L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Due progetti a Barcellona: Il Forum 2004 di Herzog & de Meuron e Las Arenes di Richard Rogers

Michele Costanzo

Le due opere qui messe a confronto, sono assolutamente diverse tra loro, per il tema che affrontano per la metodologia d’elaborazione dell’immagina progettuale e quant’altro. Ma sono proprio queste dissomiglianze, tuttavia, ad aiutare a disegnare l’arco delle possibilità in cui in campo architettonico è possibile manifestare l’idea, del tutto concettuale, della gravità narrativa, che è la condizione in cui l’esigenza, l’impulso di rappresentare il distacco dalla terra prende forma nell’autore, nel modo più vario: ironico, creativo, immaginifico.
Nel caso del progetto di Herzog & de Meuron, l’idea della liberazione di un volume dalla condizione gravitazionale avviene creando l’illusione della sua sospensione attraverso forti aggetti di parti della figura, nascondendo il più possibile i punti d’appoggio del basamento.
Per quanto riguarda il lavoro di Richard Rogers, l’operazione di sollevamento del cilindro murario (attraverso un artificio tecnico) -che un tempo avvolgeva l’ex Plaza de Toros e ne definiva l’immagine- in cui consiste l’essenza del progetto è un intervento di “spettacolarizzazione” che per trovare concreta attuazione deve chiamare in causa la tecnologia che, come osserva Vittorio Gregotti, spesso porta a dimenticare il fine dell’architettura e a rinunciare «[...] a confrontarsi contro la tradizione dei suoi risultati, cioè con le opere e le loro intenzionalità che ne costituiscono la storia e la struttura», e questo significa, altresì, «[...] rinunciare alla relazione necessaria tra processi e fini propri» e, in definitiva, «[...] accettare il funzionamento (in senso tecnico) dello stato delle cose come fine» (1).



Il Forum Universal de las Culturas a Barcellona (2000-2004) progettato da Herzoh & de Meuron, è l’edificio rappresentativo della manifestazione del “Forum 2004” (2), contraddistinta da eventi, conferenze, mostre e spettacoli. Per questa ragione gli architetti svizzeri hanno ritenuto opportuno, in questa circostanza, puntare su una figura geometrica semplice, ma dal forte impatto iconico: un prisma a base triangolare di colore “blu Klein” (3), capace d’incuriosire, attrarre l’attenzione del pubblico e di porsi come l’immagine-simbolo dell’evento.
La costruzione è anche un oggetto ibrido, un organismo complesso in cui si fondono tipologie funzionali diverse, in grado d’adattarsi, nella prospettiva temporale, a nuove necessità non previste dal programma; infatti, come affermano i progettisti: “con i programmi che si prospetteranno in futuro, l’atmosfera degli spazi muterà e l’edificio, conseguentemente, ridefinirà sé stesso”.
Situato nel cuore di una vasta area ex industriale prospiciente il mare -alla fine dell’Avenida Diagonal, tra la Villa Olimpica e la foce del Besós- come previsto, la struttura svolge la funzione di uno spazio multiservizio all’interno di una realtà urbana a grande scala, dove sono stati realizzati nuovi quartieri residenziali torri di uffici, edifici pubblici parchi e una nuova marina. Buona parte di queste iniziative, ossia il centro commerciale e il quartiere residenziale alle spalle del Forum 2004 di Herzog & de Meuron, sono state finanziate dal colosso americano Hines, che ha largamente condizionato le scelte progettuali, suscitando molte polemiche e pregiudicando le prospettive future dell’area.
L’edificio, aldilà della sua immagine monolitica, messa in evidenza dall’assenza di finestre e dal rivestimento uniforme (già impiegato nello Schaulager a Basel, ma con una soluzione cromatica color terra), appare come un corpo massiccio sollevato da terra.
Il volume è, in realtà, appoggiato su tre punti, sistemati nella zona baricentrica della figura architettonica e dissimulati da materiali di rivestimento, quali il vetro o il metallo lucido-riflettente. Il blocco monomaterico sospeso è rivestito da un materiale granuloso e dato a spruzzo su una rete d’acciaio che fa da supporto. Tale superficie presenta delle brecce, delle fessure profonde e dei falsi tagli che sono superfici specchianti. “Un edificio è un edificio”, osserva Jacques Herzog, “Esso non può essere letto come un libro; non può avere crediti, sottotitoli o etichette come i dipinti nelle gallerie. In questo senso, noi siamo assolutamente anti-rappresentativi. La forza dei nostri edifici è immediata e l’impatto con il visitatore è di tipo viscerale”.
Il vasto spazio pubblico di Plaça de Llevant, dove è collocata la costruzione, prosegue fino sotto il volume, dove la pavimentazione risulta essere in leggera pendenza. Tale spazio è illuminato da pozzi di luce quadrati di varia grandezza che attraversano il corpo soprastante in più punti.
All’auditorium (per 3200 posti), allo spazio espositivo e agli altri spazi degli uffici, dei ristoranti e della piccola cappella si accede tramite dei foyer che sono a livello della piazza e corrispondono ai tre volumi su cui si ancora il corpo a base triangolare. Le hall d’ingresso e le scale che portano ai diversi ambienti sono rivestiti di vetro trasparente opaco, oppure di metallo dall’effetto cangiante opaco/lucido.



