L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Nuovo edificio per l’Università Pompeu Fabra a Barcellona

Juan Navarro Baldeweg

Michele Costanzo

Il nuovo edificio progettato da Juan Navarro Baldeweg per l’UPF (Universitat Pompeu Fabra) di Barcellona (1996-2008) sorge su un lotto di contenute dimensioni (la superficie totale costruita è pari a mq. 3.600), ricavato dalla parziale demolizione di una costruzione militare. Il volume a pianta quadrata è composto di cinque piani fuori terra ed uno interrato.
La costruzione, che si affaccia sulla Carrer de Wellington (e per questo prende il nome di Wellington 1) ed è posizionata accanto ad un altro edificio dell’UPF denominato Jaume I, fonteggia il Parque de la Ciudatella e il suo lato sud-est è rivolto verso la Vila Olímpica e il lungomare.

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Il suo programma risponde alle richieste di due istituti di ricerca facenti parte dell’UPF: l’IAE (Institut d’Anàlisi Econòmica) e il CREI (Centro de Investigación en Economía Internacional). L’IAE occupa il secondo e terzo livello, il CREI il quarto e il quinto. I loro solai sono collegati da una rampa (raggiungibile dal livello d’ingresso attraverso una scala). Ogni piano è dotato di sale d’incontro, uffici per la segreteria, ambienti di studio, per uso collettivo o individuale, disposti secondo un disegno ad L, ai cui estremi si trovano due corpi scala; nella zona centrale sono sistemati gli ascensori e i servizi. Nell’angolo opposto alla L è inserita la rampa che prende luce da una vetrata rivolta verso il parco e che sostiene dei brise-soleil dal disegno particolarmente elaborato; essi rendono assolutamente singolare l’immagine dell’edificio e lo spazio interno invitante e ricco di un’atmosfera densa di richiami figurativi. Le altre pareti esterne sono in curtain-walls, a bande orizzontali alternate, di vetro opaco (color verde) e trasparente.


Piano terra e piano interrato, in buona parte, hanno una utilizzazione collettiva. Alla quota d’ingresso si trovano: l’atrio, degli spazi liberi d’incontro e tre aule polivalenti (utilizzate prevalentemente dall’IAE) e la rampa che conduce al seminterrato. Nel sotterraneo c’è un’aula gradonata di forma quadrata (riservata all’UPF), un archivio comune ai due istituti, un deposito per biciclette, spogliatoi e i servizi igienici. Da tale livello è possibile accedere, per un sottopassaggio,  all’edificio Jaume I. Esiste, anche, un secondo collegamento: un ponte vetrato, che si trova al terzo piano.


L’elemento più rilevante dell’opera, dal punto di vista spaziale e figurativo, è la rampa che crea un effetto dinamico e avvolgente. Tale esito è accentuato dalla presenza dei brise-soleil, realizzati tramite lamiere ritagliate meccanicamente e smaltate di rosso. Il loro disegno nasce, come afferma Navarro Baldeweg, dal gesto della mano che traccia sagome col pennello; il significato formale/concettuale di tale un’operazione, da un lato, guarda alla tradizione dei calligrafi giapponesi e, dall’altro ad Henri Matisse, nei confronti del quale l’autore si sente particolarmente legato.
Applicare all’architettura l’ornato è un tema su cui Navarro Baldeweg ha molto riflettuto e sperimentato. A conferma di ciò è interessante quanto egli scrive, a proposito di un’installazione realizzata nel 1976 nella sala Vinçon di Barcellona: «L’ornamento conferisce alla presenza dell’oggetto una luminosità particolare. Le cose sembrano sfiorate dalla luce di un’aurora che tinge e riscalda. E’ una forma d’irradiazione che ha dato origine a serie morfologiche caratteristiche che rispondono a leggi profondamente sentite coltivate nel corso dei secoli nelle diverse aree culturali del mondo [...]. L’ornamento è una melodia che accompagna il confronto con la quotidianità. Non importa se le figure della decorazione sono banali, quello che importa è superare la durezza di un incontro, importa l’espressione di una mano particolare, il mezzo che realizza il trasporto di impulsi vitali e li riversa nell’artificiale. Ed è fondamentale, perché questo accada, che avvenga attraverso una mano concreta, unica seppure anonima. La mano, sia direttamente, sia per mezzo di un attrezzo, lascia la sua impronta nell’oggetto o nello spazio trasfigurandone l’aspetto e dotandolo di un’aureola o di una sorta d’emanazione fosforescente. In sostanza l’ornamento calligrafico è un modo per entrare in simbiosi con la realtà» (1).
E, per concludere, è altresì significativo riportare un ulteriore brano scritto da Navarro Baldeweg, in merito allo stretto rapporto che egli ha sempre inteso mantenere, nel corso della sua lunga carriera, tra ricerca artistica e progettazione architettonica. «Dalla pittura ho trasferito all’architettura un’idea di transitività degli oggetti, della loro continuità con ciò che li circonda, della fusione tra esterno e interno, tutti aspetti che negano qualsiasi pretesa d’autonomia dell’oggetto architettonico. E’ preoccupazione del pittore tener presente e raffigurare quel che sta tra le cose, fissare l’immagine della sostanza che le agglutina e le avvolge. Il pittore pone l’enfasi creativa su ciò che sostiene e da fondamento all’unità visuale. La luce (il sistema di luci e ombre), l’atmosfera, il campo ottico, la figurazione geometrica secondo i diversi tipi di prospettiva o l’apparizione dell’espressività manuale che si trasmette a tutto ciò che si crea, quel tocco organico che, estraneo a ciò che viene rappresentato, contrassegna ogni realizzazione umana. Nella direzione opposta, l’architetto ha inculcato nel pittore l’idea generale che tutto ciò che è dipinto suggerisce un ambiente. L’opera, qualunque dipinto, definisce un modo di vedere, un modo di affrontare la realtà, una maniera di esplorare e, in sintesi, un modo di essere. In ogni dipinto c’è l’incarnazione implicita di un ambiente e di che lo occupa» (2).

Note
(1) Juan Navarro Baldeweg, "De dentro a fuera", in: Id., Una caja de resonancia, Editorial Pre-Textos, Girona 2007, pp. 77-78.
(2) Juan Navarro Baldeweg, "El horizonte en la mano", op. cit., p. 27.

 

Nuovo edificio per l’Università Pompeu Fabra a Barcellona

Progetto Juan Navarro Baldeweg
Progettisti Juan Navarro Baldeweg, Daniel Debruck, Andrés Jaque, Adrián Navarro Ríos, Enrique Pujana Bambó (concorso), Sabina Aparicio Belmonte (progetto), Sabina Aparicio Belmonte (progetto esecutivo)
Collaboratori Xavier Bardaji, Pere Puigcerver Fermenia, Joana Sanchez
Strutture PROINA SL (Jasé Maria Fernández, Ignacio Fernández)
Impresa SEROM SL (Ramón Poch, Josep Maria Porta)
Committente Universitat Pompeu Fabra
Localizzazione Campus de Ciudatella, Barcelona
Cronologia 1996 (concorso); 2003 (progetto); 2004-2008 (realizzazione)

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
COSTANZO Michele 2009-02-12 n. 17 Febbraio 2009
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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