L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Un’installazione di SANAA nel Padiglione di Barcellona

Maria De Propris

Tra i diversi compiti che la Fondazione Mies van der Rohe si ? data, oltre alla cura e alla gestione del Padiglione di Barcellona (1), uno dei pi? impegnativi ? quello di stimolare il dibattito sui temi dell’architettura moderna e contemporanea. Per raggiungere tale fine organizza ciclicamente conferenze, esposizioni, workshop. Un importante capitolo del programma delle sue attivit? ? quello delle istallazioni, che gli architetti o gli scultori invitati mettono in atto nel padiglione (2) o attorno ad esso. Si tratta di interventi leggeri e di breve durata, che possono entrare in rapporto con le altre iniziative che hanno luogo nel Padiglione; essi rappresentano un evento culturale di grande rilievo per la citt?, nonch? un modo per mantenere vivo l’interesse interpretativo (o reinterpretativo) nei confronti dell’edificio rendendolo, in questo modo, presente in maniera attiva nel nostro tempo.
Per la stagione 2008/2009 ? stata invitata la nota coppia di progettisti giapponesi, Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa, titolari dello studio SANAA.
L’opera, che rimarr? aperta al pubblico fino al 18 gennaio 2009, ha richiesto un lavoro che li ha, in qualche modo, coinvolti intellettualmente e creativamente per diversi mesi. “Abbiamo deciso di realizzare un sipario trasparente usando un materiale acrilico”, afferma Kazuyo Sejima, “poich? non volevamo che l’installazione interferisse in alcun modo con lo spazio esistente del Padiglione. Il sipario in acrilico, dunque, si appoggia leggermente sul pavimento e prende la forma di una sinuosa spirale, adattandosi armonicamente allo spazio interno al fine di creare una nuova atmosfera. La visione attraverso la materia plastica ? piuttosto differente rispetto a quella che si ha dell’originale, in quanto essa genera dei leggeri riflessi che distorcono in forma lieve la percezione del Padiglione".

Gli elementi architettonici che compongono il Padiglione tedesco sono ben noti. Rifinito con quattro qualit? di pietra (due marmi verdi, travertino e onice dorata), vati tipi di cristallo trasparente e colorato (verde, grigio, bianco) e metallo cromato, l’edificio rappresenta un primo tentativo di distacco dalla soggezione nei confronto della griglia strutturale. E’, dunque, un mirabile esempio di libero dispiegarsi delle pareti interne secondo una nuova tecnica che punta a radicalizzare una diversa esperienza dello spazio. Il marmo di rivestimento e le pareti di vetro fanno parte di una coreografia che riguarda una sequenza spaziale in s? continua, ritmata dalle sottili linee delle colonne cromate cruciformi, disposte in contrasto con le pareti intensamente riflettenti. La statua di donna di Georg Kolbe si pone come unico riferimento figurativo fra le levigate e riflettenti superfici, emergendo da una piscina posta nel cortile interno. Una pi? ampia vasca, invece, ? posta nella corte esterna che si apre verso la citt?, sollevata da un podio su cui poggia l’intero edificio.

L’intervento di SANAA si limita al nucleo centrale interno del Padiglione, dominato da un’unica coppia di elementi: la parete isolata, alta circa tre metri e lunga circa cinque metri e mezzo, realizzata con uno splendido, raro marmo, il cosiddetto onice dorato che ha venature che vanno dalle tonalit? scure alle chiare ed uno degli otto pilastri cruciformi, in acciaio ad alto contenuto di cromo, che sorreggono il sottile piano di copertura. La relazione del nuovo volume trasparente dell’installazione con la parete e il pilastro non ? di tipo assiale. Il vuoto creato da tale ambito spaziale, privo di centro, ? il nucleo attorno al quale, quasi in forma cerimoniale, “il padiglione si avvolge e si svolge senza tregua, senza meta, afferrando cos?, nella maniera pi? tangibile, la sfuggente tematica dello spazio espositivo temporaneo” (3); al suo interno sono collocate le due poltrone gemellari a struttura metallica disposte fianco a fianco, con cuscini rettangolari in capretto bianco che dovevano accogliere, all’inaugurazione del 1929, il re e la regina di Spagna.
Henri Focillon, nel suo celebre saggio del 1914 sull’artista giapponese Katsushika Hokusai, paragona la pittura occidentale ad una “schermaglia” nella quale molti e diversi colpi possono essere tirati: “il pittore esperto incrocia le sue pennellate sopra precedenti pennellate, tratteggia con leggerezza, passa e ripassa nello stesso punto, sovrapponendo i pigmenti e le vernici, per smorzare o enfatizzare i toni attraverso sapienti velature che producono luminosit? e distanza tra i piani”.
Il pittore giapponese non ripassa mai nello stesso punto, non corregge la sua pennellata che, come un colpo di spada, non si concede alcun ripensamento. Come un calligrafo giapponese, proietta la sua energia in quell’unico gesto, in quel colpo assoluto che origina dal suo centro.
Quasi nello stesso modo, Sejima e Nishizawa, con un unico, deciso, energico segno avvolgono, attraverso la geometrica spirale di materiale acrilico del rigido sipario, il piano di onice e la linea luminosa del pilastro.
Il metodo di lavoro dei due architetti giapponesi, come essi stessi avranno modo di affermare in numerose interviste, risiede nel partire dalla soluzione pi? semplice e non arrivare alla soluzione pi? semplice. La semplicit? non ? per SAANA un obiettivo in s? da “raggiungere” (con conseguente dissipazione di energie), ma un’attitudine mentale che implica una conoscenza interiorizzata del programma e del fine del progetto, ossia il sipario in acrilico, il “quasi nulla” che gli architetti collocano nel cuore del padiglione ad impacchettare la “materia preziosa” che, a loro avviso, costituisce il nucleo problematico dell’intero edificio (la relazione tra la superficie e il sottile pilastro). Tale operazione viene, cos?, ad assumere una duplice valenza: di elemento di “dissimulazione” e di “deformazione”, che fanno parte integrante del pi? ampio circuito dialettico e interpretativo.


Note
(1) Com’? noto, il Padiglione della Germania all’Esposizione Mondiale di Barcellona del 1929 progettato da Ludwig Mies van der Rohe sar? demolito una volta conclusa la manifestazione. Nel 1956 Oriol Bohigas contatter? Mies van der Rohe negli Stati Uniti con l’intento di ricostruirlo, ma senza successo. Nel 1986, in occasione dei cento anni della nascita dell'architetto, con attenzione e perizia filologica, tra innumerevoli critiche, un gruppo di architetti catalani (Ignasi de Sol?-Morales, Fernando Ramos, Cristian Cirici) con l'aiuto di esperti internazionali dell’opera di Mies van der Rohe ricostruiranno il Padiglione.
(2) Negli ultimi anni gli architetti e artisti invitati a realizzare delle installazioni all’interno/esterno del Padiglione sono: I?aki Bonillas, Enric Miralles e Benedetta Tagliabue, I?igo Manglano-Ovalle, Jeff Wall, J?r?me Schlomoff, Ulrich Meister, Panamarenko, Angela Bulloch & Joachim Grommek, Llu?s Casals, R.D. Adela, Dominique Gonzalez-Foerster & Jens Hoffmann, Kay Fingerle, Philippe Terrier-Hermann, Thomas Ruff, Victor Burgin, Claude Rutault e Dennis Adams.
(3) Marco Biraghi, Storia dell’architettura contemporanea, vol. I, Einaudi, Torino 2008, p. 349.

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
DE PROPRIS Maria 2009-01-16 n. 16 Gennaio 2009
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

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hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

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Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

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