L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Gio Ponti all’Isola dell’Elba

Architettura mediterranea e paesaggio

Chiara Leone

“Amate l'architettura, la antica, la moderna
Amate l'architettura per quel che di fantastico, avventuroso e solenne ha creato - ha inventato - con le sue forme astratte, allusive e figurative che incantano il nostro spirito e rapiscono il nostro pensiero, scenario e soccorso della nostra vita
Amatela per le illusioni di grazia, di leggerezza, di forza, di serenità, di movimento che ha tratto dalla grave pietra, dalle dure strutture
Amatela per il suo silenzio, dove sta la sua voce, il suo canto, segreto e potente
Amatela per l'immensa gloriosa millenaria fatica umana che essa testimonia con le sue cattedrali, i suoi palazzi e le sue città, le sue case, le sue rovine…”


Poco conosciuti, ma non per questo meno importanti e interessanti, sono i progetti di alcune ville di Gio Ponti realizzate agli inizi degli anni ’60 all’Isola d’Elba, in collaborazione con Cesare Casati.
Gio Ponti è stato uno dei personaggi più importanti e completi della architettura italiana del Novecento, perché ha saputo spaziare dall’architettura al disegno industriale, dalla progettazione a scala urbana a quella dettagliata degli interni, come in questi progetti in cui ci mostra chiaramente parte della sua poetica, sottolineando una dichiarata attenzione per le soluzioni compositive e per i particolari costruttivi.
Questi progetti gli sono stati commissionati da una società immobiliare inglese e prevedevano la lottizzazione di una piccola porzione di terreno sul lato occidentale del promontorio di Capo Perla, località di Capoliveri. Tale lottizzazione proponeva la realizzazione di dieci villini, un albergo e un ristorante. Ponti accetta con entusiasmo questa commissione, nonostante i suoi numerosissimi impegni lavorativi. Il tema propostogli di “piccole case al mare”, gli è molto caro, perché ritiene che questi piccoli luoghi siano la massima forma ed espressione dell’”abitare felice”.
L’intento generale di questo progetto era molto chiaro: creare un disegno unitario e armonioso, fatto di geometrie decise e regolari, con forme diverse ma con una matrice comune. Inoltre Ponti, come in tutte le sue architetture, e soprattutto in un tema come questo, pone una particolare attenzione al rapporto con il contesto: studia a seguito di numerosi sopralluoghi, le viste, le esposizioni e le architetture dell’isola preesistenti.
Infatti studia ogni singola parte dell’area di progetto, ogni punto in cui dovranno sorgere i nuovi edifici, e li differenzia proprio per il rapporto che si crea con il paesaggio, fortemente caratterizzato da una vegetazione mediterranea ad alto fusto e dal panorama sul Golfo di Straccoligno, per inserirsi armoniosamente, senza modificare gli elementi del luogo, anzi usandoli appropriatamente per inquadrare le viste. Perciò troviamo progetti dalle diverse forme e posizioni: case lunghe, ottagonali, alte, basse.
Queste case private si presentano con una forma raccolta e poco articolata, principalmente caratterizzate da volumi geometricamente definiti e semplici: infatti dai disegni delle piante si legge chiaramente la divisione interna e la volontà di ottenere ampie prospettive che si aprono in più punti della casa. Tra questi villini non realizzati, l’edificio forse più originale è quello a torre: ha un pianta di piccole dimensioni, di forma ottagonale, che si sviluppa in altezza su tre livelli, in modo da slanciare il proprio volume, perché le sue dimensioni raccolte potevano essere collocate in una particolare lotto dell’area, ovvero nelle piccole radure di pini marittimi.
Dei progetti studiati ne vengono realizzati soltanto due: la Villa Allungata e la Villa Ottagonale.
In ciascuna di esse Ponti sottolinea la forma geometrica, intaccata da aperture apparentemente casuali, dovute invece ad un attento studio degli ambienti interni, in modo da creare continue prospettive trasversali, che permettono di avere una visuale totale del paesaggio da ogni stanza. La profondità delle finestre, nascosta oggi dalle persiane, le grate in ferro, la lavorazione degli intonaci sono tutti elementi che hanno una sicura matrice nelle architetture vernacolari e storiche (torri, fortezze, pievi) isolane, come inoltre le conclusioni dei prospetti, sono una chiara rielaborazione delle facciate dei casali di campagna elbani.

