L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Rafael Moneo. Modern Museum and Swedish Museum of Architecture in Stockholm

Renzo Piano. The Pontus Hultén Study Gallery

Michele Costanzo

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Con l’occasione della presentazione del recente progetto di Renzo Piano, riguardante la sistemazione della collezione d’arte contemporanea di Pontus Hultén all’interno del Moderna Museet di Stoccolma (The Pontus Hultén Study Gallery), viene riproposto anche il museo, realizzato dieci anni fa, da Rafael Moneo, particolarmente interessante per il percorso scelto nel risolvere il rapporto tra preesistenze e natura e nell’organizzazione degli spazi dell’edificio espositivo.
Il Modern Museum and Swedish Museum of Architecture in Stockholm, realizzato da Rafael Moneo (1991-1998) è un’opera particolarmente equilibrata e sensibile, soprattutto per il modo in cui s’inserisce nel contesto dell’isola Skeppsholmen, riuscendo a mettere in rapporto gli elementi naturali presenti (la configurazione del terreno, la rigogliosa presenza della natura, nonché del mare circostante) con le preesistenze edilizie destinate, in buona parte, a centro logistico della marina militare. L’isola, infatti, un tempo ospitava, ricorda Moneo in un’intervista, «[...] le caserme, l’ammiragliato, la corderia, l’accademia, la chiesa, la polveriera, l’arsenale. Le navi attraccavano nei pressi di una bella gru di legno con cui caricavano i materiali ed i rifornimenti» (1).
Data la centralità dell’isola rispetto alla complessità del disegno urbano di Stoccolma, liberata alla fine dello scorso secolo dall’ingombrante presenza di tali attrezzature, l’amministrazione comunale deciderà d’incentrare il suo futuro sviluppo sulle strutture per la cultura.
A tale proposito, Moneo osserva ancora: «Stoccolma si è sviluppata sulla costa, in un ambiente geografico molto articolato e protetto che in qualche modo le infonde un sapore lagunare. Una delle isole principali ospita il palazzo reale, le chiese e i monumenti più rilevanti. In epoca moderna la città si è estesa verso il continente, senza una griglia regolare, ma seguendo le diversità geografiche. I grandi edifici pubblici, il Comune, il Parlamento, la Stazione ferroviaria che sorgevano in siti dispersi sono attualmente collegati da una rete di infrastrutture determinante una nuova utilizzazione e gerarchia degli spazi urbani. Alcuni di essi che avevano ricoperto ruoli determinanti per lo sviluppo storico della città, come l’isola di Skeppsholmen, hanno cambiato recentemente destinazione: da centro strategico per la marina militare le è stato assegnato il ruolo di polo culturale» (2).
L’avvio di tale processo di trasformazione sarà dato da un concorso internazionale, bandito dalla municipalità di Stoccolma nel 1990, per la costruzione di un nuovo museo d’Arte Moderna e d’Architettura, con la caratteristica di lasciare una certa libertà ai progettisti per quanto concerne la scelta del sito; e questo, per la difficoltà a risolvere il rapporto tra il nuovo organismo e la presenza di una serie di manufatti disposti in modo irregolare a causa dei dislivelli del terreno.
Bisogna ricordare, a tale proposito, che a partire dagli anni Cinquanta, agli edifici militari si sono aggiunti: un museo asiatico, un museo d’architettura inserito in una ex palestra, un teatro con la scuola di danza, la scuola di belle arti ed altre strutture culturali. «Il Museo d’Arte Moderna versava in pessime condizioni e si è reso necessario un rapido adeguamento alle collezioni di cui nel frattempo era entrato in possesso. Per cui, nel 1990, è stato indetto un concorso» (3).
Il progetto vincitore, presentato da Moneo, si contraddistingue per il disegno geometrico della pianta che consente libertà nell'organizzazione degli ambienti e flessibilità di fruizione.? Esso prevede, altresì, per la sua realizzazione, la demolizione dell’edificio del Moderna Museet degli anni Cinquanta, situato nella parte centrale dell’isola, mentre il vecchio corpo di fabbrica della palestra militare, al contrario, è inglobato nel nuovo edificio.? Una delle caratteristiche più significative della sua impostazione risiede nella scelta di organizzare l’intervento secondo due distinti criteri, corrispondenti ai due diversi affacci delle fronti principali.

