L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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HOPUS - HOusing Praxis for Urban Sustainability

Workshop internazionale di progettazione a Roma

Manuela Pattarini

Nella Facoltà di “Valle Giulia”, dal 24 giugno al 7 luglio 2009 si è svolto il workshop internazionale HOPUS- HOusing Praxis for Urban Sustainability (vedi link), nell’ambito del Progetto Europeo omonimo (finanziato dalla Commissione Europea attraverso il Programma URBACT II). Al workshop, attività didattica ormai usuale nella nostra Facoltà, hanno partecipato, oltre a 7 studenti italiani, 9 studenti coreani e 4 polacchi.
I ragazzi coreani, provenienti dal College of Architecture della Myongji University di Seoul, sono ormai ospiti usuali fra le aule di “Valle Giulia”, che con questa Scuola intrattiene da anni eccellenti rapporti didattici e di ricerca. Gli studenti polacchi, della Faculty of Architecture della Gdansk University of Technology  sono stati “portati” in questa sede da HOPUS, essendo uno dei partner europei della nostra Scuola in questo progetto di ricerca. Una sorpresa positiva è stata la partecipazione di un discreto numero di studenti di “Valle Giulia”, di solito meno numerosi nei workshop estivi, perché alle prese con gli ultimi appelli d’esame o di tesi.
Il tema affrontato dal seminario in questione è un “evergreen” della progettazione capitolina: il recupero dell’ex Rimessa ATAC “Vittoria”, a piazza Bainsizza, e dello spazio verde attiguo; si tratta di un luogo ben noto a tutti gli architetti dell’Urbe, che, chi prima chi poi, chi per studio chi per professione, si sono trovati ad avere a che fare con il ridisegno di questo sito, senza peraltro riuscire a trovare la reale soluzione. La municipalità romana ha tentato di dare risposta all’arduo e annoso quesito con il concorso “Rimesse in gioco”  (2007), i cui risultati hanno generato, al contrario di quanto sperato, una fortissima contestazione del progetto vincitore (vedi link) da parte dei comitati di quartiere, che vedono nella soluzione ipotizzata dall’Arch. Giuseppe Ciorra, una “cementificazione” ulteriore della zona, già fittamente costruita, e la “distruzione” di una delle pochissime aree verdi a disposizione degli abitanti, così come del centro anziani ormai divenuto un’istituzione in un quartiere la cui età media è sempre più elevata. Ancora a giugno scorso associazioni, professionisti e docenti di Architettura si sono espressi negativamente nei confronti della scelta di edificare tutta l’area (divisa in due proprietà: una appartenente all’ATAC, su cui insistono i fabbricati dell’ormai inutilizzata rimessa, e una dell’ATER, occupata dal “giardinetto” cui i cittadini del quartiere “delle Vittorie” non vogliono a nessun costo rinunciare), e hanno criticato l’ipotesi di inserirvi funzioni prettamente commerciali e residenziali, di cui quel settore urbano è già largamente provvisto.
Gli studenti, suddivisi in 5 gruppi, misti per nazionalità, si sono trovati quindi a dover dare soluzione in 15 giorni ad una problematica tutt’altro che banale. L’intento del workshop era di farli confrontare con un tipo di progettazione non proprio abituale, che, a partire dalla consueta analisi del contesto urbano, arrivasse alla definizione di un masterplan piuttosto approfondito, per poi approdare alla determinazione di una bozza di “codice di pratica”: linee guida per chi dovesse intervenire nella progettazione definitiva ed esecutiva delle diverse componenti prescritte dal piano generale. È questo il tipo di metodologia che il progetto europeo Hopus vuole indagare e diffondere, nella prospettiva di una virtuosa collaborazione, in tal senso, fra amministrazioni locali, operatori privati ed eventualmente centri di ricerca, che miri a raggiungere una maggiore qualità architettonica e urbana e consenta uno sviluppo sostenibile ed integrato delle città.
Per far meglio orientare i partecipanti in questo diverso approccio progettuale, ad una breve introduzione storica del contesto in cui si trovavano ad operare, sono seguite la presentazione tanto del progetto Hopus quanto di alcuni esempi di “codici di pratica” europei già implementati e l’enunciazione dei parametri qualitativi di cui tener conto nella definizione del programma funzionale, primo vero atto progettuale richiesto loro, fondamentale per la successiva definizione del masterplan.
Dopo l’ovvio “rodaggio” iniziale (in cui gli studenti coreani sembravano osservare un po’ spaesati le dissertazioni fra italiani e polacchi, in un linguaggio misto di International English, gesti e disegni, sulla necessità di creare a Roma un ambito urbano ventilato, per i polacchi assolutamente impensabile - per poi scoprire che stavano semplicemente seguendo il principio culturale che li invita “prima ad ascoltare, poi a pensare ed infine, e solo infine, a parlare”…) i 5 gruppi si sono lanciati nella loro avventura progettuale con un entusiasmo trascinante, a tratti interrotto da momenti di dubbio amletico, attraverso la necessaria analisi del contesto, con visite, foto, ricerche su internet, schizzi e collage. Per rendere i ragazzi maggiormente consapevoli di quanto fosse da poco avvenuto in quel sito, durante questa prima fase del workshop, è stato invitato Luca Montuori, uno degli architetti che hanno collaborato con la municipalità capitolina per la redazione del bando del concorso “Rimesse in gioco”, il quale ha presentato loro le analisi preliminari e la documentazione di base, così come i progetti partecipanti e quello vincitore.