Las Arenas, di Richard Rogers (2003-) è un’opera ancora in via di completamento (dovrebbe terminare tra il 2009 e il 2010). Alla fase progettuale/realizzativa ha partecipato Alonso Balaguer y Arquitectos Asociados.
Il progetto propone il recupero e la trasformazione dell’antica Plaza de Toros Las Arenas, in un edificio destinato ad attività commerciali e del tempo libero. E questo, a seguito della vicinanza con la Fiera di Barcellona e della sua necessità di un apporto congiunto di nuove tecnologie e di nuovi servizi.
Costruita nel 1899, dal 1990 l’arena non era più utilizzata, pur rimanendo una presenza intimamente legata al tessuto cittadino. Sulla base di tale considerazione, Rogers baserà la sua proposta di mantenimento della facciata, ispirata allo stile neo-mudejar (che ha avuto una vasta diffusione in Spagna tra il XII e il XV secolo) soprattutto tesa a conservare il valore ambientale della realtà urbana che per una sua intrinseca qualità artistica.
Sulla base di questa decisione, il progetto ha così assunto due indirizzi: quello dello svuotamento dell’ex Plaza de Toros, della demolizione totale dei suoi ambienti, corridoi, sale di vestizione, stalle, recinti, gradonate e quant’altro; e quello del sostegno e del rinforzo strutturale della parete-involucro circolare per poter intervenite attraverso un taglio alla base e mantenerla sospesa da terra attraverso un ingegnoso sistema di sollevamento mediante una serie di arcate strutturali realizzate con una soluzione mista: in cemento armato e in acciaio.
In questo modo, l’originale involucro esterno della precedente costruzione è rimasto in una condizione che la rende distaccata dalle sue radici che sono le fondazioni e il grande anello murario appare come un object trouvé da ri-definire, da ri-destinare.



