L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Attualità di Gordon Matta-Clark

Rossella Caruso

Un’ampia retrospettiva su Gordon Matta-Clark è stata allestita di recente negli ambienti espositivi di Santa Maria della Scala a Siena, per la cura di Lorenzo Fusi e Marco Pierini (6 giugno – 19 ottobre 2008), proprio allo scadere del terzo decennio dalla sua morte (1943 – 1978).
Una mostra di foto, documenti e video - come del resto altre rassegne a lui dedicate in questi anni - che testimoniano la febbrilità di una vita artistica racchiusa in un decennio e sciorinata in auratici frammenti e reperti. Contro la volontà del suo autore, si direbbe, che per contrastare concettualmente ogni idea di possesso auspicava che proprio col trascorrere del tempo si esaurisse il desiderio di esporre le rimanenze dei propri interventi; e anzi che fosse «molto più eccitante e interessante intervenire in modo transitorio, ricevendo una commissione dichiaratamente effimera, piuttosto che lavorare nelle stesse condizioni in cui lavorano normalmente architetti e scultori, tutta gente che opera in ambienti e situazioni controllati […]» (1).

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Jacob’s Ladder, 1977, Documenta 6, Kassel, Estate of Gordon Matta-Clark e David Zwirner, New York.

 

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Splitting, 1974, dittico (particolare), collezione privata.

Matta-Clark è noto soprattutto come energico artista cutting-edge, impegnato per buona parte della propria breve esistenza - e fino alla fine (Circus: The Caribbean Orange, Chicago 1978) - a tagliare, rimuovere, incidere e forare edifici preesistenti destinati all’abbandono, alla dismissione, alla totale e prossima distruzione o al parziale oblìo.
Luoghi appartenenti alle derive debordiane, con evidenti e pregnanti concrezioni di un vissuto archeologicamente stratificato. Spazi angusti, interstiziali, spesso impraticabili, come quelli da lui stesso acquistati per pochi dollari. Ma anche spazi immaginari, disegnati nel cielo o nelle viscere della terra; pericolosamente sempre più in alto, o nella vertigine metonimica dello scavo in profondità. Cosicché l’omaggio al fratello gemello, morto tragicamente nel ’77, è sia in Jacob’s Ladder: un’impalpabile scala in rete che poteva condurre verso il cielo i più temerari tra i visitatori di Documenta 6; che in Descending Steps for Batan, dello stesso anno: uno squarcio nel pavimento della galleria parigina di Yvon Lambert.
Si conosce forse meno l’aspetto etico ed esperienziale del lavoro di Matta-Clark che la spettacolarità dirompente delle sue azioni (come le intenderebbe Beuys), più di una volta irrealizzate o censurate: l’intervento per la mostra Idea as Model, 1976 e il progetto per Documenta (1977), per esempio. Eppure Matta-Clark - come testimonia anche l’importante catalogo che accompagna quest’esposizione senese, arricchito dalla testimonianza della moglie dell’artista, Jane Crawford (2) - ha contribuito in maniera oltremodo incisiva a ripensare lo spazio architettonico, nelle sue dimensioni simboliche, progettuali e sociali, anche attraverso l’azione dimostrativa, il supporto della scrittura, e finanche la pratica del restauro e ripristino di edifici industriali (3), mostrando un vero interesse «per lo spazio di cui si fa esperienza più che per quello costruito»(4).

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Little Houses in Genoa, settembre-ottobre 1976, Estate of Gordon Matta-Clark, in deposito al CCA, Montréal 

 

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Office Baroque (1977) durante alcune fasi della realizzazione, Estate of Gordon Matta-Clark e David Zwirner, New York.

A distanza di qualche decennio la sua intensa attività di anarchitetto - che pure ha avuto ampie ricadute nel lavoro di artisti visivi, anche di area europea (5) – registra ulteriori riverberazioni in un pensiero normativo che, ponendo al centro della riflessione l’uomo e le sue esigenze, riconosce centralità al tema onnicomprensivo dell’abitare. In questo la poetica di Gordon Matta-Clark, e la sua esplicitazione fattuale e performativa, priva di enfasi, avevano già toccato l’attualità di questioni cruciali (6): i problemi e gli interrogativi sulla crescita esponenziale delle città; il riuso degli oggetti e il riciclo dei rifiuti, anche come possibile risposta ecologista alle esigenze dei senzatetto; l’aggregazione, la condivisione del cibo e della sua preparazione per una politica di risparmio e solidarietà (è del ’71 il progetto Food: ristorante e opera d’arte, con Caroline Goodden); la coincidenza di etica ed estetica nella professione di architetto, quando le future archistars cominciavano a ricevere importanti commissioni; l’ininfluenza dell’autorialità per interventi pubblici destinati alla riflessione collettiva più che alla contemplazione elitaria del costruito. E poi la perlustrazione erratica di aree paesaggistiche infraurbane: nonluoghi ante litteram, fotografati da Matta-Clark per documentare, per esempio, le differenti tipologie dei ripari agricoli sulle colline genovesi (ottobre del ’76), costituiti da autarchici materiali di risulta, per un’inedita «serie sui paesaggi classici italiani non-u-mentali [sic]» (7).

Note
(1) L. Fusi, Gordon Matta-Clark: nulla si crea e nulla si distrugge, in Gordon Matta-Clark, catalogo della mostra a cura di L. Fusi e M. Pierini, Silvana Editoriale, Milano 2008, pp. 28, 29 e nota 23.
(2) J. Crawford, Gordon Matta-Clark: in context, in Gordon Matta-Clark, op.cit., pp. 83 – 101; si tratta della traduzione di un intervento della Crawford al convegno su GMC, svoltosi nell’aprile del 2007 all’Akademie der Künste di Berlino, che del lavoro del marito descrive soprattutto le circostanze, ripercorrendo la situazione politico-sociale a New York negli anni Settanta.
(3) Cfr. James Attlee, Nel mezzo del niente: Gordon Matta-Clark e il terrain vague, in op.cit., pp. 136 – 138; l’attività di restauratore è per Matta-Clark uno dei tanti modi per guadagnare qualcosa, in un periodo storico particolarmente difficile per la comunità di artisti del downtown newyorkese, «acquisendo manualità e tecniche che gli risulteranno poi utilissime per i suoi successivi tagli».
(4) Cfr. J. Attlee, op.cit., p.142 e nota 21; citazione tratta dal manoscritto di GMC, An Old Man Crossing, in deposito al Canadian Centre for Architecture di Montréal.
(5) Lorenzo Fusi individua tra gli artisti visivi variamente influenzati da Matta-Clark, Michael Sailstorfer, Steve McQueen, vedovamazzei, Carlos Garaicoa, Michael Elmgreen & Ingar Dragset, ma anche Rachel Whiteread, Hans Shabus e Rirkrit Tiravanija. Forti tangenze sono state anche riscontrate, in altra sede, tra il lavoro fotografico di Francesca Woodman (1958 – 1981) e GMC.
(6) Cfr. M. Pierini, Anione nella città di Prometeo. Note sulla poetica di Gordon Matta-Clark, in op.cit., pp. 171 – 178; che nell’analizzare il pensiero e la fenomenologia di Matta-Clark chiama in causa Dewey, Berlage, Mumford e Assunto.
(7) Da una lettera di Gordon Matta-Clark ad Anne Alpert (28 ottobre 1976), in deposito presso il Canadian Centre for Architecture (CCA) di Montréal; cfr. J. Attlee, op.cit., p. 127.

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
CARUSO Rossella 2009-02-17 n. 17 Febbraio 2009
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
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camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

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cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

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