L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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L'architettura di Semper

È interessante vedere se esiste una corrispondenza tra il pensiero estetico di Semper e le sue realizzazioni architettoniche.
Semper, sebbene abbia realizzato poco, non ha mai interrotto la sua ricerca applicata alla costruzione.
Coerente con il suo pensiero, si cimenta con lo stesso approccio metodologico sia quando deve progettare una carrozza funebre, sia quando deve progettare un teatro a Dresda, sia quando deve riqualificare una parte della città di Dresda (41).
Durante tutta la vita Semper, si è sempre posto l’obiettivo di individuare un nuovo stile. Già nel I Quattro Elementi dell’Architettura, però, sostiene che: “…Non ci sarà nessun Artemio di Tralle (…) tanto ingegnoso da creare una nuova forma originaria dell’architettura, se prima non si sarà fatta strada una nuova idea…” (42). Egli vive una tale condizione di impotenza da accettare di “arrangiarsi”, nella progettazione, con gli stili del passato. Le sue architetture, infatti, potrebbero essere a prima vista, inserite all’interno dello stile eclettico, da lui tanto criticato.
Tante sono le critiche ricevute a riguardo.
Ma si tratta veramente di stile storicista?
Il Teatro di Corte di Dresda (fig. 15) e il Politecnico di Zurigo (fig. 16) sono tra le opere più significative dell’attività professionale di Semper; se il primo viene realizzato in gioventù (nel 1841), il secondo negli ultimi anni della sua vita (nel 1864).
 
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Fig. 15 Teatro di corte di Dresda prima dell’incendio del 1869

Fig 15a pianta del teatro di Dresda

Fig. 16 Politecnico di Zurigo 1858/1864

Fig. 16a-b Pianta ed Aula Magna del Politecnico di Zurigo 


Parlavamo di eclettismo. Semper lo ha così definito nei Prolegomena nel Der Stil “…La scuola storica (…) si sforza di imitare (…) modelli appartenenti ad epoche passate o ad altri popoli (…) su questi essa cerca di plasmare le istanze del presente…” (43).
Egli, pur scegliendo lo stile del passato, quello rinascimentale (44), compie un’operazione molto più articolata che fare un collage di elementi storici.
Egli considera il rivestimento necessario; nel teatro di Dresda, per esempio, la facciata è suddivisa in tre fasce orizzontali: la prima, quella più in basso con rivestimento a bugnato, simboleggia il terrapieno (stereotomico) che idealmente sorregge la struttura intelaiata delle due fasce superiori (il recinto), così come teorizzato nella Bekleidungstheorie,
Un altro tema fondamentale in Semper è il rapporto tra la struttura muraria e il suo involucro. L’apparato decorativo, all’interno del teatro e del Politecnico, fa perdere la percezione di peso e di massa alle spesse pareti murarie le quali mantengono la sola funzione di delimitare lo spazio. All’esterno posiziona semicolonne, lesene, statue secondo la legge di quello che egli stesso aveva definito della bella forma (attraverso l’uso della simmetria, proporzione, idea con il contenuto) (45).
In entrambe le due architetture, la struttura portante si fonde con la parete muraria (delimitatrice spaziale) e, gli elementi che compongono l’organismo, non raggiungono l’Armonia classica , ottenuta secondo lui solo nell’arte greca.
Numerose furono le critiche al sistema decorativo sia del teatro di Dresda sia delle altre sue opere. L’architetto Otto Wagner accusa Semper di mancanza di coraggio nell’accettare che l’architettura derivi sempre dal principio della costruzione. Secondo lui Semper si preoccupava solo di risolvere il problema del ruolo simbolico dell’edificio, disinteressandosi della Kernform boettcheriana.
Secondo Semper il timpano lapideo triangolare del tempio greco ha la funzione di trasferire all’esterno l’immagine simbolica della struttura lignea del tetto coperta e mascherata dalle tegole. Nelle sue architetture è presente questo trasferimento simbolico: nell’edificio teatrale la volumetria esterna rappresenta gli elementi funzionali dell’interno (la platea, la torre scenica, gli atri di accesso ecc.).
Semper non utilizza mai nelle sue opere il ferro o la ghisa con funzione strutturale preferendo a queste la pietra squadrata. Anche in questo caso si dimostra coerente ritenendo che l’utilizzo originario del metallo (in lamine) sia stato quello di decorare nuclei lignei conferendo a questi l’idea di stabilità assoluta. Infatti, non considera le coperture metalliche delle stazioni o dei mercati del suo periodo quali opere di architettura perché in esse l’aspetto statico e costruttivo è preponderante e condizionante quello estetico.



