L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Michele De Lucchi. La Nuova Manica Lunga a Venezia

Michele Costanzo

La Manica Lunga presso la Fondazione Cini all’Isola di San Giorgio a Venezia, è uno dei più recenti progetti di Michele De Lucchi. L’opera, conclusa nel 2009, da gennaio 2010 è aperta al pubblico.
Si tratta della Biblioteca dell’Istituto di Storia dell’Arte che ora trova luogo nell’ex dormitorio benedettino progettato da Giovanni e Andrea Buora alla fine del XV secolo(1). L’intervento ha il  compito di alloggiare 100.000 volumi (più altri 50.000 che, in futuro, dovranno essere aggiunti) nello scenografico spazio di distribuzione della Manica Lunga che da accesso a 56 celle monastiche, anch’esse trasformate in ambienti di studio (o funzionali a tale fine).
L’invaso architettonico, pur nella sua spoglia semplicità, per la tensione spaziale determinata dai suoi rapporti dimensionali (lunghezza m. 128, larghezza m. 7, altezza m. 16), è in grado di sommuovere la sensibilità di chi lo percorre, avvolgendone idealmente il corpo e la mente. E’ come una sorta di macchina prospettica, che si conclude in alto con una sequenza di delicate volte a crociera e in senso longitudinale con un’ampia finestra tripartita che trapassa la parete di fondo per affacciarsi sul bacino di San Marco. Si tratta di «[...] uno spazio che va vissuto dal vero e sentito direttamente con tutti i sensi», scrive Michele De Lucchi, «perché non è uno spazio un po’ dilatato come può apparire a prima vista, ma gode di proporzioni uniche e straordinarie»(2).
La sua caratteristica è quella di essere «[...] uno spazio forte, silenzioso, ascetico e totalmente inaspettato nella nostra cultura di standardizzazione e gretta praticità. E’ anche disorientante perché le dimensioni sono difficilmente comprensibili a causa dell’inganno visivo prodotto dalle porticine delle celle, che giocano con le reali proporzioni dello spazio: è un gioco delicato e raffinatissimo che non dovrà mai essere cancellato. Il susseguirsi delle porticine incastonate con la preziosità del cornicione in pietra e la perfezione delle cadenze, sono mirabili intuizioni di sapienza architettonica»(3).
L’immagine progettuale di De Lucchi, espressa nelle tavole del concorso internazionale “Manica Lunga, Nuova Biblioteca” da lui vinto nel 2005, nasce da una stratificazione di sentimenti e di riflessioni che vanno: dall’elaborazione della percezione emozionale dello spazio, al senso della temporalità assorbita dall’unità conventuale, nonché al diretto riferimento alla Biblioteca di Baldassarre Longhena che si trova nell’isola (4) e che qui è presa come modello ideale, come atto di rappresentativo radicamento al luogo e come legame di continuità tra passato e presente.
L’intento, è quello di non modificare i caratteri che definiscono l’invaso architettonico. In questo senso la biblioteca «[...] è la funzione più adatta per spazi di questa conformazione», osserva ancora De Lucchi, «dove è necessario ottenere un orientamento visivo diretto sia a beneficio degli studiosi per una immediata lettura delle aree tematiche, sia dei bibliotecari per una più facile gestione e più efficiente controllo. Le celle sono poi ideali per i Fondi, essendo per natura tutte uguali quindi modulari e variamente aggregabili»(5).
Le scaffalature a due livelli sono aperte, per facilitare la consultazione ed addossate lungo l’intera estensione delle pareti. Il secondo livello è servito da una lunga balconata a cui si accede tramite scalette a rampa poste ai suoi estremi ed all’altezza del transetto centrale. Le due balconate che si fronteggiano, con il loro contenuto aggetto sono come due linee sospese e continue la cui presenza rimarca l’effetto prospettico della lunga sala. La loro struttura portante, come quella delle scaffalature, è in metallo. Per mettere in risalto le porte delle celle, le stesse sono ripetute in dimensione leggermente ingrandita lungo le fronti degli scaffali. «La sorpresa dell’inusuale dimensione delle porte è sottolineata da questa incorniciatura realizzata da un ulteriore portale in legno che, oltre ad avere la funzione di sostenere la balconata del secondo livello, produce un nuovo effetto prospettico con una porta piccola dentro ad una porta più grande»(6).
Lo spazio del salone centrale rimasto percettivamente vuoto, conserva la valenza unitaria dell’ambiente storico; e la presenza dei tavoli per la consultazione, centralmente allineati, non influisce in tale visione.
Le celle vicino all’ingresso sono utilizzate come spazio per pause e conversazioni informali, incontri, riunioni, conferenze e attività multimediali.
Nella zona centrale si trovano gli uffici dei bibliotecari e le salette di consultazione; mentre gli  spazi di servizio della biblioteca (mediateca, aula dei microfilm, fototeca, con fotocopiatrici, scanner e stampanti) sono sistemati nelle celle orientate verso il bacino di San Marco.
Per conservare l’antico carattere del monastero, le celle mantengono la loro identità spaziale e tale carattere persiste anche dove le pareti divisorie sono state abbattute e realizzati ambienti più grandi. Le stanze conventuali sono considerate come dei moduli archivistici, indipendenti o aggregabili, per l’allocazione dei diversi fondi. La loro dimensione consente di garantire una certa riservatezze e di essere fruibili in modo immediato in quanto comunicanti.
Allo scopo di evitare qualsiasi intervento sulle strutture murarie, tutti gli impianti sono stati realizzati nei sottotetti delle falde di copertura, celati dai controsoffitti delle celle. Non si notano tracce nella Manica Lunga dove sono state studiate soluzioni illuminotecniche mirate alle diverse situazioni di consultazione e studio.
Alla luce naturale che entra delle finestre alte delle volte disegnando delicatamente le vele è riservata una particolare attenzione.
L’illuminazione si basa su criteri di “territorialità”, finalizzati a dare luce esclusivamente dove serve, per favorire la concentrazione di chi legge. Per rispondere alle differenti esigenze sono state individuate tre soluzioni, che sono: lampade per i tavoli di consultazione sistemati al centro del corridoio; faretti posti sotto i ballatoi per illuminare gli scaffali bassi; e lampade LED, posizionate negli scaffali in alto per rendere comoda la consultazione e la lettura dei titoli dei volumi, illuminando solo la parte interessata. I sistemi antincendio scompaiono alla vista essendo integrati nei supporti per l’illuminazione. Per l’illuminazione delle celle sono stati incassati cinque faretti a basso consumo energetico con luce direzionata verso gli scaffali e verso il tavolo di consultazione.
Infine, una pavimentazione in legno integra il sistema di riscaldamento, mentre le bocchette della climatizzazione sono nascoste sopra gli scaffali.
L’opera è il risultato di un equilibrato confronto tra antico e nuovo; e questo, consente l’emergere, dal contenitore storico, delle sue suggestive valenze architettonico-spaziali e, dall’intervento progettuale, la manifestazione di una sensibilità tesa alla definizione della unicità del nuovo ambiente di studio, attraverso la cura ideativa/realizzativa di spazi ed attrezzature fino agli aspetti minimali, al più trascurabile dettaglio, per far emergere i contenuti simbolici, rappresentativi, funzionali, comunicativi da cui l’architettura trae il proprio senso.



