L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Manifesta 7/2008

Maria De Propris

Il 2 novembre si è conclusa la Biennale europea d’arte contemporanea Manifesta 7; una manifestazione di successo (nei 111 giorni della sua apertura ha registrato un afflusso di circa ottantacinquemila visitatori) che, per la prima volta, ha avuto luogo in Italia, nella Regione Trentino Alto Adige.
E’ tempo, quindi, di bilanci, di riflessioni soprattutto sul ruolo di una manifestazione biennale, ormai ventennale, come Manifesta, a carattere sperimentale e rivolta al mondo globalizzato.
L’iniziativa nasce nel 1996 ad Amsterdam, a pochi anni di distanza dalla fondazione dell’Unione Europea, nel novembre 1993. Il suo direttore è Hedwig Fijen che ha per l’IFM (International Foundation Manifesta) un ambizioso progetto espositivo, quello di proporre una visione paneuropea dell’arte contemporanea contraddistinta da un carattere di mobilità: “l’obiettivo finale è la realizzazione di un progetto itinerante che abbia un forte radicamento nell’identità dei luoghi che ospitano di volta in volta la manifestazione”. Il battesimo ufficiale si tiene a Rotterdam (Olanda, 1996), a cui fanno seguito le edizioni di Lussemburgo (Granducato del Lussemburgo, 1998), di Lubiana (Slovenia, 2000), di Francoforte (Germania, 2002) di San Sebastian (Spagna, 2004) e l’incompiuta tappa di Nicosia (Cipro, 2006) ostacolata dalle tensioni politiche fra gruppi etnici.
Il percorso finora descritto dimostra la predilezione per territori di “frontiera” e per i piccoli centri, per promuovere la produzione di artisti giovani ed emergenti, evitando il circuito delle grandi metropoli del potere culturale e del mercato artistico dei soliti noti: “si sperimenta nelle sempre nuove proposte curatoriali la capacità di dialogo con le peculiarità territoriali e la vita sociale dei luoghi che attraversa e la sua esistenza nomade le conferisce la capacità di reinventarsi completamente ad ogni edizione, di ricominciare da zero”.
La scelta di quest’anno è stata quella di coinvolgere per la prima volta un’intera area geografica incastonata nel cuore della Mitteleuropa: una zona di transito e di frontiera fra il nord e il sud del vecchio continente.
La manifestazione si sviluppa infatti, con quattro grandi mostre, lungo l’asse del Brennero: a Rovereto nelle sedi dell’ex Peterlini e nella Manifattura Tabacchi, a Trento nel Palazzo delle Poste, a Bolzano nell’ex Alumix ed infine a Fortezza presso il Forte Asburgico. Un percorso di 130 chilometri che tende a coinvolgere un ricchissimo patrimonio di storia locale, di suggestivi edifici storici, di archeologia industriale che riassume in sé la multiculturalità e il multilinguismo dell’intera area geografica.

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Da ciascuna città sono partiti i principi ispiratori per le quattro mostre della Biennale, affidate quest’anno alla cura di tre équipe di curatori: a Rovereto, Adam Budak con Principle Hope; a Trento, Anselm Franke e Hila Peleg con The Soul; a Bolzano, Raqs Media Collective con The Rest of Now; e nel Forte Asburgico  di Fortezza, per la prima volta aperto al pubblico dai tempi della sua costruzione, i tre gruppi curatoriali insieme, con Scenarios, trovando una coinvolgente sintesi.
Nelle intenzioni dei curatori: “Scenarios offre ai suoi visitatori un’esperienza tangibile dell’immateriale. Le sensazioni sono ridotte affinché nessuna interferenza retinica si ponga tra il visitatore e la qualità architettoniche del luogo”
Opera d’arte totale, la più coinvolgente di questa Manifesta, avvolge il visitatore in un’atmosfera puramente sonora: infinite voci recitano in quattro lingue i testi di dieci scrittori, artisti, sceneggiatori chiamati da tutto il mondo, che descrivono i possibili scenari passati e futuri che hanno segnato e che influenzeranno il destino del luogo. Alla sua bellezza -una cascata di articolati volumi incastonata tra un’alta parete rocciosa e le acque dell’Adige- si aggiunge il fascino evocativo e segreto delle vicende storiche che hanno contraddistinto la sua realizzazione. Costruito nel 1830 per sbarrare la strada alle truppe franco-bavaresi questo  forte non ha sparato mai un colpo: magazzino durante la Prima Guerra Mondiale, diverrà polveriera nel periodo fra le due guerre. Nel 1943 i nazisti lo useranno per  nascondere le riserve auree della Banca d’Italia: il patrimonio non è stato mai interamente ritrovato, di qui le leggende dell’oro che sarebbe ancora nascosto nella Fortezza.
Le lunghe prospettive di ambienti, caverne, scale, ripide discese e i suoni che sono proposti attraverso mezzi scenografici e sorprendenti (altoparlanti, dischi, improbabili cuffie), suscitano pensieri e generano riflessioni e stimolano l’immaginazione creativa su come “gli scenari immaginari formino la nostra comprensione del passato e del futuro, dei fatti e delle possibilità”.

