L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Due opere di David Chipperfield a Berlino

Neues Museum - allestimento di Michele De Lucchi - e Gallerie Am Kupfergraben 10

Michele Costanzo

Il lungo intervento di restauro e parziale ricostruzione del Neues Museum da parte di David Chipperfield (1997-2009) è finalmente concluso e, a partire dall’ottobre di quest’anno, l’edificio è aperto al pubblico.
Il Neues Museum, realizzato da Friedrich August Stüler (1841-1859), nasce per decisione dal re prussiano Federico Guglielmo IV, a seguito dell’insufficienza degli spazi dell’Altes Museum di Karl Friedrich Schinkel (1823-1828) dovuta a nuove importanti acquisizioni; ma, aldilà di questo dato storico, il Neues Museum è l’opera architettonica che segna l’inizio della costruzione di quell’Acropoli laica che sarà il Museumsinsel, destinata a celebrare Berlino come l’Atene del XIX secolo. Nella stessa area, successivamente, si andranno ad aggiungere: l’Alte National Galerie (1866-876) su progetto di Stüler, il Bode Museum (1897-1904) su progetto di Ernst von Ihne e il Pergamon Museum (1910-1930) progettato da Alfred Messel.
Una delle principali finalità del Neues Museum era quella di esprimere la visione archeologica come racconto di una storia vivente e come frutto di una scienza che, non volendo rimanere relegata in un ambito temporalmente circoscitto e lontano, cercava d’introdurre l’antico come presenza quotidiana nella vita del popolo tedesco. L’edificio doveva apparire, dunque, come un prezioso scrigno o un tempio ornato dentro e fuori, con un programma iconografico che faceva ricorso ad un raffinato artigianato artistico. Lungo le pareti degli ambienti interni si succedevano narrazioni figurate riguardanti la storia dell’umanità poste in stretta correlazione con le collezioni archeologiche. Tale impianto verrà in buona parte cancellato con il crollo dell’edificio a seguito dei bombardamenti della seconda guerra mondiale.
L’intervento di Chipperfiel, non volendo perdersi nel labirinto della nostalgia, sarà quello di considerare i resti del tempio-museo come una sorta di palinsesto della storia tedesca, «[...] una trama su cui ritessere fili spezzati, ma ancora autentici, come le colonne, i muri, le tessere musive, le migliaia di frammenti di intonaci e decorazioni, meticolosamente riclassificati e ricollocati in una ragnatela di linee ispirate alla logica moderna del collage» (1).
Tale percorso ricostruttivo/restaurativo, sarà condotto dall’architetto inglese in maniera estremamente rigorosa e attenta agli sviluppi del dibattito culturale svoltosi soprattutto negli ultimi decenni sul tema della conservazione degli edifici storici (e del loro rispetto nel differente stato di conservazione in cui si trovano), a partire dai dettami dalla Carta di Venezia del 1964 fino a giungere ad alcune significative indicazioni emerse nei più recenti convegni.
L’obiettivo principale del progetto sarà quello di riconfigurare il volume originario, recuperando le parti della struttura che hanno resistito ai bombardamenti, ricostruendo quelle non più esistenti.
In questo modo, come afferma Chipperfield, è stata ricomposta la sequenza originaria delle diverse stanze, con l’annessione di spazi di nuova costruzione sviluppati in continuità con la struttura esistente. Il recupero “archeologico” rispetta i diversi stati di conservazione dell’edificio storico. “La ricostruzione delle parti dell’edificio definitivamente perse è stata realizzata senza pretesa alcuna di competere con le parti superstiti in termini di luminosità e superficie. Il recupero dell’esistente è stato guidato dall’idea che la struttura primitiva dovesse essere valorizzata nel suo contesto spaziale e nella sua materialità originale”. In definitiva, il nuovo riflette ciò che è andato in rovina senza tuttavia imitarlo.
I materiali in esposizione nel Neues Museum riguardano principalmente le collezioni d’arte egizia e d’arte storica e protostorica. L’edificio che le contiene è composto da quattro piani fuori terra più uno seminterrato.
Al primo livello si trovano: l’ingresso, il museum shop, la caffetteria, la biglietteria, il guardaroba e i servizi igienici. Al secondo e terzo livello le esposizioni permanenti. Al quarto livello gli uffici direttivi, il deposito delle opere, gli ambienti per lo studio e per piccoli convegni.
Il piano seminterrato è occupato dai locali tecnici, dagli spazi per mostre temporanee e, infine, da una Archaeological Promenade che verrà attivata nei prossimi anni (si prevede che i lavori saranno conclusi nel 2015); essa collegherà attraverso itinerari ipogei e a cielo aperto i 4 musei archeologici della Museumsinsel.


