L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Skulptur projekte a Münster

Maria De Propris

Ogni dieci anni, a partire dal 1977, la manifestazione "skulptur projekte münster" si propone di indagare, come si legge nel catalogo, "ciò che la scultura contemporanea può essere oggi, come si articola a livello mediale, sociale e artistico, e la sua influenza sulla nostra comprensione dello spazio pubblico".
La mostra, è curata quest'anno da Kasper König (il suo ideatore storico, direttore del Museum Ludwig di Colonia), con Brigitte Franzen (direttore del Westfaelisches Landesmuseum di Münster), e Carina Plath (curatore associato del Westfaelischer Kunstverein di Münster). Nell'arco del trentennio che va dall'origine della manifestazione ad oggi, ci sono stati grandi cambiamenti nel modo in cui gli artisti si relazionano con lo spazio e nel modo in cui il pubblico si rapporta con l'opera artistica.
La public art sembra essere divenuta una formula, un tipo di definizione che nel tempo, in un tessuto urbano, in un territorio sempre più frammentato e soggetto ad una urbanizzazione incontrollata, privo di identità, ha incamerato un insieme di problematiche su cui gli artisti sono chiamati a riflettere: il rapporto con valori locali, il senso della vita quotidiana, le dinamiche della globalizzazione, le relazione tra semplice arredo urbano (in un'epoca di turismo di massa in cui tutto, arte compresa, serve a scopi di marketing, d'immagine promozionale) ed opera a carattere estetico, le possibili forme e le implicazioni relazionali di un'espressione artistica impegnata politicamente e socialmente, e aperta alla partecipazione.
Münster 2007, in definitiva, rispetto alla propria tradizione può essere considerata più che espressione di continuità, un momento di rottura. Infatti, ponendosi il problema di quanto siano ancora attuali la manifestazione e il suo format, essa sperimenta un modo per riposizionare l'oggetto della ricerca: il centro dell'interesse è, così, slittato dal tema indagato, in vario modo, nelle precedenti tre edizioni (quello della site-specificity), alla situation-specificity e artist-specificity.
La conseguenza di tale impostazione (che tenta di superare la sempre più esasperata soggettività dell'opera, il sempre maggiore distacco tra artista e pubblico) è la proposta, da parte degli operatori visivi, di allontanare il loro fare artistico da una tradizionale monumentalità per penetrare sottilmente nelle nicchie, nelle fessure generate dallo sviluppo urbano, dove poter dispiegare con progetti particolarmente discreti la loro carica esplosiva.
I trentacinque artisti internazionali invitati hanno invaso con installazioni, happenings, video tutto il territorio, dal centro alle zone più periferiche e degradate, ai parchi, fino a raggiungere cittadelle della cultura come l'università.
Il tempo, come acutamente osserva Anna Detheridge, è stato quest'anno il vero grande protagonista.
Mentre al Landesmuseum la presentazione delle opere delle tre edizioni precedenti (trentasette di esse sono ancora visibili nel tessuto urbano) fa ripercorrere al visitatore trent'anni di storia della scultura contemporanea, l'artista francese Dominique Gonzales Foerester, con Roman de Munster, colloca in un grande spiazzo erboso, in prossimità dell'Aasee, una scelta delle stesse opere in scala 1:25. Si tratta di una sorta di parco giochi dove la gente si aggira incuriosita cercando di riconoscere le installazioni (cercando di ricordare, magari, i nomi dei loro autori), mentre i bambini le usano come puri oggetti di divertimento.
Il tempo dell'attesa è il protagonista dell'opera dell'orto-giardino Speak to the Earth and i will tell you di Jeremi Deller, dove fra dieci anni, nella prossima edizione, fioriranno i semi che sono stati piantati in questa. Il tempo, ancora, misura l'istallazione sonora di Susan Philipsz, che consiste nella diffusione sonora, tramite altoparlanti sapientemente disposti, della barcarola di Jaques  Offenbach, che ogni sette minuti si ripete, rimbalzando sotto il ponte Torminbrüke, da una sponda all'altra dell'Aa.
Anche il tempo delle trasformazioni della città è misurato dall'opera di Michael Asher, che porta a Münster (e questo fin dalla prima edizione del 1977) una roulotte che, ogni lunedì -a mostra chiusa- parcheggia in un luogo diverso; e, poi, il camion-cisterna di Tue Greenfort, Diffuse entries, che irrora il lago artificiale Aa con un potente getto di cloruro di ferro (dovrebbe servire a purificare l'acqua dai fosfati generati dagli allevamenti di maiali e mucche sparsi in tutto il territorio) e di notte, quando è illuminato, assume il colore dell'argento brunito, essa si colloca in uno stridente e stimolante contrasto con la vicina installazione di Claes Oldemburg, a Giant Pool Balls (1977), che dispone delle enormi sfere bianche sul manto verde; Guillaume Bijl, con Archeological Site, ripropone il reperimento archeologico del campanile di una chiesa di Müster (con tanto di galletto che segna vento) nelle profondità della terra, in una collina artificiale vicino al fiume. Ma la più "monumentale" delle sculture è, sicuramente, la candida piramide capovolta di Bruce Nauman, Square Depression, posta nel campus dell’ università della città, non a caso progettata in contemporanea con l'edizione del 1977, e realizzata solo quest'anno.


www.skulptur-projecte.de

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
DE PROPRIS Maria 2007-10-11 n. 1 Ottobre 2007
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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