Nella fase analitica e nella progettazione preliminare del masterplan, pur nel breve lasso di tempo concesso dalla formula didattica del workshop, e nonostante abbiano messo in relazione fra loro anche emergenze urbane e zone che non hanno una reale continuità percettiva, gli studenti sono riusciti, nell’insieme, a comprendere le principali esigenze dell’area, cui hanno tuttavia risposto in modi abbastanza differenti fra loro.
Tutti hanno cercato di mantenere quanto più possibile uno spazio verde di carattere locale, facendo attenzione a conservare anche le essenze arboree storiche, così come comune è stata la volontà di rendere visibile Monte Mario (“polmone verde” di questo settore urbano) o comunque di integrare questo sito con il sistema di viali alberati e di piazze con giardini tipico del quartiere. Nel complesso i vari gruppi hanno poi ravvisato la difficoltà di vivere Piazza Bainsizza e Piazza Mazzini come zone pedonali e di incontro; è quindi stata espressa globalmente l’esigenza di generare nuovi spazi pubblici di aggregazione. In questo senso le proposte sono state molto varie: chi ha formulato l’inserimento di una nuova piazza, chi di un giardino attrezzato, chi di una sorta di teatro all’aperto, che potesse ospitare concerti, conferenze o riunioni, chi ha ipotizzato l’utilizzo di giochi prospettici e/o illusioni ottiche che invitassero ad entrare nel sito. Qualunque “forma” avesse la proposta, tutti i gruppi hanno tentato di dare una identità al luogo di progetto, ora semplicemente un vuoto nel tessuto circostante.
Altra invariante, evinta dalla fase di analisi, è stata la consapevolezza di avere a che fare con una zona circondata da edifici di diversa consistenza fisica (villini su viale Angelico, intensivi più o meno alti su viale Carso, via Monte Santo e via Sabotino), che ha reso necessaria una presa di posizione da parte dei giovani progettisti sul modo di relazionarsi con tale caratteristica dell’intorno. Questo è stato il tema su cui si sono maggiormente differenziate le proposte dei singoli gruppi, spaziando dall’idea di un gradiente di crescita altimetrica delle nuove costruzioni, passando per disegni che prevedessero di generare un nuovo isolato urbano, più o meno permeabile, o di costruire alti edifici sul bordo del sito e fabbricati più bassi al centro (come a creare un “muro” di protezione nei confronti dell’esterno); arrivando a progetti che mantenessero una separazione fra due parti del lotto, una residenziale più chiusa e una di servizi aperta verso il quartiere. Anche in queste diversità di impostazione si può riscontrare un fattore comune, consistente nel tentativo di mediare gradualmente il passaggio da spazi pubblici a spazi privati, tramite l’inserimento di spazi semi-pubblici/semi-privati; elemento, questo, da non sottovalutare, perché indice di estrema sensibilità nei confronti del progetto degli spazi urbani.
Concludendo, si può affermare che, nonostante alcuni progetti abbiano raggiunto esiti formali più convincenti di altri e benché alcune proposte possano essere considerate più fattibili e più concretamente sostenibili (i progetti hanno densità, altezze massime e costi molto differenti fra loro), si può ritenere più che soddisfacente il livello generale raggiunto in appena due settimane, trattandosi, come già si è ricordato, di un’area di intervento tutt’altro che elementare e di un metodo di progettazione per loro assolutamente inusitato. I partecipanti hanno infatti dimostrato una estrema attenzione nei confronti del tema proposto, che hanno affrontato con grande sensibilità e con la profusione di un impegno totale, che ha comportato anche le immancabili nottate davanti ai computer a scambiarsi i file via “Skype” o “Msn”, ma che tuttavia non gli ha impedito di godersi alcune manifestazioni dell’“Estate romana”, da quelle più “serie” (come la visita notturna in lingua inglese al Museo dell’Ara Pacis, sotto la guida di un archeologo, o il concerto jazz a villa Celimontana) a quelle più “facete” (come una “pizzata” a San Lorenzo o al “Buchetto” a via Flaminia).
In generale ci sentiamo di affermare che l’esperienza didattica del workshop, soprattutto nella formula internazionale, è un momento di crescita per docenti e discenti, in cui si impara a mediare fra approcci progettuali molto distanti fra loro portando i ragazzi a confrontarsi con i “tempi stretti” tipici del panorama professionale ma anche ad aprirsi e ad interagire con culture assolutamente diverse dalla nostra, per questo speriamo di poter ripetere questa esperienza il prossimo anno.

 

 
    
 Gruppo A: Choi Munchul, Kim Gaeun, Davide Palmacci, Katarzyna Szalewska, Klara Wedrowska

Gruppo B: Lee Hyeri, Francesco Lorenzi, Eleonora Massaro

Gruppo C: Gioia Cirillo, Kamil Graczyk, Jeong Hoyeon, Kim Keumji
       
 Gruppo D: Ahn Kyu Hye, Lee Jinseuk, Laura Platania, Brunella Popolizio 
 Gruppo E: Giuliana Fimmanò, Noh Kyeong Eun, Anna Wiśniewska, Yoon Hong Chul
 

 

HOPUS - HOusing Praxis for Urban Sustainability

Facoltà di Architettura "Valle Giulia"
Faculty of Architecture, Gdansk University of Technology
College of Architecture, Myongji University
24 giugno-7 luglio 2009

Reponsabili scientifici:
Per Valle Giulia, Prof. Federico De Matteis, Prof. Alfonso Giancotti, Prof. Luca Reale
Per Gdansk: Prof. Dorota Kamrowska-Zaluska, Prof. Tomasz Rozwadowski
Per CAMU: Prof. Jinyoung Chun, Prof. Won Jin Tae

Tutor: Livia De Andreis, Simone Di Benedetto, Nunziastella Dileo, Michele Filosa, Gina Oliva, Manuela Pattarini

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
PATTARINI Manuela 2009-07-23 n. 22 Luglio 2009
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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