L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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MVRDV. Container City

Michele Costanzo

Container City è un progetto di MVRDV realizzato in occasione della prima Biennale d’Architettura di Rotterdam nel 2002. Il luogo scelto per posizionare la struttura è il Lloyd Pier di Rotterdam- Harbor.
Composto di 3500 containers, è una enorme prisma cavo a base rettangolare. Il megacontainer prende forma dall’assemblaggio dei diversi contenitori metallici che sono impiegati per costruire il suo involucro (composto dalla somma di: pavimento, pareti e soffitto) che dà forma e carattere spaziale al vuoto centrale. Tale vuoto interno che viene a determinarsi, è un luogo a carattere urbano ed un ideale ambiente pubblico dove si svolge la vita collettiva degli utenti dei box e di chi proviene dall’esterno.
Questi contenitori metallici si prestano ad essere utilizzati in numerosi modi: come dormitori, come luoghi dove mangiare, incontrarsi, lavorare, vendere merci, esporre arte, elaborare spettacoli, realizzare installazioni o essere, altresì, utilizzati come uffici, hotels, bar, ateliers, gallerie, scuole, nidi per l’infanzia e quant’altro.
La costruzione, com’è stata definita dagli stessi MVRDV, è simile ad un “beehive”, un gigantesca arnia pulsante di vita com’è efficacemente rappresentato dai disegni, dai renderings e dal video che, peraltro, in maniera inquietante termina con delle fiamme, all’interno della grande hall/piazza, che ricordano quelle delle banlieues parigine.
I containers sono accessibili ai diversi piani tramite una struttura aggiuntiva che si addossa alle spesse pareti da essi composte e che sostiene la generale struttura di collegamento costituita dai: ballatoi, scale, ascensori.
Il volume di Container City prevede anche la creazione di vuoti o gigantesche finestre che si aprono verso l’intorno del porto di Rotterdam; e questo, avviene inserendo tra i box delle rotaie, per consentire la loro rimozione nella maniera più semplice: facendoli scorrere. L’originalità della proposta, non solo dal punto di vista formale, ma rispetto alla concezione di unità urbana chiusa e autosufficiente che suggerisce, la pone come l’icona della Biennale.
L’idea che indica il progetto, aldilà della sua essenza apparentemente paradossale e provocatoria, punta a scuotere la coscienza generale circa il futuro prossimo della vita delle città, sollecitando la necessità di elaborare soluzioni radicalmente nuove.
Il criterio adottato da MVRDV nell’andare incontro alla complessità di questa problematica a livello generale è quella di differenziare la scala delle questioni che assomma in sé e le modalità per affrontarle.
Un primo filone di ricerca è quello che tende a portare avanti il tema della densità, una scelta che punta a condensare la vita urbana in strutture articolate che raccolgono una molteplicità di funzioni, al punto da porsi come unità in sé autonome; una visione che ha come chiaro riferimento il pensiero che ruota attorno al saggio di Rem Koolhaas, Delirious New York, nonché al dibattito che ha fatto seguito ad esso. Su tale indirizzo, tra i progetti più noti si possono ricordare: Berlin Voids (1991), Silodam, Asterdam (1995-2002) -a cui Container City, in un qualche modo, assomiglia per la forma, per il suo diretto rapporto con l’acqua e per la molteplicità delle funzioni, oltre a quella residenziale, che assomma in sé - e Mirador, Madrid (2001-2004).
Un secondo filone è quello che punta a considerare la trasformazione del territorio attraverso l’uso della telematica e dell’elaborazione/simulazione digitale come soluzioni possibili di supporto alle successive scelte operative. Un importante esempio da ricordare, tra la vasta ricerca di MVRDV in questo campo, è quello di Regionmaker, che riguarda lo sviluppo di una regione della Germania meridionale, la Rhine-Ruhur. Lo studio, da un lato, cerca di presentare e definire l’entità regionale come nuova dimensione spaziale d’interrelazioni umane (che nei fatti ha sostituito o sta sostituendo quella tradizionale della città), dall’altro, elabora delle specifiche ipotesi di sviluppo per la regione tedesca.
Un terzo filone, di cui fa parte Container City, tende apparentemente a far tabula rasa del presente, distaccandosi dalla realtà della vita quotidiana o da un universo culturale di tipo tecnico/scientifico applicato alle necessità concrete, per accostarsi alla sfera dell’utopia; com’è il caso dei due volumi che raccolgono le più recenti ricerche di MVRDV: Skycar City. A Pre-emptive History, Space Fighter. The evolutionary city (game:).
Il primo è uno studio rivolto alla possibile liberazione della società dalle limitazioni del trasporto urbano, nonché alla comunicazione interpersonale attraverso l’introduzione delle skycars in grado di offrire all'utente una libertà di movimento pressoché assoluta. La “drammatica” possibilità dell’uso di mezzi che si muovono liberamente tra gli edifici, osserva Winy Maas, porterà a città con "strade" ad ogni livello o, forse, ad una città perfino senza strade.
Il secondo propone, nei riguardi della gestione del processo progettuale in campo architettonico e urbanistico, di ricorrere al gioco legato alla tecnologia digitale; e questo, per simulare le scelte e verificare la congruenza delle risposte alle molteplici, disparate esigenze che la società pone.
Entrambi questi temi sono stati presentati, nel 2008, da MVRDV, nell’XI Biennale Mostra Internazionale di Architettura a Venezia.



Il materiale fotografico è stato gentilmente concesso dallo studio MVRDV.

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
COSTANZO Michele 2008-11-03 n. 14 Novembre 2008
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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