L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Due opere di Jean Nouvel a Barcellona

La Torre Agbar e il Parco Centrale di Poblenou

Michele Costanzo

I due progetti, collegati fisicamente e visivamente dall’Avenida Diagonal, pur essendo entrambi realizzati da Jean Nouvel, rappresentano due modi di essere dell’architettura tra loro profondamente diversi e contrastanti, corrispondenti a due differenti modi di porsi dell’autore nei confronti dell’architettura e più in generale della società contemporanea: il primo, la Torre Agbar, un segnale iconico, volto ad annunciare la drammatica trasformazione/cancellazione di un quartiere operaio del XIX secolo, il Poblenou, epicentro dell’industrializzazione spagnola; il secondo, il Parco Centrale Poblenou, una vasta area verde di 5, 5 ettari destinato a diventare il cuore del “nuovo” quartiere, un luogo d’incontro per tutti i suoi abitanti, un elemento di ricomposizione del tessuto sociale. 
In effetti, tale posizione distaccata dalla realtà (per quanto riguarda la Torre) è l’effetto, come afferma Jean Baudrillard, di una sorta di “vertigo” che ha colto molti protagonisti (e non solo) dell’architettura contemporanea, che manifesta la presenza di uno iato incolmabile “tra il discorso dell’architettura e il discorso della realtà” (Franco La Cecla). 
A tale proposito, Nouvel afferma (in un’intervista presso una televisione locale) che la sua ricerca ruota sempre attorno all’idea di specificità, “non amo ripetere le stesse parole o fare la stessa architettura in ogni luogo della terra. Quello che cerco sono delle buone ragioni per realizzare una cosa in un posto preciso, una cosa con quella gente e le migliori ragioni per creare qualcosa di unico. Materia e luce sono le grandi questioni dell’epoca e ogni lavoro deve porre l’interrogativo progettuale in questa direzione”. E, più avanti, a proposito del modo in cui si manifesta l’idea di eticità in architettura, aggiunge: «Il desiderio di analizzare e comprendere il mondo non deve ostacolare il desiderio di esprimere qualcosa, d’inventare e, in questo senso, l’utopia è parte del nostro universo mentale. Penso alle ripetizioni degli stessi edifici in tutto il mondo, un mondo che sta diventando sempre più piccolo. Penso che dobbiamo evolverci creando differenze. Non motivate da un puro piacere, ma ‘differenze’ come segni di una più profonda comprensione”.
 
La Torre Agbar, progettata da Nouvel in collaborazione con lo studio b720 Arquitectura S. L. (2001-2005), sorge in prossimità della Plaça de les Glòries Catalanes, un punto nevralgico della trama urbana barcellonese, in cui s’incrociano tre degli assi principali della città: l’Avenida Diagonal, la Meridiana e la Gran Via. Al suo interno, essa ospita gli uffici della società delle acque di Bacelona Agbar. 
L’imponente edificio, alto 144 metri e composto da 35 piani fuori terra (tre dei quali destinati agli impianti) e 4 interrati, ridefinisce il profilo della città catalana, ponendosi nel suo panorama come un’emblematica presenza della contemporaneità. 
 
 
Nel progetto convivono i due concetti opposti, di leggerezza e consistenza; la prima data dal generoso utilizzo del vetro che costituisce l’involucro esterno, la seconda dal calcestruzzo che rappresenta il cuore dell’edificio: una struttura impostata su due anelli a pianta ovale (uno all’interno dell’altro, ma non concentrici), in cemento armato che consente di ottenere un ampio interspazio senza pilastri da organizzare liberamente. Gli ultimi 6 piani, a causa della curvatura troncoconica dell’ultimo tratto della torre, sono ancorati al cilindro centrale e non toccano la parete esterna. Per la stessa ragione, un montacarichi e sei ascensori che arrivano al 25° piano; mentre altri due montacarichi, due ascensori, le scale e gli impianti si trovano nel cilindro interno.
 
