L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Una nuova declinazione di trasparenza

Questa estetica del trattenere, dell’effimero porta ad un nuovo concetto di trasparenza: l’aspetto 'letterale' e 'fenomenico' è liberato da una nuova modalità operativa, da una nuova nozione di superficie trasparente.
Questa acquista uno spessore qualche volta più pronunciato come nella Kunsthaus di Zumthor (Bregenz, 1990-1997); nell’edificio della Goetz Collection di Herzog e de Meuron (Monaco, 1989-1992) e nel Kirchner Museum di Gigon e Guyer (Davos, 1989-1992) dove la struttura portante solida è inclusa in un involucro vetrato che preannuncia senza rivelare il rovescio della facciata dissolvendo la sostanza stessa della materia.
L’utilizzo di involucri epidermici, in questi edifici, genera una sorta di nuovo naturalismo, definendo un concetto di luogo in cui non esiste più una realtà naturale contrapposta ad una realtà artificiale. Nonostante secondo Rosalind Krauss questi volumi monolitici lascino adito all’idea nomadica dell’oggetto architettonico intesa in senso moderno, le qualità materiche e tecniche delle superfici di rivestimento esterne, che a volte lasciano intravedere il sistema di isolamento, permettono di assorbire i fenomeni naturali esterni modulandoli: la luce, l’aria, l’acqua, il cielo, la natura prendono parte al processo costruttivo in divenire dell’opera stessa.

Strati multipli di trasparenza e l’uso di piani riflettenti tendono a negare la propria consistenza alla vista come avviene nella Glass Video Gallery di Bernard Tschumi (Groninberg, 1990) e nella Fondation Cartier di Jean Nouvel (Parigi, 1991-94); qui la seduzione generata dalla smaterializzazione e dalla riflessione delle superfici diventa un dispositivo allucinogeno di sovrapposizioni di materia e luce, al fine di sperimentare effetti apparenti e virtuali che alterano la percezione 'singolare' dell’'oggetto' oscillante tra "l’immaterialità della natura e l’inesorabile materialità dell’architettura"
Alla "leggibilità totale di ogni cosa", in una società che sembra aver sostituito la corporeità con l’illusione e l’effimero, si oppongono les objects singulier. Come il punctum barthesiano che infrange e scuote l’osservatore, questi ‘oggetti singolari’, privi di riferimenti e allo stesso tempo iperspecifici, non essendo "traducibili in altra forma", generano un sottile "fuori campo" fotografico, "come se l’immagine proiettasse il desiderio al di là di ciò che esso dà a vedere."
Nell’ambito di tale astrazione, la possibilità di integrare tra le lastre, sottili pellicole con cristalli liquidi e ologrammi tende a far scomparire il supporto stesso a favore di un’immagine impermanente e fluttuante come nella Torre dei Venti di Toyo Ito (Yokohama, 1987-1994); questa propone una fenomenologia dell’opacità, creando le premesse per il dissolvimento e la pixelizzazione della superficie, in un gioco oscillante tra evanescenza e trasparenza, solidità e liquidità, tempo atmosferico e flusso digitale.
Tale dicotomia svela il rapporto tra l’edificio e il nostro corpo, accolto nella sua dualità (corpo vivente biologico e corpo prolungato nello spazio dell’informazione): il confine tra esterno ed interno a contatto con questo diventa evanescente (blurring). Lo stato traslucido e gelatinoso dell’involucro ne condivide l’ambiguità accedendo alla complessità dei fenomeni, reali e virtuali, in atto.

Altre volte, la superficie dell’involucro architettonico diviene un 'filtro', un 'velo' inaccessibile che nega e sospende la visione, un complesso dispositivo di delimitazione degli spazi in cui si proietta il flusso instabile della società contemporanea. Ciò è riscontrabile nel progetto per il Congress Center di Kumihiko Maki, (Salisburgo, 1992) e nel Dormitorio Femminile Saishunkan Seiyaku di Sejima, (Kumamoto, 1990-91); la limitazione degli spazi privati e una studiata collocazione dei servizi negli ampi spazi collettivi provoca spostamenti indotti e genera movimenti programmaticamente imprevisti, creando "anche" uno spazio d’eccezione che interagisce con l’ambiente e con i percorsi delle persone modificandone la propria percezione.
In Sejima "non vi si nota una volontà di far partecipe l'architettura dell'universo fittizio della città simulata, quanto, al contrario, sembra evidente nel suo lavoro la determinazione di esplorare le possibilità del rallentamento. Vi è, come nelle installazioni audio-video di Bill Viola, un desiderio di rallentare la velocità del corteo delle immagini e di pensieri alla deriva, così come vi è un uso dell'architettura come di un ambito predisposto per comprendere più a fondo, al di là di quanto non sia consentito [...]. E' come se i suoi progetti nascessero da una frustazione, [da un desiderio] nei confronti di qualcosa che non si riesce mai a raggiungere."(19)
Diversamente dalla ricerca formale di uno spazio effimero e trasparente ideologicamente perseguito da Toyo Ito, Sejima, che ha lavorato per sei anni nel suo studio, elabora un’architettura relazionale considerando i flussi dei corpi in modo non convenzionale e complesso, prescindendo da questioni formalistiche. L’approccio progettuale basato sull’interazione e la trasparenza determinano un’architettura, definita dallo stesso Ito, diagrammatica.(20)


(Le opere citate fanno parte dei 33 progetti esposti nella mostra Light Construction curata da Terence Riley che ha avuto luogo, al Museum of Modern Art di New York nel 1995)



 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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