L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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raccolto_pomodoriIl nuovo sentire ecologico

Tra etica ed estetica, per una responsabilità sostenibile dell'arte

Tesi di laurea di Alessandra Fabbri
Relatore Daniela Fonti
Correlatore Rossella Caruso
Con il fondamentale contributo di Stefano Catucci

fabbri_4.jpgPuò l’arte, in un momento storico in cui l’etica diventa una necessità ambientale, assumere un ruolo guida per l’evoluzione del pensiero?

L’ambiente, negli ultimi anni, è il tema al centro del dibattito culturale della scena internazionale contemporanea. Troppo spesso si è portati a ridurre la crisi ecologica ad un’unica dimensione, puntando l’accento solo sulla questione tecnologica senza prendere in considerazione i molteplici aspetti di cui il cambiamento climatico ne costituisce solo una parte.
É una questione culturale. E per questo c’è bisogno di un’attitudine al cambiamento.
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Il lavoro indaga le problematiche legate al tema ambientale prendendo le mosse da quel terreno fertile che è l’arte, la quale, non soggetta a condizionamenti spaziali e oggettivi, trova libera espressione in un dibattito che investe a tutto tondo il quotidiano contemporaneo, ivi compresa l’architettura.
Si pone, quindi, la necessità di un’analisi critica nei confronti di tali questioni, anche e soprattutto, attraverso un approccio filosofico alla crisi ecologica.
Di per sé l’ecologia può essere, ormai, considerata una sorta di “filosofia di vita” che ispira modi di pensare e comportamenti coerenti, anche diversi tra loro.
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L’arte sta sperimentando tutto questo, costituendo una sana risposta alle sfide sociali e politiche poste al mondo contemporaneo dall’emergenza ambientale, rinnovando il suo ruolo di voce critica di fronte a tematiche centrali per la vita dell’uomo e del pianeta.
Ripartire dall’arte, quindi, come territorio di incontro e interdisciplinarietà per comprendere come, anche l’architettura, in questo particolare contesto storico, faccia parte di un ecosistema più complesso di quello meramente accademico, perché il pensiero contemporaneo non può prescindere, appunto, dall’alterità.
Su questi fondamenti, l’architettura può riappropriarsi del suo ruolo di narratrice di spazi, trovando proprio nell’arte forme di ispirazione e nuovi teoremi.
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L’arte non può cambiare il mondo.
Può riuscire, però, a creare situazioni che rivoluzionino la nostra normale comprensione della realtà, costringendoci a riconsiderare molti dei luoghi comuni proprio in merito a questo dibattito, rendendoci più consapevoli e più critici.
Perché è possibile che l’intervento di un artista costituisca un’alternativa di senso.
Perché è auspicabile che l’opera d’arte diventi un’azione in grado di cambiare la logica e la tendenza del sistema culturale, sociale e politico in atto.
Nessun artista sarebbe, probabilmente, disposto ad affermare che la sua opera possa alterare le regole del sistema, ma in molti riescono ad insinuarvi derive, dubbi, fratture e provocazioni, stimolando una riflessione critica di grande intelligenza e sensibilità pur non potendo prevedere nulla riguardo l’efficacia del gesto.
La necessità di un intervento critico consapevole diventa, così, una questione di sopravvivenza della cultura in generale.
Sulla base di queste premesse, la ricerca si focalizza su quelle correnti artistiche contemporanee che si muovono nell’ambito di un terreno etico-ecologico, sviluppando nuove concezioni mentali e spaziali. L’opera di Beuys, in questo senso, costituisce un esempio significativo. La sua “azione artistica” si rivelò un fertile campo su cui piantare floride premesse. Fu lui che magistralmente avvertì e realizzò la necessità di sfumare l’estetico nel sociale e nel politico, senza rinunciare a quella sorta di alone magico e metafisico proprio della sfera dell’arte.
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In questa sede, sono stati privilegiati quegli artisti che portano avanti il proprio lavoro sulle rinnovate basi della sostenibilità, facendone una pratica di vita e non solo artistica; contribuendo ad una ri-lettura critica del presente attraverso una dimensione estetica che, se pur autonoma, si fa voce collettiva.