Il primo di questi, è quello che si rivolge verso l’interno dell’isola. Il Museo d'Arte, si sviluppa su tale versante lungo un corridoio che si affaccia sulle corderie e sul giardino interposto; ad esso è riservata un'ampia sala per esposizioni temporanee e tre padiglioni organizzati a blocchi, con le sale quadrate e rettangolari di varie dimensioni incastrate le une nelle altre, al fine di ottenere una percezione di varietà volumetrica pur nella nell’estrema compattezza dell’immagine d’insieme. I padiglioni del museo, chiusi verso l’esterno, sono realizzati in cemento armato e intonacati in rosso mattone. La scelta della “neutralità geometrica” delle sale è rafforzata dal disegno delle loro coperture a tronco di piramide rivestite in rame e supportate da elementi d’acciaio; esse sono sormontate da lucernari: dei piccoli prismi a base quadrata che forniscono un’illuminazione zenitale negli ambienti sottostanti. La volumetria dell’insieme è concepita in modo che nulla sia percepito da parte di chi arriva dal ponte di collegamento con la terraferma e risale il pendio fino al suo culmine. L’ingresso principale al museo, che si trova lungo questa fronte, è studiato in modo da apparire discreto e in subordine rispetto alle strutture contigue.
Il secondo prospetto, affrontato con un diverso criterio, è quello rivolto verso il mare. L’intervento in questo caso è immediato alla vista. Esso si presenta come una sequenza di corpi distinti che sono: l'ala del Museo d’Architettura su tre piani, con finestre a nastro e pareti bianche; l'ex palestra mantenuta nella condizione originale, con tetto a doppia falda, il cui corpo centrale corrisponde alla hall di accoglienza con il blocco aggettante e vetrato del ristorante. Tale prospetto si presenta, dunque, come una serie di volumi tra loro concatenati, che non creano contrasto con le costruzioni vicine pur mantenendo la propria identità formale.? L’insieme di corpi architettonici manifesta un'attenzione al rapporto con l’esterno, con ciò che è fuori; in questo modo, gli uffici del personale, i laboratori per bambini ed il ristorante presentano grandi aperture verso il mare, mentre la biblioteca e la caffetteria della sezione di architettura si rivolgono verso il giardino interno.

Il Pontus Hultén Study Gallery realizzato da Renzo Piano (2008), all’interno del Modern Museum and Swedish Museum of Architecture, è una struttura meccanica a due piani, creata per immagazzinare l’arte, ma aperta al pubblico. Essa rappresenta un nuovo e interessante apporto tecnico/concettuale agli spazi espositivi del museo, nonché un significativo arricchimento culturale rappresentato della collezione Hultén, che dagli anni Cinquanta fino al 1973, è stato direttore del vecchio Moderna Museet (demolito e sostituito dal nuovo progettato da Moneo). A tale scopo è stata destinata un’ampia sala di tale museo dove, oltre alla struttura meccanica che raccoglie ed espone i dipinti, è stato allestito uno spazio destinato alla biblioteca con attrezzature per la ricerca con oggetti d’arte provenienti, sempre, dal lascito dell’importante studioso.
Le opere sono immagazzinate nella parte alta della struttura, ancorate a dei pannelli che, tramite un comando elettronico, scendono in basso dove si trova il visitatore. In questo modo, osserva Piano è l’opera d’arte che si avvicina al riguardante contrariamente a ciò che avviene in tutti i musei.
L’idea di un impianto meccanico di custodia e di esposizione delle opere coincide in buona parte con l’idea di museo moderno di Hultén, che è quella di non mantenere l’arte in una posizione di “eterna immobilità”, ma conferire ad essa un carattere dinamico e, quindi, la possibilità di modificare la sua posizione nello spazio o di cambiare contesto. Per Hultén il museo sarà un luogo d’incontro percorso da tensioni, aperto a una varietà di incontri e di attività, quali: mostre proiezioni cinematografiche, concerti, letture, esibizioni.
In linea con lo sperimentalismo, diventato ormai parte integrante del modo di essere dell’arte contemporanea, l’intenzione del progettista è stata, dunque, quella di offrire al pubblico un diverso modo di fruire il museo, proponendo un differente sistema di relazionarsi all’opera
Questa particolare sensibilità, espressa da Piano nell’interpretare la visione di Hultén riguardo alla ricerca di nuovi modi di porsi dell’oggetto estetico, è frutto di una profonda, reciproca conoscenza e lunga amicizia; che nascerà in occasione della costruzione del Centre Pompidou, a Parigi, di cui Hultén, a partire dal 1973, sarà per lungo tempo direttore.


Note

(1) Da Antonio Angelillo, Conversazione con Rafael Moneo, «Casabella» n. 621, marzo 1995.
(2) Ivi.
(3) Ivi.

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
COSTANZO Michele 2008-10-22 n. 13 Ottobre 2008
 
Hortus

Lo spessore della città

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Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

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Valle Giulia Flickr

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