Note
(1) Il convento in epoca napoleonica verrà trasformato in presidio militare. Nel 1951 il Governo italiano nel concedere alla Fondazione la concessione dell’utilizzo del monastero darà implicitamente l’avvio al lento processo del suo restauro ed al suo riutilizzo come struttura per la cultura.
(2) Michele De Lucchi, dalla relazione di progetto.
(3) Ivi.
(4) Nell’isola, oltre alla basilica palladiana di San Giorgio Maggiore, si trovano altre importanti opere architettoniche, quali: la biblioteca di Baldassarre Longhena, il Cenacolo di Andrea Palladio , il Chiostro dei Cipressi di Andrea Buora.
(5) Michele De Lucchi, dalla relazione di progetto.
(6) Ivi.

La Nuova Manica Lunga
Committente 
Fondazione Giorgio Cini Onlus
Progetto 
Michele De Lucchi (arch. Michele De Lucchi Srl)
Collaboratori 
Angelo Micheli (capoprogetto), Giovanni Battista Mercurio, Laura Parolin, Lorenzo Fattorel
Local architect
Alessandro Pedron (Studio PLT)
Superficie 
1.164 mq
Data inizio progetto 
2005
Data fine progetto
2009
Arredi 
Modular (Domodinamica), Ferretti
Illuminazione generale
iGuzzini
Illuminazione particolare
iGuzzini su disegno aMDL
Le immagini sono state gentilmente concesse dallo studio aMDL

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
COSTANZO Michele 2010-02-04 n. 29 Febbraio 2010
 
Hortus

Lo spessore della città

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Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

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