L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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recensioni_verzaDalla 12a Biennale di Architettura di Venezia

Daniela Fonti

biennale12_08Dopo il “gioioso pessimismo” dell’undicesima Biennale di Architettura di Aaron Betsky, la dodicesima edizione della mostra, curata da Kazuyo Sejima, offre ai visitatori un panorama distillato, forse un po’ raggelato e talvolta tautologico, nonostante l’invito a raccogliere il ventaglio delle relazioni che l’architettura dovrebbe stabilire con la società contemporanea. All’iperstimolazione prodotta nell’edizione 2008 dal gran numero di presenze, di oggetti e di installazioni (anche molto fantasiose e creative) la Biennale appena chiusa contrappone un disegno allestitivo in cui il vuoto prevale sul pieno e la ricerca di senso si affida alla presenza di pochi partecipanti, ad ognuno dei quali è stato offerto uno spazio espositivo chiaramente identificato ed in genere arredato con un contenuto numero di plastici, oggetti, e distillate fotografie con pochissimi video.


Nella presentazione Sejima dichiara di aver affidato ad ognuno dei partecipanti la gestione del proprio spazio, facendo in qualche modo un passo indietro, cosicché ogni studio d’architettura è curatore di se stesso e l’immagine di ognuno, affidata come si diceva a pochi elementi, non si contamina con quella degli altri in quella gioiosa confusione che, a mio avviso, nelle mostre della Biennale, è produttrice di altro senso. Così la visita diventa certamente chiara, e non succede come nelle passate edizioni di dover costantemente ricorrere alla mappa per confrontare cartellini e indicazioni; a ciascuno il proprio spazio in una sequenza che, pur essendo un prodotto collettivo, si rivela però, con pochissime eccezioni, stranamente uniforme. All’Arsenale l’incipit della mostra è costituito dalla installazione di Radic e Correa ispirata alla tragedia del terremoto cileno, una tana scavata in un grande masso di tufo profumata di legno di cedro, un luogo silenzioso e introspettivo la cui emozione rattenuta diventa un po’ la chiave di tutta la visita. Il pubblico avviandosi nella lunga sequenza di sale produce con i suoi passi una timorosa animazione che genera forse la vibrazione quasi impercettibile impressa alla grande molla che sostiene il falso bilico delle due grandi travi (Balancing Act) di García-Abril ed Ensamble Studio, un imperativo monumentale esempio di neocostruttivismo; ma dopo tanto pieno l’attrazione del vuoto ci riprende in pieno con le più immaginifiche e suggestive installazioni, la grande nuvola di vapore (Cloudscapes) che si può guardare dall’alto salendo su passerelle aeree (ma la prospettiva muta se ci si trova immersi in un nulla indefinito?), l’ambiente tutto nero di Olafur Eliasson con il buio solcato dai luminosi lampi stroboscopici seguiti da scrosci d’acqua, la sala allestita poco più avanti da Hans Ulrich Obrist che schiera, come in una nota installazione di Paolini con leggii muti, decine di postazioni video sulle quali scorrono, inesorabilmente afasici, i protagonisti dell’arte e dell’architettura contemporanee intervistati dal celebre curatore. Nella sala affollatissima di schermi sui quali decine di volti affidano alla mimica facciale idee pensieri e programmi (che nessuno potrà avere la pazienza di ascoltare indossando le cuffie), regna un silenzio irreale, che a poco a poco viene invaso dalla bellissima musica (di una composizione corale rinascimentale) che proviene da una sala poco più avanti (installazione di Janet Cardiff). Lì una forma topica dell’architettura storica, l’ovale, è ricreata dal cerchio degli amplificatori che riproducono ognuno una sola voce dei quaranta coristi registrati, ognuno singolarmente; sedendosi al centro, e solo lì, (cioè simbolicamente ponendosi al centro di un universo di relazioni) si può godere della pienezza dei suoni prodotta dall’insieme delle voci. People meet in music, se non in architecture. Che sia la musica il regno nel quale tutte le contraddizioni di oggi sono destinate a comporsi magicamente spengendo gli affanni terreni, e quelli destinati alla musica i luoghi nei quali si conciliano le aspirazioni iperboree di Apollo e le inquietudini del mondo di Persefone ? Ce lo fa pensare la bella sala nella quale Toyo Ito & Associates presenta i grandi plastici della Taichung Metropolitan Opera House, una sorta di monumentale “sasso caveoso” nel ventre del quale si annidano, in un continuum suggestivo di spazi organici generati gli uni dagli altri, auditorium, foyer, sale di lettura; più “cityscape” che architettura, l’edificio esibisce all’esterno la sua totale mancanza di relazione fra le “facciate” e l’articolazione interna che invece fa riferimento ai flussi umani nello spazio urbano. Leggerezza, minimalismo, assenza di peso continuano a contraddistinguere anche le sale della Mostra di Sejima e i padiglioni nazionali ai Giardini, ancora una volta accomunati da una imprevedibile sintonia. Così la facciata in scala 1:1 della casa di New York di Do ho Suh + Suh Architects diventa fragile memoria e, smaterializzata, si libra, come una sinopia trasferita in tessuto azzurro verso il soffitto; le fa da contrappunto il padiglione olandese, uno dei più godibili, con il suo aereo panorama (di Rietveld Lanscape) di case e mulini a vento in polistirolo azzurro, sospeso sulla testa dei visitatori e visibile solo dal ballatoio (domanda: quando la nube di vapore si dirada, l’architettura appare per quello che è, un miraggio sospeso nel vuoto?). Architettura allora non come luogo dell’incontro possibile ma come regno del miraggio irrangiungibile: è questa la tesi sottesa alla Biennale di Sejima? Architettura in crisi che, per esistere si affida a principi costruttivi di antica sapienza cinese (Amateur Architecture Studio) e nelle ripresa delle strutture in legno ecosostenibili cerca un possibile accordo con la natura costantemente violata (Repubblica Ceca e Slovacca), quella natura afasica che troviamo congelata nelle fotografie di Luisa Lambri; architettura che si addomestica rendendola portatile (come nella boîte en valise di Duchamp) nei progetti imballati di Selgascano o nei paesaggi deboli di Andrea Branzi custoditi in teca. Ma la materia di cui l’architettura è fatta, il residuo inerte e resistente alla forza del pensiero che si traduce nel disegno (suggestivo il padiglione ungherese interamente occupato da una nuvola – ancora ?- di fili bianchi con appese migliaia di matite), che fine fa? La risposta, la più convincente e tautologicamente, ironica ci viene dal Padiglione del Belgio che dispone con cura estrema pezzi di ringhiere, balaustre, moquette macchiate , sedili pubblici graffiati dall’uso (Usures), scontrosi e irrecuperabili ready-made dai quali è assente la poesia urbana del grande Schwitters.

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
FONTI Daniela 2010-09-02 n. 36 Settembre 2010
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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