Vedute della Fortezza

La mostra all'Ex Alumix affronta il tema di ciò che è destinato ad essere ricordato del nostro presente collettivo. Come affermano i curatori, il gruppo d’artisti indiani Raqs Media Collective, “L’ambiente che raccoglie la mostra è una fabbrica di alluminio in disuso a Bolzano: spazio di abbandono e residuo, l’edificio solleva molte domande sulla vita dopo l’estrazione dal ciclo originario: cosa rimane quando non si trova più nulla? Cosa può essere recuperato e ricordato? Come può il residuo diventare motore di significato?”. Da anni qualificata come archeologia industriale, quest’architettura è essa stessa il paradigma del tema curatoriale, ovvero una struttura abbandonata, residuo di una funzione lavorativa conclusa.
Indubbiamente questa interessante esposizione si avvale dell’imponente mole dell’Alumix, che permette l’installazione di opere di grande impatto visivo.
L’architetto David Adjave ha ricavato, attraverso un’attenta classificazione, alcuni elementi strutturali delle capitali europee e li ha poi condensati in un’unica entità Europolis, un’Europa condensata in un unico blocco a cui si contrappone un enorme spazio vuoto.
Lo spagnolo Jorge Otero-Pailos s'impegna a conservare e documentare i residui che il tempo e le vicende storiche hanno depositato sui muri dell'ex Alumix. Attraverso una tecnica simile allo strappo, applica delle pellicole di lattice ai muri, in esse, dopo la rimozione , vengono trattenuti i depositi di sporco e di polveri come uniche tracce tangibili della storia dell'edificio.
Esattamente al centro della fabbrica è allestita la monumentale Skylight Tower, dell'artista lituano Zilvinas Kempinas. L'opera è realizzata lasciando pendere dal lucernaio del soffitto fino al pavimento, per un'altezza di dodici metri, una grande quantità di nastri magnetici di videocassette VHS (esemplari di una tecnologia ormai obsoleta).
Nikolaus Hirsch & Michel Muller con Cybermohalla Hub realizzano un segmento di un work in progress, un ibrido fra una scuola, un centro comunitario e una galleria per Cybermohalla Proyect, una iniziativa a cui partecipano in India, nei propri contesti urbani, settanta giovani scrittori a e tecnici mediatici.
The Naked Garden proposto da  Reinhard Kropf Siv & Helene Stangeland sfrutta i micro-organismi parassiti, funghi che nel tempo hanno invaso la fabbrica abbandonata per creare, sulla parete in fase transitoria di restauro, un affascinante arabesco illuminato da un traforo che lascia penetrare la luce.
All’esterno dell’edificio due opere spettacolari: il Graffiti, painting on wall del gruppo polacco M-city che ricoprono il serbatoio dell’acqua con disegni e arabeschi, e il M1 SS Bailey Bridge di Harold de Bree, di 27 metri, montato sulla vasca posta di fronte all’ingresso: “il ponte non unisce nessuna sponda ed è troppo alto perché la gente possa attraversarlo”.

Harold de Bree SS Bailey Bridge (2008); M-city, Graffiti, painting on wall M; David Adjaye, Europolis (2008); Jorge Otero-Pailos, The ethics of dust (2008); Zilvinas Kempinas, Skylight Tower (2008); Nikolaus Hirsch & Michel Müller, Cybermohalla Hub (2007);  Reinhard Kropf Siv & Helene Stangeland, The Naked Garden (2008)



L’appuntamento successivo dell’itinerario è al “razionalista” Palazzo delle Poste di Trento dove il duetto Franke e Peleg ci propongono di sviluppare l’ambizioso e difficile progetto THE SOUL (or, Much Trouble in the Transportation of Souls)
“Questo progetto propone di esaminare l’Europa d’oggi non come un’entità geopolitica in espansione ma dal punto di vista della sua psiche o della sua anima”. Trento, la città storica del Concilio di Trento, fornisce lo sfondo immediato al progetto in questa sezione di Manifesta 7; come affermano i curatori: “Qui l’anima non è capìta o trattata come un fatto, ma come un oggetto culturale, un’allegoria per le relazioni sociali forgiate dalle idee e dalle tecniche del potere.”
Nel palazzo, in cui sono stati recentemente restaurati gli interventi di Fortunato Depero e Enrico Prampolini, l'allestimento -costretto in un’infilata di anguste, claustrofobiche stanze- ha un andamento convenzionale, caratterizzato da una ripetitiva successione di video.
In cima allo scalone d'ingresso, il percorso espositivo è inaugurato dall'installazione Mani in Festa di Luigi Ontani; un intervento site specific, costituito da fotografie lenticolari, che si snoda lungo tutto il corridoio dello storico edificio, relazionandosi con le finestre originali realizzate da Prampolini.
Una serie di musei in miniatura che abbozzano “dei racconti incompleti, o alternativi, racconti possibili della psiche e dell’anima”, sperimentano la tradizione museale e portano a galla i paradossi della “normalità europea”, la relazione tra l’anima e l’immagine, la pedagogia non fonetica, le strutture dei sentimenti, la logica dei desideri, i test della personalità psicologica e la storia dell’antipsichiatria.
Al lato di questo susseguirsi di musei speculativi, The Soul raccoglie delle nuove, speciali opere di oltre trenta artisti che lavorano in Europa ed altrove. Colpiscono gli interventi di Altea Thaubergher, canadese, Amon l’idea umena de poetiches impienida consistenti in un viaggio fra la gente e i monti ladini, e di Javer Téllez che, lavorando tra documento e finzione,  presenta un video realizzato all’interno della biblioteca francescana di San Bernardino a Trento, in cui degli animali assistono alla lettura dei brani tratti dai Fioretti di San Francesco: opere che si relazionano con forza e profondità alla realtà culturale del luogo.

