L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Diller Scofidio + Renfro

(MIS) Museu da Imagem e do Som a Rio de Janeiro

Michele Costanzo

Tra i numerosi cambiamenti che il museo d’arte contemporanea ha registrato nel corso degli ultimi quarant’anni, nella sua ansiosa ricerca di una sempre più accattivante configurazione spaziale, nonché di un diverso modo di proporre al pubblico il materiale artistico anch’esso in continua tensione innovativa - in parte conseguenza di una ricerca artistica particolarmente creativa e comunicativa che ha puntato a rompere sistematicamente ogni precedente dogma artistico- una delle più recenti tendenze (più un atteggiamento mentale che una scelta teorica), che testimonia la convulsa dinamica trasformativa, è quella dell’inclusivismo. Esso nasce da un complesso impulso di tipo socio-culturale, ma anche da un’esigenza di tipo economico ed è interessato ad accogliere all’interno dell’organismo espositivo presenze per così dire “improprie”, anche se appartenenti alla realtà del suo mondo esterno, con cui gli utenti del museo sono abitualmente indotti a dialogare. Si tratta di attività commerciali, residenziali, del tempo libero o anche culturali, comunque non attinenti al settore specifico dell’arte figurativa.
In sostanza, si deve prendere atto che alcuni musei già esistenti ed altri di nuova costruzione, hanno deciso di includere nel loro programma (o hanno previsto di farlo) l’ipotesi d’istituire delle strette interrelazioni, all’interno del proprio spazio, con altre attività che, pur essendo parte integrante della quotidianità della vita, una volta messe in diretta comunicazione con il contesto museale, assumono in sé un significato diverso e fanno assumere alla stessa struttura espositiva una valenza nuova o, in ogni modo, differente da quella che gli è propria. Questo, certamente porterà ad operare delle riflessioni, tese ad individuarne il senso di tali scelte e la loro prospettiva per l’immediato futuro.
Lo scorso mese su «hortus» è stato presentato un progetto elaborato nel 2009 dello Studio Pei-Zhu, lo Xixi Wetland Art Museum ad Hangzou (di cui si prevede la realizzazione nel 2011), che cerca di mettere in stretta correlazione arte, tempo libero, commercio, affari all’interno di un contesto naturale, rimasto fino ad ora incontaminato, al di fuori del tessuto urbano di Hangzou, importante città industriale della Cina orientale, prospiciente il West Lake.
La linea che propone lo Xixi Wetland Art Museum, in analogia con il Museu da Imagem e do Som progettato da Diller Scofidio + Renfro a Rio de Janeiro (2009-) (1) e che qui viene presentato (la cui realizzazione è prevista nel 2012), è quella di rendere le funzioni aggiuntive - tradizionalmente estranee al museo e alla sua finalità primaria di esposizione di opere artistiche - parte integrante della nuova realtà espositiva.
Nel caso del MIS, poiché dovrà sorgere lungo l’Avenida Atlantica che costeggia la celebre spiaggia di Copacabana, gli architetti sono partiti, nel loro percorso ideativo, dal lungomare disegnato da Roberto Burle Marx.
La concezione dell’impianto in sé ardita e avvincente, dunque, si basa su un ideale prolungamento in senso verticale del viale. “L'edificio eredita il DNA di Burle Marx”, afferma Liz Diller, “ma ri-orienta radicalmente la sua superficie pubblica verso l’alto, attraverso la densa facciata del nuovo museo. Da tale scelta iniziale, viene fuori un sistema di circolazione di tipo verticale che collega in sequenza il livello stradale con le varie funzioni d’intrattenimento dell’edificio, dall’auditorium a piano terreno al cinema all’aperto sul tetto”.
Il MIS nasce come centro di documentazione della cultura brasiliana. Al suo interno riunisce una molteplicità di materiali di vario genere che sono opere, testimonianze, ricordi. In effetti si tratta della sommatoria di diverse collezioni che ora trovano luogo in un unico organismo opportunamente attrezzato (2). Essi vanno da dipinti, fotografie, manifesti, a film, video, giornali, libri d’epoca.
La singolarità della sua organizzazione spaziale è l’idea del percorso che attraversa gli spazi interni ed esterni del volume; in esso, troveranno luogo le gallerie per esposizioni permanenti e temporanee, gli ambienti per la ricerca, i servizi educativi, un auditorium all’aperto e un ristorante panoramico. L’edificio è stato, altresì, concepito come una struttura che consente di osservare la città con un occhio diverso. La percorrenza collega in sequenza il piano della strada con le diverse funzioni dell’edificio per concludersi con il cinema all’aperto sul tetto che ha una duplice funzione spettacolare e socializzante.
Analogamente al precedente museo, anche il MIS si propone come un brano di città, un luogo di vita tumultuoso dove la singolarità dell’organismo architettonico, i nuovi mass media e la più alta tecnologia interattiva convergono verso un obiettivo unitario che è quello di stupire e coinvolgere i visitatori.


Note

(1) Al concorso, vinto da Diller Scofidio + Renfro, hanno partecipato: Bernardes & Jacobsen, Isaj Weinfeld, Brasil Arquitectura e Tacoa Arquitectos, Daniel Libeskind e Shigeru Ban.
(2) Si tratta di 22 collezioni precedentemente ospitate in due diversi edifici.

Le immagini sono state gentilmente concesse dalla studio Diller Scofidio + Renfro.

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
COSTANZO Michele 2009-12-18 n. 27 Dicembre 2009
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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