D., in “Architecture and Urbanism”, 2005, 413, pp. 58-59 e 2009, 468, p.26.

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
PATTARINI Manuela 2010-12-18 n. 39 Dicembre 2010
 
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