L'editoriale di (h)ortus


fave.jpg
Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
Continua...

PDF

Due opere di Valerio Olgiati

Atelier Bardill a Scharans e Centro visitatori del Parco nazionale a Zernez

Michele Costanzo

Valerio Olgiati apre il suo studio nel 1996, a Zurigo e, successivamente, nel 2008 si trasferisce nella casa di famiglia a Flims (cantone Graubünden/Grischun), accanto alla quale costruisce il suo luogo di lavoro, un’opera di architettura pregevole, dalla spazialità suggestiva.
Pur da una posizione appartata, quasi isolata, le sue architetture si imporranno all’attenzione dell’ambiente culturale svizzero, come pure saranno apprezzate in ambito internazionale a seguito del loro aspetto formale apparentemente semplice, ma, nel contempo, sottilmente elusive, sfuggenti soprattutto alla logica del banale; in quanto, tali opere risultano essere il prodotto di un fare attento e meditativo che racchiude in sé una complessità nascosta. E’ come se l’autore, nell’intento di mantenere saldo un interno tessuto di rapporti tra le parti, abbia sempre cercato di evitare di percorrere compiutamente la strada dell’espressione troppo esplicita o chiaramente manifesta.
Fra i suoi lavori più importanti si annoverano: la Scuola a Paspels (1996-1998), la Casa Gialla a Flims (1995-1999), il progetto di concorso per il Perm Museum a Perm, in Russia (2008), nonché la Casa di Linard Bardill a Scharans (2002-2007) e il Centro visitatori del Parco nazionale svizzero a Zernez (2002-2008) qui presentati.
L’interesse che i progetti di Olgiati suscitano deriva dall’attenzione che egli rivolge, sia all’aspetto ideativo, che realizzativo. Alla base del suo lavoro vi è un’intensa riflessione intellettuale che punta a definire le ragioni concettuali del progetto, prima di approdare definitivamente a quelle formali. E questo gerarchico prevalere del livello concettuale su quello dell’esecuzione materiale, produce nell’atto configurativo una sorta di ideale “distacco” che rende il risultato formale ermetico: un po’ come (stabilite le dovute differenze) quel soffuso, metafisico “mistero” in cui Giorgio De Chirico lascia avvolgere le immagini dei propri dipinti.
Per altro verso, la realtà istituzionale a cui l’architetto svizzero fa riferimento è la società globalizzata (nonostante la posizione defilata a cui si faceva cenno all’inizio) è, conseguentemente, la sua condizione è quella di cittadino del mondo, come testimonia la sua Ikonografische Autibiografie, una selezionata raccolta d’immagini «[...] rappresentativa di un percorso conoscitivo», scrive Laurent Stalder, «intrapreso individualmente e mediante il mezzo visivo. In quanto base per il progetto, essa è perciò orientata al presente e non rimane immobile nel passato» (1). E questa duplicità dello sguardo -ora rivolto verso la quotidianità di un mondo chiuso, circoscritto, materialmente e sentimentalmente legato al rapporto diretto, fisico con le cose e con la natura, ora rivolto al mondo senza più confini, barriere culturali, lontananze incolmabili come le possibilità tecnologiche del presente liberamente consentono- è una realtà non eludibile nel momento in cui l’obiettivo è quello di penetrare il reale al di fuori di un atteggiamento mitico.
Da questa sorta di volontà di ricongiungimento degli infiniti valori (alle varie scale di lettura) deriva uno stato di sospensione della figura architettonica, frutto di una sorta di “contraddizione” permanente che è quella di rappresentare la dimensione contemporanea e, nello stesso tempo, elaborare proiezioni verso l’autre, che è in sé una forma di rinuncia ad agire nel presente e ad operare indagini in terreni eterogenei alla ricerca delle vere valenze semantiche dell’architettura.
La contemporaneità, scrive Giorgio Agamben, è una «[...] singolare relazione col proprio tempo, che aderisce ad esso e, insieme, ne prende le distanze; più precisamente, essa è quella relazione col tempo che aderisce ad esso attraverso una sfasatura e un anacronismo» (2).
Un tortuoso percorso che non rivela orizzonti aurorali, non oscure epifanie dell’espressione o della costruttività, ma ha il pregio di porsi come atto realistico nei confronti della confusa, oscura situazione del presente.
In definitiva l’indirizzo iconico che contraddistingue l’operazione di Olgiati si può definire di tipo addittivo/riduttivo. In effetti, egli opera per via via di levare e per via di porre; in quanto, nel suo procedere, esiste una correlazione tra momenti analitici e sintetici che tendono a sovrapporsi, nel processo ideativo, più che a fondersi in un unico e chiarificante atto formativo.
Egli interviene nella “riduzione” dei materiali, delle tecnologie e degli elementi costitutivi, realizzando in questo modo un’architettura ricca di sorprese, trattenute emozioni, in cui si coniugano precisione concettuale, abilità artigianale e creatività artistica.
Particolare attenzione egli dedica all’organizzazione della struttura, alla chiarezza della forma, alla scelta rigorosa dei materiali ed alla definizione dei dettagli costruttivi.

