L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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architetture_cipollaDavid Chipperfield. Literaturmuseum der Moderne in Marbach am Neckar

Michele Costanzo

chipperfield_marbach_01Il Museo della Letteratura Moderna a Marbach am Neckar, progettato da David Chipperfield (2002-2006) è situato sulla cima di un altopiano roccioso che domina una verde vallata.
Essendo il piccolo centro vicino a Stoccarda il luogo di nascita del poeta e drammaturgo Friedrich Schiller, per celebrarne la memoria nel 1903 verrà costruito il Museo Nazionale Schiller, accanto al quale, nel 1973, sarà realizzato l’Archivio della Letteratura Tedesca.
Dopo la riunificazione delle due Germanie, infine, si renderà necessaria la costruzione di un ulteriore edificio per ospitare ed esporre al pubblico pubblicazioni e manoscritti degli autori tedeschi del XX secolo: da Thomas Mann a Friedrich Nietzsche, da Hannah Arendt a Bertolt Brecht, da Franz Kafka a Ernst Jünger. Tra le iniziative per la commemorazione del duecentesimo anniversario della morte di Schiller (1759-1805) sarà bandito un concorso internazionale per la realizzazione di un terzo edificio: il Museo della Letteratura Moderna. Competizione che sarà vinta da David Chipperfield Architects.



L’esigenza di costruire archivi e musei letterari in Germania come in Francia o come altrove, ha un’importante motivazione legata alla tutela delle testimonianze della cultura scritta favorendo, nel contempo, la possibilità di un più diretto contatto con esse da parte del pubblico. Ora, a tale duplice obiettivo si è aggiunto un nuovo stimolo rivolto alla conservazione dei testi cartacei: la presa di coscienza della deperibilità dell’hardware - conseguente all’iper-riproduzione degli scritti con il sistema digitale - e del fatto che in questo vortice moltiplicativo il documento perde l’aura che proviene dalla sua unicità.
Nel Museo della Letteratura Moderna la pagina scritta ritrova, dunque, il suo valore ed anche una sua segreta magia.
L’idea progettuale parte dallo sfruttamento del ripido pendio che contraddistingue il sito e dalla volontà di stabilire una connessione, in senso materiale, tra il livello più basso del parco e il piazzale antistante il Museo Schiller; e questo attraverso una sequenza di terrazze variamente orientate che offrono diversi punti di vista verso la vallata.
Tali terrazze nel loro esorbitante insieme contribuiscono alla definizione di due fondamentali caratteri dell’architettura di quest’opera, tra loro nettamente distinti ed espressi in termini progettuali in forma netta e incisiva; rappresentati, da un lato, da un ingresso/padiglione isolato, austero, geometricamente composto, tagliato dalle ombre, collocato come un classico tempietto sulla sommità della collina di fronte al Museo Nazionale Schiller e, dall’altro, da una serie di spazi aperti a vari livelli, in sé imponenti e affacciati verso il circostante paesaggio.