Si potrebbe affermare che l’immagine della vecchia Plaza de Toros, vista dall’esterno, dalle strade, dalla piazze, dai giardini circostanti, ossia da Plaça d’Espanya, dalla Gran Via de les Corts Catalanes o dal giardino Joan Mirò che gli è accanto, appare come una presenza in uno stato di costante levitazione, come di chi rifiuta radicarsi in un luogo, in una realtà: che la condizione in cui si trovano i due giovani e disperati protagonisti del romanzo di Erri De Luca, Montediddio e per questo sognano di volare.
L’intervento si completa con la realizzazione di una calotta trasparente, una copertura che chiude e protegge il vasto spazio centrale, dinamicamente attraversato da scale e ascensori. Al vecchio volume è inoltre aggiunto un nuovo corpo, che si accosta al vecchio cilindro murario, in acciaio e vetro: una sorta di  “piazza coperta” destinata ad ospitare caffé e ristoranti, servito da scale e ascensori. Nella parte interrata infine è sistemato un garage multipiano.
L’intervento di Rogers, in effetti, nella radicale trasformazione di destinazione d’uso del vecchio edificio ha creato uno spostamento semantico: dalla costruzione e dalla sua storia che investe ogni più riposta parte della struttura, all’impalcatura tecnologica del nuovo organismo che occupa il volume e ne modifica il senso.
Con la manipolazione dell’edificio, si potrebbe osservare, si è fornito alla massa un oggetto da consumare e una cultura da divorare. In questo modo, viene a proclamarsi il tempo presente che non è più quello della durata, come nota Marco Biraghi , e la temporalità resta quella del nucleo accelerato del riciclaggio, come un circuito di transito di fluidi.
Paradossalmente, l’intervento riesce a capovolgere il senso del luogo in non-luogo, infatti, superata la porta d’ingresso, in particolare il muro che è l’elemento di riconoscibilità della costruzione, si entra in uno spazio in cui vige il dominio di materiali, immagini, spazialità frutto di una visione tecnologia avanzata, ma priva d’identità e di rapporto con un contesto diverso della propria circoscritta realtà.

Note
(1) Vittorio Gregotti, Contro la fine dell’architettura, Einaudi, Torino 2008, p. 55.
(2) Verso la fine del 1956, la ricerca Yves Klein, si concentra sul blu che diventerà il suo poetico e lirico colore blu oltremare. Per l’artista esso corrisponde alla profondità, alla spiritualità, all’intuizione/rivelazione dell’intimità del mondo. Il blu oltremare Klein diventerà, così, la sua firma, la sua griffe, che molti, successivamente, useranno in suo onore, in suo ricordo.
(3) Marco Biraghi, Storia dell’architettura contemporanea II, 1945-2008, Einaudi, Torino 2008.



Herzog & de Meuron. Forum Universal de las Culturas a Barcellona
Progetto
Herzog & de Meuron
Team di progetto
C. Bautista, A. Bracklo, B. Berec, (modello), M. Carreño, M. Flaccavento, A. Franz, S. Gil, A. Gonzales, J. Herzog, M, Hilgert, B. Huesco, A, Imacio, L. Jativa, D. Kock, N. Lyons, A. Marques, A. Mergenthaler, P. de Meuron, M. Mitjans, J. Muñoz, H, Othmar, C. Pannett, N. Ravarra, A. Rebollo, M. Rodriguez, M. Serra, Y. Urralburu, S. Wedrich, M. Woll
Direzione lavori
Herzog & de Meuron, Ibering
Strutture
R. Bufau, WGG Schneltzer Puskas
Impianti
JGA-Joan Gallostra, Waldhauser
Consulenza illuminazione
Isometrix
Consulenza acustica
H. Arau
Consulenza per le facciate
Biosca & Botei
Committente
Ayuntamiento de Bacelona
Dati dimensionali
mq. 16.000 sup. costruita; mq. 45.000 sup. totale; mc. 140.000 vol. totale
Cronologia
2000 concorso; 2001-2002 progetto; 2001-2004 costruzione
   
Richard Rogers. Las Arenes
Progettista
Richard Rogers
Co-progettista
Alonso Balaguer y Arquitectos Asociados
Team di progetto
L. Abbott, L. Alonso, M. A. Fernández, D. Ardil, M. Bargallo, R. Lammerts van Beuren, I. Díez Aguirre, M. Fairbrass, A. Gates, L. Grut, J. Hense, M. Kehoe, J. Leathem, E. Maas, L. Oliver, T. Onozawa, R. Rogers, N. Wormslei
Consulenza acustica
BDSP and Audioscan
Consulenza facciate
Expedition Engineering and BOMA
Supervisione qualità
TG3
Consulenza strutture
JG and BDSP, Expedition Engineering and BOMA
Committente
Sacresa
Costo
£ 67,160,000

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
COSTANZO Michele 2009-02-28 n. 17 Febbraio 2009
 
Hortus

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hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

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