L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Gigon e Guyer

Il Museo Svizzero dei Trasporti a Lucerna

Michele Costanzo

Nel campo dell’architettura museale, Annette Gigon e Mike Guyer hanno manifestato, nel corso dei recenti anni, un notevole spirito creativo e innovativo nelle loro opere: in particolare, riguardo alla configurazione dell’immagine architettonica, nonché alla definizione, all’organizzazione e alla caratterizzazione dello spazio interno. E questo, attraverso una ricerca ricca di temi formali originali, dotati di una interna freschezza e un approccio immaginativo, unito ad un’attenzione particolarmente rivolta alla determinazione del manufatto nella sua fisica concretezza. Tale risultato altamente qualitativo è stato raggiunto tramite una profonda riflessione sulle ragioni e sul senso del processo creativo/costruttivo che punta a combinare insieme, equilibrio, sensibilità figurativa, discrezione formale, raffinatezza costruttiva e quant’altro. In questo modo, i loro edifici, pur nella rimarcata caratterizzazione iconica risultano sempre bene integrati nel contesto urbano o territoriale a cui fanno riferimento. Il loro approccio al progetto, bisogna altresì aggiungere, non conduce mai a soluzioni autoreferenziali che isolano  l’oggetto architettonico rendendolo in sé astratto, ma piuttosto alla definizione di una presenza costruttiva invitante, persuasiva, familiare; com’è il caso di numerosi lavori ormai consolidati nel paesaggio urbano e che si contraddistinguono per il rigore logico/espressivo della forma, quali: il Kirkner Museum a Davos (1989-1992); il Museum Liner ad Appenzell (1996-1998); l’Oskar Reinhart Collection, Römerholz, Winterthur (1993-1998); l’Archaeological Museum and Parc Kalkriese a Osnabrück (1998-2002); il Museum Albers-Honegger a Mouans Sartoux (1998-2004).

Il Museo dei Trasporti di Lucerna fa parte di questa rosa di lavori. Il suo percorso ideativo e realizzativo disegna un arco temporale che va dal 2005 al 2009; nella realtà, però, tale periodo è più ampio in quanto il progetto per il concorso nazionale bandito dal governo elvetico per un “Museo dei Trasporti del 2020”, vinto dagli architetti svizzeri, risale al 1999.
La proposta concorsuale di Gigon e Guyer per il nuovo museo si sviluppava attorno a due idee che puntavano a definire la specificità dell’organismo, il suo modo di essere vissuto, fruito, conferendo ad esso un’impronta caratteristica: la prima riguardava l’equivalenza di superficie tra  lo spazio libero esterno e quello occupato dalle costruzioni, la seconda, la presenza di una fermata della linea ferroviaria accanto alla struttura espositiva.
Tutto questo era in linea con gli intendimenti del bando di concorso che si poneva l’obiettivo di rinnovare il vecchio museo, costruito nel 1959 attraverso una serie d’interventi radicali, al fine di sollecitare l’interesse del pubblico. Si è trattato, dunque, di mettere in risalto la sua felice posizione, appartata rispetto al centro urbano e di fronte al lago dei Quattro Cantoni, ma ben collegata con città e territorio circostante mediante un’efficiente rete dei servizi pubblici e autostradali.
L’ipotesi della fermata ferroviaria in un primo tempo, sarà messa da parte per essere poi ripresa nel 2005, unitamente ad un sostanziale cambio di programma riguardo alla definizione spaziale e organizzativa dei nuovi edifici museali.
La costruzione della fermata ferroviaria sarà ultimata nel 2007.

