L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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architetture_cipollaBernard Tschumi. Nuovo centro per le arti di Le Rosey

Michele Costanzo

tschumi_01.jpgIl nuovo Centro per le arti dello spettacolo dell’Institut Le Rosey - un rinomato collegio situato nel Cantone di Vaud, Svizzera - è un interessante e bene configurato organismo, progettato da Bernard Tschumi a seguito di un concorso internazionale ad inviti da lui vinto alla metà del mese di luglio di quest’anno.
L’edificio si distingue per l’ampia copertura a cupola d’acciaio inossidabile che raccoglie al suo interno un insieme di attrezzature e servizi facenti parte di un complesso programma: una sala da concerto per 800 posti, uno spazio teatrale, sale riunioni, sale di lezione unite ad una  biblioteca, aule per l’insegnamento di musica e arti, vari spazi relax con ristorante, caffetteria, sala studenti, uno spazio espositivo ed altri servizi.


L’Institut Le Rosey è situato vicino a Rolle un piccolo centro sulle rive del Lago Lemano. Circondato da vigneti, è rinomato per le sue numerose scuole internazionali. Quella di Rosey è tra le più prestigiose ed antiche istituzioni in Europa. La scuola è stata impiantata nel 1880 da Paul Carnal; l’addizione progettata da Tschumi prende il nome dal suo fondatore per onorarne la memoria.
Presso la scuola si sono laureati diplomatici, imprenditori e membri di famiglie reali: dallo Scià dell’Iran a Ranieri di Monaco, da Karim Aga Khan IV al Re Alberto II del Belgio; come pure, discendenti di ricche famiglie quali quelle dei Rothschild, dei Du Pont, Rockefeller, dei Benetton o figli di celebrità come John Lennon, Elizabeth Taylor, Roger Moore e Diana Ross, e così via. Le Rosey è stata per molti anni elencata nel Guinness dei primati come la scuola secondaria più costosa del mondo.

L’attuale campus è caratterizzato da un’architettura di tipo tradizionale con tetti a mansarda. La disposizione delle costruzioni disegna una corte aperta a forma di cuneo, corrispondente all’area del campus. Con l’inserimento del nuovo edificio a cupola - posto nell’area in cui si trova il viale di castagni all’ingresso di Le Rosey - lo spazio comune esterno sarà in parte occluso.
L’idea iniziale del progetto è stata quella dell’espansione del campus e delle problematiche inerenti l’interazione di un edificio contemporaneo con l’insieme delle preesistenze.
Il tema, considerato e sviluppato è stato, dunque, quello del dialogo fra tradizione e modernità; una riflessione risultata utile anche nel merito dell’aggiornamento delle arti, soprattutto rivolto alla nuova generazione di studenti della scuola. Tutto questo, ha trovato un suo punto conclusivo nella definizione di un oggetto-immagine che ha la capacità di dare unità ed equilibrio ad un insieme, in sé differenziato, di spazi funzionali, di strutture di servizio: lavorative, tecniche, culturali o destinate all’incontro.
La forma compatta della costruzione minimizza la sua superficie esterna di copertura, che agisce come uno scudo termico. Tale disposizione riduce il consumo d’energia e inserisce i grandi spazi all’interno della cupola con un minimo di materiale. L’acciaio riflettente, lucido offre notevoli risparmi d’energia supplementare, oltre ai tradizionali materiali di rivestimento e alle superfici vetrate un riparo dal sole e dalle intemperie.
L’originalità di questa proposta architettonica, che si sostanzia non solo nell’invenzione formale, ma anche nell’originalità della ricerca tecnologica, mette in luce un aspetto interessante della linea progettuale di Tschumi a cui la critica, a volte, presta meno attenzione rispetto all’indagine teorica, pur procedendo entrambe in parallelo. Si tratta di una particolare cura per l’aspetto tecnico dell’architettura, rivolta ai nuovi materiali - alle loro potenzialità espressive, ma anche alla loro efficienza energetica, alla loro capacità di riduzione dell’impatto ambientale e di miglioramento della salute, ecc. - e dagli sviluppi del calcolo statico applicati alle strutture in acciaio.
Due polarità concettuali, dunque, che possono essere ben rappresentate, a puro titolo d’esempio: dalla Glass Video Gallery a Groningen (1990), un padiglione interamente realizzato in lastre di vetro strutturale, congiunte tra loro tramite appositi morsetti in acciaio; e dal sovrappasso pedonale a La Roche-sur-Yon (2008-2010) (1), basato sulla costruzione di un reticolo di travi a T e ad H, incrociate in senso diagonale a formare un cilindro cavo. La dimensione della sezione dei diversi componenti strutturali varia in funzione del carico per ottimizzare la conformazione dell’insieme, e il modello di triangolazione della travatura segue il cambiamento di direzione delle forze del sistema e, nel contempo, lo rappresenta tramite una composizione armonica-geometrica.
Non è un caso che, nello sviluppo di questi due nodi tematici fondamentali per la progettazione,  Tschumi si sia appoggiato, molto spesso, allo studio Hugh Dutton Associates, un team che ha sede a Parigi, composto da architetti e ingegneri strutturali specializzati nella progettazione tecnica e architettonica.

Ritornando al progetto per Le Rosey, una serie d’aperture laterali contraddistingue il perimetro esterno della cupola, arricchito ulteriormente da una panoramica terrazza con vista del lago Lemano ricavata tagliando una porzione della zona centrale vicino all’apice.
La forma cupolata della Carnal Hall è stata interpretata come un richiamo al paesaggio ondulato di Rolle, ma essa è anche un forte segno iconico, volto a segnalare la presenza del nuovo volume alla popolazione locale ed ai molteplici centri dislocati nella regione; mettendo in atto, in questo modo, una politica meno esclusivista, ma aperta, piuttosto, ad un sottile tessuto di relazioni al di fuori del proprio ambito. Le Rosey, infatti, intende aprire le porte del nuovo edificio; e questo, tramite uno spazio espositivo ed una struttura di formazione per tutte le arti: teatro, musica, disegno, ecc.. Creando un centro d’apprendimento dotato di ristorante e di una biblioteca a disposizione di utenti provenienti dall’esterno.

Note
(1) Il sovrappasso pedonale de La Roche-sur-Yon (2008-2010), recentemente inaugurato, è stato pubblicato su «hortus» alcuni mesi fa.

 

Si ringrazia Bernard Tschumi Architects per la gentile concessione delle immagini.

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
COSTANZO Michele 2010-09-01 n. 24 Settembre 2010
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

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