La rimarcata presenza delle terrazze, bisogna considerare, trasmette all’edificio un carattere mutevole e dinamico che si giustappone all’apparente impostazione ‘classica’ delle volumetrie, contraddistinte dall’uso di un serrato pattern di esili colonne a base quadrata, realizzate in calcestruzzo precompresso e sabbiato. Questi due rilevanti aspetti dell’opera che tendono a confrontarsi tra loro fino quasi a confliggere, costituiscono la chiave compositiva del progetto, del suo insinuante mistero, del suo fascino, della sua attrattiva.
I due blocchi volumetrici che compongono il museo, posti a differenti quote, sono configurati tramite linee essenziali, la cui fisionomia “minimalista” è affidata alla sequenza di pilastri che, perfettamente allineati li circondano, li avvolgono.
Bisogna considerare, tuttavia, che il rapporto più immediato che il visitatore ha con il museo è dato dal padiglione d’ingresso che manifesta una sua forte allusività nei confronti dell’universo classico, inteso come una sorta di forma arcaica custodita nei recessi della propria memoria, appartenente a quel nucleo di conoscenze pre-storiche di cui fanno parte i miti, definiti da Salustio “storie che non avvennero mai, ma sono sempre”, come ricorda Roberto Calasso in Le nozze di Cadmo e Armonia.
L’ingresso del museo come un ideale Partenone si erge, dunque, sulla propria piccola Acropoli che è il basamento sottostante: in questo ricordando, in termini puramente concettuali, la simile impostazione data da Ludwig Mies van der Rohe al progetto per il padiglione d’ingresso alla Neue Nationalgalerie a Berlino.
Questo richiamo ad un ordine, ad un rigore geometrico che si lascia avvolgere dal senso della storia sarà considerato - come si leggerà sui giornali nazionali, più che sulle riviste specializzate - come una specie di “sfida” (peraltro del tutto involontaria) ad una regola non scritta, relativa agli edifici tedeschi del dopoguerra che è quella di non impiegare mai colonne (escludendo, in questo, il museo berlinese di Mies).
Una polemica che certamente non coglie l’essenza del progetto di Chipperfield, in quanto com’egli afferma in un’intervista, il suo intento progettuale sarà quello di “ridurre l’architettura alla sua forma più semplice, quasi primitiva”, e soprattutto, bisogna aggiungere, di creare un sottile ma decisivo contrasto tra immobilità e dinamismo, tra astrazione e serrato rapporto con la realtà naturale dell’intorno.
Il percorso del museo parte dalla quota più alta, dunque, per poi scendere verso il basso, attraverso gli spazi destinati all’esposizione e all’archivio. Il visitatore, in questo modo, scende un breve tratto di scale per raggiungere il piano destinato alle mostre dove si trovano sale e gallerie di diversa ampiezza e differenti altezze. La maggior parte di questi ambienti - che custodiscono ed espongono manoscritti, trascrizioni, cataloghi - sono rivestiti con pannelli di legno e illuminati con una debole luce artificiale (50 lux) per proteggere le opere in mostra (libri e manoscritti) dalla luce del giorno, a causa della loro fragilità e delicatezza. Al tempo stesso, ognuna di queste sale a luce controllata si affaccia su gallerie illuminate dalla luce naturale, per creare un bilanciamento tra lo sguardo sul mondo interiore composto dai testi e dai manoscritti e lo spettacolo della verde vallata dove scorre il fiume Neckar, visibile dall’altra parte delle vetrate.
Tra i materiali utilizzati, oltre al legno e al vetro, a farla da protagonista è il cemento, in una tonalità di grigio chiaro che contribuisce a creare lo specifico carattere della costruzione estremamente semplice ma deciso. La linearità di quest’architettura che può sembrare ‘asettica’ solo ad un primo sguardo è in realtà una scelta funzionale all’esposizione e al suo armonico inserimento nel contesto. Il progetto di David Chipperfield Architects ha vinto il premio RIBA Stirling 2007 con la seguente motivazione: “Edificio contemporaneamente sobrio e ricco”.



Literaturmuseum der Moderne in Marbach am Neckar

Progetto 2002
Costruzione Novembre 2003 - Gennaio 2006
Superficie 3,800 m2
Committente Deutsche Schillergesellschaft e.V.
Progettisti David Chipperfield Architects
Progettista principale David Chipperfield
Directors Alexander Schwarz, Design director - Harald Müller, Managing director
Project architect Martina Betzold
Project team Laura Fogarasi, Andrea Hartmann, Christian Helfrich, Hannah Jonas, Barbara Koller, Franziska Rusch, Tobias Stiller, Vincent Taupitz, Mirjam von Busch
Progetto di allestimento Element GmbH Architektur Produkt- und Ausstellungsgestaltung, Basel
Strutture Ingenieurgruppe Bauen, Karlsruhe
Impianti Jaeger, Mornhinweg + Partner Ingenieurgesellschaft, Stuttgart Ibb Burrer + Deuring Ingenieurbüro GmbH, Ludwigsburg
Project management Wenzel + Wenzel Freie Architekten, Karlsruhe
Project controlling Drees & Sommer Projektmanagement und Bautechnische Beratung, Stuttgart

Si ringrazia David Chipperfield Architects per aver concesso la pubblicazione dei disegni
© David Chipperfield Architects.
Le prime due foto sono di Christian Richters che ringraziamo.

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
COSTANZO Michele 2010-09-17 n. 36 Settembre 2010
 
Hortus

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peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

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