La realizzazione dell’edificio d’ingresso del Museo dei Trasporti, il FutureCom, lungo la Lidostrasse, avverrà nel 2008.
Il primo segnale distintivo del museo è la fronte d’ingresso, composta di un accumulo di ruote, turbine, eliche, ruote dentate, cerchioni d’auto e d’autocarri, volanti per la guida, timoni per la navigazione e quant’altro, a formare un enorme ready-made, incapsulato, protetto all’interno di una parete/contenitore composta da un vetro profilato industriale trasparente che lo fa assomigliare ad una delle infinite “accumulazioni” realizzate dall’artista francese Arman. Anche se, in questo caso, vige l’estesa varierà dei soggetti piuttosto che la serialità, l’insistita ripetizione dell’unico solitario oggetto. E poi, qui c’è anche l’esplicita celebrazione dell’eccesso attraverso l’impiego simbolico/celebrativo della ruota che è alla base del “movimento”, nonché del “cammino” in senso concettuale e reale della civiltà umana.
Superata la parete d’ingresso i diversi spazi contenuti nell’organismo sono: un’ampia entrance hall, un ristorante, un museum shop, un cinema (dedicato al tema ferroviario), una sala espositiva, un foyer, una sala conferenze, una sala riunioni, un locale tecnico.
Superato il grande e spettacolare muro si entra in un edificio, organizzato su tre livelli, dalla spazialità complessa, in quanto assomma in sé numerose e differenti funzioni.
Il museo, bisogna considerare, è una struttura espositiva rivolta prevalentemente alle scuole. E’ concepito per stimolare l’interesse, la curiosità, la fantasia dei giovani nei riguardi della tematica del trasporto, delle tecnologie che lo riguardano, nonché delle problematiche nei confronti della società che di esso si serve in maniera differenziata e continua. Lo spazio interno è, dunque, disegnato per consentire un movimento fluido e continuo dei visitatori che interagiscono con i sofisticati strumenti tecnici messi a disposizione e dislocati nei diversi ambienti come un unico, grande, coinvolgente gioco, in un incrociarsi di bagliori luci e di suoni; mentre, per altro verso, tale insieme è volto a stimolare l’attenzione e la riflessione.

L’Arena, è un grande cortile interno, che viene utilizzato come spazio per mostrare al pubblico veicoli di vario genere ed, anche, come playground dove i bambini possono divertirsi con macchinari/gioco o reali (pur con le limitazioni imposte dalle necessità di sicurezza).

Il Padiglione del Trasporto Stradale, infine, è stato ultimato a luglio 2009 in coincidenza con le celebrazioni per i 50 anni del museo. Si presenta, a un tempo, come un volume semplice ed originale in quanto è rivestito per tre lati da 344 cartelli segnaletici stradali, provenienti da ogni parte della Svizzera. Le facciate sono suddivise secondo tre tipizzazioni di traffico: lungo percorso, percorso locale e percorso urbano; e contraddistinte rispettivamente dai colori, azzurro, verde e bianco. Alcuni di questi cartelli nascondono un errore; si tratta di un gioco, ma rappresenta anche uno scarto rispetto alla banale riproduzione del reale. Il lato est, corrispondente al retro della costruzione, non ha cartelli.
Internamente la struttura ha due piani espositivi che ospitano: lo Scaffale-mostra, ossia un deposito automatizzato, composto da alti scaffali che raccolgono più di 80 oggetti (dalla carrozza alla bicicletta, all'automobile) che testimoniano il periodo che va dal 1860 al 2005; l'Autoteatro, che è un sistema di parcheggio robotizzato che, attraverso un disco girevole, avvicina al visitatore il veicolo preferito estraendolo dall'assortimento disposto negli scaffali perché possa essere osservato da vicino; e, infine, delle isole tematiche, che vanno da quelle dedicate alla sicurezza, al traffico utilitario, al mondo professionale dell'automobilismo, fino alle visioni nel corso del tempo.


Museo Svizzero dei Trasporti, Lucerna
Committente
Swiss Museum of Transport, Lucerne
Progetto
Annette Gigon / Mike Guyer, Architects, Zurich
Collaboratori
Caspar Bresch (Project Architect)
Mark Ziörjen, Damien Andenmatten, Gaby Kägi, Gilbert Isermann
Architettura del paesaggio
Schweingruber Zulauf Landschaftsarchitekten, Zurich
Ingegneria civile
Henauer Gugler AG, Lucerne
Impianti Wirthensohn AG, Lucerne
Strutture
Ragonesi Strobel & Partner, Lucerne
Contractor
Karl Steiner AG, Lucerne

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
COSTANZO Michele 2010-01-15 n. 28 Gennaio 2010
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
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Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

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Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

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Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

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