“L’architettura… ci fa battere il cuore di stanza in stanza”

La Villa Ottagonale presenta una forma geometrica precisa, studiata per porzioni di terreno più raccolte, ed è distribuita su più livelli: la zona giorno al piano terra, la zona notte al primo piano. La forma stessa dell’edificio, la profondità delle aperture e la zoccolatura di pietra, richiamano senz’altro alla mente le antiche architetture fortificate presenti nell’isola. Già da una prima osservazione del progetto si ha la chiara impressione di quella particolare attenzione di Gio Ponti per i dettagli, rivisitati e ridisegnati, come per la porta d’ingresso posta sullo spigolo della casa, ci mostra chiaramente la volontà di una reinvenzione di questo elemento architettonico, o anche l’uso di grate di ferro alle finestre, che oltre al richiamo delle preesistenze e della storia del luogo, propongono un disegno del tutto nuovo.

La Villa allungata è invece caratterizzata da una pianta con impianto longitudinale, studiata per essere inserita su porzioni di terreno lunghe e strette. Distribuita su un unico livello, si affaccia su un ampia terrazza che permette di ottenere un fronte esteso che traguarda il golfo, così che ogni ambiente instaura un dialogo continuo con il mare e il verde. La forma nasce da un elemento rettangolare, con una chiara divisione degli ambienti: la zona giorno aperta verso una ambiente esterno pensato come un soggiorno all’aperto, munito di un elegante camino angolare; la zona notte composta da una successione di camere, tutte comunicanti tra di loro e molto ampie, dotate ognuna di bagno, sapientemente illuminati dall’alto con particolari lucernai.
Questa costruzione, è caratterizzata da un differente trattamento plastico delle facciate: quella fronte strada appare come una superficie compatta e chiusa, modellata da sequenze di aperture alte a nastro, mentre quella che affaccia sul mare è “regolarmente” aperta, cioè scandita da una sequenza di aperture sapientemente modellate e incorniciate esternamente da una balza in muratura.
Così la superficie della facciata, arricchita in spessore e plasticità, si rastrema verso la copertura, in virtù della nota teoria di Ponti sulla necessità di “concludere” gli edifici: le falde del tetto si alzano al centro della zona giorno, in corrispondenza del soggiorno e della loggia, raggiungendo una quota superiore alla linea di colmo, mentre il resto si presenta come una semplice superficie piana scandita solo da questa merlettatura agli estremi della facciata. Un'architettura caratterizzata dalla chiarezza che incarna i principi base di tutta la sua carriera: lo sviluppo della forma finita, semplificata e ridotta ai suoi elementi essenziali, leggera, trasparente e spogliata del suo peso visivo.

L'importanza di queste architetture sta nel fatto che rappresentano un chiaro esempio di un approccio sensibile e attento verso un territorio prezioso e delicato. Sono uno sforzo creativo e propositivo in forma di architettura che vuole instaurare un dialogo con il contesto in cui si trova, senza contrapporsi.
Come sottolinea nei suoi scritti, amare l’architettura significa valorizzare la storia dei luoghi attraverso opere contemporanee. Questo approccio porta Ponti ad amare la classicità ma guardando sempre al futuro: rivisitando idee del passato ci mostra un’architettura sempre nuova.

"Nel presente ci rappresentiamo il passato e intuiamo il futuro"

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
LEONE Chiara 2010-02-19 n. 29 Febbraio 2010
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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