Alcuni artisti si stanno distinguendo per l’adozione di pratiche finalizzate alla riduzione degli impatti ambientali attraverso l’utilizzo di materiali naturali e processi di realizzazione sostenibili.
Altri si muovono orientando la propria ricerca verso la denuncia di comportamenti sociali dannosi per l’ecosistema, sfociando, nei casi più estremi, in un vero e proprio attivismo politico.
Oggi l’arte si pone come un’esperienza nella natura, che non la riproduce ma opera al suo interno, contribuendo e arricchendo il nostro rapporto con la natura stessa.  
Per questo molti artisti abbandonano gli atteggiamenti marcatamente ideologici del passato, tipici dei land-artists, declinando ogni mimesis poetica a favore di un atteggiamento analitico, proprio del metodo scientifico.
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Da qui l’esigenza di un approccio interdisciplinare che riunisca tutte le discipline che si occupano, se pur con differenti finalità e metodologie, della questione ambientale che, ancora una volta, interessa la sfera culturale dell’uomo.
Il paradigma ecologico costituisce, così, per un gruppo sempre più consapevole e diffuso di artisti, un fondamento etico sulla base del quale riconsiderare non soltanto il rapporto tra arte e scienza, ma anche e soprattutto l’insieme delle relazioni tra le sfere estetiche, sociali e cognitive.
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Soltanto attraverso una visione olistica del mondo, quindi, si potranno progressivamente affermare una co(no)sc-i-enza ecologica e una cultura sostenibile, nel suo significato più profondo, intesa, cioè, come «capacità da parte dell’uomo di soddisfare i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle future generazioni di sopperire alle proprie necessità».
Quello di cui si avverte la necessità è lo slittamento degli orizzonti verso nuove prospettive, in un disegno dove, con le parole di Gilles Clément, occorre tener conto anche di ciò che non si vede, perché «il paesaggio è ciò che si vede dopo aver smesso di osservarlo», per non ridurre la questione ad una mera estetica del naturale né tantomeno ad un neosituazionismo vegetale.
Le implicazioni più interessanti degli assunti teoretici di Clément sono epistemologiche e, in senso lato, politiche. Sono nella loro capacità di mettere in campo gli strumenti delle scienze della natura, per contribuire, un secolo dopo Geddes, ad un rinnovamento radicale delle tecniche di osservazione del paesaggio urbano e dell’intero ecosistema umano.
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Le risposte alla crisi individuano differenti percorsi.
In particolare, tra gli artisti più giovani si sta assistendo ad una progressiva perdita di interesse per interventi monumentali, così come per soluzioni dal carattere neoromantico, intimiste o formaliste, le quali sembrano lasciare il posto a progetti interdisciplinari orientati, nella maggior parte dei casi, a suggerire pratiche possibili di sviluppo.
Sostanzialmente, la vocazione sperimentale dell’operato artistico in questione impone una costante ricerca di nuove modalità espressive e di comunicazione che si trasformano progressivamente nella ricerca di nuove possibilità.  
La pratica artistica non è in grado – e del resto non le compete – di proporre un modello di vita corretto o verde, ma attraverso una lettura critica e personale, in qualche modo, può interrogarsi sul comportamento umano.
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«Nel passato ci siamo fatti l’idea dell’arte come di uno specchio che riflette il tempo, di un martello che provoca una protesta sociale, di un oggetto d’arredamento che si può appendere alle pareti, di una ricerca personale di sé. C’è però un altro tipo di arte che testimonia della forza delle connessioni e stabilisce legami: una forma d’arte che invita a relazionarci. Il valore della responsabilità sociale manca nei nostri modelli estetici; la sfida per il futuro sarà di superare la frattura esistente tra l’estetico e il sociale. C’è bisogno di creare nuove forme che sottolineino l’interconnessione piuttosto che la separatezza, forme evocanti il sentimento di appartenenza al totale piuttosto che il totale dell’io alienato».
 
Suzi Gablik
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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