L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Kazuyo Sejima, Trasparenza
'diagrammatica' 

Nell’architettura di Kazuyo Sejima, l’estetica dell’effimero, colta nel suo carattere di impermanenza, porta ad una nuova declinazione di trsparenza, priva di qualsiasi approccio ideologico o utopico: una trasparenza che potremmo definire, nella sua nozione operativa, 'diagrammatica'.
Sejima descrive la sua idea di trasparenza: "Mescolare ambienti visibili e invisibili. Cerco un tipo di trasparenza senza un materiale trasparente: una trasparenza non letterale che si raggiunge attraverso un modo di fare la pianta […] o in sezione. […] Oggi quasi la metà della vita quotidiana è occupata dal mondo dell’informazione e sebbene questa sia invisibile credo che l’architettura debba avere un qualche tipo di relazione con essa. […] Penso ad esempio che la qualità riflettente del vetro, opposta alla sua qualità trasparente, sia in qualche modo relazionata alla società dell’informazione se consideriamo che questa ha a che fare soprattutto con il non vedere. Del resto la trasparenza per me è un po’ diversa da quella condizione che rende possibile guardare attraverso. "(21)
Una trasparenza di tipo relazionale quindi, un’interfaccia tra corpo e ambiente. Una trasparenza raddoppiata in cui il reale e il virtuale tecnologico implicano una nuova idea di superficie. "Stratificando in sequenze percettive oggetti dalla trasparenza studiata, minimizzando all’esterno lo spessore di un elemento opaco, aumentando inesorabilmente quello di un oggetto trasparente"(22) l’architettura di Sejima, "annullato il tempo della storia, sublimato quello della materia"(23) genera uno stato di sospensione in cui tutto è poco più di 'nulla'. E’ una tabula rasa cui si deve garantire un’immagine.
Secondo Toyo Ito la “sua naturalezza e stravaganza, sciolta da condizionamenti sociali, la rendono capace di cogliere la realtà con molta precisione. Perciò a differenza di altri architetti costretti a rispondere alla propria ideologia di riferimento, il suo modo di progettare esprime soltanto il suo personale desiderio di creare un senso di libera relazione fisica che ella intrattiene con la realtà spaziale. La sua è una critica priva di giudizio. […] Tuttavia, in una società dove l’ideologia è svuotata di significato, la volontà di progettare in maniera diretta, senza ‘girarci intorno’, rappresentando completamente la realtà, costituisce una definizione in sé critica per definizione.”

Un’invisibile 'erotica della distanza'. Il 'visibile' e il 'non-visibile'

