L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Nuova architettura finlandese

Sei progetti di JKMM

Michele Costanzo

Lo studio JKMM Architects, fondato nel 1998 da Asmo Jaaksi, Teemu Kurkela, Samuli Miettinen e Juha Mäki-Jyllilä, ha sede a Helsinki. I suoi lavori, apprezzati in campo nazionale e internazionale possono essere inclusi tra le espressioni architettoniche più interessanti e rappresentative della giovane generazione finlandese.
La ricerca progettuale di JKMM si segnala, altresì, per il modo di organizzare e sviluppare in forma semplice e intensamente meditata il processo elaborativo dell’opera, conferendo ad essa uno specifico carattere distintivo. E questo, quasi in contrasto con la scelta di evitare l’assunzione dei tratti di un preciso idioma, lasciando piuttosto che l’esito formale del progetto risulti essere il prodotto d’un serrato, scambievole rapporto con il contesto; in questo modo, facendo proprie le differenti forme e modalità in cui si presenta il paesaggio naturale ed urbano.
Quello che, tuttavia, nell’opera di JKMM costituisce, per così dire, il suo “canto fermo” è la posizione centrale conferita all’uomo: in relazione alla società, alla realtà urbana, alla natura.  Si tratta di un rapporto portato avanti in maniera sottile, analitica ed introversa, in quanto basato su un dialogo muto, tutto mentale percorso da impalpabili sensazioni, vibrazioni che nascono dall’interiorità dell’individuo, com’è tipico dello spirito finlandese e come in buona parte si può evincere dalla recente letteratura di questo paese. La natura ha in ogni caso un ruolo particolare di rifugio dell’anima, di fondamentale referente con cui intrattenere un intenso, costante dialogo.
L’azione progettuale/costruttiva di JKMM, in questo senso, è una maniera per vivere e interpretare nelle forme più diverse, ma sempre ricche d’interna tensione, tale complessa e diversamente orientata orditura di relazioni che tende a comporre.
Tale aspetto è assai bene rappresentato dal progetto per il Leipuri Day-care Center a Myllypuro, Helsinki (2001-2003), in cui vengono a mescolarsi, a legarsi tra loro attraverso un sottile filo simbolico-espressivo un insieme strettamente interrelato di elementi formali e di materiali costruttivi.
La costruzione, che si sviluppa su due livelli, ha una pianta trapezoidale; è posizionata al centro di un ampio giardino, arricchito dalla presenza di alti faggi dal sottile fusto.
La fronte d’ingresso corrisponde al lato più lungo e non inclinato del volume ed è rivestita da doghe di legno, come pure ricoperta dallo stesso materiale è la scala “a forma di naso” che porta alla sala d’ingresso che si trova al primo piano. La sua forma irregolare e la sua posizione leggermente inclinata rompe in maniera esplicita e volutamente ridondante l’equilibrio concettuale di una simmetria peraltro già materialmente negata dalla stessa conformazione della figura architettonica e da un insieme di dettagli, quali: il disegno e la varietà dimensionale delle finestre, il taglio leggermente inclinato e curvo del tetto, l’intonaco bianco che riveste le restanti tre facciate.
Tra le altre particolarità si devono registrare: una finestra con intarsi colorati e all’interno un camino con una qualità plastico/scultoria, la cui prima ragion d’essere è quella di costituire una presenza, a un tempo, solida, rassicurante e giocosa, che irradia calore anche in senso ideale.
L’interno è luminoso e i materiali impiegati (intonaco, legno, vetro), nonché il misurato disegno degli spazi unitamente alla contenuta vivacità degli ambienti, rendono l’organismo accogliente. Per cui, sia i bambini, che il personale che lavora al suo interno si trovano a proprio agio.