L’allestimento e il sistema espositivo progettato da Michele De Lucchi, basato sull’integrazione e la valorizzazione d’ogni reperto, è in stretta sintonia con l’indirizzo dato da Chipperfiel al suo intervento come, pure, con la filosofia museale di Stüler, espressa nel Neues Museum: caratterizzata dalla simbiosi tra architettura, decorazione, allestimento ed esposizione dei reperti archeologici.
Le collezioni, composte da opere di valore documentario e da oggetti artistici sono presentate al visitatore attraverso un sistema espositivo differenziato, pur nella sua standardizzazione modulare.
I materiali impiegati sono: il vetro extrachiaro, l’ottone bronzato nero, (utilizzato anche per i serramenti e per alcuni rivestimenti interni), il conglomerato cementizio di marmo e le pietre color sabbia che compongono i piedistalli degli espositori, come ideale continuazione delle lastre parietali e dei pavimenti utilizzati nel restauro di Chipperfield.
La disposizione delle vetrine e dei piedistalli tende a seguire l’andamento longitudinale delle sale;  la loro disposizione è a isola, ossia sono distanziate da pareti e finestre, in modo da consentire la visione da tutti i lati.
Anche il sistema illuminotecnico delle sale è strettamente integrato al progetto architettonico con riflettori a luce diffusa al soffitto e spot orientabili, mentre ciascuna delle sale storiche ricostruite presenta una soluzione specifica; a questo, poi, si aggiunge l’illuminazione dei reperti, integrata e nascosta nella base delle vetrine.