La facciata d’acciaio e vetro è appesa alla struttura portante rivestendola interamente. In questo modo si vengono a determinare due strati di differente natura per creare uno scudo termico che isola dal freddo in inverno e dal caldo in estate. 
La pelle esterna è realizzata con lastre d’alluminio multi-colore per differenziare e rendere eterogeneo l’intero rivestimento che, a sua volta, è coperto da dei brise-soleil in vetro laminato dall’effetto cangiante, dotati di vari gradi di trasparenza. I brise-soleil, inoltre, sono disposti secondo angoli d’inclinazione che variano in base all’orientamento dell’edificio. Alcune zone della facciata sud sono dotate di piastre fotovoltaiche per produrre l’elettricità necessaria all’edificio. 
Una delle peculiarità del progetto, sono le 4.400 finestre in cristallo trasparente distribuite secondo un criterio rispondente ad esigenze d’esposizione solare e visiva rispetto alla città.
L’intento dell’autore -come ha più volte avuto occasione di affermare in conferenze o interviste- è stato quello di allontanarsi dal modello del “grattacielo nel senso americano del termine”, puntando sull’effetto “smaterializzante della superficie che lo riveste”. Così, pur seguendo un percorso ideativo assolutamente diverso da quello della Fondation Cartier, egli tende a riproporre quella sorta di oscillazione tra materialità e immaterialità, visibilità e invisibilità dell’objet singuler, per cui, come nota Jean Baudrillard, certe sue architetture hanno la capacità di rendersi invisibili. «Si possono vedere ad un primo sguardo, ma sono invisibili nella misura in cui, effettivamente, mettono in scacco la visibilità egemonica, quella che ci domina, in base al sistema secondo cui tutto deve essere immediatamente percepibile e decifrabile» (1). Questo genere di spazio, prosegue Baudrillard, «[...] produce un’architettura che, al contempo, crea il luogo e il non-luogo; in questo senso, l’architettura coincide anche con il non-luogo e, dunque, crea in qualche modo, una forma di apparizione» (2).
Come l’architetto francese afferma in un’intervista a «El País», la costruzione vuole essere “un’epifania, che emerge singolare dal centro di una città in genere tranquilla. Al contrario delle sottili guglie e dei campanili che tipicamente trafiggono l’orizzonte nelle città orizzontali, questa è una massa fluida che sgorga dalla terra come un geyser sotto pressione calcolata e permanente”. La superficie dell’edificio, inoltre, “evoca l’acqua: fluida e ininterrotta, scintillante e trasparente, i materiali si svelano in sfumate ombre di colore e luce. [...] Le ambiguità di materiali e luce conducono la Torre Agbar ad entrare in risonanza con il profilo di Barcellona, notte e giorno, come un miraggio in lontananza, a contrassegnare l’ingresso all’Avenida Diagonal dalla Plaça de les Glòries Catalanes”.
 
Il Parco Centrale Poblenou progettato da Jean Nouvel in collaborazione, anche in questo caso, con lo studio b720 Arquitectura S. L. (2006-2007), è un vasto spazio di forma triangolare di 5, 5 ettari, dalla ricca vegetazione, delimitato dalle Calles Bac de Roda e De Marroc e dall’Avenida Diagonal, a poche centinaia di metri dalla Torre Agbar.
L’area verde è, altresì, attraversata dalle Calles Bilbao e Espronceda (il cui tracciato, in corrispondenza del Parco, prosegue sotto un ampio tunnel coperto di fiori) e dalla Calle Cristobal de Moura, il cui inserimento dei marciapiedi riduce a due il numero delle carreggiate.
Il nuovo Parque Central è circondato da un muro di bouganvilles, che lo rende, a un tempo, invitante e misterioso. Nella zona centrale è presente una fitta vegetazione, principalmente salici piangenti dalla forma arcuata per la presenza di una serie di strutture metalliche, dalla diversa ampiezza (da 5 a 8 metri), a cui si appoggiano. Al centro di tale area si trova, La plaça de la Sardana, una piazza di 32 metri di diametro circondata da felci giganti.
Nella stessa area sono presenti altri organismi tematici: Le capanne sotto la pioggia, che è una costruzione di giunchi e acciaio; L’isola sotto la cupola, una piattaforma di forma quadrata circondata da acqua, alla quale si accede attraverso quattro ponti; La rampa delle rocce, che con il suo piano inclinato cosparso di massi, da un lato, riproduce l’immagine di un paesaggio lunare e, dall’altro, nasconde una struttura per il riciclaggio di materiali plastici.
Nella zona aldilà della Calle Espronceda, l’antica fabbrica Oliva Artes restaurata, accoglie la sede del Collegio degli Architetti
Tra i luoghi più interessanti del Parco si segnala il grande orto botanico e tra quelli più singolari, Il pozzo del mondo, un grande “cratere ” dove si trova un bar e uno spazio per allestire mostre fotografiche. 
Data la sete d'acqua di cui soffre Barcellona, il Parco è stato pensato per resistere alla prolungata siccità, con la vegetazione che regola l’afflusso di luce nelle diverse stagioni, in modo che il sole sia predominante in autunno e in estate ci sia ombra. Un sistema d’irrigazione digitale fa sì che l’annaffiatura possa essere controllata e auto-regolata. 
 

Note

(1) Jean Baudrillard, Jean Nouvel, Architettura e nulla. Oggetti singolari, Mondadori Electa, Milano 2003, p. 13.
(2) Ivi.

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
COSTANZO Michele 2009-02-12 n. 17 Febbraio 2009
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
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Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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