L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Due progetti di MOS Architects

Afterparty a New York e Ordos in Mongolia

Michele Costanzo

MOS Architects è un collettivo di architetti, designers, artisti visuali, teorici che si è formato nel 2003, avendo come leader Michael Meredith e Hilary Sample; che, pur partecipando con impegno alle molteplici attività dello studio, insegnano rispettivamente presso l’Università di Harvard e quella di Yale.
I lavori di MOS Architects sono distribuiti in diverse parti del mondo e riguardano, edifici pubblici, case private, allestimenti, oggetti di design, interventi urbani, ricerche teoriche, pubblicazioni ed altre attività che non rientrano nelle consuete categorie progettuali. L’intento che contraddistingue il fare progettuale di MOS, come Meredith e Sample affermano, è quello di “essere orizzontali e indistinti, in contrapposizione a ciò che è alto e splendente”. E questo, a seguito di una loro scelta: “Abbiamo cominciato ad operare attorno ad un grande tavolo, prendendo in esame progetti teorici/sperimentali [...]. Oggi, continuiamo a stare attorno al grande tavolo come uno studio che privilegia la sperimentazione, che lavora con impegno su ogni progetto non badando alle mode. Consideriamo l’architettura come un sistema aperto di questioni tra loro interrelate che oscillano tra tipologia, metodologie digitali, sostenibilità, struttura, costruzione, materialità, tattilità ed interessi legati agli aspetti sociali, culturali, ambientali”.

La ricerca di MOS Architects, sollecitata dal fenomeno della globalizzazione -considerato nei suoi aspetti politici, economici e culturali- e legata al viaggio, all’intreccio di esperienze culturali dissimili, all’individuazione, in senso teorico/concettuale, di itinerari alternativi da percorrere in architettura, punta a sviluppare una sorta di linguaggio “trasversale”, come espressione più o meno diretta delle proprie esperienze nel mondo, ma nel contempo, è consapevole della fragilità della condizione culturale del presente, in cui lo stesso “viaggio” è metafora della provvisorietà, della obsolescenza, della instabilità di tale condizione che investe l’arte, come l’architettura. Questa visione, questo approccio nei confronti della realtà è stato avvicinato, nell’editoriale di questo mese, alla corrente artistica definita Altermodern, che ha dato il titolo alla 4° Tate Triennal, curata dal critico francese Nicolas Bourriaud, per una sua intrinseca sintonia pur non avendo, tuttavia, espliciti rapporti teorici con essa.
La ragione dell’accostamento nasce dalla considerazione che gli artisti (e gli architetti) contemporanei rifiutano ogni forma di metonimia, ossia la disponibilità a intravedere o a riconoscere un valore generale in un frammento; non trovando più in questo atteggiamento le possibilità o le ragioni per elaborare una lettura del mondo di tipo critico, volta ad individuare le contraddizioni in cui esso consiste. E questo, differentemente dalla tensione che animava gli artisti negli anni Sessanta e Settanta, che tendevano ad opporsi al sistema di produzione e a svelare la struttura  ideologica dominante su cui si fondava.
Non a caso, nel presente, osserva Bourriaud, si parla di attività artistica piuttosto che di creazione, di agenti più che di artisti; e questo, in conseguenza ad una diffusa volontà d’iscrivere l’esperienza del fare artistico/progettuale in una rete di segni e di significati che abbraccia l’intero campo sociale esistente; anche se proprio tale concetto di totalità tende a minare alla radice il valore dell’autonomia dell’opera e la sua stessa possibilità interpretativa.

