L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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architetture_cipollaEric Owen Moss. Samitaur Tower a Culver City

Michele Costanzo

moss_samitaur_06La Samitaur Tower progettata da Eric Owen Moss a Culver City (2006-2010) è definita dal programma, in maniera molto semplice e diretta, come una “Information Tower”. In realtà è un originale volume architettonico che raccoglie in sé diverse funzioni: uno spazio espositivo, un ambiente di lavoro per grafici e pubblicitari, un luogo per incontri al fine di promuovere commercialmente prodotti di vario genere. Si tratta, dunque, di un organismo al servizio del marketing con importanti risvolti nel campo della cultura visiva. Sulle sue pareti esterne, infatti, sono alloggiati cinque schermi ricurvi, di forma tronco-conica e di materiale traslucido, che trasmettono immagini, elaborazioni grafiche e sintetici testi riguardanti eventi in atto nel mondo esterno o materiali e proposte particolarmente significative prodotte all’interno.

 


La costruzione, realizzata in acciaio, a piano terra presenta un piccolo anfiteatro - ricavato sotto il livello stradale e costruito in cemento armato - destinato ad incontri all’aperto. Superiormente l’ossatura architettonica è composta da cinque piani circolari, sovrapposti uno sull’altro alla distanza di 3, 40 metri, e disposti in maniera asimmetrica. Un ascensore chiuso all’interno di un cilindro trasparente ed una scala che rompe l’unità della figura, assolvono il compito dei collegamenti verticali.
La torre è situata all’incrocio tra l’Hayden Avenue e il National Boulevard, immediatamente di fronte alla stazione della nuova linea metropolitana leggera Expo che dal giugno del 2011 porterà al centro di Los Angeles. Tale crocevia corrisponde al principale punto d’ingresso all’area di Culver City West, fino ad ora recuperata / ricostruita / rinnovata attraverso gli interventi di Moss.
La struttura è un oggetto iconico che domina con una caratteristica sagoma, un’immagine cangiante, alabastrina/luminescente ed un’altezza di 22 metri, il paesaggio urbano circostante, composto di costruzioni che non superano i 17 metri. Essa è, altresì, un’estrosa, attrattiva intelaiatura architettonica che consente ai visitatori di osservare la città da un punto di vista non consueto.
La posizione centrale del sito rende l’eccentrico impianto comunicativo visibile ad una vasta platea di spettatori (anche aldilà dell’interesse, della curiosità, dello stupore che la singolare configurazione spaziale suscita) ovvero a tutti coloro che quotidianamente o solo occasionalmente visivamente la incontrano dal treno, dall’autovettura o camminando a piedi.

I committenti dell’interessante attrezzatura pubblicitaria sono Frederick e Laurie Samitaur Smith, i noti developers che con Moss, a partire dalla seconda metà degli anni Ottanta, inizieranno a dar vita ad un processo di recupero del degradato insediamento di Culver City - all’origine nato come sede dell’industria manifatturiera della difesa e come deposito di materiali (scenografie, oggetti per l’allestimento artistico, costumi e quant’altro) attinenti al cinema e allo spettacolo - per trasformarlo poi in un centro residenziale e in sede di uffici direzionali di società produttrici di serie televisive e cinematografiche.
L’esperienza di Culver City per Moss, in buona parte, è caratterizzata da interventi di trasformazione e di recupero di capannoni industriali in disuso. Tale operazione ha come interessante punto di partenza la messa in atto di un dialogo tra il vecchio e il nuovo.
Da tale rapporto prenderà l’avvio un’importante ricerca e sperimentazione architettonica che, nelle sue infinite, fantasiose varianti metterà in luce un aspetto caratteristico della multietnica società losangelena (heteropolis come la definisce Charles Jencks) che corrisponde sostanzialmente ad un modo di sentire, di percepire la realtà e, naturalmente, in una caratteristica maniera di creare, di esprimersi. E questa specifica modalità di essere si è andata progressivamente delineando negli gli ultimi decenni.
Le vecchie strutture, che rappresentano sostanzialmente la memoria del passato produttivo, saranno, dunque, il punto di partenza nella ricerca di definizione di nuove forme e nella sperimentazione ed elaborazione di spazi straordinariamente complessi, ricchi di una notevole varietà di soluzioni tecnologiche e di codici formali in continua trasformazione. Tale tensione creativa approderà a dei risultati assolutamente inediti, spesso coinvolgenti.
Attraverso il suo impegno ideativo, Moss contribuirà a far penetrare nella cultura architettonica americana un atteggiamento del tutto nuovo nei confronti della preesistenza edilizia. Le strutture preesistenti verranno interpolate, sommate a nuove forme con l’esplicita intenzionalità di raggiungere effetti plastico-formali inconsueti, com’è il caso di The Box (1990-1994), di The Beehive (1994-2001) o di creare un’esplosione di tensioni strutturali come in The Umbrella (1995-1999). La significatività di questi interventi è quella di manifestarsi come eventi architettonici per nuove funzioni contemporanee.
La Samitaur Tower rappresenta un esempio emblematico dello sviluppo delle esperienze degli anni più recenti, ma è altresì rappresentativa di una fondamentale caratteristica comune a quasi tutti i progetti realizzati dai più importanti architetti californiani, che è quella di avere in sé la capacità di adattarsi alle diverse condizioni con cui si trova ad essere in relazione. In questo senso essa è espressione della mutevolezza; che è uno stato strutturalmente collegato all’essenza del paesaggio contemporaneo e che si contraddistingue per il suo continuo processo di modificazione.
Tale radicata forma di instabilità deve essere intesa in senso fisico, socio-economico, culturale. E di questa diversa sensibilità rispetto al passato, si deve tenere conto nell’analizzare questo genere di progetti in cui viene applicata, per così dire, la tecnica del  “fare e disfare” o quell’approccio ideativo-costruttivo che Moss definisce “la tela di Penelope”.
Ma aldilà di tale avvicinamento al progetto di tipo pragmatico/poetico, il lavoro dell’architetto californiano si segnala anche per l’incrocio che riesce ad istituire tra scienza ed arte, ossia tra il territorio dell’oggettività e della sperimentazione tecnica e quello dell’intuizione individuale e dell’imprevisto. Volutamente oscillando tra un versante fondamentalmente pratico-concreto ed uno immaginifico-visionario.
Alla dinamica di tale fondamentale passaggio contribuisce il radicamento di Moss, come si è accennato, ad un contesto urbano assai peculiare, dove lavora. Un paesaggio di frontiera, dove la forma urbana è generata per procedimenti additivi e in condizioni di necessità. Un territorio nel quale l’architettura si afferma come una sorta di episodio segnaletico temporaneo, esuberante, vitale, necessario o, anche, come uno scenario dove la diversità e la sorpresa giocano un loro ruolo cruciale pur nella trama labirintica di una realtà urbana ridotta,  nella sua essenza, a marketing che ignora o respinge la città tradizionale.

Samitaur Tower, Culver City, California
Committente Frederick e Laurie Samitaur Smith
Costruttore Eric Owen Moss Architects
Progettista Samitaur Constructs
Strutture Arup, Los Angeles
Cronologia progetto 2006-2010
Altezza torre 22 metri
Funzione Torre informativa
Si ringrazia Eric Owen Moss Architects per aver concesso le immagini del progetto.
Si ringrazia Tom Bonner per aver consentito la pubblicazione delle foto.

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
COSTANZO Michele 2010-10-27 n. 37 Ottobre 2010
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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