L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Energy Housing. L’abitare sostenibile 2.0

Carola Clemente

Si è svolto a Vienna, dal 23 al 25 novembre 2009, il forum internazionale Towards an Action Plan for Energy Efficient Housing in the UNECE Region, organizzato dall’UNECE (United Nations Economic Commission for Europe). L’incontro, che ha avuto luogo all’interno della Festhalle del Municipio di Vienna, è stato strutturato intorno alle presentazioni di alcuni keynote speakers, seguite da report su vari temi energetici, le problematiche politiche istituzionali, gli specifici aspetti legati alle economie emergenti ecc. L’obiettivo del Forum era quello di giungere a proporre la bozza di un action plan per l’implementazione di strategie per la produzione di edilizia residenziale a basso consumo energetico e carbon footprint, nonché per la riqualificazione, sempre in termini di riduzione dei consumi, del patrimonio esistente. Questo action plan, concepito come una sorta di roadmap per il raggiungimento a breve termine di un pareggio tra consumo energetico riconducibile all’housing e potenziale di produzione attraverso fonti rinnovabili, verrà poi sottoposto ai governi dei paesi membri dell’UNECE con la speranza di una rapida implementazione. L’UNECE, che ha prodotto anche un interessante studio che allarga la prospettiva dell’housing sostenibile ad un’area geografica molto più vasta rispetto ai tradizionali confini europei (ECE/HBP/159), si rende promotore di questa iniziativa.
I circa 25 contributi presentati al congresso hanno prodotto un quadro abbastanza esaustivo dello stato dell’arte del costruire a basso impatto ambientale oggi.  Va inoltre rilevato che è ormai possibile tracciare un percorso ormai storicizzato che conduce allo stato dell’arte attuale, ovvero una condizione in cui gli strumenti e le pratiche progettuali e tecnologiche necessarie per la realizzazione di edilizia residenziale sostenibile sono ormai noti e ampiamente condivisi, ma in cui si stenta a passare da una fase di sperimentazione ad una fase di operatività diffusa, in cui queste tecniche vengono applicate su larga scala. Questi sforzi sono necessari per superare la resistenza di larga parte degli operatori del processo verso i maggiori costi d’investimento a cui si deve fare fronte per garantire la sostenibilità energetica e ambientale degli interventi; questa resistenza è verificabile sia verso i costi di impianto per la nuova realizzazione, che nel caso di investimenti sullo stock esistente; in entrambi i casi è necessario che una quantità non trascurabile delle risorse vengano destinate alle nuove tecnologie per la gestione energetica degli edifici. In tempi di recessione economica, ma anche in congiunture più felici, è difficile immaginare come questo possa avvenire senza sostanziali contributi da parte del settore pubblico. Il risparmio in termini di costi energetici che si può ottenere è senz’altro in grado di garantire il ritorno dell’investimento in tecnologie più sofisticate o semplicemente più efficaci, ma non può certo ripagare il costo dell’intervento se non in un periodo medio lungo. La valutazione di prospettiva proposta dai partecipanti al Forum, non vede sul medio periodo una riduzione significativa dei costi totali a carico dell’utente finale; questa condizione sarà però sicuramente bilanciata da una riduzione sensibile delle emissioni clima-alteranti, fatto che comunque giustifica l’investimento economico.
Costruire a energia zero – o a bassa energia (low Energy), o addirittura portando il bilancio energetico in positivo – è dunque possibile, ed è sufficiente applicare una serie di accorgimenti progettuali e costruttivi ormai noti: iper-isolamento o isolamento a cappotto, infissi a tenuta con vetrazioni bossoemissive e/o a controllo solare, assenza di ponti termici, corretta disposizione e dimensionamento delle aperture, integrazione dei sistemi di schermatura solare, ecc. Se dieci anni fa si guardava ai prototipi realizzati con un misto di curiosità e diffidenza, oggi questa pratica è divenuta talmente diffusa che si può senz’altro affermare che un primo traguardo culturale è stato raggiunto grazie ai grandi sforzi attuati a tutti i livelli del settore edilizio.
Per contro permangono alcune perplessità – espresse anche durante il forum di Vienna – circa il concetto stesso di sostenibilità che si è riusciti a raggiungere e a indagare: si tratta infatti di una questione strettamente legata ai consumi energetici, che rappresentano sicuramente un fattore fondamentale ma non esaustivo del più ampio e complesso problema della città, che include anche istanze sociali, morfo-tipologiche e di linguaggio architettonico. Nel creare edifici ad energia zero, o ad energia positiva, si presume anche uno sforzo formativo notevole rivolto agli utenti, che permetta il consolidamento di una cultura di comportamenti consapevoli che possano far gestire in maniera effettivamente funzionale l’edificio abitato; alcuni fattori di efficienza/inefficienza possono essere condizionati da comportamenti quotidiani della vita domestica come la regolazione della ventilazione naturale attraverso apertura delle finestre, ed il mantenimento delle temperature di esercizio.