Il primo progetto di MOS Architects è Afterparty che è il nome dell’installazione che troverà luogo, nel prossimo giugno 2009, all’interno del cortile del MoMA/PS1, realizzato da Frederick Fisher (1995-1997) (1). Lo scopo dell’intervento provvisorio è quello di consentire ai visitatori di ogni età di vivere, al riparo del sole e del rumore urbano, nel corso del giorno e della notte, lo spazio esterno del museo, sostando o passeggiando, discutendo, giocando, bevendo, mangiando, ascoltando musica e, naturalmente, visitando le mostre negli spazi interni dell’edificio museale.
A seguito della crisi economica, il bando di concorso di quest’anno ha messo a disposizione un budget molto limitato, per cui il progetto si basa su una struttura portante in alluminio e delle superfici di supporto che definiscono l’immagine spaziale dell’installazione: una serie di capanne, simili ad alti camini tronco-conici, realizzate in materiale riciclabile.
Per MOS Architects la figura d’insieme doveva avere un forte carattere iconico ed essere, vista dall’esterno, un’immagine riconoscibile, un landmark per l’intera area urbana circostante.
la necessità di prendere in considerazione nuovi rapporti, nuove “promiscuità”, dopo una sorta di smodato party formalista che ha dominato il dibattito architettonico è uno dei diversi obiettivi che Afterparty si propone; e questo fa parte, come osserva Meredith, della loro necessità di manifestare secondo delle precise modalità; “nel nostro caso”,  egli aggiunge, “questo prende forma attraverso la geometria elementare delle strutture, l’irregolarità e singolarità dei materiali e l’interazione con l’ambiente”. In definitiva, si tratta di un “rifugio urbano” realizzato attraverso un composto d’elementi, il cui insieme tende ad esprimere, in senso ideale, uno stato primitivo dell’architettura.



Il secondo progetto di Mos Architects è Ordos 2008 che è il nome dato ad un organismo abitativo che dovrà essere realizzato ad Ordos, una città con una popolazione di un milione e quattrocentomila abitanti, situata nel cuore della Mongolia, in Cina.
Si tratta di una iniziativa della Jiang Yuan Water Enginering, che ha programmato la realizzazione di 100 alloggi da affidare a 100 giovani architetti (o studi d’architettura) emergenti, scelti da Herzog & de Meuron. L’incaricato del masterplan è stato affidato ad Ai Weiwei/FAKE Design. La realizzazione avverrà in due fasi: nella prima saranno costruiti 28 alloggi e nella seconda 72.
Il territorio dove saranno realizzate le case è desertico e il suo clima si contraddistingue per l’intenso caldo in estate e per l’altrettanto freddo in inverno.

La proposta progettuale di Mos Architects è basata sul recupero di alcuni aspetti della tradizione abitativa mongola, a partire dalla scelta della tipologia a corte. L’organismo è formato da un insieme di ambienti volumetricamente distinti e collegati tra loro agli angoli per evitare vestiboli e spazi di circolazione. Le diverse stanze per ragioni climatiche sono coperte da camini solari, che funzionano come delle ciminiere, trattenendo il freddo passivo in estate e il caldo passivo in inverno; per la stessa ragione, le porte e le finestre sono poste su un piano arretrato rispetto alle pareti esterne. L’operazione, in senso concettuale e concreto, è stata quella di non cercare di realizzare un edificio legato al luogo, ma di trasformare il paesaggio attraverso l’architettura.
L’alloggio è a due piani. A piano terra si trovano gli spazi di rappresentanza: soggiorno, pranzo, sala da gioco, sala di ginnastica, piscina, cucina, cantina per il vino ed altre stanze. Al piano superiore le stanze da letto, bagni e biblioteca.
La struttura è in cemento armato ed è rivestita all’esterno da mattoni grigi prodotti localmente.


Note

(1) Nel 1976, l’edificio scolastico dismesso PS1 (Public School 1) che si trova nel Queens, nella zona di Hunters Point, sarà acquistato dall’ICA (Institure for Contemporary Art) per essere utilizzato come struttura espositiva. L’immobile ha la pianta a U ed il lotto in cui è inserito è triangolare. Nel 1995-1997 Frederick Fisher realizzerà il restauro dell’interno e all’esterno della costruzione creando un vasto cortile-ingresso con la demolizione di una parte delle costruzioni esistenti nel lotto. Nel 1999 il PS1 entrerà a far parte del MoMA che utilizzerà lo spazio del cortile per realizzare ogni anno, nel corso della stagione estiva, delle installazioni progettate dalle giovani promesse dell’architettura.

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
COSTANZO Michele 2009-06-03 n. 21 giugno 2009
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

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