L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Richard Meier. Arp Museum a Rolandseck

Michele Costanzo

meier_arp_02L’Arp Museum a Rolandseck, Germania, progettato da Richard Meier (2002-2007) - che raccoglie una ricca collezione di opere di Hans Harp, Sophie Tauber-Arp ed altri artisti sodali del maestro dadaista (1) - sorge nel punto mediano del fianco scosceso di un colle boscoso che si affaccia sul fiume Reno. Approfittando della posizione emergente offerta dal sito, Meier mette in atto - come è già avvenuto in altre precedenti situazioni progettuali - una equilibrata integrazione tra edificio e contesto dando forma ad una costruzione elegante, all’apparenza fragile, leggera, permeabile alla luce e alla vista. L’edificio, in questo modo, per un verso, si pone come un punto distintivo del paesaggio e, per l’altro, si rivela uno strumento privilegiato d’osservazione dell’ambiente naturale circostante.


Alla base del pendio si trova l’edificio dell’ex stazione ferroviaria di Rolandseck (costruita nel 1858) e trasformata negli anni Sessanta (dello scorso secolo) in spazio espositivo.
Tale struttura è collegata all’Arp Museum tramite un singolare percorso a “L” costruito in galleria. Per cui, dopo essere transitati, sotto i binari della vecchia Bonn-Mainz, i visitatori salgono in ascensore fino a giungere all’interno dello spazio espositivo meieriano, in particolare al secondo dei tre livelli di cui si compone. In questo modo, stabilendo una precisa distinzione tra i due piani superiori, destinati all’esposizione permanente e temporanea e quello inferiore occupato dagli uffici amministrativi e da spazi di studio-incontro-relax.
L’insieme delle due costruzioni rappresenta un’insolita combinazione tra una significativa testimonianza dell’architettura renana del XIX secolo ed una brillante rielaborazione/contaminazione del linguaggio razionalista appartenente, in senso concettuale, alla fine dello scorso secolo (anche se di recente realizzazione).

La hall della Künstler-Bahnhof funziona, dunque, come ingresso dell’Arp Museum. L’ex stazione è costituita da tre piani; l’atrio è al secondo livello, raggiungibile attraverso due scale esterne. Oltre all’ampio vestibolo, si trovano: una biglietteria, un guardaroba, un museum-shop, un ristorante, un magazzino-deposito. Lungo il percorso orizzontale che conduce all’ascensore si trova un padiglione utilizzato come spazio espositivo.
Il percorso della coppia d’ascensori che porta all’edificio di Meier, nell’ultimo tratto non interrato si sviluppa all’interno di una struttura cilindrica in cemento armato, nascosta a sua volta dentro ad un volume tronco-conico rivestito di un materiale traslucido bianco e posto dinanzi al prospetto principale - del medesimo colore - in modo da accentuare la sua profondità prospettica, rendendo più ricca e articolata la sua percezione. La superficie esterna del museo è rivestita con pannelli di metallo smaltato, scandita da aperture vetrate e persiane e da una serie di balconi a sbalzo che offrono una splendida vista. Sul lato sud della costruzione, si trova l’uscita verso il giardino di sculture.
All’interno i livelli espositivi sono attraversati da un corpo scala attorno al quale si apre un vuoto per consentire una comunicazione visiva totale e creare una continuità spaziale rivolta all’intero organismo.
La galleria all’ultimo piano prende luce da un ampio lucernario a shed, provvisto di una struttura in vetro e acciaio dotata di alette mobili per regolare l’intensità della luce diurna. I due piani inferiori prendono luce dalle aperture laterali. I pavimenti interni, infine, sono in cemento levigato e in legno.
“L’architettura è diversa da molte delle altre arti, in quanto richiede maggior tempo nella sua realizzazione. Non c’è, dunque, una gratificazione immediata. E quello che fai deve necessariamente avere una qualità duratura” afferma Meier in un’intervista di Farah Nayeri (19/10/2007) in occasione di una sua mostra di modelli, collage, pastelli a olio e disegni presso la Louise T. Blouin Foundation. Per realizzare l’Arp Museum Meier impiegherà, infatti, circa vent’anni, nel corso dei quali dovrà elaborare due diversi progetti.
La frase qui riportata è, dunque, un pretesto per affiancare al progetto dell’Arp Museum la presentazione della antecedente proposta (risalente al 1990) per lo stesso committente, ma per un sito leggermente diverso. Era, infatti, prevista la demolizione della stazione e la costruzione al suo posto del nuovo museo. L’organismo, in questo caso, si sviluppa lungo la stretta spianata derivante dal precedente posizionamento della stazione. L’accesso all’edificio espositivo avviene attraverso una rampa dall’andamento diagonale per ridurre la sua inclinazione.
L’edificio museale è formato da due corpi di fabbrica: uno circolare con, al suo interno, un volume cubico che contiene gli spazi destinati all’esposizione permanente, alla sala per concerti di musica cameristica, alla biblioteca, agli uffici amministrativi, al magazzino-deposito; e un secondo volume cubico che ai primi due livelli accoglie gli ambienti per le mostre temporanee e ai piani superiori dei piccoli appartamenti per brevi soggiorni di artisti. Una lunga galleria (formata da una doppia parete), illuminata dall’alto, unisce i due corpi, a cui si accede dalla torre cilindrica contenente un ascensore e dalle scale diversamente dislocate dentro e fuori tale struttura.
Il museo trova anche una sua circoscritta espansione all’esterno nella serra che accoglie al suo interno una collezione di calchi in gesso.
La prima soluzione progettuale. Plastico e assonometria

Note
(1) La collezione comprende un’ampia varietà di oggetti d’arte tra cui sculture, disegni, dipinti e opere tessili.

Arp Museum a Rolandseck, Germania
Superficie totale 3.400 mq
Inaugurazione 2007
Committente Ministery of Finance, Rheinland Pfalz; Arp Museum, Bahnhof Rolandseck
Progettista Richard Meier & Partners Architects LLP
Design Partner Bernhard Karpf
Project Architect Stefan Scheiber
Progettisti Bernhard Stocker, Michael Thanner
Collaboratori Clay Collier, James Luhur, Aaron Vaden-Youmans
Architetto associato Ehrensberger&Oertz Architekten
Gestione del cantiere Thomas Böhling, Marco Theil, Thilo Bergmann
Strutture Buro Happold (Schema strutturale), Draheim Ingenieure
Geotecnica Dietrich Beratende Ingenieure, Witt, Jehle & Kriechbaum
Impianti meccanici Zibell – Willner & Partner, Freiländer & Partner
Impianti elettrici Müller & Bleher
Consulenti per la facciata Albrecht Memmert & Partner
Illuminotecnica Müller & Bleher
Acustica Trümper – Overath – Heimann – Römer Ingenieurgesellschaft für Bauphysik

Si ringrazia Richard Meier Architects per aver concesso le immagini del progetto
Si ringrazia, inoltre, L’Arp Museum per aver concesso le foto di Laura Padget (foto n.1) e Horst Bernhard (foto n.2)

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
COSTANZO Michele 2010-10-06 n. 37 Ottobre 2010
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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