Oltre all’attenzione con cui gli architetti puntano a fare proprie le molteplici esigenze della quotidianità della vita, traducendole in spazi definiti, circoscritti (sia interni, che esterni), mettendo da parte spettacolari o ardite soluzioni architettoniche, si debbono considerare altri temi che concorrono a delineare il fare progettuale di JKMM.
Il primo, riguarda la volontà di porre in posizione privilegiata materiali quali il legno e il vetro, per creare ambienti adeguatamente luminosi atti ad accogliere, come si diceva, il “protagonista” dell’architettura di JKMM, che è l’uomo.
A tale proposito, Roy Mänttäri (1) afferma in un’intervista: “Il legno è economico, in quanto è la materia prima più importante prodotta nel nostro Paese. E’ utile per l’isolamento termico ed è un elemento di unione tra edificio e natura circostante, come pure tra la modernità e la tradizione. Il vetro serve per ricevere la luce, di cui abbiamo grande bisogno, soprattutto nei mesi invernali. Vengono progettate, così, grandi e costose finestre, ciascuna realizzata con 3 o 4 strati di vetro”.
La ricerca della luminosità degli ambienti spinge ad accentuare la semplicità del disegno dei suoi edifici, basato sul principio di una geometria elementare, una sorta di “minimalismo” o di riduzionismo formale che contraddistingue la progettazione di JKMM, sempre attenta, per altro verso, a non far cadere l’oggetto architettonico nella banalità della forma, nella noia della ripetitività, nella piattezza della soluzione.
Il secondo, concerne lo sviluppo tecnico-costruttivo e la ricerca di un’alta “qualità ecologica” degli edifici che JKMM porta avanti a stretto contatto con il processo innovativo dell’industria edilizia.
Il terzo, infine, è rivolto all’uso del modello informativo BIM (Building Information Model) che concerne la creazione/gestione delle informazioni e riguarda l’intera vita di un edificio, dalla progettazione architettonica, alla realizzazione, all’uso, alla manutenzione.
Quest’ultimo tema è particolarmente legato al progetto d’ampliamento dell’Università Aurora a Joensuu, che si svilupa in due fasi: Aurora I (2000-2003) e Aurora II (2004-2006).
L’intervento consiste in un insieme ben delineato di corpi edilizi, incardinati da una struttura lineare di distribuzione disposta centralmente ad essi. In questo progetto il materiale di rivestimento è il mattone con l’inserto di alcune pareti in vetrocemento. Uno dei segni architettonici caratterizzanti il complesso è il lungo portico, che da unità visiva all’insieme dei volumi regolari posti in serrata sequenza: una struttura lineare di congiunzione che crea uno spazio protettivo e d’accoglienza prima di accedere ai diversi edifici universitari.
La prima tranche del progetto sarà elaborata in maniera tradizionale usando AutocAd; mentre per la seconda sarà applicato il modello BIM. Aurora I e Aurora II sono progetti in sé simili, quello che li differenzia sta, dunque, nel diverso metodo progettuale.


La Viikki Church a Helsinki (2001-2005) rappresenta la presenza architettonica distintiva del nuovo quartiere. L’edificio è situato tra un parco e un supermercato, altri elementi di riferimento sono da definire in quanto il disegno del suo intorno non è ancora completato.
Sulla base della richiesta della committenza che ha voluto che la costruzione fosse lignea -con questo cercando di riproporre l’essenza di una lontana tradizione finlandese- il rivestimento esterno della chiesa è di legno grigio non trattato. L’interno, ugualmente dello stesso materiale, ha come immagine di riferimento, per gli autori, uno spazio scavato nella foresta.
La configurazione dei volumi che compongono l’edificio è basata su forme geometricamente semplici, ma rese morbide dall’impiego di un insieme di segni curvilinei. All’interno, diversamente, il tessuto delle linee geometriche si ricompone nella sua rigidità orditura ortogonale.
La sala della chiesa è composta da un sistema strutturale ligneo che richiama l’insieme degli alberi che circondano la chiesa all’esterno. “L’architettura deve comunicare la sensazione” afferma JKMM “di una foresta finlandese e della sacralità della natura”. Così, l’orditura dei pilastri e delle travi di legno sono gli elementi che definiscono il tema spaziale dell’aula ecclesiale, unitamente all’altare che costituisce il suo punto conclusivo.  La cura dei dettagli portata avanti con estremo rigore riflette l’idea base del progetto.
La chiesa è uno spazio pieno di luce, è dotata di ampie finestre che guardano verso il paesaggio esterno e verso un piccolo giardino.
L’edificio è realizzato con elementi prefabbricati, combinando modalità costruttive moderne e tradizionali; tenendo conto, altresì, di questioni ecologiche e di criteri di sostenibilità che interessano l’intera area di Viikki.