A Scharanz, nel cantone dei Grigioni, Olgiati realizza l’atelier/teatro per il folksinger e poeta Linard Bardill, altrimenti denominato House for a Musician.
Essendo la nuova costruzione situata nel centro storico del paese, in base alle norme di salvaguardia ambientale sarà necessario mantenere il profilo del vecchio stabile agricolo di legno, di cui nell’intorno ancora rimangono delle interessanti testimonianze.
Nella sua forma l’edificio si presenta come un monolite, chiuso verso l’esterno e in buona parte vuoto all’interno. In effetti, Bardill vive in una casa vicina e nell’atelier lavora occupando solo un vasto ambiente che è pari ad un terzo dell’intero volume della costruzione; il rimanente spazio è un ampio cortile che rende monumentale l’interno, arricchito superiormente da un solaio a sbalzo di forma ellittica e aperto centralmente, da cui proviene la luce naturale. Il composto ordine del vuoto interno crea un primo contrasto con «[...] l’arbitraria geometria della sua immagine esterna e con la piccola scala che è un elemento ambientale del villaggio» (3). Un secondo contrasto è dato, osserva Olgiati, «[...] dall’incontro tra architettura rurale e classica» (4). E questa dualità tra le cose, egli aggiunge, «[...] conferisce un senso poetico alla costruzione» (5).
Le pareti sono in cemento armato e, sia all’esterno dell’edificio, che all’interno sono di color rosso mattone con decorazioni floreali che ricordano i motivi degli antichi stampi scavati nel legno e usati per confezionare le forme di burro. Questo colore, scrive Bruno Reichlin -ad arricchire i molteplici livelli di significato che si celano nelle scelte di Olgiati, anche quelle apparentemente più semplici e immediate- è stato deciso per attenuare l’effetto di estraneità che avrebbe prodotto il grigio cementizio; ma tale colore rosso «[...] è anche quello che si incontra entrando nella fascinosa capitale reale Fatehpur Sikri, costruita sotto il Gran Mughal Akbar» (6). 

copyright pictures: Archive Olgiati

A Zernez, anch’esso nel cantone dei Grigioni, Olgiati realizza il Centro visitatori del Parco nazionale svizzero. Il fine dell’edificio è quello di offrire al pubblico delle esposizioni rivolte al tema della natura; al suo interno, si trovano: una hall d’ingresso, un foyer, uno spazio per i seminari e gli ambienti per le mostre che si prestano ad essere suddivisi in vario modo, in base alle necessità. Gli uffici amministrativi e un auditorium per 150 persone trovano luogo, invece, nello storico Schloss Planta-Wildenberg. 
La nuova costruzione è un volume di tre piani in cemento armato a vista, concepito esternamente come una figura architettonica semplice, «non manifesta emotività nell’espressione» (7); mentre all’interno la spazialità risulta essere “labirintica”. Il principio su cui si basa l’impostazione formale di tale oggetto architettonico è quello dell’accostamento di due prismi a pianta quadrata attraverso uno dei loro rispettivi angoli. Questo singolare innesto costituisce il centro, materiale e concettuale, dell’organismo, da cui nasce una coppia divaricata di scale che si sviluppano lungo due pareti convergenti.
La presenza delle scale, che introducono una legge geometrica autonoma, sconvolge l’ordine dell’impianto di partenza; la loro “disturbante” presenza crea delle dissonanze spaziali che producono il previsto disorientamento dell’utente, che, in questo modo, è indirizzato a porre attenzione nei confronti del luogo, della conformazione degli elementi che lo compongono, dei materiali, dei colori, nonché del rapporto “contraddittorio” tra l’esterno e l’interno che è alla base di tutto: una sorta di gioco di notevole abilità tecnica, che consente al grande illusionista di uscire libero dalla prigione della scatola o dalla logica della geometria elementare.
L’essenza dello spazio interno «[...] è il prodotto di un’antitesi, basata sul celare e il rivelare» (8) e sull’idea di regolarità e di irregolarità.
Le ampie finestre, dal disegno rettangolare allungato, hanno la chiusura scorrevole; sono poste all’altezza del pavimento e consentono di disperdere lo sguardo verso l’esterno in varie direzioni. Il livello dei diversi piani si riflette sulla superficie esterna dell’involucro parietale (9) con dei segni orizzontali che spezzano la monoliticità del volume, creando una successione di fasce che sono prodotte dal loro un impercettibile avanzamento scalare: dal basso verso l’alto.
Gli ambienti interni, infine, posso essere totalmente oscurati per assecondare le richieste di esposizioni basate sulla proiezione delle immagini.

