L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Isotropia, porosità urbana e scenari per il futuro della metropoli parigina

Luca Reale

Si è tenuta il 23 febbraio scorso presso la casa dell’Architettura di Roma una conferenza di Bernardo Secchi e Paola Viganò per presentare il progetto "Grand Pari(s)".
La ville poreuse, questo il titolo della conferenza, è una ricerca commissionata dallo Stato francese per immaginare il futuro dell'area metropolitana parigina nel XXI secolo (http://www.legrandparis.culture.gouv.fr/). L’incontro è stato lo spunto per riflettere anche sugli scenari futuri di Roma e della sua area metropolitana alla presenza di amministratori del Comune e della Provincia.
L’Eliseo ha invitato nel 2008 dieci équipes multidisciplinari e internazionali (coordinate, tra gli altri, da Jean Nouvel, Christian de Portzamparc, Richard Rogers, MVRDV) a studiare la cosiddetta Grand Paris, un’area di 12.000 kmq e circa 12 milioni di abitanti; ogni gruppo ha avuto 9 mesi di tempo per definire il futuro della metropoli parigina dopo Kyoto.
L’équipe coordinata da Secchi e Viganò ha presentato il progetto ville poreuse, una proposta che tenta di rispondere ai problemi – comuni a tutte le metropoli mondiali nei prossimi anni – riguardanti l’ambiente, la mobilità e la disuguaglianza sociale.
“Uscire dallo schema radio-centrico”, questo il primo obiettivo che i progettisti si sono posti. Cent’anni dopo gli studi su Parigi di Eugène Hénard, si tenta qui un approccio opposto: leggere il territorio in maniera omogenea in tutte le sue direzioni, superando l’idea di perimetro (dove si ferma la Grand Paris?) e i luoghi comuni secondo cui Parigi sia una città con un’elevata qualità spaziale e dell’abitare.
L’isotropia, come criterio di democrazia opposto alla gerarchia come immaginario del potere imposto. Come dare forma a questa configurazione non gerarchica? Attraverso le categorie di porosità, connettività, permeabilità e accessibilità si rilegge il territorio di Parigi nel tentativo di modificarne la struttura spaziale. “A Parigi si vive male”, sostengono gli autori, “in modo infernale”. E propongono una “mappa delle proprietà di Lucifero”, i luoghi dove si vive peggio, dove si concentrano povertà e ingiustizia sociale, che corrisponde, non a caso, ad una effettiva ingiustizia spaziale. Non è vero che il territorio di Parigi sia così compatto e privo di vuoti come abitualmente si pensa, gli spazi ci sono ma sono isolati tra loro: Parigi è in realtà una città a bassa densità (pavillonaire) e con un elevato grado di trasformabilità dei tessuti. Riconosciuti i pori, occorre allora capire “come passare da un poro all’altro”, operazione spesso politicamente osteggiata: la connettività tra i pori urbani garantirebbe invece permeabilità, che a sua volta renderebbe più ampia l’accessibilità, evoluzione della categoria della semplice mobilità. A partire dalla metafora geologica della porosità “di frattura” e grazie al contributo di un gruppo di ricercatori (Laboratorio MOX del Politecnico di Milano) sono stati sviluppati modelli matematici in grado di fornire valutazioni quantitative del concetto di porosità urbana introdotto dai progettisti.
Parigi necessita - a parere del gruppo Secchi-Viganò - di un vero progetto di porosità, messo in atto attraverso cinque strategie: un progetto di luoghi significativi, la questione dell’acqua e delle relazioni biotiche, la biodiversità e la sociodiversità, la strategia del riciclo al 100% del tessuto urbano, la politica della mobilità e dell’accessibilità.
Il campo di studio è definito attraverso l’operazione, quasi architettonica, di sezionare il territorio ogni 3 km; si procede quindi a “tassellare” il suolo scegliendo una di queste sezioni che copre luoghi, nodi, forme dell’abitare e del territorio assolutamente differenti eppure contigue (una gated community, una ville nouvelle, una grande stazione, una zona di espansione anni ’50, una zona di gentrification, ecc.).
Riutilizzando anche l’esperienza di ricerche svolte in passato (dall’Olanda al Veneto) il gruppo sviluppa le strategie proponendo soluzioni sempre legate alla circolazione all’interno di questa grande “spugna territoriale”. Il potersi muovere liberamente fa parte dei diritti di cittadinanza, non bisogna ragionare solo per “grandi flussi”, sostiene Bernardo Secchi. “Noi urbanisti pensiamo sempre ai condotti principali, dotati di rubinetti di entrata e di uscita (caselli autostradali, stazioni ferroviarie), ora ci dobbiamo interessare ai capillari, definire e organizzare le reti delle reti”. La proposta si sviluppa quindi attraverso operazioni di micro-densificazioni, sostituzioni, operazioni di soft-shrinking (nelle zone a maggior rischio inondazione), “percolazione della diversità” (biodiversità e sociodiversità) nel territorio di Parigi. La mappa degli anti-parks identifica lo spazio come luogo della mediazione e della connessione e può essere rafforzata dalla ridefinizione dei margini e dalla presenza di una linea tranviaria di superficie. Una rete isotropa di 600 km di linee di tram è il modello alternativo al “grande otto” di metropolitana già previsto dal governo per la Grand Paris. Un sistema del genere risulterebbe più economico e più efficace perché molto più capillare, la soluzione per costruire spazi in grado di cambiare il territorio e dotare la struttura di Parigi, oggi gerarchica e separata, di una nuova rete debole ma ampia, isotropa e diffusa, luogo degli spazi di prossimità, connessi tra loro e sovrapposti alle reti della grande viabilità, ai nodi strategici e alle strutture forti. Questo uno scenario possibile per la capitale francese nel 2030. E Roma?



Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
REALE Luca 2010-03-08 n. 30 Marzo 2010
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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