Note

(1) G. Semper, I quattro elementi dell’architettura. in H. Quitzsch, la visione estetica di Semper, Jaca Book, Milano, 1991, p.206
(2) G.Semper, Lo Stile. Laterza, Bari, 1992, p.118
(3) Vedi la parte sulla teoria del rivestimento
(4) Semper crede nel metodo scientifico, sulla necessità di verificare le asserzioni fatte attraverso una struttura logica e di coerenza oggettiva.
(5) G. Semper, I quattro elementi dell’architettura. in H. Quitzsch, la visione estetica di Semper, Jaca Book, Milano, 1991, p.206
(6) W. Herrmann, Gottfried Semper. Electa, Milano, 1990, p.111
(7) G.Semper, Lo Stile. Laterza, Bari, 1992, p.223
(8) W. Herrmann, Gottfried Semper. Electa, Milano, 1990, p.116 “… questi oggetti sono significativi solo in quanto offrivano ai Greci ulteriori analogie per simboleggiare le forze strutturali”
(9) G. Semper, I quattro elementi dell’architettura. in H. Quitzsch, la visione estetica di Semper, Jaca Book, Milano, 1991, p.209
(10) Tecnica utilizzata nel campo dell’arte scultorea; è basata sul rivestimento mediante lamine metalliche di un nucleo ligneo.
(11) K. Frampton, Tettonica e Architettura. Skira, Milano, 2005. p. 109 “..lo Stoffwechseltheorie, vale a dire la sua teoria della conservazione simbolica, nella quale…..si traducano in forme pietrificate sottoposte a compressione..”
(12) G.Semper, Lo Stile. Laterza, Bari, 1992, p.112
(13) M.Pogacnik, Stile, Tettonica e Raumkunst. in “FACES” n.47, 2000, p.6
(14) G.Semper, Lo Stile. Laterza, Bari, 1992, p.118
(15) W. Herrmann, Gottfried Semper. Electa, Milano, 1990, p.14-75
(16) W. Herrmann, ibidem, p.52
(17) W. Herrmann, ibidem, p.100
(18) W. Herrmann, ibidem, p.234
(19) G.Semper, Lo Stile. Laterza, Bari, 1992, p.13
(20) G.Semper, Lo Stile. Laterza, Bari, 1992, p. 360
(21) Semper sceglie il tipo di rivestimento in funzione dell’equilibrio formale, simbolico e funzionale che vuole ottenere.
(22) M.Pogacnik, Stile, Tettonica e Raumkunst. in “FACES” n.47, 2000, p.5
(23) K. Frampton, Tettonica e Architettura. Skira, Milano, 2005. p. 22
(24) G.Semper, Lo Stile. Laterza, Bari, 1992, p. 36. Per Semper la bella forma si percepisce attraverso la simmetria, la proporzione, la direzione. Le tre unità si ricompongono singolarmente o insieme nell’unità di fine o di contenuto.
(25) M.Pogacnik, Stile, Tettonica e Raumkunst. in “FACES” n.47, 2000, p.4
(26) M.Pogacnik, Stile, Tettonica e Raumkunst. in “FACES” n.47, 2000, p.7
(27) Un genere della statuaria antica. E’ un’arte basata sulla tecnica dell’assemblaggio di materiali tra loro diversi.
(28) Visione questa alternativa sia a quella ufficiale dell’Abbè Laugier, il quale sosteneva che il tempio greco fosse il risultato del processo di pietrificazione della primitiva costruzione in legno, sia quella di Boetticher,che asseriva che il tempio greco fosse nato dalla pietra poiché la sua origine è sempre stata intrecciata a quei materiali lapidei.
(29) G.Semper, Lo Stile. Laterza, Bari, 1992, p.261
(30) E. Viollet Le Duc, L’Architettura Ragionata . Jaca Book, Milano, 1981. p.45
(31) Con il termine barbare Semper si riferisce a tutti quei popoli ( Assiri, Medi, Babilonesi, ecc… ) che hanno reso possibile la nascita dell’arte ellenica, intesa come la splendida sintesi delle diverse cultura artistiche.
(32) Semper critica nelle chiese gotiche il mascheramento degli archi rampanti, necessari a bilanciare la spinta degli archi delle volte, perché si trovano all’esterno.
(33) E. Viollet Le Duc, L’Architettura Ragionata. Jaca Book, Milano, 1981. p.45
(34) W. Herrmann, Gottfried Semper. Electa, Milano, 1990, p.109
(35) A.Riegl. Problemi di stile. Feltrinelli, Milano, 1963. p.16
(36) G.Semper, Lo Stile. Laterza, Bari, 1992, p.358
(37) G.Semper, ibidem, p.52
(38) G.Semper, ibidem, p.358, “…Semper non giunge mai a “supporre aprioristicamente” la primogenitura culturale della tessitura sull’ornamento; semmai il contrario…”
(39) G.Semper, Lo Stile. Laterza, Bari, 1992, p.359
(40) G.Semper, ibidem, p.13
(41) Semper riconosce all’architettura maggiore valore rispetto all’arte applicata; lo studio della storia, però, gli fa riconoscere la peculiarità del compito che spetta all’arte applicata, nell’evoluzione dell’architettura
(42) G. Semper, I quattro elementi dell’architettura. in H. Quitzsch, la visione estetica di Semper, Jaca Book, Milano, 1991, p.237
(43) G.Semper, Lo Stile. Laterza, Bari, 1992, p.13
(44) W. Herrmann, Gottfried Semper. Electa, Milano, 1990, p.118 “…ricchezza di idee e del suo splendore che oscurano persino l’arte antica (…) decisamente anche al di sopra dell’eccelsa arte dei Greci…”
(45) W. Herrmann, ibidem, p.252

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
SABATINI Francesco 2007-10-16 n. 1 Ottobre 2007


 
Hortus

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Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

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hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

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