La Gallerie Am Kupfergraben 10, Berlino (2003-2007) è uno spazio espositivo per l’arte contemporanea, progettato da Chipperfield per i galleristi Céline e Heiner Bastian. E’ una struttura a quattro piani e ospita al suo interno anche degli uffici e un piede-a-terre utilizzato dalla coppia e sistemato all’ultimo piano.
Nel 2008, al progetto dell’architetto inglese, è stato assegnato il Fritz Höger Prize per la categoria “office and commercial buildings”, con il seguente commento da parte della giuria: “The gallery building in Berlin which joins, due to the use of salvaged, slurry pointed bricks, the sandstone facades of the historic neighbouring buildings, proves not only the sustainability of the brick but also the material’s timeless ability for dialogue in its historic context”. L’edificio sorge lungo l’Am Kupfergraben, una strada che costeggia il canale Kupfergraben che, insieme al fiume Sprea, costituisce uno dei confini naturali del Museumsinsel. La costruzione s’inserisce nel vuoto lasciato dal crollo di un precedente immobile, avvenuto a seguito dei bombardamenti dell’ultimo conflitto, ponendosi tra due volumi attigui di differente altezza (il primo di 3 piani e il secondo di 4). L’opera si trova in una strategica posizione tra l’Am Kupfergraben e la Bodestraße, di fronte al Neues Musem restaurato dallo stesso progettista. La soluzione progettuale suscita interesse non solo per la maniera in sé severa ed essenziale con cui Chipperfield configura il nuovo inserto (risolvendo la “lacuna urbana”), ma soprattutto per il fatto che il linguaggio impiegato si fa carico con consapevolezza e sensibilità espressiva della dialettica, sempre aperta, tra la memoria critica di una realtà del passato andata distrutta e le ragioni culturali del presente.                                                      
In base a questa impostazione, il progetto istituisce delle sottili relazioni formali con gli edifici adiacenti, tenendo conto delle orizzontalità messe in risalto dai marcapiani, come pure della presenza di una esistente parasta (sistemata in una posizione elevata) che contribuisce a porre in risalto la congiunzione del nuovo edificio con quello sull’Am Kupfergraben. Si tratta, in quest’ultimo caso, di un intervento in sé simbolico, volto a mettere nella maggiore evidenza possibile il tema del rapporto con la preesistenza storica, basato su allusività in senso figurativo, piuttosto che su repliche; ossia, da un lato, tenendo viva nella coscienza, lungo il percorso ideativo, la fondamentale importanza del legame con il tempo passato e, dall’altro, cercando di stabilire regole aderenti alla sensibilità contemporanea. Le facciate sono realizzate in mattoni di recupero (da edifici storici demoliti), stuccati e ricoperti da un leggero strato d’intonaco dato a spruzzo. La compattezza e uniformità delle fronti, interrotta dalla successione del rigido segno dei marcapiani in cemento a vista, è contrastata dalla presenza di grandi aperture vetrate, provviste di ante in legno naturale e posizionate in maniera asimmetrica seguendo il dettato delle necessità funzionali. Alla solidità e pesantezza dei materiali che definiscono il corpo esterno della galleria si contrappone la varietà e dinamicità dei suoi spazi interni definiti soprattutto dal gioco della luce naturale che mette in risalto il variare dell’organizzazione spaziale delle volumetrie. La pianta della galleria muta, infatti, di piano in piano, mentre la configurazione delle sale (alte 5, 5 metri) resa diversa dalla presenza delle finestre, permette a ciascuna di esse di essere illuminata in modo differente dalle altre.
L’intento del progetto, in definitiva, è stato quello di creare “una serie di sale ben illuminate e proporzionate, per vivere, lavorare ed esporre in un luogo dedicato alle arti e collocato nel cuore culturale della città”.

Note
(1) Fulvio Irace, Ora il Neues è più nuovo, «Il Sole 24 Ore», domenica, 8 marzo 2009.

 

Gallery Am Kupfergraben 10, Berlin
Client
Céline and Heiner Bastian
Competition
February 2003
Completion
2007
Gross floor area
mq. 2.000 
Design Architect
David Chipperfield Architects
Collaborators
Martina Betzold, David Chipperfield, Laura Fogarasi, Andrea Hartmann, Hannah Jonas, Barbara Koller, Harald Müller, Elke Saleina, Alexander Schwarz
Site Supervision
BAL Bauplanungs - und Steuerungs GmbH, Berlin: Gerald Vogel
Structural Engineer
Ingenieurgruppe Bauen, Karlsruhe/Berlin: Gerhard Eisele, Martin Morlock
Service Engineer
JMP Ingenieurgesellschaft mbH, Stuttgart/Berlin: Ernst Göppel; KMS Beratungs - und Planungsgesellschaft mbH, Berlin: Wolfgang Fuchs
Quantity Surveyor
Nanna Fütterer, Stuttgart
Shell Construction
Dreßler Bau GmbH, Dresden/Stockstadt: Thomas Bauer, Thomas Beitz, Tino Zimmermann
   
Neues Museum, Berlin
Client
Stiftung Preußischer Kulturbestitz
Architect
David Chipperfield Architects
Restoration Architect
Julian Harrap Architects
Consultant
Pro Denkmal
Quantity Surveyor 
Nanna Fütterer
Site Supervision 
Lubic & Woehrlin
Project Manager
Ernst & Young Real Estate
Structural Engineer
Bauen
Heating, Ventilation & Sanitary Engineer
Jaeger Mornhinweg
Electrical & Security Engineer
Kunst & Museumsschutz Beratungs & Planung
Lighting
Kardorff Ingenieure Lichtplanung
Building Physics
Ingenieurbüro Axel C Rahn
Landscape Architect
Levin Monsign

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
COSTANZO Michele 2009-12-12 n. 27 Dicembre 2009
 
Hortus

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hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

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