In alcuni casi viene proposta una prospettiva eccessivamente tecnica, se non anche tecnicistica, che privilegia distrattamente il beneficio “quantitativo” rispetto a quello “qualitativo”. Resta comunque necessario pensare all’architettura delle nostre città potendovi immaginare anche un certo vitalismo difficilmente contenibile o prevedibile, che tutto trasforma e mette in discussione. La volontà di legare il consumo energetico di un edificio programmando anche in maniera meccanica lo stile di vita dei suoi abitanti può dunque sembrare eccessivamente deterministica.
Questa prospettiva dominate “germanocentrica”, dovuta sicuramente all’impatto enorme delle ricerche operate nell’area tedesca sui problemi della sostenibilità, si dimostra sicuramente problematica quando viene trasportata ad altre latitudini – e per motivi tecnologici, dovuti a differenti fattori climatici, e per motivi squisitamente culturali – ma risulta ancor più inadatta cambiando contesto economico: nelle economie emergenti problemi di governance, di scarso equilibrio tra poteri, di indisponibilità di fondi per la trasformazione o più in generale per l’investimento in sostenibilità, minano alla base l’intero processo di conversione dell’edilizia a standard di minore consumo energetico. I cosiddetti paesi in transizione sono affetti da problemi del tutto diversi rispetto a quelli dell’Europa centrale: crescita sregolata e totale assenza di pianificazione, fatiscenza del patrimonio residenziale esistente, l’estensione del fenomeno della fuel poverty, ecc. Sembrerebbe dunque necessario cercare un modello di sviluppo alternativo che sia in grado di contemperare le necessità di questi contesti, permettendone l’integrazione effettiva in una crescita compiuta a consapevole.
Un ultimo, fondamentale aspetto emerso dalle presentazioni e discussioni durante il forum è legato alla sostenibilità urbana. Se da un lato la capacità di costruire edifici residenziali a basso consumo energetico è ormai ampiamente accessibile, l’impatto dello spatial planning e del progetto urbano è ancora difficilmente misurabile, sia per la mancanza di indicatori univoci, sia per la complessità enorme dei sistemi da analizzare. Tuttavia, la consapevolezza che la sostenibilità delle nostre città può essere veramente ottenuta soltanto riuscendo a influenzare in senso virtuoso lo stile di vita degli abitanti, risulta quanto mai chiaro che non è possibile presumere che il futuro dei nostri abitati possa prescindere dal concetto di qualità in senso più allargato. La città potrà anche essere costituita da una moltitudine di edifici dalle ottime prestazioni energetiche, ma sarà pur sempre composta anche da un tessuto connettivo e da una struttura sociale che la renderà più o meno sostenibile indipendentemente dalla quantità di CO2 emessa dai singoli edifici. Alcuni studi presentati al forum di Vienna sono dedicati proprio al tentativo di decodificare l’impatto che queste scelte di pianificazione a grande scala hanno sulle città.
Si fa dunque strada l’idea che la sostenibilità non solo una mera questione di gestione energetica del patrimonio edilizio, ma che, soprattutto in riferimento ad un bene primario come la residenza, investe i campi dello sviluppo economico, della protezione dell’ambiente, dei diritti umani, della qualità della vita e dell’uguaglianza sociale. Un tempo si pensava di dover dare una casa a tutti: oggi, si pensa di dover garantire una casa a basso consumo energetico per tutti. In conclusione, si può affermare che stiamo assistendo ad una fase di transizione: una volta stabilite le corrette metodologie per rendere energeticamente efficienti gli edifici, è ora necessario, per raggiungere il traguardo dell’abitazione sostenibile 2.0, mirare a rendere tale l’intero sistema urbano, territoriale e geografico che la contiene.

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
CLEMENTE Carola 2009-12-09 n. 27 Dicembre 2009
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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