Il flagship store di Christian Dior (2001-2003) 'appare' su via Omotesando a Tokyo come un sublime 'elogio dell’ombra'. L’edificio, con un’altezza di trenta metri, sfrutta a pieno la volumetria concessa dai regolamenti edilizi creando un volume stereometrico dalle proporzioni controllate. La semplicità e la trasparenza dissimulata dell’edificio contrastano con i numerosi modelli di studio realizzati durante l’iter progettuale. La scelta di mantenere una relazione tra interno ed esterno, grazie alla definizione di un volume opaco, è stata determinata soprattutto dalla sopravvenuta impossibilità di controllare il progetto degli spazi interni, affidato agli interior design di Dior.
Emergente e transitoria, la costruzione oscilla tra opacità e trasparenza, buio e luce, una luce in grado di smaterializzare e sintetizzarne le dimensioni. Reso effimero, l’involucro cattura il tempo per renderne visibile il suo moto incessante; ma il tempo è sospeso in un intervallo che genera insieme una distanza e una dinamica del desiderio. Come il velo di Poppea o il Grande Vetro, questa duplice alchimia genera una percezione alterata che sottende al fascino di ciò che è preannunciato e mai pienamente ri-velato.
Guardando il Building’s Dior si ha la sensazione di una trasparenza neutra, che si maschera, essa stessa, come qualcosa che si adagia lievemente sulle cose, qualcosa che cambia d’aspetto attraverso l’impercettibile riflesso della natura, della città e del cielo.
La trasparenza dell’involucro, scissa in un doppio strato di vetri piatti extrachiari, diviene effimera, diafana, impalpabile grazie ad un raffinato dispositivo di disturbo dell’immagine. Nell’interstizio delle pareti vetrate sono inseriti degli schermi traslucidi in acrilico, modellati sulla curvatura solitamente assunta dai tessuti: la percezione alterata creata da questo ricercato elemento di design dona alla rigidità dell’involucro vetrato la "morbidezza di un drappeggio digitale".(24)
Sejima elabora la materia trasparente, eleva la sua rigidità ad una certezza sensibile, che si sottrae a qualsiasi identificazione: la sensazione di una materialità che sfugge ad ogni logica identitaria, onnifunzionale della tecnica, pone l’opera nella stessa dimensione del Grande Vetro duchampiano. L’edificio proietta la quarta dimensione (invisibile, virtuale) in una 'macchina celibe’ tridimensionale: la superficie è il meccanismo del desiderio che offre allo stesso tempo tentazione e negazione. La visione diretta tra l’esterno e l’interno è interrotta e ricostruita in una successione di istanti virtualmente differiti.
L’involucro opaco separa e oscilla in una dislocazione di tempo e spazio: in connessione con una scansione altimetrica differenziata di piani orizzontali che appaiono raddoppiati, esso cela indistintamente funzioni espositive e tecnologiche inserite 'tra' i solai. In un raffinato gioco percettivo, i piani in aggetto rispetto al curtain-wall disposti ad altezze variabili, divengono ricercati elementi grafici, sottolineati dall’assenza di qualunque elemento verticale che possa far presupporre una qualsiasi funzione portante.
L’opera non è mai 'bella' nel senso della 'chiarezza' e della perfetta conciliazione tra esterno e interno. Grazie ad una 'densità' presupposta all’esterno dell’edificio e negata negli spazi interni, l’esperienza estetica, diretta a mantenere in vita lo 'spaeseamento', appare come un’esperienza di 'estraniamento' che esige un lavoro di ricomposizione e di riadattamento mai riconducibile ad un ordine prestabilito di significati.
Ad una trasparenza classica di tipo visuale se ne affianca una nuova dimensione della trasparenza che appare raddoppiata e sdoppiata al contempo. Attraverso un gioco entre-deux (o in-between) di piani, di trasparenze e di interfacce "infra-sottili" l’architettura di Sejima, senza memoria, inaccessibile e impenetrabile, pone in stato di sospensione l’ovvietà delle cose, diventa altro da sé; "si appropria di una nuova geologia modellata dalla leggera astrazione degli assemblaggi. E’ la sposa duchampiana che, liberata dalla piatta prigione del Grande Vetro, dispiega nello spazio e nel tempo delle comunicazioni la processualità dei suoi meccanismi di distillazione amorosa, dunque di conoscenza."(25)

