L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Su "La scuola del silenzio" di Sverre Fehn

a cura di Maria De Propris

La scuola per muti a Skådalen (1970-1977) si trova nelle vicinanze di Oslo, in una zona residenziale a bassa densità, immersa nei boschi.
Il lotto, di forma romboidale posto sui declivi di Holmenkollåsen, è caratterizzato dalla presenza di sentieri storici su cui gli edifici si allineano partendo dall’alto, adattandosi con eleganza alla ripida pendenza del luogo. Immediatamente, essi colpiscono per la diversità di forme, proporzioni, materiali: il pensionato dei ragazzi, la mensa, il reparto osservazione per bambini, l’asilo, i laboratori, le aule, la palestra  e la piscina.
Questa scuola segna, nella vita professionale di Fehn, un momento di svolta: il complesso, infatti, è la più radicale realizzazione di quella contraddittoria ricerca concettuale e antidogmatica dell’architetto norvegese, tendente a creare un’unità tra la forma costruita, la complessità delle funzioni, gli uomini che la abitano e l’ambiente (naturale o artificiale) in cui si inserisce, rivalutando in questo modo i valori contenuti nella tradizione storica.
Una sfida, che mette a confronto natura e uomo, asprezza della materia e poesia. La composizione che ne deriva è, allo stesso tempo, sorretta: da un chiaro, sereno, principio ordinatore, dallo spazio vuoto, naturale, storicamente segnato dagli antichi percorsi che lega i vari padiglioni e da un’interna tensione che induce l’autore a moltiplicare, sovrapporre i motivi formali dei diversi edifici. Essi sono: ora distesi in ordinate onde intorno a piccoli patii, ora aperti verso fughe prospettiche sottolineate da lunghi muri, ora racchiusi in forme poligonali che si rispecchiano le une con le altre, ora composti di semplici prismi cilindrici. Rigore e libertà, quiete e movimento…
Pochi giorni dopo l’apertura, la scuola fu duramente criticata da un quotidiano norvegese che la definì “un vero inferno”. Molti dei progetti di Fehn negli anni che seguirono non furono più realizzati e per quasi vent’anni lo studio, ridotto ad uno staff minimo, realizzerà piccoli edifici o allestimenti.
Nello stesso anno della sua inaugurazione, il 1977, Charls Jenks pubblicava per la Rizzoli International, The language of Post Modern Architecture, in cui la nuova ricerca architettonica, ormai sempre più vicina a pure esigenze comunicative piuttosto che alla identificazione dell’essenza concettuale dei problemi legati ai  mutamenti sociali, veniva  letta come “un complesso fluire di elementi e significati da precedenti elementi e significati che abbiano storiche motivazione”.
Nel 1981 l’anno successivo alla I Mostra Internazionale di Architettura di Venezia, in cui Paolo Portoghesi proponeva la realizzazione della Strada Novissima, Fehn sul numero 13 di «Spazio e Società» scriveva la breve e poetica presentazione alla sua “Scuola del Silenzio” che qui ripubblichiamo.


La scuola del silenzio

Skådalen School of the Deaf, Oslo



Costruire in un bosco, dove i sentieri sono il disegno dei movimenti della gente attraverso i secoli, è compito molto delicato. I segni del movimento sul terreno sono come un'architettura che deve essere preservata. Per questo il complesso della scuola per bambini sordi è stato composto in piccoli elementi, in modo che i dettagli della vegetazione - i cespugli, gli alberi - possano raccontare ai bambini storie vere. Durante la costruzione, gli operai camminavano su piccole passerelle di legno per non distruggere i mirtilli.
Quando il bambino impasta la terra con l'acqua, e fa delle tortine di fango, e si impiastriccia la faccia di fango, onora, a suo modo, la terra. E si procura la prima tirata d'orecchie. Nascondendo al bambino i materiali del costruire, gli si toglie la voce dell'architettura.
Il bambino sordo parla con la casa attraverso le mani, entra in contatto con la freddezza del cemento, il calore del legno, la ruvidità del mattone, il mistero del vetro. Attraverso questi elementi si forma la sua personalità. Se si priva il bambino di questa esperienza, egli non troverà mai la strada per arrivare al mondo della realtà mascherata degli adulti, dove l’architettura è diventata sorda.
Due sensi sono importanti nella percezione dello spazio: la vista e l'udito. Attraverso questi sensi si forma «l'immagine dello spazio». Gli esperimenti fatti con persone non vedenti nei laboratori acustici dimostrano che attraverso le diverse qualità del suono esse riescono a definire le caratteristiche di uno spazio: grande, piccolo, angusto, biblioteca, salone. Quando non è possibile avere questa percezione dello spazio bisogna in qualche modo sostituirla.
Non udire la propria voce o i passi di altre persone crea una terribile incertezza. Un senso di sicurezza può venire soltanto dal mondo visivo. E allora la risposta architettonica deve essere una pianta aperta che permetta di orientarsi sempre attraverso la vista. Ogni età ha un suo valore e suoi diritti. Se il bambino ha quattro anni, la casa deve essere in ogni dettaglio -porte, finestre, luci. sedili - alla portata di un bambino di quattro anni. L'architetto deve rispettare la sua scala fisica. Questo riconoscimento dà al bambino dignità e forza. Dalla sua posizione, il bambino può percepire l'ambiente immediato oltre le pareti di casa.
La casa deve adattarsi al terreno in modo da dare al bambino una sicurezza esterna. I piccoli padiglioni, il reparto osservazione per i bambini da due a quattro anni e l'asilo nido sono inseriti con dolcezza nel leggero pendio. D'inverno, i bambini possono scendere verso la casa in slitta, ma non allontanarsi - la fine del mondo non è lontana dai muri dell'edificio. E il paesaggio interno della casa - la scala, la terrazza, la torretta - ripete in certo modo il paesaggio esterno, ne segue il ritmo, lungo i muri - facce cordiali della casa - si trova sicurezza.
Quando la gente si raduna per ascoltare un narratore, forma quasi istintivamente un semicerchio. Dal vecchio che racconta le sue storie all'ombra di un albero fino al teatro greco, il libero raggrupparsi della gente crea la parete curva. Costringere gli allievi nel rettangolo - lo spazio frustrato degli adulti - richiede molta cautela.
Nel bambino è molto forte lo spirito comunitario; nel pensionato, le stanze dei bambini sono raccolte attorno alla sala comune.
Ma quando i ragazzi arrivano alla pubertà, è importante che abbiano uno spazio individuale. L'edificio aperto allora si chiude per tutelare la timidezza, l'intimità dell'individuo che cresce e si forma. L'architettura deve proteggerlo dalla curiosità degli estranei.
È importante non perdere, a causa della sordità, il senso dell'orientamento. Perciò abbiamo progettato un atrio con pareti vetrate, trasparenti, che tagliano lo spazio comune e permettono un contatto visivo col resto dell'edificio. Qui l'architettura privilegia il linguaggio tattile. In questo spazio dell'edificio chi ha l’udito è tagliato fuori, handicappato: non riesce a conversare per mezzo dei suoni.


 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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