L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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David Chipperfield

La Città della Giustizia a Barcellona

Michele Costanzo

La nuova Città della Giustizia a Barcellona (2002-2009), progettata da David Chipperfield Architects e Fermin Vázquez (dello studio b720 Arquitectos) è un vasto complesso composto di otto torri, legate da uno spazio continuo che funge da area pubblica d’ingresso, dotata di portici e giardini.
Gli edifici sono dei prismi a base rettangolare di diversa altezza rivestiti da elementi prefabbricati di calcestruzzo che presentano sei differenti tonalità di colore (dal giallo, al rosso, dal verde pallido fino al marrone). Tale effetto è stato ottenuto inserendo nel materiale di base dei pigmenti di ossido di ferro, eccetto per la tonalità del verde per la quali è stato usato l’ossido di cromo. Il taglio delle aperture ha un disegno fortemente allungato per accentuare la verticalità dei volumi.
L’area dove sorge la Città giudiziaria in precedenza era occupata da una caserma militare, al confine tra due città: Barcellona e L’Hospitalet de Llobregat. Il complesso, adeguatamente servito dai trasporti pubblici, si trova vicino alla Gran Via, la più importante strada d’accesso a Barcellona per chi proviene da sud; un ulteriore importante collegamento è l’Avenida Carrilet che conduce a L’Hospitalet.
L’intento della disposizione dei diversi blocchi è stato quello di perseguire un’organizzazione apparentemente libera in modo da rompere, dal punto di vista simbolico, la rigida, monolitica immagine dell’edilizia giudiziaria e da quello spaziale creare dei luoghi per il pubblico dal disegno vario, dinamico, invitante, creando in questo modo una relazione equilibrata tra zone di lavoro e di riposo.
Infine, un ulteriore edificio, esterno all’area delle otto torri è destinato a residenza e ad attività commerciali.



L’insieme delle costruzioni che compongono il progetto, nella configurazione libera e razionale dei suoi volumi e nella meditata e trattenuta tensione creatività delle sue forme, è un atto configurativo che rappresenta, in maniera quasi immediata, i caratteri distintivi dell’architettura di Chipperfield, in quanto punta a rimanere circoscritto all’interno delle ragioni programmatiche che lo definiscono.
Si tratta di un rigoroso approccio al fare progettuale che, oltre ad essere un dato in sé non comune, rispetto al dilagare di tendenze architettoniche che ricercano la spettacolarizzazione, è il segno del suo modo riflessivo, analitico di rapportarsi al progetto per svelarne quasi la sua intima essenza.
Rispetto alla stesura fluida del lavoro al computer, dove i limiti sono cancellati dalle possibilità di una virtualità infinita, Chipperfield concepisce il progetto come una pratica di scrittura tradizionale, consistente nell’incessante operazione di cancellazione e rifacimento. Com’egli nota: «Il nostro metodo di lavoro consiste nel permanere il più a lungo possibile in una modalità concettuale senza forma» (1).
E’, infatti, sua convinzione che l’architettura debba sapersi fermare in tempo «[...] e l’architetto fare un passo indietro rispetto alla realtà per dare sostanza di forma alle possibilità e riconoscere nel continuum delle idee la sicurezza di un significato. Nostro compito è dunque quello di dare un ordine a questo processo, discriminando i frutti del progresso, incoraggiandone alcuni, scartandone altri» (2).
Un ulteriore, importante aspetto della visione architettonica di Chipperfield è l’attenzione alle esigenze, alle aspirazioni degli utenti che vivono l’edificio: una questione centrale del progetto, che rende la struttura organizzativa della forma la ragione del suo essere. Obiettivo del progetto è, dunque, quello di puntare alla definizione di un universo concreto, piuttosto che produrre immagini, spazi finalizzati a suscitare stati emotivi.
D’altra parte per dare inizio alla fase progettuale è necessario, secondo la visione dell’architetto, fronteggiare il mondo materiale provvisti di un metodo. «E’ nostro privilegio, in quanto architetti, operare con il mondo fisico – con materiali quali: mattone, pietra, legno, vetro, metallo, con le forme e con la luce. Noi ci occupiamo della materia in sé» (3), E’ necessario dunque assumere il controllo della dimensione fisica dell’opera, «[...] ed imparare ad indagare e controllare la materia delle nostre riflessioni. Bisogna alimentare un’architettura che non appaia come un disegno costruito. Materia, volume e luce devono porsi al centro del nostro fare» (4).  
Tutto ha inizio con lo spazio. «Costruire lo spazio è il motivo primo, la prima responsabilità, il primo problema. Lo spazio genera la forma e la pianta. La pianta non è l’entità generatrice del progetto, ma è piuttosto il diagramma di un’idea spaziale. […] Tale tema organizzativo dell’organismo non può essere disgiunto dalla modellazione della luce naturale. [...] Non esiste valutazione dello spazio in assenza di luce. La luce attribuisce forma. Le qualità cangianti di essa ci richiamano alla relazione tra la struttura dello spazio costruito e la natura. Quando ci siamo protetti dal mondo esterno, costruendo un involucro e uno spazio intorno a noi che ridefinisce il nostro orizzonte, possiamo, per gradi e con crescente sicurezza, iniziare a erodere la solidità del nostro rifugio. Nel mio operare sono interessato a questa semplice equazione architettonica: la creazione di un involucro, dunque di un luogo, tramite la definizione di limiti da un lato, dall’altro l’erosione del luogo, la sua liberazione verso una condizione di naturalità. [...] La luce naturale è, evidentemente, fondamento di tale processo. Il nostro lavoro riguarda i metodi per comprendere e controllare la qualità della luce. E’ nostra intenzione trattare la luce come un materiale, renderla parte della concezione, elemento generatore piuttosto che gradevole conseguenza» (5).
D’altra parte, come si è detto, non esiste, per Chipperfield, un’architettura al di fuori di un’idea sociale, di una volontà di migliorare le condizioni di vita o di lavoro di chi la fruisce.
Come esponente di quella tradizione che considera l’architettura una pratica umanistica al servizio della collettività. Egli è altresì lontano da forme di esasperazione comunicativa e riconosce l’autorevolezza del fare progettuale nella capacità di rappresentare un equilibrio tra idea e realtà, tra astrazione e fisicità, tra approccio intellettuale e valorizzazione sensoriale che pone al centro la nozione di ordinario nella sua duplice accezione di elemento d’ordine e di elemento della vita di ogni giorno.

Note
(1) Great architects: a journey in the mind of David Chipperfield; allegato alla rivista «Interni», n. 586, novembre 2008.
(2) Ivi.
(3) David Chipperfield, Theoretical practice, Artemis, Londra 1994, p. 32.
(4) Ibidem, p. 42.
(5) Ibidem, pp. 46-51 passim.

Il materiale iconografico è stato gentilmente concesso da David Chipperfields Architects

 

David Chipperfield. Città della Giustizia a Barcellona

Committente GISA, Departament de Justicia
Area lorda 241,520 mq
Progettista David Chipperfiel Architects / b270 Arquitectos
Strutture Jane Wernick Associat
Strutturista associato Brufau, Olbiol, Moia Associats
Impianti Arup
Impiantista associato Gruppo JG Ingenieros Consultores
Paesaggista Manuel Columinas / Wirtz International
Illuminazione Arup / Artecluminotecnica
Controllo qualità Tim Gatehouse Associates / Tecnics G3
Consulente facciata Estudio Marshall
Fotografie Christian Richters

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
COSTANZO Michele 2009-08-24 n. 22 Agosto 2009
 
Hortus

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hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

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