L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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architetture_cipollaIl Museo Muma a Rio de Janeiro

Jose Herrasti e Maria Fernanda Opperman Bento

Michele Costanzo

muma_rio_de_janeiro_iconJose Herrasti e Maria Fernanda Oppermann Bento sono gli autori del progetto del MUMA (2010) che riguarda l’ampliamento del Museo Botanico di Rio de Janeiro, Brasile.
Herrasti da nove anni fa parte dello staff di progettisti dello studio di Eric Owen Moss Architects, dove anche Opperman Bento collabora. I due architetti sudamericani per determinati temi o specifiche circostanze, in forma autonoma elaborano progetti insieme. Il concorso bandito dal Museu do Meio Ambiente di Rio de Janeiro è stata l’occasione per intraprendere un’esperienza progettuale in cui vanno ad incrociarsi, a compenetrarsi un novero di questioni progettuali/compositive che, dallo specifico tema affrontato, si estendono a più generali aspetti che interessano la disciplina architettonica in senso complessivo.


La proposta si presenta come una “architettura interrotta” (per usare una categoria progettuale in voga negli anni Sessanta in Italia) che segnala il riconoscimento di una significatività dell’opera non più esclusivamente rivolta alla fase ultima del suo percorso progettuale, ma ad una tappa intermedia in grado, pur nella sua condizione d’incompiutezza, di trasmettere un suo contenuto teorico o, comunque, di rappresentare un importante contributo di idee. Tale stato di ‘sospensione’ induce, altresì, a riflettere sul progetto inteso come elaborazione culturale, piuttosto che come “presenza” fisica appartenente ad una determinata realtà e come oggetto comunicativo.
Una prima questione riguarda la stretta relazione formale, istituita da Herrasti e Opperman Bento, tra spazi espositivi e soggetti (appartenenti al mondo naturale) messi in mostra, incorporando nel proprio patrimonio formale elementi linguistici assunti dallo stesso contesto in cui l’opera dovrà situarsi. La caratteristica di tale meccanismo ideativo/realizzativo è quella di partire da una specifica concreta realtà, per poi trasformarla attraverso un processo metamorfico che non punta a cancellarla, ma piuttosto a conservare il suo intimo fondamento.
Il processo compositivo del progetto del museo

Una seconda questione concerne la sua impostazione fortemente concettualizzata, ma portata avanti in termini formali attraverso un’elaborazione in chiave tecnologica; con questo, cercando di far convivere, come in un ossimoro, due concetti opposti: da un lato, la concretezza del fare, del costruire e, dall’altro, la libertà e la capacità di coinvolgimento di un’immagine in sé rappresentativa di un programma teorico o di un indirizzo di ricerca.
Questi due aspetti si manifesteranno in maniera strettamente congiunta a partire dall’iniziale suggestione percepita da Herrasti e Opperman Bento nel momento della loro prima visita al sito. «L’idea del progetto per l’Expansão do Museu do Meio Ambiente nasce da una visita al Botanical Garden di Rio de Janeiro. Durante la nostra visita siamo stati impressionati dalla vegetazione locale, ma soprattutto dal walking tree, un albero le cui radici si trovano sopra il livello del terreno, per cui sembra che possa camminare. Le radici che sostengono la pianta sono situate attorno ad uno spazio vuoto interno formando, in questo modo, una struttura a ‘gabbia’. Abbiamo pensato che avremmo potuto tradurre questo sistema, in maniera quasi letterale, in un edificio» (1).
Con tale progetto, gli autori hanno voluto proporre per il giardino botanico brasiliano una forma di design innovativo e sostenibile integrando diverse strategie di progettazione che sono: l’impiego di materiali eco-compatibili, la realizzazione di tetti verdi, il riutilizzo delle acque piovane, il controllo dell’illuminazione diurna, l’uso di dispositivi per l’ombreggiamento, un sistema d’illuminazione elettrica verde e ibrido e uno di raffreddamento passivo e meccanico.
L’ingresso del nuovo organismo museale - congiunto all’edificio storico esistente tramite dei passaggi interni ai diversi piani - è situato nell’angolo nord-ovest. Esso è posto in evidenza da un tubo tagliato - tubo strutturale che riprende l’immagine del walking tree e delle sue radici - nel cui interno si trova un piccolo giardino recintato dove cresce un albero.


Il nuovo museo si sviluppa su tre livelli (più un sotterraneo) posti a diverse altezze e sostenuti dai tubi strutturali situati perimetralmente rispetto ai solai. E questo, per ottenere all’interno uno spazio espositivo flessibile. Al contrario, l’interno del tubi strutturali si presta, essenzialmente, ad essere utilizzato per le esposizioni che richiedono uno spazio chiuso ad illuminazione controllata - come le sale multimediali - e come spazio di servizio.
All’ultimo livello c’è la caffetteria e una terrazza da cui è possibile ammirare (dall’altezza di 12 metri) l’Arboreto e, più lontano, il Corcovado.
I due piani fuori terra dell’edificio preesistente sono utilizzati come spazio espositivo temporaneo, mentre il livello sotterraneo è destinato a magazzino.
I tubi strutturali sono in cemento armato a finitura liscia. Nello spazio tra un tubo e l’altro è interposta una struttura a vetri.
L’edificio museale ha l’appendice di un piccolo auditorium, situato poco lontano. L’altezza dell’edificio è di 7,5 metri. Anch’esso è basato su un sistema strutturale composto di due tubi, diversamente dal museo, posti orizzontalmente. L’ingresso, rivolto a nord, si affaccia su un piazzale. Attraverso una rampa interna che si trova all’ingresso il pubblico può raggiungere la terrazza provvista di una caffetteria. L’auditorium ha una disponibilità di 80 posti; nella necessità di uno spazio maggiore è previsto, all’esterno, l’uso di un settore del giardino appositamente attrezzato. Accanto all’auditorium ci sono gli uffici dell’amministrazione che occupano un tubo strutturale sul lato ovest.
A sud della costruzione preesistente si trova un parcheggio (31 posti auto). Un ultimo intervento previsto è il restauro del Giardino storico, di fronte alla Residencia Pacheco Leão. Per il resto dell’area i progettisti prevedono una sua riconfigurazione. Gli alberi esistenti saranno conservati e diventeranno punti nodali del nuovo sistema di circolazione che riprende quello dell’Arboreto.

Note
(1) Jose Herrasti e Maria Fernanda Oppermann Bento, dalla relazione di progetto.

Il Museo MUMA a Rio de Janeiro
Progettisti Jose Herrasti, Maria Fernanda Oppermann Bento
Progettista associato
Rafaela Falção Pricken
Consulente per la progettazione ambientale
Jason Lorcher
Consulente per la progettazione urbana
Chelina Odbert

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
COSTANZO Michele 2010-09-30 n. 36 Settembre 2010
 
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