Palazzo delle poste, Luigi Ontani, Mani in festa 2008


Rovereto è la città più piccola che, fino ad ora, ha ospitato Manifesta; centro culturale rivolto all’intera provincia, è conosciuta come l’Atene del Trentino, per la sua attiva storia artistica e la bella struttura museale che accoglie. La mostra Principle Hope organizzata da Budak, si ispira ai concetti di speranza e di utopia (concreta) descritti da Ernst Bloch in, Il principio speranza. La speranza è interpretata come attesa trepidante del nuovo, di un futuro sperato e che si traduce nella tensione e nella ricerca di esso, ma è anche, per il curatore docta spes, un desiderio sostenibile e/o un desiderio di sostenibilità che nel pensiero “vernacolare” di Blok si materializza nella Kleinstadt (la cittadina): “un’area attiva, lontana da sentimenti nostalgici e di abbandono, un luogo dinamico dove la modernità incontra le proprie contraddizioni ed elabora una propria complessa grammatica di appartenenza fisica e mentale”.
E’ su questa base che Budak si collega al regionalismo critico elaborato all'inizio degli anni Ottanta da Kenneth Frampton. Il regionalismo critico, scrive l'autore, “è una nuova cultura del costruire che, mentre accetta un ruolo potenzialmente liberativo della modernizzazione, nondimeno resiste all'essere totalmente assorbita dagli imperativi globali della produzione e del consumo”. La teoria di Frampton spinge dunque nella direzione dello sviluppo di “una cultura forte e carica di identità, che mantenga tuttavia aperti i contatti con la tecnica universale”.
Tutta la cittadina risulta coinvolta nella manifestazione: la novecentesca fabbrica di cacao ex Peterlini, l’ottocentesca Manifattura Tabacchi, così come la Stazione dei treni. Lo spazio pubblico cittadino diventa il “parco giochi” dei progetti relazionali e partecipativi, inclusa una sfilata d’apertura con il vecchio carnevalesco Apollo Soyuz di Christian Müller, ispirato ad un carro allegorico dell’artista roveretano Depero.

Numerose e pregevoli le opere di artisti poco noti. Il tappeto in cui i disegni sono realizzati  con polvere e cenere di Igor Eškinja, così come  il video dell'olandese Guido van der Werve: è stato al Polo Nord e lo si vede in completa solitudine mentre per ventiquattr’ore gira su se stesso in senso contrario al movimento della Terra nel tentativo di stare fermo sul globo. Da segnalare le notevoli opere degli italiani presenti. Deborah Ligorio dispone un campanile, tipico della tradizione trentina, in un lago  evocando la non lontana possibilità che l’acqua sommerga tutto. Nico Vascellari proietta una foresta su delle superfici specchianti; dentro alla stanza buia, le immagini si moltiplicano e l'ambiente diventa a sua volta un bosco; oltre una porta socchiusa si vedono le decine di casse da cui proviene la musica. Ma quello che maggiormente sorprende è lo spirito ottimista, entusiasta, della mostra, così raro nelle recenti manifestazioni artistiche internazionali, così come il genuino coinvolgimento della cittadina, dei luoghi e della comunità.

Cortile della Manifattura Tabacchi; Igor Eškinja, Liberare le menti, occupare gli spazi 2008, Guido van der Werve, Nummar negen, The day I didn’t turn with the world  2007; Deborah Ligorio, The submerged town 2008, Nico Vascellari, Untitled 2008

Si deve riconoscere che Manifesta è rimasta fedele allo spirito con cui è stata creata, dialogando profondamente con il territorio, affrontando tematiche sociali ad esso collegate e offrendo delle opportunità a molti artisti poco conosciuti (differenziandosi in questo modo dalle mostre e biennali internazionali sempre più sensibili alla forte pressione del mercato).
La prossima Manifesta 8 sarà nella città polacca di Gdansk (a lungo conosciuta con il nome tedesco Danzig), caratterizzata da tormentate vicende storiche dovute alla sua strategica posizione geografica sul mar Baltico e da una popolazione composta di tedeschi, polacchi, fiamminghi, ebrei, scozzesi, ma soprattutto olandesi, che hanno lasciato la più significativa impronta architettonica nel magnifico centro storico.

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
DE PROPRIS Maria 2008-11-18 n. 14 Novembre 2008
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
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camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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