Il Verkatehdas Arts and Congress Centre ad Hämeenlinna (2004-2007) è un progetto basato sulla ristrutturazione di un ex complesso industriale, destinato ora a centro culturale al quale è stato  aggiunto un nuovo corpo, inserito nel cortile della ex fabbrica, per ospitare uno spazio flessibile di 700 posti destinato a conferenze, teatro, cinema, musica (in occasione di concerti può accogliere 1100 spettatori). Si tratta di un ambiente ampio e accogliente, coperto da una struttura di acciaio e vetro. Esso rappresenta il cuore dell’organismo culturale.
L’alto frontone della vecchia fabbrica recuperato e trasformato con il nuovo corpo aggiunto della concert hall, da un lato esercitano una presenza dominante nel basso skyline di Hämeenlinna e, dall’altro segna il margine dell’ampio parco che si conclude sulla riva lago Vanajavesi.
Il complesso culturale-congressuale esprime la chiara volontà di mantenere il giusto equilibrio tra passato e presente in modo da formare un’unità in sé armonica, rispettosa dello spirito del luogo.
I materiali principali sono il mattone, il cemento armato, l’acciaio e il vetro; nella costruzione sono posti in contrapposizione tra loro, senza tuttavia perdere l’equilibrio d’insieme. Il tema della contrapposizione, infine, prosegue con la parete d’ingresso che si affaccia sul parco, questa volta si tratta di materiali colorati di diversa natura (gomma, plastica, ceramica, ferro arrugginito) con la funzione di ingentilire e vivacizzare i tratti dell’austera costruzione industriale.

La Central Library a Turku (1998-2007) è situata nell’area centrale della città. L’intervento consiste nell’ampliamento di una “storica” biblioteca risalente allo scorso secolo e del palazzo del governo costruito nel XIX secolo, che sono stati restaurati e trasformati in luoghi d’incontro e caffé.
L’importanza del sito e la presenza di edifici rappresentativi di diversa epoca da conservare e valorizzare, ha rappresentato per JKMM una grande sfida progettuale. L’obiettivo è stato, dunque, quello di realizzare un progetto in grado di armonizzare il nuovo con il preesistente e con il contesto.
“Nel 1998 eravamo appena laureati”, ricorda Jaaksi, “quando c’è capitato di partecipare e di vincere il concorso per la biblioteca di Turku. Tale fortunata occasione ci ha spinto a rimanere assieme e a fondare lo studio”. Il progetto subirà molti rallentamenti e gli architetti dovranno apportare molte modifiche al progetto prima della sua realizzazione nel 2007; considerate da JKMM utili occasioni di maturazione dell’opera, visto che essa sarà recepita con molto favore dalla critica internazionale e dal pubblico che la frequenta assiduamente: come, in genere, nei paesi scandinavi sono tutte le biblioteche, considerate come un luogo familiare a cui viene dedicato con regolarità una frazione del tempo quotidiano.
L’idea progettuale punta a far fronte alle esigenze di una biblioteca attuale senza, tuttavia, dimenticare i caratteri storici e architettonici dell’edificio preesistente. “il complesso architettonico nel suo insieme”, afferma JKMM, “è formato dall’unione di queste due opposizioni il passato e il futuro”.
L’impianto spaziale del nuovo edificio è impostato su una precisa idea funzionale (2) . L’organismo si compone di due livelli quello superiore ha un vuoto al centro per consentire una visione globale dello spazio e della vita che si svolge al suo interno. Entrambi i piani si affacciano su un cortile dove si trova un ingresso secondario, mentre quello principale è in una posizione laterale rispetto alla fronte dell’edificio, in corrispondenza di un incrocio di strade.
Al piano terra si trova la reception, uno spazio di sosta, la sezione per giovani e bambini, l’emeroteca e una sala di lettura denominata “nuovo mercato” che funziona come collegamento tra la nuova biblioteca e il vecchio edificio.
Lo spazio per la lettura è un ambiente molto ampio e bene articolato ed è raggiungibile attraverso una scala o un ascensore.
L’idea guida del progetto è stata la flessibilità. E questo, perché in futuro, con lo sviluppo dei media, si prevede che le funzioni all’interno di una biblioteca debbano cambiare radicalmente.
I materiali per il rivestimento esterno dell’edificio sono stati scelti in modo da armonizzarsi con l’ambiente circostante. Le facciate sono intonacate in modo da accordarsi con il vecchio edificio.
Sempre all’esterno, è stata altresì impiegata, per il rivestimento di parte delle facciate e delle scale la pietra naturale. All’interno, per le pareti e per la realizzazione dell’arredo è stato impiegato il legno rovere.
La costruzione è in cemento armato lasciato a vista in importanti aree dell’interno.
Una delle idee base del progetto è stata quella della trasparenza e della luce per cui uno dei suoi caratteri distintivi è costituito da alcune grandi aperture e conseguentemente da una luminosità diffusa che investe lo spazio nella sua totalità.