copyright pictures: Javier Miguel Verme ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

Il materiale iconografico è stato gentilmente concesso dallo Studio Olgiati 

Atelier Bardill
Localizzazione
Scharans, Svizzera
Progettista
Prof. Arch. Valerio Olgiati
Collaboratori
Nathan Ghiringhelli (project manager office Olgiati), Nikolai Mu?ller, Mario Beeli
Direzione lavori
Linard Bardill
Strutture
Patrick Gartmann, partner of Conzett, Bronzini, Gartmann AG, Chur
materiali
cemento rosso, acciaio, rame
dati tecnici
riscaldamento ad energia solare; sistema di ventilazione
Dati dimensionali
mq. 70 sup. atelier; mq 65 sup. garage, magazzino e locali tecnici; mq. 150 sup. corte; mc. 665 vol. totale
Cronologia
2002 inizio progetto; luglio 2006-agosto 2007 costruzione

 

Centro visitatori del Parco nazionale a Zernez

Localizzazione
Zernez, Svizzera
Progettista
Prof. Arch. Valerio Olgiati
Collaboratori
Aldo Duelli (project manager office Olgiati), Fabrizio Ballabio, Theo Barmettler, Pascal Flammer, Herwig Lins, Sara Wiedenbeck
Direzione lavori
Rico Stupan, Architectura DC SA, Scuol + Claudio Bulfoni, Castellani & Bulfoni, Scuol
Strutture
Jon Andrea Könz, Ing.-Büro, Zernez + Dr.Schwarz Consulting, Zug
materiali
cemento bianco alleggerito (sistema Liapor) e bronzo
Committente
Parco Nazionale di Zernez
Dati dimensionali
mq. 1.780 sup. totale; mc. 9.100 vol. totale
Cronologia
2002 concorso (I premio); febbraio 2003 progetto; aprile 2006-maggio 2008 costruzione
Costi
9.4 Mio. CHF costo totale; 840 CHF costo al mc

Note

(1) Laurent Stadler, curatore della esposizione “Valerio Olgiati”, Mendrisio, Galleria dell’Accademia, (27/02/09-13/04/09). Dal depliant della mostra.
(2) Giorgio Agamben, Che cos’è il contemporaneo, nottetempo, Roma 2008, p. 9.
(3) Dalla relazione di progetto.
(4) Ivi.
(5) Ivi.
(6) Bruno Reichlin, This is not das Gelbe Haus, in: catalogo della esposizione “Valerio Olgiati”, Walther König, Köln 2008, p. 110.
(7) L’affermazione è di Valerio Olgiati in: «2 G» n. 37.
(8) Ivi.
(9) I muri esterni sono realizzati con un cemento alleggerito, realizzato aggiungendo al tradizionale impasto delle palline d’argilla (Liapor); tale presenza consente di ridurre la dispersione termica delle pareti.

  

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
COSTANZO Michele 2009-10-27 n. 20 Giugno 2009
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

vg_flickr_11

Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

Joomla Templates by Joomlashack