L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Antonello Marotta

Toyo Ito. La costruzione del vuoto

Marsilio, Venezia 2010, pp. 96

Michele Costanzo

copertina_ito.jpgLa ricerca di Toyo Ito si contraddistingue per la tensione formale e spaziale che manifestano le sue opere architettoniche. Esse riflettono, in maniera quasi speculare, l’ansia del loro autore nel cercare di comprendere il senso del mondo, il significato profondo della realtà e nel rappresentare questo stato d’animo nei suoi lavori.
La complessità dell’architettura di Ito è un aspetto che appartiene, a un tempo, all’uomo Ito e alla società in cui egli vive. Gli effetti di questa sua visione in ambito progettuale è lo stato di fluidità a cui cerca di ricondurre la materia ed il rapporto tra materialità e immaterialità, come condizione del progresso tecnologico e della nuova realtà internazionalizzata.
Come scrive Antonello Marotta nel suo libro: «Non è possibile comprendere l’opera di Toyo Ito, la sua formazione, il clima che respira, senza calarsi nel contesto culturale in cui il Giappone affonda le sue radici e parallelamente rilevare una doppia linea di demarcazione, interna ed esterna alla propria cultura» (1). La chiave per potersi avvicinare al pensiero progettuale di Ito per comprenderne il senso, per Marotta è, allora, quella di analizzare il suo percorso formativo, i suoi maestri, le figure di riferimento, le sue letture, i suoi viaggi, nonché le molteplici esperienze che lo porteranno a cercare “qualcosa” aldilà del proprio ambito culturale, in un territorio lontano dalle proprie radici, per aprire un confronto ricco d’importanti scoperte e di continui stimoli intellettuali: un “territorio diverso” rappresentato, in buona parte, dalla cultura occidentale.
Tale acquisizione di conoscenza, in sé indispensabile per meglio operare e mettere in atto le proprie scelte, per Ito tuttavia non deve interferire con il processo d’avvicinamento alla sua posizione critica, riflessiva nei confronti del mondo. Egli, infatti, considera come un’esigenza irrinunciabile per sviluppare il proprio impegno progettuale il tentare d’affrancarsi da preconcetti o da valori predefiniti per mantenere integro lo spirito creativo. Per questa ragione le sue opere appaiono come delle esperienze progettuali in sé uniche.
I suoi lavori attraversano varie discipline e, dunque, raccolgono al loro interno una molteplicità di riferimenti che vanno a sommarsi alla volontà di forzare le convenzioni per creare strutture complesse. Per altro verso, il forte richiamo alla natura, spoglia le sue architetture dalla dimensione astratta rendendole, per certi versi, accessibili, invitanti, domestiche.
Alla base d’ogni progetto di Ito, inoltre, c’è il tentativo di liberare l’architettura dal senso della gravità. E questo, genera una sorta di conflitto tra ciò che la forma esige d’essere ed uno dei dati fondamentale della materia che è la pesantezza. Se l’essenza dell’architettura è il punto d’incontro tra la pesantezza dei materiali che la spingono verso il basso e lo spirito dell’uomo che tende ad innalzarla, la poetica di Ito è quella di rappresentare la leggerezza attraverso l’impiego di materiali da costruzione non tradizionali.
Il suo lavoro, inoltre, intende esplorare l’immagine fisica della città nell’era digitale. Come spiegherà in numerosi scritti, l’esperienza urbana della città contemporanea può attuarsi in due aree di riferimento: uno spazio fisico convenzionale ed una serie di spazi virtuali in cui prendono forma le aspettative, la sensibilità e gli interessi in grado di consentire di vivere nello spazio urbano.       Lo spazio fisico svolge, anche, la funzione di fornire l’accesso allo spazio virtuale, infatti, molte delle sue opere cercano di “tradurre” il mondo fisico in quello virtuale o di “trasferire” uno stato di immaterialità nella forma costruita.
Tale aspetto fortemente concettualizzato della ricerca di Ito è stato analizzato in maniera approfondita da Marotta. E questo, è stato altresì occasione per tessere un interessante intreccio tra l’analisi delle sue opere ed alcuni temi basici della cultura orientale ed occidentale che qui si rincorrono e s’intersecano (attraverso, anche, l’esame d’alcuni testi novecenteschi), rendendo in questo modo sempre più corposa e interessante la figura dell’architetto giapponese.

Note
(1) Antonello Marotta, Toyo Ito. La costruzione del vuoto, Marsilio, Venezia 2010, pp. 12.

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
COSTANZO Michele 2010-05-24 n. 32 Maggio 2010
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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