Note

(1) La mostra Modern Architecture: International Exhibition, curata da Henry-Russel Hitchcock e Philip Johnson ha avuto luogo al MoMA, New York 1932.
(2) Glen D. Lowry, introduzione al catalogo della mostra Light Construction.
Terence Riley, Light Construction, catalogo della mostra, The Museum of Modern Art, New York 1995.
(3) L’espressione 'supermodernismo' dà il titolo al saggio di Hans Ibelings, Michele Costanzo (a cura di), Supermodernismo. L’architettura nell’era della globalizzazione, Castelvecchi 2001. Titolo originale: Supermodernism. Architecture in the Age of Globalization, NAI Publishers, Rotterdam 1998.
Il termine è tratto dal libro dell’antropologo Marc Augè, Nonuoghi. Introduzione a una antropologia della surmodernità, Milano 1993.
(4) Terence Riley, Light Construction, op.cit.
(5) Rem Koolhaas, Delirious New York, Olanda 1978.
(6) Robert Venturi scrive nel 1996 Complexity and Contradiction in architecture, nel quale teorizza "la difficile unità dell’inclusione", dimostrando una totale lobotomia tra interno ed esterno delle sue architetture.
Nel 1972, con Denise Scott Brown e Steven Izenour, scrive Lerning fron Las Vegas. Attingendo ad un modo di comunicare tipico della Pop Art Americana, Venturi sostiene un’architettura dell’anti-monumentale che accoglie una visione superficiale attraverso icone pubblicitarie, insegne al neon e il decorated shed, un modo di guardare all’architettura attraverso la comunicazione di forme e messaggi.
(8) Mirko Zardini, Pelle, Muro, Facciata, in «Lotus» n. 82, 1994.
(9) Brent Richards, Materiali in architettura: Vetro, Logos, 2006.
(10) Così egli descrive poi la veranda: "Essa può essere facilmente ingrandita e, in un primo momento, la si potrà circondare con pareti doppie di vetro. Sia le pareti interne sia quelle esterne saranno arricchite da decorazioni variamente colorate. Se poi si applica una luce nello spazio tra le due pareti, la veranda assumerà di sera, sia all’interno sia all’esterno, un aspetto grandioso. Sarà meglio però non inserire queste vetrate sotto forma di finestre. L’aria andrà immessa preferibilmente per mezzo di ventilatori".
Paul Scheerbart, Glasarchitektur, 1914.
(11) Mies van der Rohe, in "Frühlicht" di Bruno Taut. Trad. it. M. Carrara, in "Frühlicht", Marzotta, 1974.
(12) Colin Rowe, Robert SlutzKy, Trasparenza: letterale e fenomenica, 1955. «Perspecta», 1963.
(13) Gyorgy Kepes, Language of Vision, 1944.
(14) Fulvio Irace, Amniotiche trasparenze, in «Sole 24 ore», 30 ottobre 2005
(15) Marcel Duchamp, Sanuillet M. (cur), Scritti Marcel Duchamp, Abscondita, 2005.
(16) Il desiderio doveva superare quell'infra-sottile rappresentato dall'abito della sposa. Questo transitare che doveva condurre in modo immateriale il desiderio degli scapoli a cospetto del desiderio della sposa, doveva essere solo il frutto di un effetto, e non un vero e proprio passaggio. La risultante quindi di un processo fittizio;
AAVV, Marcel Duchamp, Bompiani, 1993.
(17) Enrico Pitozzi, conversazione con Christine Buci-Glucksmann, L’impermanente trasparenza del tempo, «Artò», Anno 8 numero 20 primavera 2006.
(18) Enrico Pitozzi, conversazione con Christine Buci-Glucksmann, L’impermanente trasparenza del tempo, op. cit.
(19) Pierluigi Nicolin, Kazuyo Sejima + Ryue Nishizawa. Il tao di Sejima, in L'anima del Giappone, «Lotus Navigator», numero 3, anno 2001.
(20) Sejima “è un nuovo tipo di architetto. E’ forse per la sua idea di architettura, completamente diversa da quella di architetti che vengono prima, che ci rendiamo conto di quanto possa essere innovativa…Se c’è una definizione che possa descrivere al meglio le sue strutture è quella di "architettura diagrammatica".
Toyo Ito, Diagram architecture, in Kazujo Sejima, 1988-1996, «El Croquis» numero 77, 1996.
(21) Leone Spita (a cura di), ventinove domande a Kazuyo Sejima Ryue Nishizawa, Clean edizioni.
(22) Luca Diffuse, Mariella Tesse, SANAA, Marsilio, 2007.
(23) Fulvio Irace, Amniotiche trasparenze, op. cit.
(24) Luca Diffuse, Mariella Tesse, SANAA, op. cit.
(25) John Rajchman, Paul Virilio, in Construction, The Mit Press, 1997.

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
CERROCCHI Daniela
2007-10-17 n. 1 Ottobre 2007


 
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hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

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