Il Finnish Pavilion progettato da JKMM per lo Shanghai World Expo 2010 il cui tema è ”Better City, Better Life”. E’ una delle sue opere più recenti (2008-2010). L’edificio intitolato “Kirnu” e si avvicina come immagine d’insieme ad una sorta di mortaio asimmetrico: una figura chiusa verso l’esterno e cava all’interno.;
Il volume è composto da una struttura prefabbricata in acciaio alta 20 metri; e questo, consente di essere riutilizzata in altri luoghi per differenti proposte. E’ circondato da un sottile specchio d’acqua e un ponte conduce i visitatori all’ingresso del padiglione e, poi, al grande atrio, definito spazialmente da leggere superfici-schermo su cui si intreccia un caleidoscopio d’immagini proiettate.      La costruzione di colore bianco si sviluppa su tre livelli collegati da una rampa. Al suo interno si trovano: un ristorante e luoghi per incontri, ambienti per attività commerciali, spazi per conferenze e servizi. Il tema che verrà proposto ai visitatori riguarderà questioni che interessano la comunità internazionale, quali: le strategie urbane, lo sviluppo della sostenibilità.


Note

(1) Roy Mänttäri è autore dell’allestimento della mostra “Finlandia oggi. Architettura & Design” curata da Arianna Callocchia, che ha avuto luogo nel 2007 presso la Casa dell’Architettura, a Roma.
(2) Espressione che per gli architetti finlandesi ha il senso di stretta correlazione tra natura ed edificio, fino a coinvolgere gli interni. Gli spazi e l’arredo diventano, in questo modo, funzionali all’uomo in termini di utilizzo e di adattabilità.

Le immagini del Finnish Pavilion Shanghai World Expo 2010 sono state gentilmente concesse da JKMM Architects

Credits

Padiglione finlandese alla Expo 2010 a Shanghai
Committente
Finpro, Helsinki, Finlandia
Progetto
JKMM, Teemu Kurkela
Eero Kontiniemi, Project architect
Marko Pulli, Edit Bajsz, Johanna Raukko, Päivi Meuronen, Tero Hirvonen, Klaus Stolt
Consulenti
Aaro Kohonen, Strutture
Climaconsult, Impianti
Projectus Team, Elettrico
Akukon, Acustica
Project management
Lemcon China, Shanghai
Exhibition design
Muotohiomo, Partanen & Lamusuo
Artista
Aimo Katajamäki

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
COSTANZO Michele 2009-11-05 n. 25 Novembre 2009
 
Hortus

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hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

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